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ESERCIZIO NOVEMBRE


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Autore Messaggio
Giulio Ugge



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MessaggioInviato: Mer 18 Nov 2009 15:07    Oggetto: La voce del vento Cita

Non ho quasi chiuso occhio questa notte. Un vento improvviso si è alzato ed una finestra chiusa male ha preso a sbattere ripetutamente. Ora che mi sono alzato a sistemarla ho perso del tutto il sonno e mi sono ritrovato ad occhi sbarrati a pensare al nuovo lavoro che mi aspettava e al passato che ad esso era inesorabilmente legato. Soprattutto, ricordavo il nonno.

Volevo molto bene a mio nonno. Mi ha insegnato lui tutto quello che so sulla natura e sui boschi dove sono cresciuto. Le piante, gli animali, i pericoli e le meraviglie nascoste intorno a noi. Per non parlare delle leggende locali, che mi raccontava prima di andare a dormire. Storie talvolta paurose o piu spesso divertenti. Ma sempre affascinanti. Il Cervo Fantasma, il Mangiarane, il Malòss che rapiva i bambini, la Fosca.

Con un coltellino in mano, poi, nonno era un mago. Era solito scolpire il legno per farmi dei giocattoli forse semplici rispetto alle diavolerie elettroniche di oggi ma che mi facevano divertire un mondo. Ricordo una trottola a cui ero molto affezionato. Un giorno la persi e piansi a dirotto per una settimana.

La lezione più grande che appresi da lui fu che al mondo c'è molto più di quello che possiamo cogliere con gli occhi.

Ricordo che mi parlava spesso della voce del vento. Diceva che se fossi stato molto attento, in certe notti l' avrei sentita sussurrare tra i fruscii degli alberi i nomi dei morti che vagavano per i boschi. Non so più quante volte sono scivolato fuori dalla baita per cercare di ascoltarla, col solo risultato di prendermi un bel raffreddore prima, e le sculacciate dei miei genitori poi.

Poi un giorno lui morì, come tutte le cose di questo mondo, e mi sentii improvvisamente più vuoto.

Comunque, gli devo moltissimo e se da oggi, primo novembre, sono una guardia forestale è tutto merito suo. Credo sarebbe felice di vedere l'uomo che sono diventato. Anzi, ne sono sicuro.

Sulla soglia di casa stamani ho trovato una trottolina di legno.
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delia



Registrato: 07-06-2006 12:48
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MessaggioInviato: Mer 18 Nov 2009 15:41    Oggetto: IL PREZZO DELLO SCHERZETTO Cita

IL PREZZO DELLO SCHERZETTO

La serratura era saltata con un movimento rapido del cacciavite e il Panzone aveva sollevato la saracinesca.
Dentro era freddo come fuori e ci stringemmo nei mantelli. Idioti, non avevamo pensato di mettere i giacconi sotto.
Il Palo e il Gonzo aspettavano sul marciapiede rollandosi una sigaretta.
Ci sistemammo le zucche ed entrammo. Il Bestia aprì il borsone e il Panzone incominciò a scorrere la mano sugli scaffali della videoteca.
Non facemmo neppure selezione. Ripulimmo l'area porno. Il Bestia mi indicò un'altra ala.
- Basta, dai andiamo adesso - gli dissi.
- Sei scemo? Vai di là muoviti - Il Bestia e il Panzone si muovevano rapidi e in un attimo il borsone fu quasi pieno.
- Non ci sta più niente andiamo - pressai.
- Muoviti Pappamolla vai nell'altra sala - il Panzone mi diede una spinta.

