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L'ESERCIZIO DI FEBBRAIO 2009


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Autore Messaggio
vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Gio 05 Feb 2009 08:55    Oggetto: L'ESERCIZIO DI FEBBRAIO 2009 Cita

Seconda tappa del nostro viaggio: la cucina, i suoi sapori, gli odori, i litigi, gli affetti…gli amori, il caffé, il rubinetto che gocciola, insomma tanti spunti per un luogo che frequentiamo moltissimo.
Bene, ora a voi. Le regole sono le solite 1500 caratteri circa per farci vedere con i nostri occhi la vostra cucina
Buon lavoro
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Vincenzo Vizzini
vicedirettore Writers Magazine Italia
curatore della collana Delos Crime
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Fandango



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MessaggioInviato: Gio 05 Feb 2009 19:10    Oggetto: Cita

La cucina di Leo

L'unica cosa che si stava chiedendo Leo in quel momento era quando la cena sarebbe stata pronta. Sua madre gli aveva detto dieci minuti, suo fratello aveva semplicemente brontolato davanti allo specchio del salone, e suo padre invece – il più attendibile, visto che quella sera toccava a lui cucinare –, aveva cominciato a intonare “tra poco” come se fosse un tenore in astinenza da pubblico.
A Leo non rimase che controllare di persona l'operato del suo Pater Familias, sperando tacitamente di non risentire quella bella copia di Pavarutti. Appena afferrò la maniglia tonda della porta della cucina, Leo venne raggiunto immediatamente da un pesante aroma di cipolla fresca misto bruciato. A suo padre le cipolle piacevano da matti, soprattutto ben cotte. Quell'odore sarebbe rimasto per un settimana almeno, ma Leo se ne fece subito una ragione (ci era abituato oramai) e spalancò la porta, lasciando che il fumo e il calore avvolgesse il suo pigiama a quadri stile picnic dopoguerra.
Di fronte a quella coltre appicciccosa, per un attimo Leo fece fatica a distinguere il confine tra le pareti bianche e il tavolo piazzato al centro della stanza; la posizione ideale per centrare lo spigolo con l'anca ogniqualvolta si doveva arrivare alla credenza di legno accanto alla finestra.
Una cucina piccola e modesta, quella della famiglia di Leo, ma grande abbastanza per far esibire il padre davanti ai fornelli in movenze degne di un ballerino di ebm, che abbinate poi alla sua parananza da pizzaiolo dava l'idea che stesse preparando la cena per Lilli e il Vagabondo.
– Mi sa che mi conviene apparecchiare – brontolò Leo non appena posò il suo sguardo appannato su quella tavola spoglia come un abete il sette Dicembre.
In quel modo magari avrebbe smesso di pensare a quella fame che lo stava divorando da quando era tornato a casa. Ma non funzionò, e mentre armeggiava con le posate cedette a una patatina arrosto al gusto di cipolla. Ben cotta.
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Chuck Norris non dorme. Aspetta.
Leo Fandango

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Cile



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MessaggioInviato: Lun 09 Feb 2009 17:43    Oggetto: Cita

ecco il mio.
Ciao

Aspetto il rumore del caffè.
Quel richiamo intenso che nient'altro può imitare. Eccolo! Spengo il gas e assaporo il forte aroma che si propaga.
Il ripiano sopra i fornelli ospita barattoli colorati. Una scritta in caratteri allegri ne chiarisce il contenuto: zucchero, sale fino, sale grosso. Scelgo quella giusta e mi catapulto nel nero del caffè.
Le mensoline strabordano di roba, spesso dimenticata. Non la guardo per mesi così quando accade, mi diverto a esplorare quel piccolo mondo come per la prima volta. I vasetti di spezie hanno forme irregolari, quella con lo zenzero è un rombo, quella della cannella, invece, mi sembra esagonale. Le bustine di tisane e di erbe curative si alternano allo zafferano e allo zucchero a velo. Mai usate ma, si sa, possono servire prima o poi.
La scoperta più simpatica, ogni volta, resta sempre il piccolo libro di ricette. Quello che arrivava in omaggio con l’olio Carli che usava la nonna. I disegni colorati sparsi fra le pagine sembrano fatti a mano.
Con un saltello mi siedo sul bancone in marmo che separa l’angolo cottura dal tavolo da pranzo. Mi si gela il sedere ma ci resto e il pensiero va ai dolci di nonna. Proprio qui, passava ore a impastare torte e biscotti, a infarinare teglie e a raccontarmi storie su un mondo che non aveva mai potuto conoscere.
Allungo un braccio verso la dispensa; una gigantesca biscottiera, dal coperchio a forma di coccinella, mi tenta. Prendo una manciata di frollini. Forse è meglio scegliere quelli senza grassi aggiunti. Sorseggiando il caffè mi fermo davanti al frigo. Ogni calamita è un viaggio che ho fatto, un ricordo esportato e attaccato allo sportello. Lo apro e le bottiglie tintinnano. Mi verso il latte e guardo l’orologio. Merda! Comincia la giornata.
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Cinzia Leo
Hai mai ascoltato il silenzio del destino quando esplode? (A. Baricco )
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Claudio Costa



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MessaggioInviato: Gio 12 Feb 2009 13:48    Oggetto: Cita

Wink !

