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I NUOVI INCIPIT E I COMMENTI


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Autore Messaggio
vincenzo.vizzini



Registrato: 16-10-2007 13:36
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MessaggioInviato: Mer 13 Ott 2010 17:24    Oggetto: I NUOVI INCIPIT E I COMMENTI Cita

Se dopo aver postato una prima versione decidete di inserirne una seconda, eliminate la prima. In altre parole lasciate dei vosti incipit una sola versione.
Buon lavoro
V.
_________________
Vincenzo Vizzini
vicedirettore Writers Magazine Italia
curatore della collana Delos Crime
www.vincenzo-vizzini.it
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Diego Di Dio



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Località: Procida

MessaggioInviato: Gio 14 Ott 2010 15:00    Oggetto: Cita

Ci riprovo seguendo il tuo consiglio di dimezzare le descrizioni iniziali, che sono passate da 733 caratteri a 409. Ho anticipato la sorpresa del segreto dello schiavo, sì da catturare prima l'attezione. E ora becchiamoci le frustate col gatto a nove code.

CARATTERI: 819

La colonna.
Una mano che si staglia contro il cielo. Protesa in quel modo, sembra consegnare la memoria alla memoria. Il fregio a spirale si avvolge come un papiro attorno a un braccio.
In alto, la statua di Traiano saluta l'onnipotenza del sole.

Gli schiavi, a poca distanza.
Un mercato dove c'è chi compra e c'è chi vende.
'Qui è dove la carne umana diventa un genere commerciabile', pensa Tito Mucio. 'Anzi, il più richiesto tra i generi'.
Mentre il padrone lo richiama con uno strattone della catena, Tito sorride, quasi di pietà. Nella sua mente si ripete lo stesso pensiero che lo ha assillato durante la notte.
'Tutti loro non sanno niente.'
- Allora, schiavo, vuoi muoverti?
Tito guarda il suo padrone e lo segue.
Ne ha compassione. Perché pensa che anche lui, come gli altri, non sappia che tutto quello, ben presto, finirà.
_________________
Il mio blog personale: www.dieguitodidio.blogspot.it


Ultima modifica di Diego Di Dio il Mer 20 Ott 2010 16:42, modificato 1 volta in totale
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Claudio Costa



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Località: Milano

MessaggioInviato: Ven 15 Ott 2010 15:36    Oggetto: Cita

Ringrazio per i commenti pertinenti.
Tiro a indovinare, ma credo che i commenti di ottobre, dobbiamo aggiungerli al post di settembre: altrimenti Vincenzo rischia di perdersi qualche incipit (Anzi, il rischio è tutto nostro Wink !).

(1708 caratteri) (versione 2 - ottobre)
Mercato degli schiavi di Roma

Sole accecante nel pomeriggio infuocato, cielo, privo di nuvole, solcato da rondini coraggiose, accanto alle aquile in rilievo sulle colonne di Roma. Due centurioni camminano con passo marziale, le insegne della XXX legione Ulpia Victrix. Un uomo, avvolto in un mantello bianco, impreca silenzioso, riparato dalla tettoia di un negozio, fingendosi interessato a un vaso, costretto a nascondersi dall’esercito della Caput Mundi. Attende. La vista spazia sulla piazza, cinta dal portico, gremita dalla folla vociante del mercato. Alcuni masticano pane condito con sale, uva secca, olive e formaggio, contrattando con foga le merci. L’olezzo del sudore umano, mischiato al profumo delle spezie provenienti degli angoli più remoti dell’impero, gli permea l’olfatto sensibile. Una fila di carri, trainati da cavalli, entra nel foro scricchiolando sul fango secco che copre il pavimento di lastre di pietra. L’uomo s’affretta a scendere dal marciapiede, accompagnando gli schiavi daci, seminudi e legati, spinti brutalmente su una pedana, rassegnati ad aspettare il proprio turno di vendita. Controlla la rabbia: appartengono al suo popolo e non può salvarli. Non tutti.
Il battitore chiede almeno tremila sesterzi per una ragazzina impaurita e infastidita dalla luce eccessiva. Un possibile compratore saggia la dentatura della morettina. Lei gli morde le dita, contraccambiata da insulti e un sonoro ceffone sulla guancia. Cade sul tavolato, mandando lampi dalle pupille viola acceso. L’uomo col mantello scosta i lembi e le mostra un monile: un piccolo pipistrello d’oro. Tintinna la saccoccia pesante, stretta alla cintura. Un rivolo di sangue scivola sul sorriso della ragazzina.
_________________
Claudio Costa