Era buio pesto e mi muovevo a fatica. Il lattice del travestimento mi faceva sudare.
Non lo udii proprio arrivare, sto cazzo di zucca e cappello che il Bestia ci aveva fatto mettere.
- Che minchia stai facendo? - lo sentivo urlare ma non vedevo dove fosse. Lasciai le videocassette e d'istinto infilai una mano in tasca.
- Chi cazzo sei? come sei entrato eh? - Continuò. Ora lo vedevo, mi scuoteva le spalle, una bestia d'uomo.
Sentii gli altri all'entrata del negozio: - Dai dai dai via - e poi i motorini. Bastardi.
Un brivido mi percorse mentre scorrevo con le dita il metallo del cacciavite, a cercare l'impugnatura.
Neanche un pensiero, fui molto rapido, l'uomo si accasciò sulle ginocchia e io scattai fuori.

- Bastardi! - Gridai, ma nessuno rispose.

Sono morto la notte dei morti, a quattordici anni.
_________________
Non è perchè le cose sono difficili che non osiamo, ma è perchè non osiamo che sono difficili (Seneca)


Ultima modifica di delia il Gio 19 Nov 2009 10:49, modificato 1 volta in totale
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arconte



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MessaggioInviato: Mer 18 Nov 2009 17:45    Oggetto: Un male più grande (storia di Hellequin) Cita

Respiro.Ascolto ancora per un attimo il suono che giunge dalle stelle in questa notte di novembre. La luna colora il mio volto di riflessi argentei e la luce dei lampioni come sempre mi e' nemica. Non comprendo la luce la sua gaiezza,il suo ronzio persistente mi irrita e mi spinge ancor di più verso l'oscurità.
Sento ridere a qualche isolato da qui , una gioia incomprensibile si leva nella notte. Hellequin mio antico signore mi hai lasciato ancora libero ...
ma la tua libertà e' insieme condanna.Conosci la mia natura e la mia fame, che non si estingue banchettando come gli altri. I suonatori di liuto hanno scritto canzoni e musica in mio nome, ma la sera tornando a casa si sono lavati le mani e purificati con la preghiera che altrimenti non avrebbero mai recitato, finendo il loro giorno singhiozzando tra le braccia delle loro mogli.
E' così ridicolo cio che vedo ora, questo male che si placa al botto dei fuochi d'artificio ,tra le risa beffarde della gente che infrange un antico codice addobbandosi da giullare o incoronandosi con zucche intagliate per celare la propria stoltezza. Striscerò fino a te mentre le ore si fanno labili e l'ebrezza dell'alcol ti renderà vulnerabile alle insidie delle cose che scorgi appena.Poi levandomi come un onda infrangerò il silenzio secolare rendendo nobile questo mio gesto. Il gesto più abbietto...
e finalmente le vedro ancora navigare la notte su arbusti di saggina,dai capelli corvini o di fuoco accesi ,soddisfatte ed ingorde di un male più grande.
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mjolneer



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Località: Tivoli

MessaggioInviato: Ven 20 Nov 2009 16:03    Oggetto: Cita

Ombre



L’ombra scivolò furtiva nei vicoli ammantati di notte, accarezzando l’aria bagnata fino a diventare tutt’uno con nebbia e tenebre.
La mummia cercava di tenere il passo, ma lui, il vampiro, fluttuava veloce verso la preda.
Vicino al cancello dell’ingegner Rossi, la mummia lo implorò di aspettare, ma il vampiro non attese.
Davanti alla porta, sfilò una mano dal mantello. Un istante dopo un proiettile gli bruciò la tempia; la parola scherzetto morì sulle sue labbra distorte.
Fu la prontezza della mummia a salvare Gino: chiamò il 118 col cellulare, mentre Rossi restava in piedi, inebetito davanti alla figura nera e rossa sul selciato.
L’intervento durò a lungo ma i medici ebbero ragione della ferita. Il non morto venne restituito alla vita.
Pure il processo durò a lungo, ma la giustizia fece il suo corso: l’ingegnere dormì tranquillo per il resto dei suoi giorni.

