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Il resoconto del convegno dell'8 dicembre

Il giorno della presentazione ufficiale della WMI è stato premiato da una grande affluenza di pubblico, grazie anche al convegno-tavola rotonda sul mestiere di scrivere che ha visto la partecipazione di importanti ospiti

Un pomeriggio intenso per la redazione della WMI, ma anche per i numerosi interessati che hanno gremito la sala Cinema del Palazzo delle Stelline a Milano. Tutti i posti erano occupati e c'era anche gente in piedi o seduta per terra, probabilmente attratta dagli illustri ospiti convenuti per dissertare sull'arduo mestiere di scrivere. Introdotti dal direttore responsabile della Writers Magazine, Franco Forte, erano presenti l'editore Gianfranco Viviani, il giornalista Mauro Gaffo, il saggista Massimo Polidoro, lo sceneggiatore TV Gianluca Bomprezzi, il traduttore Vittorio Curtoni, lo scrittore Enzo Fileno Carabba, lo sceneggiatore di fumetti Alfredo Castelli e Jacopo De Michelis, editor della collana Marsilio Black.La prima serie di domande mirate è stata sparata a raffica dal nostro direttore, iniziando naturalmente con "Che cosa significa scrivere?". Per Mauro Gaffo scrivere per un giornale determina tante risposte quanti sono i giornali, in quanto ognuno ha il suo stile; l'importante è trasmettere la notizia nel modo più efficace possibile, con asciuttezza di linguaggio, sapendo perfettamente di cosa si sta parlando al fine di comunicarlo con chiarezza al lettore. Secondo Enzo Fileno Carabba, anche per scrivere un romanzo bisogna mantenere uno stile semplice, con pochi aggettivi, insomma uno stile giornalistico, chiedendosi se la prosa scorre o no, se funziona o meno. Per un saggio, Massimo Polidoro suggerisce di rendere comprensibile un argomento, spesso tecnico, documentandosi al meglio per capire di che cosa si sta parlando, senza mai dare per scontato che il lettore conosca l'argomento e tentando di coinvolgerlo con uno stile il più possibile narrativo. Per quando riguarda il fumetto, Alfredo Castelli segnala che bisogna considerare che metà della scrittura si fa per immagini, che l'immagine senza testo non ha senso e viceversa, e che bisogna descrivere prima la scena e poi impostare i dialoghi. Per la sceneggiatura, Gianluca Bomprezzi raccomanda solo una cosa: scordarsi che la propria opera sia intoccabile; probabilmente l'idea è del produttore e verrà rivista dal regista, passerà attraverso diverse mani e diverse stesure fino a diventare irriconoscibile; è il lavoro meno creativo tra i vari mestieri della scrittura, si parte spesso da idee altrui, quasi sempre per vederle stravolte. Il traduttore Vittorio Curtoni consiglia di non sovrapporre la propria personalità a quella dell'autore: un buon traduttore è anche scrittore, per rendere in maniera armonica nella propria lingua e entrare nello spirito dell'autore; bisogna diventare invisibile e riscrivere nella propria lingua l'opera di qualcun altro senza snaturarla. Un buon editor come Jacopo De Michelis sa riconoscere la qualità di una scrittura e si occupa di revisione del testo. L'editore, questo essere amato e odiato, deve invece tenere d'occhio il mercato, come ci ha confermato Gianfranco Viviani. 

