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SETTEMBRE E OTTOBRE L'ESERCIZIO


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Astrid72



Registrato: 01-10-2010 14:43
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MessaggioInviato: Ven 01 Ott 2010 21:49    Oggetto: prova esercizio Cita

-Guarda i loro occhi avidi. Avvoltoi senza cuore compreranno il loro sangue

Il mercato era aperto sulla grande piazza. le urla dei venditori irrompevano nella quiete cittadina. Vesti bianche e logore sventolavano come vessilli su quei tavolati sudici.

-E' stata la schiava del re!Guardate gente, ammirate la pelle candida e vellutata

I compratori osservavano con cura le loro mercanzie. Animali da mostrare per compiacere i ricchi.
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Sab 02 Ott 2010 11:40    Oggetto: Cita


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Salvo Andrea Figura
"Asparago siculo" Giallo24-Mondadori. gen. 2013.
"La neve di Piazza del Campo" Mondadori 3077 2013..
"La Terra, il Cielo e il Costato" History Crime 2014
"La pulce e il cappio" Hist-crime 2015


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Astrid72



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MessaggioInviato: Sab 02 Ott 2010 21:37    Oggetto: Cita

-Guarda i loro occhi avidi. Avvoltoi senza cuore compreranno il loro sangue
Il mercato era aperto sulla grande piazza. Le urla dei venditori irrompevano nella quiete cittadina. Vesti bianche e logore sventolavano come vessilli su quei sudici tavolati.
-Questa è stata la schiava del re! Guardate gente, ammirate la pelle candida e vellutata
I compratori osservavano con cura le mercanzie. Animali da mostrare per compiacere i ricchi.
I visi pallidi e gli occhi spalancati erano un invito al compratore di turno. Sul petto affisso stava il titulus. Gli schiavi dal piede bianco stavano al centro della catasta. Due nani mostravano ai compratori le loro attitudini, mentre le donne, sporche e spaventate attendevano in silenzio il nuovo padrone. Marchiati nella carne, gli schiavi non avevano identita', sembravano dire -Io sono quello che tu mi chiedi d¡ essere.
Il sole era sorto gia' da un po' sulla grande piazza e la gente pian piano riempi' le strade.
-Due sesterzi e portate a casa questa meraviglia.
La catasta girava sotto gli occhi vigili dei magistrati.


Ciao Smile grazie spero di non aver sbagliato. Ho aggiunto qualcosa e appena completo le ricerche aggiungero' dell'altro per completare i duemila caratteri richiesti, almeno credo di aver capito così.
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Astrid72



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MessaggioInviato: Dom 03 Ott 2010 22:10    Oggetto: Incipit (Versione ultimata)(2046 caratteri) Cita

Il sole era sorto già da un po’ sulla grande piazza e la gente pian piano aveva riempito le strade. Quel giorno il cielo indossava un vestito grigio, e l’aprico raggio del sole faceva fatica a mostrasi. Sulla superficie colorata della strada c’era ancora un po’di brina lasciata in dono dalla notte. Da est a ovest tutte le botteghe avevano aperto i battenti, e presto il mercato parve assumere le sembianze di un arcobaleno. Profumi intensi attraversavano l’aria gelida di quel mattino, mentre le urla dei venditori irrompevano nella quiete cittadina. Come alberi senza radici, gli schiavi si guardavano intorno, mentre le loro mani stringevano il nulla. Vesti bianche e logore sventolavano come vessilli su quei sudici tavolati. Animali da mostrare per compiacere i ricchi. I visi pallidi e gli occhi spalancati erano un invito al compratore di turno. Sul collo stava appeso il titulus. Gli schiavi dal piede bianco stavano al centro della catasta. Due nani mostravano ai compratori le loro abilità’, mentre le donne dal ventre vuoto si raccomandavano ai loro defunti, e sporche e spaventate attendevano in silenzio il nuovo padrone. Il veleno albergava nelle loro anime. Erano i loro sogni l’unica merce non in vendita, ma come tutti i sogni avevano vita breve, e in quell’attimo avrebbero desiderato possedere ali per spiccare il volo. Marchiati nella carne, gli schiavi non avevano identità, sembravano dire “Io sono ciò che tu mi chiedi d’essere”.
I compratori osservavano con cura le mercanzie. Gli occhi avidi posati sulla preda e la mano tesa verso il venditore, intanto che la catasta girava sotto gli occhi vigili dei magistrati.
-E’ stata la schiava del re! Guardate gente, ammirate la pelle candida e vellutata. Due sesterzi soltanto e portate a casa questa meraviglia.
La libertà aveva un prezzo molto alto, ma di tanto in tanto accadeva che il padrone la promettesse allo schiavo, così portatolo davanti al magistrato, questi gli sfiorava appena la spalla e sanciva la sua liberazione. Due sesterzi era il prezzo minimo di una vita.

