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PSEUDONIMO, SÌ O NO?


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Autore Messaggio
Stefano Conti



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 09:52    Oggetto: Cita

Premetto che penso di usare il mio nome, tra l'altro quasi più comune che proprio, salvo ripensamenti dell'ultimo minuto. E premetto pure che a mio parere ognuno può fare come crede e può farlo per il motivo che preferisce.
Comunque sono molto felice che questo dibattito abbia suscitato tutto questo interesse, perchè il mio racconto (La voglia) affronta anche se solo in maniera implicita proprio questo tema. Diciamo che la dinamica autore/pseudonimo può essere una chiave d lettura soft della dinamica autore reale/autore di facciata che ho cercato di sviluppare nel racconto. Rimanendo alla prima metà già postata, si trova l'autore reale che si dissocia da ciò che scrive e scarica questa tensione "disprezzando" il suo alter ego pubblico. Effettivamente mi piace evidenziare questa chiave di lettura per cui l'autore di facciata del mio racconto potrebbe non esistere fisicamente ma essere solo la proiezione di uno pseudonimo.
Non voglio fare uno spottone al mio racconto, è solo che leggendo questa discussione mi si è esplicitata questa interpretazione a cui non avevo minimamente pensato scrivendo (beata sincerità) e volevo condividerla con voi.
Forse dovrei usare anch'io uno pseudonimo, ma solo per coerenza con il contenuto del racconto. Ecco, questo sarebbe un motivo originale.
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Ariadne Karloff



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 10:30    Oggetto: Cita

Casanunda ha scritto:

Ultimo punto, per chi ha tirato in ballo Wu Ming: non vedo il nesso.


In nesso era: "è più importante ciò che viene scritto della persona che lo scrive".
Ogni volta ricicciate fuori il discorso della "vergogna per l'erotico", quando pare che, al contrario, quelli che hanno effettivamente usato uno pseudonimo per l'erotico siano una minoranza Rolling Eyes
E' come se io dicessi che *tutti* voi usate il vero nome perché volete la fama, mentre siete solo degli scrittori che a livello commerciale sono dei fallimenti, e giustificate la vostra scelta come "controcorrente". (traduzione: non lo sto dicendo, sto adoperando il machete come quelli che dicono "non usate il nome perché vi vergognate, mentre noi siamo cool, fighissimi e usiamo il nome vero, gnègnègnè.)
Poi:
Casanunda ha scritto:

io lettore non li conosco, e, non conoscendo,scelgo di non fidarmi

Tu, chiaramente, non stai ragionando da lettore, ma da autore, più o meno wannabe. Il lettore medio, mi spiace infrangere certezze, a parte dare uno sguardo al nome in copertina - e qui rientra in gioco il marketing - si interessa alla trama e alla storia. Il discorso della fiducia non fila, dato che il lettore medio non dà mica le chiavi della macchina all'Autore dicendogli "to', mi fido di te, te la presto!".



Seriamente, ma vi state attaccando tutti come patelle alla vergogna, tralasciando altre motivazioni altrettanto valide.
Insomma, non mi pare che il dissociarsi dal cognome di famiglia per odio (o per eccessiva fama) sia una cosa così stupida, no?


PS: Stefano, pensa un po', la mia protagonista è il mio pseudonimo =P
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Franco Forte



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 10:48    Oggetto: Cita

Va bene, abbiamo capito, ci sono scuole di pensiero diverse.
Inutile continuare a scrivervi addosso, perché non c'è una parte che vince e una che perde. Anzi, secondo me non dovrebbe esserci nessuna divisione in blocchi, come invece qualcuno cerca di mettere in evidenza.

A me interessava semplicemente conoscere le motivazioni di alcuni autori sull'uso dello pseudonimo, e fino a quando avete dato il vostro parere e spiegato i retroscena delle vostre scelte, tutto è stato molto interessante (a parte le intemperanze di qualcuno, a mio avviso davvero eccessive), ma adesso la discussione sta degenerando in un terreno che vi pregherei di non affrontare: non sta a voi spiegare perché altri autori hanno deciso di usare il nome de plume. Lasciamo Wu Ming e compagnia bella fuori da questa discussione, per favore. Così come non vi piace che altri diano giustificazioni delle vostre scelte (a favore o contro lo pseudonimo) così non è corretto addurre motivazioni sulle scelte operate da altri autori, per di più non presenti sul forum.