Ultima modifica di Claudio Costa il Mar 19 Ott 2010 14:50, modificato 3 volte in totale
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Astrid72



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Messaggi: 352
Località: provincia di Siracusa

MessaggioInviato: Sab 16 Ott 2010 19:22    Oggetto: Incipit Cita

1924 caratteri


L’alba era già alta sulla grande piazza e la gente pian piano aveva riempito le strade.
Quel giorno il cielo si era vestito di cenere, e il raggio del sole stentava a mostrasi. Tutte le botteghe avevano aperto i battenti, ognuna con le proprie mercanzie. Dalla frutta all’identità, tutto era in vendita, anche la vita e l’orgoglio. E presto il mercato parve assumere i toni di un arcobaleno. Profumi intensi attraversavano l’aria gelida di quel mattino e la piazza sudicia e fredda, frastornata dal vocio.

Camminavano le iene per le vie, e non vedevano che cacciagione, di uomini neanche l’ombra. Come alberi senza radici, gli schiavi si guardavano intorno. Il vento, freddo come la neve, infuriava, batteva e sventolava le vesti lise, e riempiva là dove era stata estirpata l’anima. Le vesti bianche e logore erano come vessilli su quei tavolati bisunti. Animali da mostrare per compiacere i ricchi. La donna dal ventre secco si raccomandava ai suoi defunti, mentre lo sguardo furtivo si posava sulle labbra dell’uomo dal piede bianco. Sapeva che non avrebbe dovuto. E presto, di fronte al padrone, si sarebbe ricordata di aver osato tanto.

Erano i sogni l’unica merce non in vendita. E ogni sogno poteva essere l’ultimo. E intanto la piazza era diventata proscaenium. Due piccoli affabulatori mettevano in scena la “Persa” davanti agli avvoltoi, che intanto inseguivano la preda. Gli occhi bramosi posati sulla selvaggina e la mano tesa verso il venditore. Senza mura e gradini alti da saltare, la catasta girava malinconica, sotto gli occhi vigili degli uomini vestiti d’avorio e porpora.

-E’ stata la schiava del re! Guardate, ammirate la pelle candida e vellutata. Seimila sesterzi e vi portate a casa questa meraviglia.

La libertà aveva un prezzo molto alto, ma di tanto in tanto accadeva che il padrone la promettesse allo schiavo. Allora migliori sarebbero stati gli anni e più sopportabili i giorni dello schiavo.


Patricia
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Missi



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MessaggioInviato: Dom 17 Ott 2010 14:23    Oggetto: Cita

Per Vincenzo: perdonami, ma ho fatto qualche nuovo aggiustamento (oggi è il 20-10) Spero di non averti incasinato Embarassed
Per tutti: grazie dei suggerimenti... qualcuno l'ho ascoltato qualche altro no: non me ne volete...

(caratteri 1.910)

Camminavano da giorni, tuttavia i loro sguardi puntavano in su, verso gli alti palazzi bianchi, in netto contrasto con i colori sgargianti delle strade romane. Schiavi per debiti o schiavi per nascita, bambini venduti dai loro stessi padri o prigionieri di guerra, non faceva differenza. Erano merce per il mercato. La folla sembrava godere di quello spettacolo al pari di una pausa nell’orario mattutino: sotto i portici, viandanti, schiavi e poche donne, vagabondavano per le botteghe per comprare anfore di grano e olio, barattoli di spezie profumate e cesti ricolmi d’uva. La vita scorreva placida tra venditori di lupini e calderai nel clamore più totale di sempre. Nemmeno gli schiavi sembravano notare tutto quel caos. Sudici e stremati dal lungo viaggio, avanzavano lentamente sulle lastre poligonali, ignorando i carri e il via vai continuo delle genti affaccendate. Poi all’improvviso, un semicerchio di enormi tavolati in legno si erse di fronte a loro, attorniato da un insieme di mercanti, di curiosi e di possibili acquirenti. Con un po’ di fortuna tra poco sarebbero stati acquistati da qualche ricco Signore e avrebbero riposato sul pavimento di un’accogliente domus.
Le guardie li fecero salire a forza e a ognuno di loro venne messo un cartello al collo. Dario si guardò e lesse: Dacia. Forte come un asino. Barbiere. Buono per i campi e per la toeletta.
Un cartello messo a caso.
Un uomo alto e ben vestito con un evidente cicatrice su un orecchio, si avvicinò e lo tirò da un lato.
– Vieni qui, bestia parlante! Non è ancora il tuo turno.
Scesero dal palco e una guardia li fermò puntando verso di loro la sua lancia.
– Ehi! Voi due! Dove credete di andare?
– Quest’uomo ha una croce sulla mano, Signore. E’ il figlio che Tiberius Crispus Gaius sta cercando da tanto tempo. Se ci lasciate andare, il suo padrone e Voi riceverete una grossa ricompensa, altrimenti… cominciate ora a pregare gli Dei.
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Simonetta Brambilla

