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Dicembre l'esercizio


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Autore Messaggio
vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Dom 06 Dic 2009 14:26    Oggetto: Dicembre l'esercizio Cita

Mi rimangio quello che ho detto a novembre a proposito di fiacca. Complimenti e pensiamo a dicembre.
Natale, regali, cene luculliane...partiamo da questo e con 2000 battute proviamo a raccontare una cena di Natale, una cena che può essere l'inizio di un amore o l'esplosione di collera verso una suocera impicciona oppure una cena ricca di avanzi. Fate voi e auguri.
_________________
Vincenzo Vizzini
vicedirettore Writers Magazine Italia
curatore della collana Delos Crime
www.vincenzo-vizzini.it
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Claudio Costa



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MessaggioInviato: Gio 10 Dic 2009 11:43    Oggetto: Cita

Indovina se vengo a cena

Il mondo gira.
Dwin-dwin-dwin-singing into bar…Ventesima chiamata persa.
Bip, bip! Bustina sul display: dove sei?
Appoggio il cellulare sul sedile del morto. Il sedile accanto a me col più alto tasso di decessi.
Sbuffo. Vorrei morire io… Se potessi.
Sterzo il volante e cambio. Accelero uscendo dalla curva, i pneumatici stridono.
Sono arrivato. Parcheggio. Scendo, barcollo, ma apro il cancello e infilo l’ascensore, picchiando una tempia sulla porta scorrevole.
Pigio un numero. Scruto l’immagine distorta nello specchio. Non sono più io.
Tump! Un passo dopo l’altro sul pianerottolo e suono un campanello.
─ Ommadonna! Entra! Ma ti senti bene? Siedi.
Bofonchio un ciao a Mara e mi sbraco. Forse ho sbagliato qualcosa. Ruoto il capo da destra a sinistra. Che bella famigliola riunita: Nonno, nonna ed Enzo. Accarezzo Lucilla e sorrido a Beatrice: dolci bambine tutte seriose.
─ Buon Natale! ─ auguro, biascicando.
Enzo mi lancia un’occhiataccia.
─ Buon Natale! ─ risponde sarcastico il nonno, alzando un calice di rosso.
Cerco un bicchiere e ne trovo uno vuoto. Be’, bottiglia di Gutturnio riempilo rapido.
Le parole magiche non funzionano: Enzo versa dell’acqua minerale.
─ Arrugginisco! ─ dico.
─ Vuoi mangiare? ─ domanda Mara.
─ Uh! Buoni, gli spaghetti allo scoglio! ─ esclamo, sbavando.
─ Fagli un po’ di caffè ─ ordina Enzo.
Driin, driin: nuovo scampanellio.
Mara spalanca la porta.
─ È qui? ─ spara a testa bassa mia moglie.
─ Sì, deve aver sbagliato piano.
─ Non è la prima volta.
Lucilla e Beatrice, s’accorgono che mia figlia accompagna la mamma. ─ Silvia!
Bambine felici, innocenti nella situazione, le prendono la mano, invitandola dentro a giocare.
Un passo vergognoso dietro l’altro, mia moglie s’accomoda. ─ Scusateci.
─ Non ti preoccupare. Aggiungiamo due sedie a tavola ─ sorride Enzo, poi sposta il dito minaccioso su di me ─ e tu, prima, ti bevi l’intera moka da sei!
Sono agghiacciato, ma obbedisco rassegnato.
Cin! ─ Buon natale! ─ brindano i nonni, scambiandosi un tenero bacio.
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Claudio Costa
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Giulio Ugge



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MessaggioInviato: Gio 10 Dic 2009 12:30    Oggetto: Natale al Fast Food Cita

Natale al Fast Food

Questa sera siamo solo in tre a lavorare al fast food: io alla cassa, Max e Karima in cucina. E’ Natale e per qualche assurdo motivo noto solo ai geni del marketing (che sicuramente sono a casa a festeggiare, loro), il locale rimane aperto. Mai sprecare la chance di guadagnare anche un solo euro. Non fossimo già abbastanza incazzati per essere qui, dobbiamo pure tenerci sulla testa questi ridicoli cappellini da Babbo Natale ed esibire sorrisini forzati a qualunque disgraziato sia così sfigato da passare un cenone a base di hamburger e coca.