Chiedo poi, per cortesia, anche nei toni usati nei vostri post, il massimo rispetto per le scelte altrui, che possono non essere condivise, ma meritano comunque la massima considerazione e, soprattutto, la piena libertà di espressione.

Come in tutte le discussioni su questo forum dedicato alla scrittura, agli scrittori e al mondo della letteratura e dell'editoria, la condivisione delle proprie esperienze, emozioni e suggestioni è un valore che dovrebbe servire ad arricchire tutti noi, non il contrario.
Grazie.
Ciao
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Franco Forte
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LuceM



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 11:03    Oggetto: Cita

Signor Franco Forte, Le posso fare una domanda?

Secondo Lei, da editore, per la sua esperienza nel campo del fantasy, avrebbe più richiamo un nome come Eyleen Pride, o Bachisio Porcu? (nomi messi a caso)

Non vuole essere una provocazione, piuttosto è una curiosità che nasce spontanea.
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Nunzia C



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 11:09    Oggetto: Cita

Citazione:
Per carità, uno può avere tutti i buoni motivi per scrivere sotto pseudonimo (e in questa discussione ce ne sono parecchi), ma io lettore non li conosco, e, non conoscendo,scelgo di non fidarmi.

Ma solo a me del nome non importa niente? Vado in libreria, trovo una trama interessante, la leggo, mi ispira, compro il libro. Punto.
Ok, è vero che se trovo il libro di un autore famoso che amo, lo compro quasi a prescindere, perché di lui mi fido; ma mi fido appunto come autore, non certo per la musicalità del nome, perché è figo, per chissà che altra ragione!
Se Haruki Muramaki si chiamasse Pinco Pallo, io lo comprerei lo stesso, perché i suoi romanzi, le sue trame e il suo stile, mica per altro.
Citazione:
Dietro i Wu Ming c'è un discorso artistico atto a far sparire la figura dell'artista (mi pare che Wu Ming significhi "nessun nome" in cinese) a favore della sua produzione artistica (progetto cominciato già con Luther Blisset). Non è che non si firmano col loro vero nome perché hanno paura che mammà scopra che nei loro libri la gente tromba.

Wu Ming può significare anche "cinque nomi" a seconda di come leggi il primo ideogramma. I nomi dei componenti li conoscono tutti, non sono nascosti; loro si firmano così solo per far capire che è l'opera quello che conta, l'idea che sta dietro, non il nome.
Appunto.
_________________
Nunzia "Naco" Caprio

L'uomo mortale, Leucò, non ha che questo d'immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia. Nomi e parole sono questo. Davanti al ricordo sorridono anche loro, rassegnàti.
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Franco Forte



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 11:28    Oggetto: Cita

LuceM ha scritto:
Signor Franco Forte, Le posso fare una domanda?

Secondo Lei, da editore, per la sua esperienza nel campo del fantasy, avrebbe più richiamo un nome come Eyleen Pride, o Bachisio Porcu? (nomi messi a caso)

Non vuole essere una provocazione, piuttosto è una curiosità che nasce spontanea.


Ciao, nessuna provocazione, anzi grazie per la domanda, che mi dà la possibilità di chiarire un cruccio personale e far capire con un esempio concreto perché, personalmente, credo più nel nome vero che in quello finto. O meglio, perché cerco di DIFENDERE il nome vero di un autore, soprattutto quando italiano.