Io credo di aver terminato, spero sia in linea con quanto è stato richiesto. Attendo con ansia di sapere il resto. Se avete suggerimenti o correzioni da farmi, vi prego fate pure, sono qui per migliore la mia scrittura e imparare quanto più sia possibile.
Patricia.
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Missi



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MessaggioInviato: Sab 09 Ott 2010 09:46    Oggetto: Cita

(caratteri 1.994)

“Vi sono tre tipi di utensili:
quelli che non si muovono e non parlano;
quelli che si muovono e non parlano (animali),
e quelli che si muovono e parlano (schiavi)”.

(Gaio)

Ancora duecento passi e per molti sarebbe stata la fine. Camminavano da giorni. Schiavi per debiti o schiavi per nascita, bambini venduti dai loro stessi padri o prigionieri di guerra, non faceva differenza. Tutti insieme, seminudi e sudici dalla cinta in su, con i piedi scalzi e neri di sporco, stavano per essere venduti nel grande mercato. Alcuni di loro erano stati marchiati a fuoco e torturati con lame di ferro rovente; altri tenevano lo sguardo fisso a terra come a valutare i resti di cibo abbandonati sulle lastre poligonali che pavimentavano la via; i polsi lacerati dalle corde di canapa. La folla sembrava godere di quello spettacolo al pari di una pausa nell’orario mattutino: sotto i portici, viandanti, schiavi e poche donne, vagabondavano per le botteghe per comprare anfore di grano e olio, barattoli di spezie profumate e cesti ricolmi d’uva. La vita scorreva placida tra venditori di lupini e calderai nel clamore più totale di sempre. D’altronde, nemmeno gli schiavi sembravano notare tutto quel movimento. Incitati dalle guardie con le fruste e punzecchiati dalle lance, avanzavano lentamente pressati come sardine, ignorando i carri e il via vai continuo di genti affaccendate. Poi all’improvviso, un semicerchio di enormi tavolati in legno si erse di fronte a loro, attorniato da un insieme di mercanti, di curiosi e di possibili acquirenti. Furono fatti salire a forza e a ognuno di loro venne messo un cartello al collo. Dario si guardò e lesse: Dacia. Forte come un asino. Barbiere. Buono per i campi e per la toeletta.
Gli avevano messo un cartello a caso.
Un uomo alto e ben vestito con un evidente taglio su un orecchio, a riprova della sua fresca rasatura, si avvicinò e lo tirò da un lato.
– Vieni qui, bestia parlante! Non è ancora il tuo turno.
Un’ape girellò intorno alle loro teste. Buon segno.
_________________
Simonetta Brambilla

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alberto sodani



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Località: Roma

MessaggioInviato: Dom 10 Ott 2010 09:33    Oggetto: Cita

Ciao a tutti, buona letture. Very Happy




La corda. Sta per rompersi.
A distanza di mezzo stadio vede la canapa sfilacciarsi come se lui fosse laggiù, che Iuppiter li aiuti.
Corre.
Corre verso i suoi uomini al cantiere e verso quel monte dove giacciono gli altri blocchi della colonna, la colonna di Apollodoro di Damasco, il nabateo. Il suo artis magister.
Corre, e pensa.
Pensa a Valeria.
Era bella ieri notte mentre la prendeva, Valeria la favorita, superstite della Dacia vinta e scolpita sui cento piedi di marmo cui appartiene quel blocco vacillante.
Corre ancora, e urla.
Urla a quegli uomini ignari, sordi per i carri lanciati sul lastricato candido della via Sacra che coprono di ferro le sue grida, mescolate a quelle laide dei mercanti di schiavi. Perché oggi è martes, nel nuovo forum del Divo Traiano Ulpio porteranno anche gli ultimi Daci, i più forti e le più belle, dicono i venditori. Il mercato è la sua passione, il suo vizio, il suo otium. Lì ha visto Valeria, nove lune fa, il piede marchiato dal gesso di vendita lo incantava; i sesterzi spesi per lei bastavano per due schiave, ma quel piede delicato e altero era una pozione magica. E lei di barbaro non aveva che il nome. Lui l’ha cambiato. Le piacciono i fiori, la domus ora ne è colma, così le ha dipinto nel cubiculum foreste patrie e rose, morbide come le sue labbra. Rimaste aperte di fronte a tanta perizia.
Corre, e urla di nuovo.
La portentosa macchina del Nabateo funziona male, servono altre carrucole e fermi, l’ha detto al Magister le Idi scorse, ogni blocco pesa centomila libbre. E Apollodoro, prigioniero dei suoi disegni, non l'ha degnato di una parola.
Poi succede. Come sempre.
All’improvviso.
Cede il caput cordae, tra polvere crepitio di legno e voci straziate. Altre vite barbare schiacciate dal trionfo di Traiano. Si ferma, esausto, le mani alle ginocchia a prender fiato. Poi stringe i calzari e si asciuga il viso con la tunica. Lo chiamano, e incrocia lo sguardo terreo di Sextus, l’attendente, era al mercato. Si scambiano compiti: finire i moribondi, è la legge; lui andrà dopo, a incidere mesti numeri sulla tabula. Mostra all’attendente i palchi traboccanti di schiavi alle spalle del peristilio. Aspetterà lì.
Ingannando la morte con la vita.
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Alberto Sodani