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Ultima modifica di Missi il Mer 20 Ott 2010 17:20, modificato 5 volte in totale
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Dom 17 Ott 2010 22:13    Oggetto: INCIPIT 2° Cita

Un legno sanguinante infisso nella terra, intravisto attraverso le lacrime che gli riempivano gli occhi. Questo solo c’era dinanzi alla mente e alle pupille dello scalpellino. Il calcio allo stomaco, sferratogli dal centurione lo aveva tramortito. L’alba sorgeva timida nel cielo terso di febbraio al Mercato degli schiavi di Ostia. La pianta esagonale, voluta da Traiano, accoglieva altrettante strade in cui venivano vomitati a decine, gli schiavi provenienti d’oltre mare. E verso quelle terre volavano i sogni e i pensieri dell’artigiano, adesso preda della furia del soldato. I mercanti, le donne, gli schiavi, i bambini, liberi o schiavi anch’essi, erano solamente delle ombre ai suoi occhi catarattosi e umidi. Per quel pesce, quel pesce nefasto appena scolpito, sarebbe stato maledetto.

Le vie si affollavano di gente. Incuranti degli schiavi, delle loro misere vite, i compratori osservavano la merce. Simile al legno insanguinato erano le vite degli schiavi, martoriate e battute, ora dal padrone ora dagli anni, che calavano come scuri su quelle ossa senza anima.

Lo scalpellino sognava un’alba per le sue creature, ma forse dentro sé, sapeva cosa lo attendesse. Così, martoriato dal centurione, lasciava che le lacrime rigassero il suo viso e osservava quei tavolati negletti su cui venivano mostrati i suoi simili.
1318 battute, spazi inclusi
_________________
Salvo Andrea Figura
"Asparago siculo" Giallo24-Mondadori. gen. 2013.
"La neve di Piazza del Campo" Mondadori 3077 2013..
"La Terra, il Cielo e il Costato" History Crime 2014
"La pulce e il cappio" Hist-crime 2015


Ultima modifica di jpaulverlain il Dom 24 Ott 2010 23:25, modificato 3 volte in totale
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Luca Romanello



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MessaggioInviato: Mar 19 Ott 2010 08:35    Oggetto: Cita

(1921 caratteri)

Farsi largo attraverso le strade che portavano al mercato non era un gran problema. Le difficoltà cominciavano quando ci si aggirava tra la folla davanti ai palchi. Anche solo per osservare meglio la merce era necessario spintonare e sgomitare, facendo attenzione a tenere ben stretti i propri sesterzi.
I venditori gridavano per esaltare le caratteristiche dell'uomo o della donna in esposizione e non mancavano mai baruffe sul prezzo. Insieme a curiosi, perditempo e ladruncoli era possibile scorgere sin da una prima occhiata chi era davvero interessato all'acquisto. In taluni casi, si trattava di persone che in passato erano state merce di scambio in quello stesso luogo: che fossero liberti o semplici servi con il compito di rimpinguare le fila del proprio dominus, per i venditori era un gioco da ragazzi individuarli. Talvolta si rivolgevano a loro con la medesima arroganza con cui li avevano trattati prima che cambiassero padrone, ma era una strategia che bisognava saper adottare con cautela.
Non era da tutti, destreggiarsi tra mercanti senza scrupoli, spesso ignorati dai magistrati che dovevano presiedere alla vendita. La scelta di uno schiavo non era questione solo di muscoli, bellezza o capacità millantate: i compratori migliori erano quelli che sapevano valutare peculiarità meno evidenti. Una di queste era la luce negli occhi, utile per capire se e quanto sarebbe stato necessario lavorare per piegarne la volontà. In questo, i prigionieri di guerra daci erano fonte di discordia: i mercanti che non ne avevano a disposizione nemmeno uno parlavano della cattiveria nei loro occhi, in contrasto con la docilità giudea, mentre chi si era mosso meglio per sfruttare le novità in arrivo dal fronte sottolineava come la loro fierezza fosse il chiaro segno di una forte resistenza e volontà.