Da qualche tempo con la mia casa editrice pubblico una collana fantasy che si intitola Storie di draghi, maghi e guerrieri e che ospita tutti romanzi scritti da autori italiani. Una vera e propria scommessa, visto che in Italia, nella letteratura di genere, i nomi italiani vengono sempre visti con sospetto.
Infatti, quando abbiamo dovuto presentare al distributore e ai librai la collana, la prima cosa che ci è stata fatta notare è che se fossimo usciti con i veri nomi degli autori sarebbe stato un disastro: i lettori preferiscono i libri degli stranieri, piuttosto che quelli degli italiani.

Da parte nostra, visto che avevamo degli ottimi libri da pubblicare, e che credevamo fosse possibile fare leva sulla qualità del contenuto, più che sulla firma dell'autore (che poi è quello che ha scritto qualcuno in questa discussione, ma in questo caso in modo diametralmente opposto...), ci siamo dovuti arrendere a un dato di fatto squalificante per gli autori italiani (che io ho sempre sostenuto e sosterrò sempre). Se infatti avessimo insistito per pubblicare con i veri nomi italiani degli autori, le ordinazioni da parte dei librai sarebbero state bassissime, e la collana sarebbe morta fin dalla prima uscita.

Così abbiamo ideato uno pseudonimo collettivo, Kay Pendragon, che suona bene, è fantasy e adatto al genere di romanzi della collana. Proposto questo escamotage a distributore e librai, ecco che come per incanto tutto si è sbloccato, gli ordini sono fioccati e la collana è partita. Ma dentro di noi è sempre rimasta una grande amarezza per questo: ma come, se mi invento un nome straniero allora i librai ci prendono i libri e li vendono, ma se metto un nome italiano no? Perché questa discriminazione? Ovviamente, la risposta da distributore e librai è sempre la stessa: perché gli italiani diffidano degli autori italiani.

Per un po', quindi, abbiamo fatto uscire i libri di questa collana sotto il nome de plume di Kay Pendragon, senza però mai fare mistero del fatto che il nome indicato come traduttore del romanzo è in effetti il vero nome dell'autore. Anzi, pian piano abbiamo cercato di "sdoganare" la collana, facendo scrivere articoli in cui si spiegava lo stratagemma, mirato solo a dare una parvenza capace di attirare più lettori.

Quando la collana ha cominciato ad avere un suo pubblico, lo sdoganamento è avvenuto in forma compiuta, ovvero abbiamo cominciato a pubblicare i romanzi con i nomi dei veri autori. Risultato? Un crollo delle vendite. E quando abbiamo ripubblicato un titolo con lo pseudonimo di Kay Pendragon (per espressa volontà dell'autrice), c'è stato un immediato aumento degli ordini da parte dei librai.

Morale della favola: lo pseudonimo aiuta, certo, ma io trovo che sia squalificante per gli autori italiani dover essere costretti a nascondersi dietro a un nome de plume per vendere più copie. Per questo da anni combatto una battaglia per cercare di dare dignità ai nostri autori, e convincere il pubblico che, appunto, ciò che davvero importa è la qualità dei romanzi, non il fatto che siano firmati Eyleen Pride o Bachisio Porcu. Anzi, mi piacerebbe che i lettori si avvicinassero ai libri di due autori come questi con la stessa curiosità e benevolenza, e scegliessero quale libro acquistare in base al titolo, alla quarta di copertina, alla storia narrata, non perché uno ha un nome straniero e l'altro italiano.
Una guerra difficile, ma che non abbandono.

A questo punto, forse adesso qualcuno capirà un po' meglio perché sono curioso quando un autore, che avrebbe la possibilità di pubblicare con il suo nome, decide di scegliere uno pseudonimo (ripeto: non un nome d'arte). Mi interessa comprendere le sue motivazioni, anche perché potrebbero essere vicine (o diametralmente opposte) a quelle di tanti lettori che preferiscono acquistare scegliendo in base al nome anziché al contenuto di un libro.
Ciao
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Franco Forte
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Nunzia C



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 11:47    Oggetto: Cita

Ho trovato la risposta del signor Forte molto interessante e in linea con quanto vedo in giro, non solo nell'ambito librario, ma in generale: la tendenza a snobbare ciò che porta un nome italiano, soprattutto nel mondo del fantasy.
La mia domanda (e chiedo scusa se vado OT: in caso, si potrebbe aprire anche un altro topic? Lascio la decisione a persone più in alto di me!) a questo punto è: secondo lei - che di fantasy, editoria et similia ne sa molto più di noi - perché avviene questo?