Il locale è quasi deserto, tranne per la ragazza seduta in fondo. E’ entrata un paio d’ore fa e non ha mai ordinato nulla. Stretta nel suo maglione sdrucito, se ne sta lì a guardare fuori dalla vetrata gli ultimi incazzatissimi cercatori di regali correre pericolosamente su marciapiedi fradici di neve grigia.

Ogni tanto osserva il menù sopra la cassa con aria sconsolata, per poi perdersi di nuovo in quel triste acquario umano. E’ carina. Un po’ trasandata forse, ma non male. Ha lunghi capelli color miele e due begli occhi chiari che sembrano non aver mai sorriso al mondo. Credo sia straniera, forse dell’est. Ha l’espressione triste di chi aspetta qualcuno che non verrà mai. Babbo Natale ? Chissà.

La vedo estrarre dalle tasche alcune monetine, ricontrollare i prezzi esposti e rimetterle via nervosamente. Si passa una manica sul viso ma non riesce a nascondere una lacrima furtiva. Forse ho capito.

Riempio un vassoio con un Super Menù, così abbondante da finire spesso gettato via da chi non sa cosa sia veramente la fame. Glielo porto col sorriso più autentico che riesca a sfoggiare. Soffoco un “Buon Natale” per pietà.

Sorride e piange, occhi bassi e gote rosse di vergogna o di felicità. Divora tutto in pochi minuti. Poi si alza, mi accarezza una guancia ed esce di corsa per sparire come un fantasma nella notte.

Penso al cenone di casa, ai cenoni di tutte le case, e mi passa l’appetito.


Ultima modifica di Giulio Ugge il Gio 10 Dic 2009 17:33, modificato 1 volta in totale
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Laura Poletti



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MessaggioInviato: Gio 10 Dic 2009 16:53    Oggetto: Cita

In ritardo per cena

La padrona di casa si era sistemata il grembiule decorato con gli orsetti natalizi, regalo dei suoi nipotini, e aveva controllato per l’ennesima volta la tavola apparecchiata in salotto: i piatti del servizio buono erano allineati sulla tovaglia rossa, gli antipasti e gli stuzzichini aspettavano gli ospiti, facendo mostra del lungo lavoro di preparazione che stava dietro a quella che doveva essere una semplice cena in famiglia. Anche le candele erano accese da un bel pezzo, e qualche goccia di cera rossa minacciava di imbrattare la tovaglia sottostante. Non c’era più nulla da fare, salvo aspettare.
- E’ inutile che ti arrabbi mamma, due minuti e papà arriva.
Il primogenito, il figlio maschio che riusciva sempre a essere comprensivo con suo padre, e a imputare tutte le sue bizze all’avanzare dell’età e alla noia che derivava dal precoce pensionamento. Poteva anche essere, e poteva anche andare bene per il resto dell’anno, ma la stessa storia che si ripeteva ogni Natale da più da quando erano sposati era riuscita a vincere tutta la sua pazienza di moglie.
- Lo sai che lo fa per i bambini, lo faceva già per me e Carla, e ci divertivamo un mondo. Pensa che avevamo anche dato un nome alle sue renne immaginarie, ma non riesco a ricordarmi quale.
Lei si era limitata ad annuire: non era mai riuscita a capire questa strana mania di travestirsi da Babbo Natale, sapeva solo che lo faceva arrivare tardi per la cena della vigilia.

- Nonno la più grande si chiama Duca, vero? Posso dirlo a papà?
- Diglielo pure, scommetto che non se lo ricorda.
Il bambino aveva il naso rosso per il freddo, mentre il nonno controllava che sul maglione del piccolo non fosse rimasta traccia del pelame chiaro degli animali: tolse i residui più evidenti, sperando che fossero tutti troppo impegnati per accorgersi di quelli che erano rimasti. Guardò per un attimo il cielo, prima di seguire il nipote in casa: una notte stellata, ottima per volare.
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Laura

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saimon



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MessaggioInviato: Gio 10 Dic 2009 23:27    Oggetto: Natale imperfetto Cita

