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D I commenti di febbraio


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Autore Messaggio
vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Lun 01 Feb 2010 13:32    Oggetto: D I commenti di febbraio Cita

Ecco il solito spazio a disposizione per i commenti.
Buon lavoro
V.
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Vincenzo Vizzini
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Missi



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MessaggioInviato: Mar 02 Feb 2010 10:46    Oggetto: Dico la mia... Cita

Credo che riscrivere il racconto in TERZA PERSONA SINGOLARE, significhi scegliere un personaggio che racconti l'accaduto, con la sua visione dei fatti, i suoi pensieri, le sue motivazioni ecc. (riprendendo tutto quello che si è scritto nell'esercizio di gennaio) E' lui come protagonista che racconterà la storia così come la vede e la sente... ovvio in terza persona.

Quanto al NARRATORE UNIVERSALE (anche questo è un mio pensiero) lo vedo come un narratore esterno che racconta una storia, come se tutti i personaggi si muovessero nella sua mente, trama compresa.

Ma non ho certezze a riguardo e a questo punto direi che potrebbe essere un buon argomento da approfondire anche nei prossimi numeri della rivista! (suggerimento spassionato) Wink

Missi
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Simonetta Brambilla

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antolusci



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MessaggioInviato: Mar 02 Feb 2010 10:52    Oggetto: Cita

Come ho postato nell'altra discussione con guccio, la penso esattamente come te.
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Antonio Lusci
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Missi



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MessaggioInviato: Mar 02 Feb 2010 12:11    Oggetto: Sì... Cita

ma io intendevo dire che in pratica il narratore universale è l'inventore del tutto e quindi lo scrittore stesso. Chiedo venia se così non è...
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antolusci



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MessaggioInviato: Mar 02 Feb 2010 14:01    Oggetto: Cita

Quoto, infatti. Smile
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Antonio Lusci
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atman71



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MessaggioInviato: Mar 02 Feb 2010 18:33    Oggetto: Cita

Concordo anche io con quanto detto da Missi sulla distinzione tra narratore universale e terza persona singolare.

Il narratore universale è a mio avviso come il narratore onnisciente. Conosce le vicende i pensieri e le emozioni di ogni protagonista della storia.

FORSE (dico FORSE...) potrebbe non necessariamente essere in terza persona.

Faccio degli esempi di come la vedo io, ma sono pronto ad essere bacchettato e corretto da chi ne sa di più...

NARRATORE UNIVERSALE IN TERZA PERSONA: IL NARRATORE E' UN ESTERNO CHE CONOSCE I PENSIERI DEI DUE PERSONAGGI
Carlo salì sull'aereo. Era terrorrizzato e pensava a ciò che lo aspettava. Davanti a lui Lucia era tranquilla. Stava pensando a suo marito e a come avevano passato la sera precedente.

NARRATORE UNIVERSALE IN PRIMA PERSONA...? (SE ESISTE...): E' UNO DEI PERSONAGGI CHE PARLA. RACCONTA IN PRIMA PERSONA, MA CONOSCE ANCHE LE VICENDE DEGLI ALTRI
Salii sull'aereo terrorizzato, pensando a ciò che mi aspettava. Davanti a me Lucia era tranquilla e stava pensando alla sera passata con suo marito.

NARRATORE IN TERZA PERSONA: PUNTO DI VISTA DI UN SOLO PERSONAGGIO
Carlo salì sull'aereo. Era terrorizzato e pensava a ciò che lo aspettava. Davanti a lui Lucia sembrava tranquilla, assorta nei suoi pensieri (QUI IL NARRATORE NON SA A COSA STA PENSANDO LUCIA SE NON E' LEI A DIRLO..)
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vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Ven 05 Feb 2010 18:45    Oggetto: Cita

Tanto per capirci:

Il Narratore Onnisciente può spaziare ovunque all'interno della vicenda, sia come pensieri che come luoghi, rivelando al lettore non solo ciò che accade, ma anche i pensieri, i ricordi, i desideri di tutti i personaggi.

Con la Terza Persona si racconta la storia da punti di vista diversi, ma ogni personaggio lo fa con le limitazioni che ne derivano sia di luogo (io non posso trovarmi contemporaneamente in posti diversi) che di pensiero (io non posso raccontare delle tue impressioni)

Infine il Narratore in Prima Persona non può che raccontare di se e di quello che gli accade. Inoltre sa già come va a finire, a meno che racconti la storia al presente come se si svolgesse mentre la leggiamo.