Comunque, giusto per tornare IT.
Gli pseudonimi li usano anche gli stranieri (anche se di solito loro tendono ad usarlo nella propria lingua, è vero), ma alla fine, visto che è comunque usare un nome diverso dal proprio, cosa cambia?

Citazione:
Sarei anche curioso di sapere quanti nome d'arte fra quelli di autori famosi citati siano stati voluti dall'autore medesimo e perché, e quanti invece siano stati suggeriti dalla casa editrice perché il nome vero era giudicato troppo poco di richiamo.

C'è un autrice giapponese che si firma come Banana Yoshimoto, nonostante non sia questo il suo nome reale (che è Mahoko Yoshimoto - che a me piace di più, ma si sa, de gustibus...).
La wiki, a tal proposito, dice: "Durante quel periodo (quando andava ancora all'università) prese ad usare il suo pseudonimo, Banana, un nome che giudica "carino" e "prepotentemente androgino"; secondo altri siti "Lo pseudonimo è stato scelto a causa della sua passione per i fiori rossi del banano, di cui ha un esemplare nella sua casa a Tokyo, ma anche, e soprattutto, perché è un nome che si pronuncia quasi ugualmente in tutte le lingue e si ricorda molto facilmente."
Comunque, il punto è: visto che anche in giapponese il termine "banana" indica il frutto, davvero in quel caso l'editore ha pensato che potesse trattarsi di una buona scelta di marketing?
Non è una domanda ironica: me la posi sul serio, quando vidi per la prima volta un suo romanzo in libreria!
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Nunzia "Naco" Caprio

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Ultima modifica di Nunzia C il Gio 17 Set 2009 12:07, modificato 4 volte in totale
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LuceM



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 11:54    Oggetto: Cita

La ringrazio per aver risposto alla domanda!

Citazione:
Quando la collana ha cominciato ad avere un suo pubblico, lo sdoganamento è avvenuto in forma compiuta, ovvero abbiamo cominciato a pubblicare i romanzi con i nomi dei veri autori. Risultato? Un crollo delle vendite. E quando abbiamo ripubblicato un titolo con lo pseudonimo di Kay Pendragon (per espressa volontà dell'autrice), c'è stato un immediato aumento degli ordini da parte dei librai.


Ecco. Questo mi fa pensare che si faccia questa scelta, quindi l'utilizzo di uno pseudonimo piuttosto che il nome reale, per una questione di Marketing e vendite. Almeno dal punto di vista dei librai.
Il ragionamento dovrebbe essere: Il mio obiettivo è vendere, so che la gente comprerebbe di più se mettessi a disposizione del lettore nomi stranieri piuttosto che quelli italiani (magari è anche una questione di accostamento di genere e nome, per esempio può suonare strano un nome italiano nell'ambito fantasy, probabilmente non c'è la mentalità), allora di conseguenza lo faccio. Purtroppo è una delle logiche del mercato. Vendere a qualunque costo.
(Magari mi sbaglio)

Poi ovvio, dalla parte del lettore l'uso di un altro nome può dipendere da una questione di Marketing (perché sa che venderebbe di più o verrebbe sicuramente letto), o per motivi strettamente personali come quelli elencati da chi ha usato lo pseudonimo o il nome d'arte. O perché no? Gli piace più il nome d'arte che quello vero.
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Alco99



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 12:49    Oggetto: Cita

Ariadne Karloff ha scritto:

Credo che tu abbia appena dimostrato, con le tue parole, che è meglio usare un nome d'arte. Se il primo che passa deve fantasticare su di me, lo faccia usando il mio personaggio, non il mio nome vero.
Tant'è che col tuo fantasticare su autori/autrici di racconti erotici, mi dai una sensazione di... come dire... non lo dico, dai!, lo lascio alla fantasia del lettore! Laughing