Siamo tutti riuniti nell’enorme sala da pranzo della casa di campagna. La collezione di Babbi Natale rispolverata ogni anno da mia madre troneggia fra candele oblunghe, renne di cartapesta e angeli fluttuanti. Tre finestre si aprono sull’aia illuminata a festa. Calice in mano, gli altri guardano con occhi lieti il presepe con le statuette giganti che sembrano animarsi. Io affondo il naso nel rosso rubino del mio Cabernet.
-Annamaria! E’ già il terzo bicchiere, datti un contegno.
La mamma, al solito, riesce a farmi sentire inadeguata, fuori posto sempre e ovunque. Anche a quarant’anni.
Mia cognata, in tubino nero Prada, ha un sorrisetto di compassione. Lei e mio fratello Aldo sono perfetti, eleganti e felici. E i loro figli anche. I miei, due selvaggi. Lorenzo è impegnato a infilarsi l’indice nel naso e Lapo sta schiacciando una fetta di prosciutto sul vetro della finestra, accanto a una candela alla vaniglia dalla forma inquietante.
Ci sediamo.
- Che cosa hai fatto ai capelli? Aldo mi fissa, garbatamente schifato.
- Li ho tagliati. Lapo aveva preso i pidocchi e.., dico toccandomi la testa.
- Non credo interessino a nessuno i dettagli, fa lui, rigido in uno dei suoi tristi maglioncini.
Mia madre mi fissa con occhi spiritati, anche stavolta ha esagerato con il botox.
- Certo che ridotta così non lo troverai mai un uomo.
A ogni riunione conviviale mi ricorda che sono sola da tre anni, da quando mio marito è scappato con il suo personal trainer.
- Non è vero, fa Lorenzo, mamma ce l’ha eccome un fidanzato! Ed è giooovane!
- E chi sarebbe? Il patriarca apre la bocca per la prima volta, con sguardo che vorrebbe essere minaccioso ma è solo rassegnato.
Ingoio un tortellino senza masticarlo, torturo il segnaposto a forma di stellina dorata, dico sottovoce: - Il panaio.
-Chi? - Mamma fa cadere la forchetta – e quanto giovane?
- Quello che impasta il pane, dico, mentre con le mani mimo il gesto.
Prendo coraggio: - Ha ventitré anni, parla poco, scopa da dio. E ora è di questo che ho bisogno.
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Chiara Razzi Di Nunzio



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MessaggioInviato: Ven 11 Dic 2009 09:51    Oggetto: Natale ai tropici Cita

Natale ai tropici


Diego strizza gli occhi. Una goccia di sudore scivola lungo la tempia. La carne infetta si apre sotto il bisturi.
Nadia, l’infermiera, agita la mano sul taglio per scacciare una mosca. La paziente mugola: l’anestetico è finito, i rifornimenti non arriveranno prima di due settimane.
Diego cede il posto a Nadia, che benda la ferita con pochi giri di garza, il minimo indispensabile. Sotto la mascherina verde, lui sorride: gli torna in mente la prima volta che hanno lavorato insieme.

Nadia era appena arrivata dall’Italia, l’inchiostro ancora fresco sull’attestato di laurea. Portava lo smalto rosa e gli orecchini di perle. Sembrava una ragazzina viziata pronta a lamentarsi del caldo, del fetore e del troppo lavoro.
Ma non si lamentò. Neanche quando le toccò immobilizzare il suo primo paziente, un bimbo di sette anni, che si dimenava per il dolore.
Alla fine Diego si tolse i guanti insanguinati e le disse di bendare la ferita. Come se niente fosse, lei aprì due confezioni di garze.
– È impazzita? – urlò lui. – Deve usare mezza confezione, non di più.
– Ma… non basta. E poi una confezione aperta non è più sterile, non si può utilizzare.
– Qui non siamo in Italia, ragazzina.
– Un motivo in più per curare l’igiene! – Lei tremava di rabbia; gli orecchini dondolavano.
Diego si trattenne a fatica dal tirarle uno schiaffo.
– Le vede quelle garze lì? Non ne abbiamo altre. E mancano dieci giorni al prossimo rifornimento.
Nadia diventò bianca come le perle che indossava.

– Che c’è? – chiede Nadia, mentre lui si sfila il camice.
– Ripensavo alla nostra prima operazione.
Nadia sorride e si sfiora i lobi delle orecchie. I fori si sono richiusi anni fa.
Non porta più gioielli: li ha venduti per comprare garze, anestetico, disinfettante.
– Ero così stupida!
– E io ero un cafone!
Entrano nella tenda che funge da sala mensa.
Accanto alla solita scatoletta di tonno e al solito piatto di legumi, c’è un torrone che arriva dall’Italia.
– Buon Natale – dice la fisioterapista, tagliandone un pezzo per Diego e uno per Nadia.
– Buon Natale – rispondono i due, tenendosi per mano.
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paolino66



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Località: Firenze

MessaggioInviato: Ven 11 Dic 2009 10:41    Oggetto: Cita

Frecciarossa

Il treno frenò al massimo e si fermò in aperta campagna con uno strattone. I viaggiatori speravano in una breve sosta, ma dopo mezz'ora iniziarono a preoccuparsi:
– Ma quando riparte questo treno?
– Sarà anche rossa, ma Freccia non pare proprio.
– Uffa, proprio il giorno di Natale!
– E non si preoccupano nemmeno di avvertirci.
Si consolarono, forse, con il tramonto che stava tingendo l'orizzonte.