Otto anni dopo, in una notte gemella di quella che vide l’ascesa e la repentina caduta di Gino, un nuovo vampiro si aggira per i vicoli, saturi d’ombre e nebbia.
Lapo Rossi, figlio di quel Rossi, avanza avvolto nel mantello nero. Giunge davanti a una casa al piano terra, con le imposte chiuse, tranne una.
Lapo si ferma, e si avvicina per sbirciare ma oltre il vetro c’è solo buio.
La donna sulla porta sbianca in viso.
- Mi scusi, non volevo spaventarla - dice Lapo, mentendo sotto la faccia del mostro.
- Vieni - replica la donna in un filo di voce.
Da un cassetto prende una busta di caramelle.
- Grazie signora.
- Di nulla - risponde lei stanca, accompagnandolo.
Appena fuori, Lapo nota che la finestra ora è rischiarata da una luce fioca. Posa la borsa a terra e si avvicina.
Due secondi, e il vampiro fugge a gambe levate.
A pochi centimetri dal vetro, Gino osserva il vicolo.
La bava gli cola dalla bocca, contorta da ghigni che vorrebbero essere sorrisi, mentre fissa la macchia scura in terra.
Sua madre gli asciuga il mento e lo porta via.
La luce si spegne.
L’ombra torna padrona del vicolo, e della borsa piena di caramelle e di nebbia.
_________________
C'era una volta un re, il mio nuovo libro per ragazzi
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alberto sodani



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Località: Roma

MessaggioInviato: Dom 22 Nov 2009 23:00    Oggetto: Cita

Very Happy Avevo sbagliato post, scusate


    Abel non ha paura
    di Alberto Sodani


    È entrata, la zucca. Cioè la testa. Nella zucca. Il fantasmino è troppo yankee per papà. E per il Talmud. Oggi la fattoria è piena come un uovo d’anatra selvatica, è dalla mattina che i fratelli preparano la festa con la mamma. Verranno tutti. Danny no; ha il morbillo; l’unico di sette anni come lui. Pazienza.
    La zucca. Ha sbagliato a tagliarla. Cioè il buco grande. Sotto e non sopra. – Quella è tua – gli ha sorriso Leonard; somiglia alla mamma. Lei è più bella. Ma Leo gli spiega la vita. È grande, lui.
    Vanno a caccia la domenica. Aspettando l’alba. Nella palude di canne e zanzare. Troppe qui al sud, dice Leo. Andrebbe via, lui. Ma non ha fidanzata: senza di lei e una decappottabile non scapperà.
    Si guarda allo specchio, ride. Scende in cucina, l’odore che indossa gli piace. – Dolcetto o scherzetto?
    – Abel, tesoro, che paura… Tieni. Ora aiuta papà per le danze. Dopo farà i fuochi…
    Gli manca, Danny, con i suoi giochi. Sale sul loro albero sopra il muro di cinta: le zucche sono sui bordi come lampioni. Ci sono luci nel fienile, a est: Leo e la sua banda. Lì si beve. Papà sa. E non sa.
    Sposta un ramo, stacca le mani al battito d’ali di un gufo. Cade, si aggrappa scivola, si incastra in una fenditura del vecchio muro. Gira la testa. La zucca a fianco illumina la sua. Vede il fienile.

    Sente la paglia sulla guancia, Leonard. E vede gambe. In jeans. E nude. In stivaletti a frange. E un cerchione dai raggi cromati.
    – Non lo tieni eh, mammoletta?
    – Hai altro gin?
    – Questo è parlare: tirati su. Ci divertiamo. Cosa scoppia di là?
    – Mio padre. Adora sparare.
    – Anche a te piace sparare. Il top nella contea, dicono.
    – Balle.
    – Com’è la mia Corvette del ’61?
    – È fantastica. Rossa e bianca, i vetri azzurri…
    – Ecco la mia carabina. Centra le zucche sul muro laggiù e ti lascio la macchina per un’ora. Falle fuori tutte e ti fa compagnia Sally. Vero tesoro?
    Lei afferra l’arma, la porge a Leonard e gli strofina lenta la patta. Mastica un chewing gum che esplode. Gli guarda i pantaloni soddisfatta.
    Oh, ti piaccio, cow boy…
    – Leonard, quella spenta all’ultimo. Sally non è un regalo.