Sabato mattina

Tranquillità.
Due finestre e una portafinestra. Al sabato, le prime luci dell’alba inondano la cucina. Pochi rumori. Passeri che ciangottano sui rami degli alberi di là dai vetri. Quiete.
Scruto le piastrelle di marmo rosa in cerca di una minuscola goccia sporca, risparmiata dalla scopa e dallo straccio la sera precedente.
Calma. Assaporo il profumo del caffé e preparo la moka e il bricco col latte. Accendo i fornelli. Assegno alle giuste posizioni del tavolo, le tovagliette di plastica. Winx, gattini e cagnolini. I cani toccano a me.
Rigorosamente, allineo una tazza grande con vicino: corn flakes al cioccolato e tegolini. Una tazzina blu. Una tazzina arancio: la mia.
È richiesta una certa precisione: lei è una vergine.
Cerco una redbull nel frigorifero semivuoto. Mi serve una bevanda energetica?
Sì. Sì. Sì. Ma la berrò nel pomeriggio.

La colazione è pronta.
La quiete prima della tempesta. Sorrido e la scateno.

─ Come tutte le mattine, la piccola cucciola di dinosauro si sveglia.
Mia figlia sbadiglia. ─ Papà!
─ Va bene. Sto zitto! ─ prometto, scordandomene un istante dopo, mentre guardo il forno a microonde. ─ A pranzo vuoi i findus? ─ domando.
─ Aaargh! ─ ruggisce. ─ Mamma!
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Claudio Costa
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tar-alima



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MessaggioInviato: Mar 17 Feb 2009 19:53    Oggetto: Cita

C'è qualcuno? Bè, io posto... Wink


Seduta a tavola, stringo gli occhi con forza. Non voglio rivedere lo scenario del litigio, di questo addio appena consumato. Non voglio! Posso chiedere almeno questo?
Invece no, il contenuto della nostra “cucina dei sogni”, come l'abbiamo sempre chiamata, si gonfia, minaccioso, mi balza addosso anche attraverso le palpebre chiuse: i pensili arancioni sopra le basi color mogano, il piano da lavoro in granito chiaro, il poster a disegni etnici, la nostra collezione di calamite sul frigorifero... E la composizione di frutta in legno, quella che abbiamo comprato in Messico? Da dove le viene tanta bellezza?
Via! Andate via! Via con il vostro finto calore, la vostra finta allegria! Non c'è calore qui, solo gli echi di parole di piombo, e rabbia, e ricordi da gettare via come stracci sporchi. Nient'altro che gelo. Eppure, basta così poco... solo un gesto... ecco! Sul tappetino nasce il fuoco purificatore. Tra poco vedrò questo grumo di falsità avvampare.

(battute 959)
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Grazia Gironella


Ultima modifica di tar-alima il Dom 22 Feb 2009 19:36, modificato 1 volta in totale
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delia



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MessaggioInviato: Gio 19 Feb 2009 22:13    Oggetto: Cita

Mele cotte.