Alle sette erano ancora lì. Gli adulti avevano esaurito libri, giornali e riviste, i bambini non ne potevano più dell'ennesimo match alla playstation. Uno di loro si lamentava:
– Mamma, ho fame! Mi dai un biscottino?
– Va bene, Lorenzo – Tirò fuori un pacco di biscotti e ne offrì anche alla famigliola seduta dall'altro lato del corridoio: i genitori e un bambino.
– Grazie – disse la madre. – Anche noi abbiamo fame. Ormai la cena dai nonni è saltata. Anche a ripartire subito, prima delle dieci non siamo a Milano.
– A chi lo dite – rispose la madre di Lorenzo, – noi siamo a cena da sua sorella – indicando il marito seduto di fronte. Quest'ultimo ebbe un'idea:
– Facciamola qui la cena di Natale.
– Con cosa, Marco?
– Con quello che c'è. Vediamo.
E fecero un piccolo inventario: i biscotti, dell'ottima salsiccia umbra e una bottiglietta d'acqua. Gli altri tirarono fuori un sacchettone di taralli, un'altra bottiglia di acqua e dei bicchieri. Marco si alzò e annunciò ad alta voce nel vagone:
– Volete cenare con noi? Avete qualcosa da mangiare?
– No, grazie – risposero sorridendo i sette, otto viaggiatori seduti lì intorno. Un signore seduto in fondo alla vettura tirò giù dal portapacchi una valigia, frugò dentro, poi si avvicinò con una bottiglia.
– Io ho questo.
– Ottimo! Abbiamo anche lo spumante! – esclamò Marco. E vi fu un breve giro di presentazioni.
Mangiarono con gusto. I biscotti sostituirono il panettone e non mancò il botto augurale dello spumante. Riempirono i bicchieri e brindarono.
– Buon Natale! – risuonò nella vettura.
Poco dopo il treno si mosse.
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Paolo Costantini
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Cristiana Bartolini



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MessaggioInviato: Ven 11 Dic 2009 15:02    Oggetto: Cita

Ciao e Buon Natale a tutti!

PRESEPE VIVENTE

- Cosa ci fai laggiù? – chiese la palla rossa con la renna alla capanna, dato che gli altri addobbi non volevano parlare. – Non vedi che rovini il panorama? Sei tanto rozza che sembri tagliata con l’accetta, non luccichi, non scintilli. La festa siamo noi! Guarda come ammirano le luci, le ghirlande e i regali. Renditi conto che sei un tantino fuori moda e se proprio vuoi saperlo, quel muschio che hai lì sopra al tetto da quassù sa anche un po’ di muffa. -
-Che cosa devo dirti – rispose la capanna – è da duemila anni che mi fanno in questo modo, un motivo ci sarà. Anche se a essere sinceri, la gente mi guarda sempre meno. -
Stavano ancora discutendo quando la pendola iniziò a battere i dodici rintocchi. Una bambina si avvicinò portando qualcosa nel palmo delle mani, da come lo teneva sembrava l’oggetto più prezioso. “Di certo è un altro addobbo”, pensò la palla rossa. Invece lo depose dentro la capanna e subito ci fu un bagliore così grande che al paragone l’albero sembrava diventato più fioco di un lumino e la palla, da rossa che era, si fece fucsia per l’invidia e la vergogna.

- E che cos’era, nonno? – chiese Giulia, rapita nell’ascolto.
- Quello che hai in mano adesso: provaci anche tu. –
Giulia lo depose in mezzo al bue e all’asinello, e il sorriso del pupo biondo nella mangiatoia era dolcissimo.
- Non è successo nulla! –
- Ne sei sicura? Guarda meglio. -
La mamma passando le fece una carezza: - Nessuna decorazione è bella come questa, Giulia – disse col volto che splendeva sul piccolo fardello che portava tra le braccia – anche quest’anno nel Presepio mettiamo un bimbo vero. -

Poi si riunirono attorno al grande tavolo imbandito: i genitori, i nonni, Giulia e gli altri otto fratellini.