    Ancora due. Il dito trema. Quella zucca ha qualcosa di familiare. Ma cosa, perdio? Spara all’altra, e gronda. I tagli, la forma che hanno...

    La zucca a suo fianco si apre. E i colori in cielo, bellissimi.
    Aspetta Leo. Come sempre. Lo aiuterà.
    Abel non ha paura.

_________________
Alberto Sodani

detto il paratattico, (da qualche parte, qui nel forum)
fatti non foste a viver come bruti...
Festina lente...
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Lucky Luke



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MessaggioInviato: Lun 23 Nov 2009 00:29    Oggetto: Cita

“Dolcetto o scherzetto!”
Aprì Cappuccetto Rosso. Capelli neri, corvini e lucidi. Guance rosse, di panna e fragole. Occhi color carta da zucchero.
Occhi di suo padre.
In quell’istante si sentì un idiota, vestito da fantasma con un lenzuolo addosso, ad accompagnare un gruppo di sbraitanti bambini mascherati. Era l’atto di un uomo che avrebbe fatto di tutto per vedere sua figlia.
Era cresciuta dall’ultima volta che l’aveva vista, all’uscita della scuola. Forse di una spanna.
Era il Natale scorso e aveva pagato un Babbo Natale per poter prendere il suo posto. Tutto il freddo di quel pomeriggio svanì appena la intravide. Sua figlia era tutto.
Cappuccetto Rosso, adesso, aveva un cesto fra le braccia, pieno di leccornie, che porse ai bambini. Mani avide lo svuotarono, escluso il fantasma, che non riuscì a fare altro che starsene lì immobile.
“Fai attenzione al Lupo Cattivo!” esclamò uno dei ragazzi più audaci.
“Ah, non ti preoccupare. So come fare. Ci abito insieme…”
Sua madre era all’interno della casa al telefono. Poteva vederla parlare. Elegante e curata, era ancora una bella donna.
Che bella bocca che aveva.
E che bei denti.
Meglio per convincere i giudici chi fosse il genitore più adatto tra i due.
Cosicché ora lui non poteva avvicinarsi a loro. A sua figlia. Un lupo vestito da agnello.
I ragazzini risero anche se non capirono il vero senso delle sue parole.
“Forse ti salverà il Cacciatore!” urlò un altro. Per loro la timidezza scompariva dietro una maschera.
“Sono sicura di sì. Quando potrà…” Cappuccetto Rosso rise, stando al gioco dei bambini.
Sorrise a tutti, perfino all’accompagnatore.
Poi gli fece l’occhiolino.
Per il resto della serata, pensava davvero di essere diventato un fantasma, tanto che i suoi piedi leggeri non toccavano più per terra.
---------------------------------
By Lucy Lenzi

PS. Sono nuova. Abbiate pietà!
_________________
Perhaps, after all, this world is made of dreams,
and an old man had merely found the words for them.
Inkdeath by Cornelia Funke
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_eMMe_



Registrato: 09-09-2009 16:29
Messaggi: 813

MessaggioInviato: Lun 23 Nov 2009 18:43    Oggetto: Cita

Riposto con qualche correzione... fatemi sapere come vi pare.


Una festa insulsa

Non dovevo venire. Sola, a casa, sarei stata da cani, ma qui è peggio.
Parlano, ridono, bevono, c’è chi balla.
Io mi sento un’estranea. A volte, uno sguardo mi si posa sul viso e penso che, almeno lui, mi rivolgerà la parola. Ma, ogni volta, lo sguardo scivola via.
Vorrei pensare che non mi riconoscano, dietro alla maschera, ma so che mi riconoscono fin troppo bene.
Mi trovano imbarazzante. Avrei dovuto ritirarmi in buon ordine, sparire.
Non ho ceduto, sono venuta lo stesso e me la fanno pagare.
Che stupida! Credevo che, se avessi incrociato il suo sguardo, mi sarei ricordata che sono io, quella che ama.
Sarebbe valsa la pena sopportare questa festa insulsa, questi esaltati vestiti da vampiri e fantasmi, se mi avesse concesso un’occhiata complice.
Invece mi ignora.
Ogni tanto si china e abbraccia quella.
Voglio solo che la serata finisca, tornare a cancellare tutto nella nebbia in cui sprofondo appena sono sola.
Mi trattengono l’orgoglio e la speranza di riuscire a ottenere una minuscola conferma dei suoi sentimenti.