Rannicchiata in un angolo, una donna piangeva tenendosi il ventre, sotto gli sguardi mitridatizzati dei passanti.
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Luca Romanello
"Via di fuga"
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Luca Romanello



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MessaggioInviato: Mar 19 Ott 2010 13:48    Oggetto: Cita

Ho spostato le mie considerazioni sull'altro thread, precisamente qui.
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Luca Romanello
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Ultima modifica di Luca Romanello il Mar 19 Ott 2010 17:28, modificato 1 volta in totale
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Missi



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MessaggioInviato: Mar 19 Ott 2010 14:37    Oggetto: Cita

spostato in i commenti di settembre-ottobre
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Ultima modifica di Missi il Mar 19 Ott 2010 17:02, modificato 1 volta in totale
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Laura Poletti



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MessaggioInviato: Mar 19 Ott 2010 15:08    Oggetto: Cita

(1550 caratteri)

La folla si muoveva da un lato all’altro della piazza, in mezzo ai banchi e alle botteghe dove era possibile trovare ogni genere di merce: anche se il sole era sorto da poco, la giornata prometteva già di essere fruttuosa per i mercanti e i compratori.
Sopra un palco al centro della piazza un venditore basso e tarchiato declamava la forza e la resistenza degli schiavi di pelle scura che aveva riportato dal suo ultimo viaggio oltremare, e invitava i cittadini ad ammirare la novità del giorno, due prigionieri arrivati da poco dalla Dacia, al seguito delle legioni che rientravano vittoriose dalla campagna di conquista voluta dall'imperatore Traiano: due uomini che rappresentavano il fiero popolo che tanto a lungo era riuscito a resistere alla potenza di Roma.
Lucio osservava la coppia di schiavi che il venditore spingeva avanti sul palco: aveva immaginato i Daci come più simili a belve assetate di sangue, mentre in quel momento si trovava davanti due uomini magri e sporchi, che non incutevano alcun timore.
La tenda rossa montata dietro il palco aveva attirato la sua attenzione: uno schiavo con la pelle nera e con il collo robusto ornato da un collare di ferro ne controllava l'ingresso.
– Quella è solo per i clienti più ricchi, si dice che ci sia una schiava di impareggiabile bellezza che verrà messa in vendita oggi.
La voce del loro ospite lo aveva riscosso dai suoi pensieri e Lucio si era sentito tirare per il braccio: suo padre gli aveva fatto segno di muoversi, non potevano perdere tutta la giornata, c'era ancora molto da fare.
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Laura

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Ultima modifica di Laura Poletti il Sab 06 Nov 2010 16:16, modificato 1 volta in totale
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alberto sodani



Registrato: 23-05-2006 16:09
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MessaggioInviato: Mer 20 Ott 2010 21:50    Oggetto: Cita

Sono più sotto Very Happy
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Alberto Sodani

detto il paratattico, (da qualche parte, qui nel forum)
fatti non foste a viver come bruti...
Festina lente...


Ultima modifica di alberto sodani il Dom 31 Ott 2010 10:09, modificato 1 volta in totale
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giabbo



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MessaggioInviato: Sab 23 Ott 2010 08:46    Oggetto: Cita

versione corretta, caratteri 932

Pioggia. Incessante, battente, scende da una coltre di nuvole nere che si allarga a coprire l’intera urbe, ne satura l’aria rendendola quasi irrespirabile.
Gocce. Pesanti, gelide, si staccano dalle estremità dei capelli e dalle tuniche fradice. Piombano a terra a formare piccoli rivoli che si mischiano all’urina e che confluiscono in enormi pozzanghere, marroni e maleodoranti.
Corpi. Esseri umani sporchi, immobili, affollano la piazza in rassegnata attesa. Altri avrebbero deciso il loro prezzo, un pugno sesterzi per il loro destino.
Sguardi. Intensi e penetranti, si spostano con calma da un corpo all'altro a indagare fattezze e proporzioni. Oppure furtivi e timorosi, corrono frenetici nel tentativo di indovinare pensieri e intenzioni di chi ha in mano il loro futuro.
Schiavi. Transitano nella piazza come semplice merce. In vendita. Ogni giorno le campagne militari dell’imperatore Traiano ne fanno affluire migliaia.
A Roma.