(*edit 12/12/09: avevo dimenticato la cena)
_________________
Sito web di Umber & Cromantica: http://umberecromantica.tk/

Fan page su FB: https://www.facebook.com/UmberCromantica/?fref=ts


Ultima modifica di Cristiana Bartolini il Sab 12 Dic 2009 09:27, modificato 1 volta in totale
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Luciano86



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MessaggioInviato: Sab 12 Dic 2009 01:49    Oggetto: Tutta da mangiare Cita

Tutta da mangiare

I preparativi per la cena sono stati estenuanti, ma il risultato impagabile. Tutti a complimentarsi e lo credo bene! La tavola, lunghissima, è uno spettacolo di peripezie culinarie.
Io ho atteso un po’ di là prima di trovare posto. Ero nervosissima. E adesso che Lui è a un metro scarso di distanza mi sento anche peggio: si vede che sono stracotta...
Sembra persino diverso stasera. Col maglione, quell’ombra di barba e il sorriso affabile, immerso in nuvole di fumo e parole, è più affascinante del solito.

Oggi, mentre le altre impastavano, ho sentito quella chiacchierona della Penelope definirlo poco affidabile. Avrei voluto capirne di più, ma non ho osato intromettermi, essendo nuova. Non volevo destare sospetti.
Nel pomeriggio, però, quando ci siamo incrociati per la prima volta, in cucina solo io e Lui, ho avuto l’impressione di essergli subito piaciuta. Sì, sono convinta che gli interessino quelle come me. Giurerei anche di avergli sentito bisbigliare a Dino che se sua moglie non gli stesse col fiato sul collo, quasi quasi…
Alla fine si è limitato a rubarmi un candito dagli ingredienti, sorridendo. Ma in quell’attimo è come se avesse preso una parte di me, non posso farci niente.

Ora sta lì, all’altro capo del tavolo, che mi guarda attratto dalle mie forme generose, se così si possono definire. Eppure, benché cerchi di crederci, anche questo piccolo miracolo natalizio è destinato a finire. Non sceglierebbe mai me. Non apertamente.
Colpa del diabete, si giustificherebbe lui. Perché io, cassata, sono troppo morbida, troppo piena, troppo dolce. Semplicemente troppo.
Si gusti una di quelle insignificanti paste secche, allora!

Anche questo Natale, ahimè, finirò addentata da qualche ingordo che non sa apprezzarmi. Sarò lusingata in pubblico e amata in segreto, perché darmi un morso d’amore sincero, sarebbe sconveniente in certe occasioni. Mi chiedo solo che colpa ci sia nell’essere nate abbondanti…

Luciano Dell'Aglio
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Erania Pinnera



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MessaggioInviato: Sab 12 Dic 2009 15:00    Oggetto: Cita

È sempre il solito Natale.

Non era male, quel piccolo albero comprato in offerta al supermercato; troneggiava fiero sulla credenza, con i fiocchetti rossi bordati d’oro.
La gatta gustava la sua cena della vigilia: una ciotola doppia di candido latte.
Alviero aveva apparecchiato la tavola in maniera semplice: una tovaglia verde, piatti giornalieri, posate usurate dal tempo, una ciotola di purea di patate e salse varie per condire la carne. Il tacchino cucinava ancora nel forno: non era molto grande, ma sarebbe bastato per tutti i commensali.
Alviero spense la radio, e sprofondò nel silenzio, quel silenzio che gli era divenuto caro, quasi amico; aveva lottato contro di lui, ma era sempre stata una battaglia impari, e si era arreso a mani basse, imparando a conviverci, e ad amarlo.

Nella semi oscurità del soggiorno, illuminato sparutamente, l’aria sembrava fluttuare come le fiammelle delle poche candele natalizie.
All’angolo, davanti alla finestra, vi era un tavolino tondo in frassino. Alviero prese il whisky sulla mensola, e ne riversò due dita in un bicchiere. Lo girò lentamente, cercando di coglierne i riflessi paglierini, quindi lo appoggiò davanti ad una foto ingiallita, incorniciata, posta al centro del piccolo tavolo; i suoi occhi blu la guardavano intensamente.
Poi prese una bottiglia d’acqua, riempì un altro bicchiere e lo alzò verso la foto.
- Buon Natale, cara. -

Oltre la finestra, alcuni bambini saltellavano gioiosi lungo la strada. Se avesse lasciato entrare un po’ d’aria dall’esterno, avrebbe potuto sentire il profumo degli arrosti, delle torte di mele e dei biscotti al burro dei vicini, le cui case splendevano, colorate, nella notte. Aggiustò il centrino posto sotto il portafoto, e corse a spegnere il forno.