Approfondiremo sulla WMI
V.
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Vincenzo Vizzini
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Euridice



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MessaggioInviato: Ven 05 Feb 2010 18:54    Oggetto: Cita

Infatti esiste il narratore interno autodiegetico onnisciente Cool che può però a tratti perdere la sua onniscienza (se no che palle!!!) e farci vedere le cose senza anticiparci alcun esito...
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antolusci



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MessaggioInviato: Ven 05 Feb 2010 19:32    Oggetto: Cita

Più esauriente di così.. Grazie! Smile
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Chiara Razzi Di Nunzio



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MessaggioInviato: Sab 06 Feb 2010 08:25    Oggetto: Cita

Quindi narratore universale=narratore onnisciente? Perché io il narratore onnisciente l'ho studiato a scuola, ma del narratore universale non avevo mai sentito parlare!
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vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Sab 06 Feb 2010 12:11    Oggetto: Cita

Letto, approvato e sottoscritto
Ciao Chiara
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Vincenzo Vizzini
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MessaggioInviato: Sab 06 Feb 2010 19:13    Oggetto: Cita

Grazie Vincenzo! Mi servirà Very Happy

sempre... che mi arrivi la rivista...
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Carlo Vicenzi



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MessaggioInviato: Ven 19 Feb 2010 16:40    Oggetto: Cita

Io ho postato direttamente il racconto di febbraio... C'è qualche problema?
Avrei dovuto scrivere anche quello con il narratore onni?


Ultima modifica di Carlo Vicenzi il Sab 20 Feb 2010 16:07, modificato 1 volta in totale
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Carlo Vicenzi



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MessaggioInviato: Sab 20 Feb 2010 16:13    Oggetto: Cita

Non mi ero reso conto di aver sforato di così tanto! Crying or Very sad Devo ammettere che la tua "alleggeritura" mi è piaciuta, e non sembra andare a tagliare pezzi importanti. Devo ancora sistemare il mio eccesso di infodump... Forse ero solo troppo preso dal voler drammaticizzare il tutto. E anche oggi ho imparato qualcosa su me stesso. Grazie Very Happy !
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Carlo Vicenzi



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MessaggioInviato: Lun 22 Feb 2010 11:25    Oggetto: Cita

Molto bene, Paolino. Ho colto il tuo suggerimento, e ho anche tagliato tutto il non necessario, per cercare di rientrare nel limite di battute. Spero che non ne sia riusltato troppo snaturato.
Parlando di enfasi, calcare sulle emozioni lo trovo indispensabile, altrimenti diventa un verbale da riunione di condominio Very Happy ... Immagino di aver esagerato, e dopo molte correzioni, ecco il risultato.
+++++++++++++

Angelo

A bordo dell’aereo che lo aveva portato lì, Giorgio si sentiva ammantato da un alone di speranza, come fosse un angelo, arrivato per alleviare le sofferenze di un popolo in ginocchio. Magari un chirurgo in più non avrebbero fatto la differenza, ma per alcuni sarebbe stato sufficiente.
Ma quando arrivò, capì che non era come si aspettava.
Il primo giorno, aveva lottato con ogni mezzo per salvare il salvabile: le gambe di un ragazzino, la vita di un uomo, il braccio di una vecchia… Aveva commesso l’errore di sopravvalutarsi: le sue energie cominciarono a calare prima di mezzogiorno. La notte non riuscì a dormire, anche se era stanco come non si era mai sentito. Alle orecchie gli arrivava il pianto dei moribondi e la disperazione prese a graffiargli lo stomaco.
Il secondo giorno vide morire la speranza, insieme ai pazienti. Prima di sera, entrò nel grande ospedale da campo. Camminò fra i lettini, fra i corpi martoriati. Pochi si salvavano. Troppo pochi.
Il terzo giorno lavorò senza fermarsi, perché se lo avesse fatto, anche per un secondo, sarebbe scoppiato a piangere in un angolo.
Il quarto giorno, immerso in quell’inferno, sentì di aver fallito. Per ogni arto salvato, ne amputava due. Per ogni persona che viveva, tre morivano. Il sole aveva lasciato spazio alla sera, e Giorgio si trovava a fissare gli occhi di un ragazzo le cui gambe erano spezzate in più punti, e l’osso usciva dalla carne. Vide la disperazione, l’assenza di un futuro. Il chirurgo stava lavorando per sanare le ferite, ma quegli occhi fecero scattare in lui qualcosa. Non poteva farcela. Prese una siringa, la riempì con una dose di morfina troppo alta, e la iniettò nelle vene del poveretto. Quando il battito sparì, Giorgio si trovò a sorridere.
Il quinto giorno, sapeva cosa era venuto a fare. Avrebbe salvato il futuro di chi ne aveva uno, e interrotto l’agonia dei moribondi. Forse laggiù non c’era bisogno di altri angeli della morte, ma solo di uno che sapesse fare il proprio lavoro.
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