Come dice EMME (scusa ma non ho voglia di fare trattini e ghirigori) scrivere è una fatica e non si capisce proprio per quale motivo uno/a debba insistere. Pensavo che la metafora e il senso reale fosse arrivato, ma avevo preteso troppo.
Amen.
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"Passare per idiota agli occhi di un imbecille è voluttà da finissimo buongustaio." - Georges Courteline
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Ariadne Karloff



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 13:44    Oggetto: Cita

Franco Forte ha scritto:


A questo punto, forse adesso qualcuno capirà un po' meglio perché sono curioso quando un autore, che avrebbe la possibilità di pubblicare con il suo nome, decide di scegliere uno pseudonimo (ripeto: non un nome d'arte). Mi interessa comprendere le sue motivazioni, anche perché potrebbero essere vicine (o diametralmente opposte) a quelle di tanti lettori che preferiscono acquistare scegliendo in base al nome anziché al contenuto di un libro.
Ciao


Magari Bachisio Porcu sta scrivendo un fantasy ambientato nel 200 AC circa, fra gli insorti sardi e le legioni romane e, preso da fervore, pensa che Amsicora sia un nome di battaglia che fa più effetto (contando che Amsicora era proprio uno dei più grandi guerrieri di quel periodo).
Non so, una cosa alla
Amsicora - "Le Guerre di Hyknusa".

E magari è un simpatico signore grande fan del Cagliari e vuole anche ricordare i fasti del vecchio stadio cittadino, quello in cui la sua squadra del cuore vinse lo scudetto con Riva XD

Ma anche se usasse la vera forma del suo nome, senza cognome, rinnegando l'imbastardita versione italiana (Bachisio NON è un nome italiano): Bàkis.
Bàkis - "Le Guerre di Hyknusa".
(qui potrebbe anche essere un simpatico insurrezionalista sardo, o un indipendentista)

Semplice e d'effetto in entrambi i casi =D

Un altro caso.
Bachisio, sempre lui, in internet è conosciuto come Jackal, famoso scrittore di racconti e romanzi dell'orrore. Sui principali siti di scrittura amatoriale ha un seguito di circa 800 persone, seguito fisso che legge ogni sua opera, più diciamo altri circa 300+ lettori casuali (tutti escludendo mamma, papà e parentame vario). Non volendo che gli altri conoscano il suo vero nome (eeeeeehhh!!! Magari lo odia pure, che ne sapete?), e volendo mantenere il suo pubblico, decide di tentare la fortuna con il suo nickname.
Nasce così Jackal - Orrore a Sandalyon. (Una cupa storia di mannarismo e omicidi nelle antiche terre al centro del Mediterraneo.)
I lettori che lo seguivano su internet, decidono di comprare la sua opera, riconoscendo la fama che già ha il suo nick.

PS: per chi non lo sapesse, Hyknusa è la Sardegna, idem Sandalyon XD Bachisio è un nome sardo nella sua versione italianizzata, l'originale è Bakis o Bakisiu.
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Andrea Franco



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 16:11    Oggetto: Cita

Ariadne Karloff ha scritto:
Andrea Franco ha scritto:
boh, mi sembrano tante... qui mi censuro! Wink



Ma no, puoi dirlo che sono tante magnifiche idee!
Mica ti mangia nessuno! Laughing


Very Happy Very Happy Very Happy ma no, dai!! Si fa per sorridere, no? Evviva l'autocensura!! Wink
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umberto.nobili



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 18:12    Oggetto: Cita

Ariadne Karloff ha scritto:
In nesso era: "è più importante ciò che viene scritto della persona che lo scrive".