Alviero appoggiò con brio il tacchino sul tavolo; accarezzò i suoi capelli bianchi, poi riempì il proprio bicchiere, quello di sua moglie Emma e quelli di Greta e di Bernardo, i figli smemorati.
Consumò il pranzo modestamente, evitando di raschiare le stoviglie sul piatto quando tagliava la carne: quel rumore stridente lo innervosiva, e avrebbe infastidito anche Emma.
Sbucciò due mandarini, e diede uno spicchio alla gatta.
Il panettone non era stato ancora tagliato a fette, ma che importava? Tanto a lui non piacevano i canditi.
Nessuno sparecchiò la tavola.

La gatta bussò ritmicamente sull’uscio, e la porta le fu aperta: forse andava a festeggiare con gli amici randagi.
Alviero si adagiò sulla sedia a dondolo, davanti all’altra finestra della sala: aprì le spartane tende, e guardò fuori. Era bello lasciarsi andare alle onde tenere, continue e morbide della sedia.
La foto sul tavolino, a qualche metro da lui, sembrava lontana.
Il telefono non squillò neanche quella sera; non squillava mai.
Fuori iniziò a nevicare.
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Stefano Conti



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MessaggioInviato: Lun 14 Dic 2009 11:53    Oggetto: Cita

Imbucato

A vederlo in piedi sulla sedia mentre fa roteare sopra la testa la giacca del suo Armani al ritmo del Ballo di Simone, non gli si darebbe una lira. Eppure l’Ingegner Colleoni detto “Lo Squalo”, il Senior Manager responsabile della Business Unit Information Technology della Cosmonext S.p.A., è in genere rispettato e temuto da tutti. A lui si devono l’implementazione del nuovo sistema gestionale nel tempo record di sedici mesi e ventidue giorni, e gli ultimi quattro licenziamenti di over-cinquantenni scansafatiche sovrapagati.
Questa sera, alla festa di Natale della Cosmonext è visibilmente alticcio e persino Giorgio Tagliabue, stagista del Customer Desk, si permette di dargli del tu e di incitarlo a bere un altro calice di moscato d’Asti, per mandar giù l’ennesima fetta di panettone stantio.
– Alle segretarie di direzione! – urla alzando il bicchiere con un gesto scomposto mentre colpisce con una manata il sontuoso deretano di Silvana Stripponi, la più anziana delle receptionist. Lei scoppia in una risata compiaciuta e civettuola di quelle che non si potrebbe permettere da una decina d’anni. Sulla testa sfoggia un cerchietto rosso da cui spuntano due enormi pale d’alce in peluche.
Pum! Un altro tappo parte e libera un getto di schiuma sulla scollatura della Silvana.
– Auguri! – rispondono in coro i quattrocentotrentasei impiegati, i trentaquattro quadri e gli otto dirigenti presenti.
Bang! Un colpo di pistola parte e libera un getto di sangue sullo sparato della camicia dello Squalo. Una macchia scarlatta a forma di stella cometa appare sul tessuto bianco.
– Auguri! – Rispondono in coro i rimanenti quattrocentotrentasei impiegati, trentaquattro quadri e sette dirigenti.
L’unico che non risponde è il cinquantatreenne neo-disoccupato che tutti conoscono come Osvaldo.
Alla festa di Natale, lui, non era stato invitato.
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Vivere senza leggere è pericoloso: ci si deve accontentare della vita.
(Michel Houellebecq - Piattaforma)
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arconte



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MessaggioInviato: Mar 15 Dic 2009 15:35    Oggetto: Creatura sola Cita