detto il paratattico, (da qualche parte, qui nel forum)
fatti non foste a viver come bruti...
Festina lente...
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Dom 10 Ott 2010 22:37    Oggetto: f Cita

fff
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Salvo Andrea Figura
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Ultima modifica di jpaulverlain il Ven 22 Ott 2010 10:32, modificato 1 volta in totale
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Dom 10 Ott 2010 22:43    Oggetto: Cita

Astrid72 ha scritto:
-Guarda i loro occhi avidi. Avvoltoi senza cuore compreranno il loro sangue
Il mercato era aperto sulla grande piazza. Le urla dei venditori irrompevano nella quiete cittadina. Vesti bianche e logore sventolavano come vessilli su quei sudici tavolati.
-Questa è stata la schiava del re! Guardate gente, ammirate la pelle candida e vellutata
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I visi pallidi e gli occhi spalancati erano un invito al compratore di turno. Sul petto affisso stava il titulus. Gli schiavi dal piede bianco stavano al centro della catasta. Due nani mostravano ai compratori le loro attitudini, mentre le donne, sporche e spaventate attendevano in silenzio il nuovo padrone. Marchiati nella carne, gli schiavi non avevano identita', sembravano dire -Io sono quello che tu mi chiedi d¡ essere.
Il sole era sorto gia' da un po' sulla grande piazza e la gente pian piano riempi' le strade.
-Due sesterzi e portate a casa questa meraviglia.
La catasta girava sotto gli occhi vigili dei magistrati.


@Ripeto è questa la versione che preferisco, con le correzioni che ti ho scritto.La terza versione ha un attacco troppo morbido. Oppure dovresti fare una miscellanea tra questa e la terza parte, ma togliendo la parte "poetica".Salvo


Ciao Smile grazie spero di non aver sbagliato. Ho aggiunto qualcosa e appena completo le ricerche aggiungero' dell'altro per completare i duemila caratteri richiesti, almeno credo di aver capito così.

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Luca Romanello



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Località: Carmagnola - Torino

MessaggioInviato: Gio 14 Ott 2010 17:06    Oggetto: Cita

Spero di non aver fatto una cosa sbagliata spostando il mio incipit sul nuovo thread, per la precisione qui.
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Luca Romanello
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massimovaj



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MessaggioInviato: Gio 03 Mar 2011 13:40    Oggetto: Lo schiavo Cita

1255 caratteri liberi

Il mestiere dello schiavo non l'aveva mai appassionato, anche se gli pareva preferibile essere schiavo che padrone, ma la schiavitù l'aveva convinto di alcuni vantaggi, nascosti sotto le cicatrici lasciate dalle frustate, innegabili e preziosi. Uno schiavo non doveva sopportare l'ipocrisia, che non è necessaria a chi ha tanto potere da potersi permettere, occasionalmente, di essere persino generoso. Lo schiavo non deve decifrare le esigenze delle volontà altrui che, per lui, sono fin troppo dettagliate. Lo schiavo, nel suo essere già morto al destino, teme la morte solo quando ritarda e, oggi, questo schiavo finalmente l'ha veduta arrivare. Ha le spoglie di una nuova padrona, e questo non l'ha deluso; ha gli occhi azzurri del mare dove muoiono le speranze assetate di vendetta, i capelli corvini come gli auguri che la vita dà quando si nasce dal lato sbagliato dell'esistenza. Questo schiavo si è lasciato comprare senza opporre resistenze da lei, che non l'ha neppure degnato di uno sguardo, e se scoprirà di essere stato comprato per la sua forza e la sua bellezza, piangerà, ancora, come ha fatto tutte le altre volte che ha perso la dignità dell'unica cosa di lui ancora libera, alla quale non ha il coraggio di dare un nome per richiamarla a sé.
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