Ormai è mezzanotte. Cosa spero di ottenere?
E all’improvviso si volta e mi vede. Mi guarda dritto negli occhi.
Vorrei abbassare lo sguardo, nascondere il mio cuore, ma sono di vetro: è lui a distoglierlo per primo.
Quella è lì. “Cos’hai?” chiede.
Sbuffo, lo tratta come un bambino.
“Mi è sembrato di vedere Ilaria” .
Sembrato! Sono a due passi da loro.
La cretina assume un’aria compassionevole: “Non è stata colpa tua. Non le avevi promesso nulla”.
Illusa. Infinite volte ha promesso che ti avrebbe mollato. Voleva me, non te: mi ha lasciato per paura della passione.
Lui affonda il viso in una mano e io, ancora adesso, vorrei consolarlo: “Però…”
“Era pazza. Non potevi aspettarti che reagisse così”.
Cosa avrebbe dovuto aspettarsi? Che ne fossi felice? Che capissi? Lo amavo da morirne.
Un ricordo improvviso riaffiora. Mi guardo le mani. Incredula le sollevo di fronte al viso.
Attraverso le dita evanescenti, scorgo le sue labbra mormorare: “Mi sento come se l’avessi uccisa io”.
_________________
E' un lavoro bellissimo.
Ed è veramente utile, perché è bello.
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Dummy



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Località: Chester's Mill

MessaggioInviato: Mer 25 Nov 2009 18:42    Oggetto: Cita

Ci provo anch'io. Fatemi sapere le vostre impressioni. Grazie Smile

La notte del fantasma

Il fantasma bussò alla porta alle 20:45 in punto, l'ora in cui alla televisione stavano trasmettendo la replica di un film western. Il vecchio si alzò lentatmente dalla sedia, pulendosi le labbra unte di olio con il risvolto della tovaglia. - Arrivo - disse, quando i colpi alla porta si fecero più insistenti. Trascinava le gambe stanche nel corridoio di parquet, ogni passo seguito dal crepitio delle assi di legno. Arrivato alla porta poggiò l'occhio sullo spioncino, che incorniciò un lenzuolo tremolante sullo zerbino d'ingresso. Il vecchio fece una smorfia di disappunto e ficcò le mani nelle tasche della giacca, dalle quali estrasse alcune caramelle avvolte in una pellicola trasparente. "Che stupide mode americane" pensò fra sé prima di ruotare la maniglia, che avvertì stranamente fredda. Il vecchio aprì la porta ma non vide nessuno. Lungo la strada il vento ululava portandosi dietro cumuli di foglie ingiallite. "Sarà stato il vento", pensò, lasciandosi chiudere la porta dietro le spalle. Arrivato in cucina, sentì i rami del mandorlo vicino alla finestra ticchettare contro i vetri, che esplosero lanciando in aria una miriade di frammenti. Le luci del corridoio tremolarono per qualche istante. La casa rimase al buio. Il vecchio annaspò verso il cassetto della cucina, dove si trovava la torcia elettrica. Nel buio vide una scia di luce biancastra dirigersi verso la camera da letto. Seguirono alcuni rumori. – Chi sei – urlò. Dimentico della torcia, trascinò il suo corpo verso lo sgabuzzino, dove agguantò il Winchester, che non fece in tempo ad usare. Il vecchio fu inchiodato da una morsa di dolore che gli strinse il cuore e lo fece crollare a terra. Il fantasma era davanti a lui. – Non farmi del male – balbettò il vecchio, lasciando ricadere la testa all'indietro. Il corpo del fantasma si abbassò, svestendosi del lenzuolo che lo ricopriva. – Sono io, nonno – disse il bambino. Il vecchio non dava più segni di vita, gli occhi spalancati verso il vuoto. Il bambino lo chiamò più volte, strattonandolo per un braccio. Pianse a lungo, disteso accanto al corpo del nonno illuminato dalla luce tremolante della zucca che aveva adagiato per terra. Lo baciò più volte sulla fronte fredda prima di uccidersi con il suo fucile.
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Elderion