La sera stava scendendo, con passi lievi di ballerina , il freddo racchiuso nella prigionia della neve che copiosa portava il suo silenzio.
Era sola, non sapeva che dire di tutte quelle luci che vedeva da lontano.
Era ancora sopra la collina e si godeva il paesaggio . La Città si estendeva sotto ai suoi piedi scalzi e infreddoliti , ne udiva il vociare e le risa, le preghiere sommesse e la collera, e di tutto cio sorrideva di un sorriso greve e fatale. Era la vita, la vita che conosceva in tutte le sue forme a fare capolino dalle finestre chiuse, come un vino pregiato e inebriante strabocca da un calice colmo.
Mentre si sfregava le mani per affrontare il gelo o per calcolo... vide le stelle in cielo farsi belle e lucenti come adorne di una rinnovata energia.
Il nome pronunciato dal vecchio che viveva per strada 'Natale" le aveva toccato qualcosa nel profondo. Una sensazione nuova, piacevole le era salita lungo la schiena fragile fino alle appendici accarezzate dal vento.
Il vecchio le aveva offerto un goccio di nettare,un liquore caldo e capace di provocare visioni. In quell'istante forse aveva perso la 'grazia" e in seguito le erano passati accanto, maree silenziose e profumate, i lunghi capelli della fanciulla. Solo per un istante,ma un istante così intenso da far impallidire l'eternità.
Era sola, come la Creatura che era.
La neve le si posava sul volto, lunare e biondo di luce.Ripose con cautela ai piedi di un albero gli ultimi baluardi piumati della sua precedente condizione ,ed essi svanirono in breve assorbiti dalla calda terra che si celava al di sotto della coltre bianca.
Guardò per l'ultima volta il cielo e ne venne via con un triste sorriso,poi
posò il primo piede in direzione della Città" carnale" , e seguendo il ricordo di quella marea e di quel profumo si incamminò per celebrare la
sua nuova esistenza .

Buon Natale
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Massimo Monciardini



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MessaggioInviato: Mer 16 Dic 2009 22:27    Oggetto: Ombra e luci Cita

Ombra e luci

Mi piacciono i vetri davvero puliti, così trasparenti che sembrano non esserci.
Senza un alone, una riga, un riflesso, vien voglia di allungare la mano e toccare quello che vedi al di là.
Succede, se sei un’ombra che si nasconde nel gelo della notte e sbirci dentro la finestra.
C’è luce, c’è caldo e soprattutto c’è gente seduta a tavola; una famiglia. Stanno servendo la portata principale, un grosso pollo o un tacchino arrosto, circondato da patate. Appetitoso.
Silenzio, stomaco, non brontolare. Non ci possono sentire, il vetro isola anche dai suoni, ma è ancora tempo di avere pazienza. So che quel poco con cui ti ho nutrito, poche gocce di liquido denso, non basta, ma sai anche tu che il momento giusto per avere la nostra parte sarà alla fine, dopo che avranno mangiato tutto, dopo il dolce.
Fa freddo, ma noi ombre siamo abituate. Io ho un mantello che tiene caldo, scuro come la notte che mi avvolge. Loro, immersi nella luce forte, non mi vedrebbero nemmeno se guardassero fuori.
Nemmeno se cercassero il loro cane, che ormai non mi riscalda più. Ha smesso di muoversi da un po’, è freddo e l’ho abbandonato, rigido contro un albero. Mi ha sporcato le mani, il maledetto, e ho dovuto pulirle nella neve gelida. Non potevo rischiare macchie, anche se sul panno rosso non si sarebbero notate.
Dentro stanno per finire, è il momento dei brindisi e dei canti.
Mi mancano solo gli ultimi dettagli, ora che sono davanti alla porta. Ho lasciato il mantello scuro dietro la siepe, piegato con cura. Lo recupererò più tardi. Ora devo mostrarmi con il costume rosso bordato di pelliccia candida e una barba bianca finta a coprire i miei pelacci neri. Orribile, ma è il mio lasciapassare, che cancellerà la loro diffidenza e aprirà la porta a uno sconosciuto.
Saranno gli stessi bambini a chiedere di farmi entrare.
Poserò il sacco, pieno e pesante, in mezzo alla stanza ed estrarrò la mazza – stasera ho deciso di usare quella, ho voglia di fracassare un po’ di ossa.
Allora toccherà a me festeggiare.
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Massimo Monciardini
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guccio



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MessaggioInviato: Sab 19 Dic 2009 02:37    Oggetto: Cita

La rigirò fra le dita. Sebbene quella foto strappata gli facesse ancora male, gli diede l’idea per cominciare a scrivere lo spot di auguri di Natale della sua rete televisiva. L’ultimo prima di smettere. Protagonista: la foto.

Est. – Giardino con neve – notte

Bella macchina parcheggia vicino a altre, davanti a baita. Da una finestra si intravede aria di festa. Un uomo arriva alla porta e suona.