Sulla tavola i biscotti Lagaccio. Secchi e troppo grossi per la tazza del latte, non mi erano mai piaciuti e le chiedevo perché non potessimo avere quelli morbidi per colazione. Mi rispondeva con una fetta di strudel. Ne sentivo ancora l'odore buono nell'aria.
Mi avevano fatto chiamare e mio padre era venuto a prendermi a scuola. Eravamo scesi di corsa, tagliando tutte le curve sui Giovi, senza parlare.
Nel silenzio della stanza aprii un armadietto. Sapevo che avrei trovato solo del te' accanto alla moka.
- Dove lo tieni il caffé? - insistevo testarda.
- Non lo tengo tesoro, ti faccio un te' se vuoi - la sua risposta paziente.
Mi abbandonai sullo sgabello. Le tortore erano venute a protestare alla finestra. I fiori erano annaffiati di fresco.
Chiusi gli occhi e la vidi avvolta nella vestaglia a quadri, i capelli in ordine, che mi chiedeva cosa volessi per pranzo.
- Sono solo le otto. Che ne so?
Un sorriso in risposta alla mia adolescenza, e nell'aria quel profumo di mele cotte per lo strudel.
La stanchezza della notte incominciava a pesare e mi sentivo i muscoli doloranti. Il granito nero del pavimento rifletteva i miei capelli spettinati e il pigiama troppo largo. La luce oltraggiosa del mattino si posava sulle pagine consunte dei libri di cucina accano ai fornelli.
Volli aprire tutti gli armadietti, forse avrei trovato del caffé da qualche parte e li richiusi senza fare rumore, per non disturbare mio padre che stava ancora di là.
Tirai le tende e tornai allo sgabello. I Lagaccio gridavano dal tavolo.
- Ti assomigliano - mi diceva strizzandomi l'occhio - un po' secchi, un po' insapori, ma chissà perché li amano tutti, vero tesoro?
Mi resi conto che non ne avrei mangiato più. Respirai a lungo l'aria tiepida della cucina fissando quel profumo di cannella e pinoli che aveva permeato la tovaglia e le tende, e compresi che non ne avrei mai assaporato uno uguale.

Il dolore finalmente mi prese. Trovai del latte nel frigorifero, aprii il sacchetto dei biscotti e mi arresi.
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Non è perchè le cose sono difficili che non osiamo, ma è perchè non osiamo che sono difficili (Seneca)
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valdam



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MessaggioInviato: Sab 21 Feb 2009 23:29    Oggetto: Cita

alla fine ci provo anche io...


La cucina è il mio tempio, il tempio dei miei riti personali. In cucina aspetto il caffè la mattina, il mento appollaiato su una mano dormiente e il respiro regolato sul borbottìo della caffettiera. Subito dopo affondo i denti nel cornetto caldo: profumo e sapore, la coccola del mattino.
Mi piace cucinare per gli amici: lo faccio con la radio accesa mentre canto sul soffritto, sullo stufato, sui lessi e sui brasati. Cucchiaio di legno in mano e fianchi in movimento, al ritmo della musica. Cucino per le persone a cui voglio bene, ricette di confidenza e melodia.
Se sono da sola, in cucina consumo i miei pasti: una omelette, un piatto di bucatini, una bistecca con l’insalata. Sorseggio infiniti tè caldi: un sorso bollente, un giro di cucchiaino, e poi un sorso ancora. Altre volte, di sera tardi, è una camomilla: dentro la tazza affondo gli strani pensieri che mi tengono sveglia.

Luca sembrava un’intrusione, la violazione di un luogo sacro. E invece i nostri movimenti hanno imparato in fretta un ritmo comune, attorno ai fornelli o sul piano di lavoro. Non c’è nemmeno bisogno di parlare: ci muoviamo come in una danza, un meraviglioso balletto di amore e di cibo, di sapori e di passioni.
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Valentina M. D'Amico
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alberto sodani



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MessaggioInviato: Dom 22 Feb 2009 18:40    Oggetto: Cita

M'è venuto così, scusate... Very Happy



    Il rame lucido

    Il rame lucido delle padelle allineate riflette la luce della finestra all’inglese, bianca come la parete. E come le zampe affusolate del tavolo di marmo. E come i suoi capelli.
    – Hai mangiato?
    – No. Non ancora.
    – Sei arrivato così all’improvviso… posso farti delle fettuccine, se mi aiuti. Te lo ricordi ancora, no?
    – Si, le faccio ai miei amici, ogni tanto.
    Va ai fornelli, alza un coperchio rimestando lenta il sugo mentre l’odore dei porcini ci avvolge. Scuote la testa.
    Ogni tanto. Che vita fate in città? Mangiate solo cose plastificate? Ho fatto bene a rimanere, io. Prendimi la farina per favore; sai dove.
    Apro il vecchio pensile dai vetri orlati di fiocchi lattescenti, sposto la farina per i dolci e trovo quella di grano duro.
    – Hai fatto un dolce da poco.
    – L’altro ieri, per le figlie di Stella.
    – Come sta la zietta?
    Mi osserva e sorride. Rompe le uova nella farina e mi tira su per la mano.
    – Impasta tu, dai, poi la spiano io. Tua zia sta bene; ha pochi anni più di te e già due figlie. È tua madre il problema.
    – Mamma è fatta così, non si può cambiare, oggi qui, domani là.
    – Si, ma trasferirsi in sud America, col solito cialtrone… – ride e mi ferma un attimo. – Ti ricordi Hans, il norvegese? Quando andarono a vivere in un fiordo, È bellissimo mamma, pensa, dormiamo in barca. Ma la barca era un lavoro, mica uno stile. Poi è scappata con l’australiano…
    – Non volevo parlarti di mamma.
    Mi affascinano quelle mani nodose, volano col matterello sulla spianatoia, quando la pasta diventa fina al punto giusto la ripiegano come un foulard e il coltello della mia infanzia finisce sul legno consunto la magia: le fettuccine dal niente.
    – Lo so – dice.
    – Non è quello che ti aspetti.
    – So anche questo, il matrimonio non è più di moda.
    – Allora…
    – Ti vedo dai gesti, dalle parole... sei felice.
    Mi abbraccia, la voce è tremula.
    – Però io sono all’antica sai, finché non nasce non dirmi niente.
    Il rame lucido delle padelle si bagna di sole in quel momento, e i suoi occhi che mi guardano.