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MessaggioInviato: Gio 03 Dic 2009 03:58    Oggetto: Cita

So che è dicembre da qualche giorno, ma perdonatemi, sono nuovo e volevo cimentarmi anche io!

UNO SCONTRO GENERAZIONALE
I morti camminano per le strade. I morti camminano per le strade.
La cantilena iniziava ad innervosire l'ispettore Caputi. E quell'odore di polvere da sparo e sangue dava il voltastomaco. Dio quanto odiava il suo lavoro.
“Signore, metta giù il fucile, la prego.” Pescò dal repertorio la voce più calma ed accomodante di cui era capace, quella che usava con la moglie quando doveva farsi perdonare una scappatella, ma non gli venne granchè bene.
“Non capite. Non capite. E' il giorno dei morti questo e i morti camminano per le strade. E' il giorno del giudizio. San Giorgio aiutami! Ho paura!”
Il maresciallo scosse la testa e cercò con lo sguardo l'aiuto del suo assistente, ma trovò solo uno degli agenti che stava fotografando la scena. Era un volto giovane ed inespressivo. “Cristo ma come fai? E' un macello qui, e tu te ne stai con la faccia bella rasata a scattare le foto?”
“E' il mio lavoro ispettore.”
“Già. Almeno hai un'opinione tutta tua su questo schifo?”
Il giovane ci pensò un po' su finchè non se ne uscì fuori con una frase che spiazzò Caputi: “E' stato solo uno scontro generazionale.”
Prese dalla tasca della giacca il telefono cellulare e compose il numero della centrale. Diede le spalle al vecchio che ancora assorto nelle sue farneticazioni si dondolava accucciato in un angolo della stanza, un braccio attorno alle ginocchia e l'altro a sorreggere il vecchio fucile da caccia.
“Sì pronto, sono Caputi. Qui ora la situazione è calma, però dovete mandarmi uno strizzacervelli. Sì, la Valeri andrà bene, ci sa fare. Sì, dille di sbrigarsi e...” fu un attimo “Perdio, mandate via quel bambino!” Fece in temo ad urlare.
Sulla porta un piccolo Frankenstein guardava attonito la scena.
“Wow, forte! Ha messo su una scenetta mica male qui, signore! Dolcetto o scherzetto?”
Caputi sentì a malapena lo sparo, tanto più forte e raggelante fu l'urlo terrorizzato del vecchio.
_________________
Samuele Ciullo
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vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Ven 04 Dic 2009 21:46    Oggetto: Cita

Ciao Elderion,
hai fatto bene.
Ora lasciatemi qualche giorno per digerirmeli e poi vedremo se trovo qualcosa per la WMI.
Domani vi faccio trovare l'esercitazione dicembrina.
Saluti a tutti
V.
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Vincenzo Vizzini
vicedirettore Writers Magazine Italia
curatore della collana Delos Crime
www.vincenzo-vizzini.it
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Diego Di Dio



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MessaggioInviato: Dom 06 Dic 2009 16:05    Oggetto: Cita

Vincenzo,

insomma hai trovato qualcosa, tra gli esercizi di novembre, per la WMI? Sono curioso ;-P
_________________
Il mio blog personale: www.dieguitodidio.blogspot.it
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