Int. – Salotto con focolare acceso – notte

Colori ambrati. Vado ad aprire la porta e faccio accomodare l’amico. Su tavola decori, spumanti e posaterie; per ogni posto c’è un pacchetto regalo. I COLLEGHI, in piedi o sul divano, chiacchierano. Piano americano su RENZI.

Est. – Stadio – Giorno

RENZI, cuffie e microfono, esulta per un goal

Int. – Studio – notte

Anna legge una notizia del tg

Int. – Salotto – notte

Anna mangia un’oliva mentre parla al cellulare.
Betty mostra agli amici una foto strappata. Sul retro c’è scritto LAU. Camera su di me triste, seduto. La foto passa di mano in mano.


Annotò: X Betty: casting attrice 25 anni. Serve corona alloro

Lo spot sarebbe terminato col messaggio di auguri in sovraimpressione mentre la telecamera si allontanava lasciando gli amici a gustarsi la cena di Natale.
Tolse gli occhiali e si lasciò piangere.

- - -

Mancava solo una scena. Poi sarebbe arrivato il catering: non aveva detto niente ma avrebbe offerto a tutto lo staff una cena di addio. Diede le ultime disposizioni all'aiuto regista.
- Con la telecamera davanti mi riprendi mentre scarto il regalo e trovo il pezzo di foto. Inquadri la scritta REA sul retro. Quella alle mie spalle inquadra gli amici di fronte a me che si fanno da parte e svelano la presenza della donna.

Scartò il regalo. Era vuoto! Riconobbe la mano di sua figlia che gli allungava il pezzo di foto che mancava dal suo cuore da troppi anni. La girò sul dorso e cominciò a baciarla.



Lo spot avrebbe colto nel segno.

Catering, amici, focolare acceso. Sua figlia. In quella sera di ottobre, visse il suo Natale più bello.
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Anni fa mi bastava uno spicchio di formaggio Grana e duravo tutta la notte.
Adesso, temo proprio che abbiano cambiato ricetta.
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MessaggioInviato: Ven 25 Dic 2009 00:00    Oggetto: Cita

Giovanni

La neve danzava nei globi gialli dei lampioni. Laura osservava le evoluzioni, nel buio oltre la finestra.

Cos’hai? chiese Giovanni riscuotendola dai suoi pensieri.
Nulla rispose con un sorriso pallido.

Il tacchino nel piatto era morbido e saporito. L’aveva cucinato Giovanni; come sempre aveva cucinato.

Giovanni occhi verdi. Giovanni riccioli bruni. Giovanni aspettato tanti anni, dipinto nei sogni e sposato dietro casa.

La cena la illuminavano candele rosse su una ghirlanda di pungitopo. La tovaglia comprata al mercato delle pulci, candida col monogramma di una sposa defunta. Come piaceva a lei, l’aveva trovata lui.

Il bambino era già a letto, dormiva con respiro quieto.

La sera di Natale era per loro. Loro due, come fidanzati, ancora. Per parole morbide da scambiarsi sopra la tavola e sguardi sotto le ciglia.

Cos’hai?
Nulla.

Dopo ci sarebbe stato tempo per l’amore: il bambino era già a letto. S’era addormentato tra le parole di Giovanni.

Giovanni che sussurrava con dolce fermezza. Giovanni che non sbagliava mai e non lo faceva mai pesare. Giovanni che sapeva sempre come fare.

Ci sarebbe stato tempo per l’amore, appassionato come la prima volta. Amore di grida soffocate e mani che stringono. Amore di ansiti e sospiri, di abbracciarsi forte quando è finito, di carezze e baci sulla fronte e dormire sul suo petto.

Cos’hai?
Nulla, guardando i suoi occhi.

Insieme al dolce, profumo di chiodi di garofano. E scambiarsi i regali, come ragazzi. Giovanni l’osservava scartare l’argento e il rosso, braccia incrociate e aspettativa negli occhi.

L’ambra s’accordava dorata con i suoi occhi scuri. Giovanni lo sapeva , comprandola ha pensato alla sua pelle bruna. Ha pensato ai suoi denti bianchi, al suo sorriso meravigliato di bambina.

Giovanni che non scordava mai gli anniversari. Giovanni che portava sempre fiori. Giovanni che ogni giorno è un giorno in più per renderti felice.

Cos’hai?
Nulla.

Nulla, ma non ti amo più.
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E' un lavoro bellissimo.
Ed è veramente utile, perché è bello.
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