Ciao a tutti, Lorenzo


Ultima modifica di giabbo il Dom 31 Ott 2010 09:05, modificato 2 volte in totale
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Matteo Mascheroni



Registrato: 08-01-2008 18:05
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Località: Cantù (Co)

MessaggioInviato: Sab 30 Ott 2010 15:56    Oggetto: Cita

In super-ritardo, come sempre, ma entro i limiti Very Happy (caratteri 1456)


I sei piani di archi ed edifici troneggiavano maestosi, quasi a voler controllare dall'alto della loro magnificenza la piazza sottostante. Al centro di essa, l'enorme colonna coclide saliva dritta a lambire il cielo fino a sfiorare il divino.
Serviva da monito per la massa brulicante e urlante che riempiva il foro: doveva ricordare a tutti che erano solo uomini. Uno solo è l'imperatore, gli dei stessi lo hanno incoronato.
A beneficio di chiunque avesse osato avanzare qualche dubbio a riguardo, nel marmo era inciso il racconto della conquista della Dacia. Nei bassorilievi si potevano leggere, fin nei minimi particolari, le gesta che avevano consegnato per sempre Traiano alla Storia.
La storia delle centinaia di uomini ammassati in catene sulla piazza, invece, nessuno l'avrebbe mai raccontata, a nessuno sarebbe mai interessata. La pelle scura come carbone, bagnata di sudore, intrisa d'olio in modo da far risaltare i possenti muscoli, brillava alla luce del sole pomeridiano.
I loro occhi invece erano spenti. Fissavano un punto lontano miglia e miglia, al di là del mare, un luogo mai dimenticato, ma perso per sempre. Erano ridotti soltanto a vuoti simulacri di sogni, fatiche, desideri e affetti ormai morti molto più che sopiti.
Altri occhi li incrociavano, indagavano quanta disperazione e rassegnazione vi leggevano. Ne squadravano i corpi, ne valutavano la forza e la prestanza, calcolando la fedeltà e l'utilità che ne potevano ricavare.

Spero di ritagliarmi un po' di tempo per qualche commento!
Ciao a tutti!
_________________
“Ma che tipo di uomo sei, in conclusione?” domandò Leo.
“Sono un clown” risposi, “e faccio raccolta di attimi.”

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alberto sodani



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MessaggioInviato: Dom 31 Ott 2010 10:14    Oggetto: Cita

Versione corretta. 1999 caratteri. Ciao di nuovo a tutti. Very Happy



La corda. Sta per rompersi.
A distanza di mezzo stadio vede la canapa sfilacciarsi come se fosse lì, che Iuppiter ci aiuti.
Corre.
Corre come un gladiatore, il Colosseo alle spalle, verso il suo cantiere, quel monte che ospita gli altri blocchi della colonna, la colonna di Apollodoro di Damasco, il suo artis magister.
Corre, e pensa.
Pensa a Valeria. Pensa a com’era bella ieri mentre la prendeva, Valeria la favorita, superstite della Dacia vinta e scolpita sui cento piedi di quella colonna.
Corre, e urla.
Urla agli operai ignari, sordi per i carri lanciati sul lastricato della via Sacra che coprono di ferro le sue grida, mescolate a quelle laide dei mercanti di schiavi. Già. Oggi è martes, nel nuovo forum del Divo Traiano Ulpio portano gli ultimi Daci. I più forti e le più belle, strilla chi vende. Il mercato è la sua passione, il suo otium. Lì ha visto Valeria nove lune fa, il piede marchiato di gesso lo incantava; certo i sesterzi spesi per lei bastavano per due schiave, ma quel piede delicato e altero era una pozione magica. A lei piacciono i fiori, così le ha dipinto nel cubiculum foreste patrie e rose, morbide come le sue labbra. Rimaste aperte di fronte a tanta perizia.
Corre ancora. E urla.
La portentosa macchina del Nabateo funziona male, servono altre carrucole e fermi, l’ha detto le Idi scorse al Magister, neanche gli ha risposto.
E succede. Come sempre.
All’improvviso.
Cede il caput cordae, tra polvere crepitio di legno e voci straziate.
Altre vite barbare schiacciate dal trionfo di Traiano. Si ferma, esausto, le mani sulle ginocchia a prender fiato. Poi stringe i calzari e si asciuga il viso con la tunica. Lo chiamano, gira la testa e incrocia lo sguardo terreo di Sextus, l’attendente. Si scambiano compiti: prima finire i moribondi, è la legge; invece a lui toccheranno i mesti numeri da incidere sulle tabulae. Più tardi.
Accenna a Sextus i palchi traboccanti di schiavi dietro il peristilio, lo aspetterà lì.
Ingannando la morte con la vita.
_________________
Alberto Sodani

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vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Mer 17 Nov 2010 14:24    Oggetto: Cita

Ciao ragazzi,
ho stampato i vostri interventi e li leggerò questa sera, domani ci sentiamo, intanto se qualcuno ha postato dei nuovi incipit sull'altro post, fatemelo sapere.
A domani.
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Vincenzo Vizzini
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