Le facce del mestiere

Terminate le risposte multiple alla prima domanda, si passa a richieste più mirate. A Gaffo viene chiesto se per scrivere romanzi è utile saper fare il giornalista. La risposta è affermativa: se uno ha imparato a scrivere nella maniera più semplice, è facile poi rielaborare il materiale per un romanzo. A Enzo Fileno Carabba viene chiesta l'importanza dell'auto-editing, che secondo lui è fondamentale: molti sono convinti che la prima stesura sia l'unica buona, ma la scrittura significa modellare la materia, ovvero le parole, e non è mai troppo tardi per rimettere mano a ciò che si è scritto. Per un saggio, conta di più la qualità o la quantità? Secondo Massimo Polidoro, con senso critico si riesce a scegliere le notizie di più alta qualità, prima i fatti, poi le opinioni. A Bomprezzi viene chiesto se può servire fare corsi, quali strade seguire per scrivere per la TV: la risposta è che non esistono corsi con vere possibilità lavorative, bisogna accodarsi a professionisti e cercare di imparare da loro, perché quello delle fiction TV è un mondo molto chiuso e difficile.Il moderatore chiede quindi quale sia in Italia la situazione del fumetto, ma secondo Castelli siamo in un pessimo momento: si è toccato il fondo, ma si risalirà, acquisendo qualità; è comunque un prodotto seriale ben diverso dal prodotto finito come può essere un romanzo. Vittorio Curtoni ci ha deliziati con aneddoti di adattamento nelle traduzioni, raccomandando di guardare sempre la logica del contesto. Un esempio esilarante? E’ famoso nell’ambiente editoriale il pasticcio combinato da un traduttore che trovandosi davanti la frase cold turkeys, ovvero, in slang americano, crisi di astinenza, ha tradotto papale papale con tacchini freddi, che non ha alcun senso nel contesto del paragrafo che stava traducendo. A Jacopo De Michelis viene chiesto se la commistione dei generi è ammessa o no: lui risponde che alcuni fingono che non esistano steccati tra i generi, ma a quel  punto non è più commistione, bensì evasione da qualsiasi forma di genere.Domanda cruciale all'editore Gianfranco Viviani: è vero che in Italia tutti scrivono e le case editrici sono assediate da autori che ambiscono alla pubblicazione? Pare propri di sì; ci sono migliaia di scrittori, quasi tutti convinti che il loro sia un dono di natura; invece è un mestiere che si impara o leggendo molto e analizzando il testo, o andando a scuola; la fantasia è un dono di natura, la scrittura no: a un editore bastano tre pagine per capire chi si sente "scrittore di natura". 

Dalla parte del pubblico

Finalmente il nostro direttore passa il microfono al pubblico curioso. Subito viene chiesto quanto conta l'ispirazione e quanto la scadenza: secondo Castelli la scadenza spesso aguzza l'ingegno, secondo Gaffo a volte non si ottengono articoli perfetti proprio per questo motivo; quanto a Bomprezzi, lui confessa che ama ridursi all'ultimo minuto, arrivando a lavorare la notte prima della consegna per poter finire la sceneggiatura di turno.Altra domanda da parte di chi si dice preoccupato perché la scrittura dei romanzi si sta adeguando al linguaggio mediatico: la prosa non sta diventando troppo giornalistica e incalzante? Secondo Viviani, che riceve manoscritti che vanno dalle due alle ottocento pagine, il problema non si pone; per De Michelis la letteratura è diventata trasgressiva, da non confondere però con l'ignoranza.Qualcuno ha chiesto che rapporto ha l'autore con i suoi personaggi, se si sente un dio o viene da loro posseduto: Enzo Fileno Carabba confida che il personaggio prende vita quando fa qualcosa che l'autore non si aspetta. A questo punto i miei simpatici compagni di redazione, che con tanto affetto mi circondavano, hanno cominciato a distrarmi: mi sono persa l'ultima domanda/risposta, ma ho imparato che la prossima volta che mi incaricano di un una relazione, è meglio se mi siedo in un angolo, lontana dalle distrazioni!L'incontro stava comunque volgendo al termine e il nostro direttore ci ha invitati sul palco per presentare il giornale con la redazione al completo. Mi è parso quasi emozionato nel parlare del nostro progetto, a cui tutti crediamo molto. Le domande del pubblico sono state rivolte soprattutto al nostro selezionatore ufficiale di racconti: tra il pubblico, Laura Iuorio, vincitrice del premio Solaria di Fanucci, ha chiesto la lunghezza necessaria per essere pubblicati su WMI (max.15.000 battute), un altro ragazzo ha domandato se verranno accettati anche racconti umoristici o solo storie di "sfighe" varie che vanno tanto di moda (va bene tutto, l'importante è la qualità).Così si è concluso l'emozionante pomeriggio al Palazzo delle Stelline, col numero di WMI esaurito e pressanti richieste per ulteriori copie.Ora l’appuntamento è per data da definirsi a Roma, dove l’esperimento del convegno-dibattito sul mestiere di scrivere verrà presto replicato, con ospiti altrettanto importanti e coinvolgenti. - Barbara Giorgieri


Ultimo aggiornamento: 14 dicembre 2004

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