In realtà, leggendo quello che dice Franco Forte con l'esperienza della collana "Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri" (e credo di tante altre collane in Italia), è proprio l'opposto. Lì la gente vuole il nome straniero, guarda l'autore, non quello che c'è nel libro. E' più importante, per questa tipologia di lettori, la persona che scrive, piuttosto ciò che viene scritto.
E mi è parso di capire che Forte e la sua casa editrice si stiano battendo proprio per fare in modo che sia il contenuto di un libro ciò che vale, non lo pseudonimo usato per firmare in copertina.
Quindi, paradossalmente, parrebbe che nella pratica editoriale quotidiana, e in quella ben più complessa della gente che legge e che compra libri, quello che conti sia la facciata, non la sostanza.
Immagino sia per questo che Forte è sorpreso quando, proprio mentre sta combattendo una battaglia per dare dignità agli autori italiani (parole sue e conoscendo quello che fa da anni ci credo), dandogli la possibilità di pubblicare con il loro vero nome, anziché nascondersi dietro uno pseudonimo, scopre che ci sono autori che invece preferiscono muoversi al riparo di un nome di facciata.
E direi che non ha torto. Very Happy
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millydoc



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 20:28    Oggetto: Autore multiplo Cita

Ciao a tutti,
sposto un bel po' la discussione porgendovi una domanda diretta che c'entra quasi per niente con gli pseudonimi.
Franco stesso mi ha consigliato di postare il dubbio qui, per sapere cosa ne pensate.

La domanda serve a capire se è possibile far partecipare alla selezione un autore multiplo con un suo racconto.
L'autore in questione è composto da 4 persone (poco importano i nomi e i cognomi perchè l'autore è a sè stante).
Due di questi 4 partecipano già con un loro racconto.

L'autore multiplo in quanto "altro" autore può provare a mandare un suo racconto?

Tenete presente che a suo nome è stato pubblicato un romanzo questo per dire, appunto, che è un autore a sè, indipendentemente dai suoi componenti.

Attenzione: per correttezza preciso che io non faccio parte dell'autore multiplo.

E ora: che sia aperto il sondaggio Smile

Chiara
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Ariadne Karloff



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 20:40    Oggetto: Cita

Io stavo per chiedere la stessa cosa, cioè come vengono visti i racconti a più mani.

Per me, essendo la sinergia di due o più persone, sono dei prodotti differenti da quelli del singolo.
Quindi se la domanda è "possiamo partecipare? *___*", la mia risposta è sì, ma attenzione perché poi altri potrebbero far richiesta.
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Andrea Franco



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MessaggioInviato: Gio 17 Set 2009 21:46    Oggetto: Re: Autore multiplo Cita

millydoc ha scritto:
Ciao a tutti,
sposto un bel po' la discussione porgendovi una domanda diretta che c'entra quasi per niente con gli pseudonimi.
Franco stesso mi ha consigliato di postare il dubbio qui, per sapere cosa ne pensate.

La domanda serve a capire se è possibile far partecipare alla selezione un autore multiplo con un suo racconto.
L'autore in questione è composto da 4 persone (poco importano i nomi e i cognomi perchè l'autore è a sè stante).
Due di questi 4 partecipano già con un loro racconto.

L'autore multiplo in quanto "altro" autore può provare a mandare un suo racconto?

Tenete presente che a suo nome è stato pubblicato un romanzo questo per dire, appunto, che è un autore a sè, indipendentemente dai suoi componenti.

Attenzione: per correttezza preciso che io non faccio parte dell'autore multiplo.

E ora: che sia aperto il sondaggio Smile

Chiara


Fermo restando che la decisione spetta alla delos, io ho alcune idee in merito.

1) Nel libro devono esserci 365 autori (almeno).
2) Un gruppo di 4 autori è considerato identità diversa? Direi di sì, però in questo caso, lascerei una restrizione: che uno dei 4 sia un elemento nuovo al resto dei selezionati in modo che si possa sostenere che in ogni racconto c'è almeno un autore che si distingue da tutti gli altri.
Esempio: io e il mio amico lucadj siamo stati selezionati. scriviamo un altro racconto, ma insieme a noi ci deve essere un terzo autore non selezionato e che non parteciperà singolarmente. In questo modo, il racconto mantiene le promesse: un nuovo autore per ogni racconto. Quindi nel caso che proponi, io direi Okay.

Ecco, ho detto la mia.
ciao
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