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Alberto Sodani

detto il paratattico, (da qualche parte, qui nel forum)
fatti non foste a viver come bruti...
Festina lente...
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Andrea Cavallini



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MessaggioInviato: Dom 22 Feb 2009 22:51    Oggetto: Cita

Ciao a tutti!!
Dopo aver letto l'esercizio mi sono incartato sul ricordo di quando, innumerevoli anni fa, giocavo a soldatini sul vulcano di farina che mia madre approntava alla Domenica per fare la sfoglia. Poi, quando arrivavano le uova, finivo di giocare sotto al tavolo. Mi è venuta una melassa deamicisiana che ho rimosso.
Affannosamento ho cambiato registro, ed ecco il mio esercizio. Scusato il ritardo.


SEGNI
L’agente Luca Vicini osserva il suo capo, sdraiato sul pavimento di ceramica sotto a una delle due file parallele di elettrodomestici e piani di lavoro che compongono la cucina.
Disteso a pancia in giù, la mano destra allungata verso lo zoccolo di alluminio. Con un sonoro clangore il lungo e stretto rettangolo grigio si adagia sul pavimento. Dita guantate tastano la porzione di pavimento rinvenuta.
-Questi dovevano essere fissati di brutto! Non una briciola, non un grumo di polvere.-
-Capo, non capisco cosa cerca-
L’ispettore Finzi si alza sulle ginocchia e osserva la brillantezza dell’acciaio del lavello, oscurata da una miriade di piccoli segni.
-Non capisci eh? I segni dell’uso sono evidenti, ma non c’è la più piccola macchia. Per me pulivano continuamente.- Indica il pavimento. –Guarda le fughe tra le piastrelle: dovrebbero essere nere, queste sembrano nuove!-
Estrae dai pantaloni un cacciavite e svita lo scolo di uno dei lavelli. -Vivo da solo, ogni tanto li pulisco, rimuovo una poltiglia nera e puzzolente. Questo è come non l’avessero mai usato, ma pieno di graffi da strofinamento.-
Si dirige verso il forno a microonde, sul piano di lavoro bianco. Lo alza. –Guarda sotto, scommetto un mese di stipendio che non ci sono i segni dei gommini di appoggio!- L’agente sbircia una sezione del top da esposizione.
–Cerco i segni di ogni normale cucina. Credimi, Luca, qui c’è la chiave di quel macello che abbiamo trovato di là-

1465 battute.

Ora passo alla lettura

Andrea
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valdam



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MessaggioInviato: Lun 23 Feb 2009 09:18    Oggetto: Cita

Ruminavo un finale diverso, circolare. Modifico la chiusura anticipando i vostri commenti...

valdam ha scritto:
La cucina è il mio tempio, il tempio dei miei riti personali. In cucina aspetto il caffè la mattina, il mento appollaiato su una mano dormiente e il respiro regolato sul borbottìo della caffettiera. Subito dopo affondo i denti nel cornetto caldo: profumo e sapore, la coccola del mattino.
Mi piace cucinare per gli amici: lo faccio con la radio accesa mentre canto sul soffritto, sullo stufato, sui lessi e sui brasati. Cucchiaio di legno in mano e fianchi in movimento, al ritmo della musica. Cucino per le persone a cui voglio bene, ricette di confidenza e melodia.
Se sono da sola, in cucina consumo i miei pasti: una omelette, un piatto di bucatini, una bistecca con l’insalata. Sorseggio infiniti tè caldi: un sorso bollente, un giro di cucchiaino, e poi un sorso ancora. Altre volte, di sera tardi, è una camomilla: dentro la tazza affondo gli strani pensieri che mi tengono sveglia.

Luca sembrava un’intrusione, la violazione di un luogo sacro. E invece i nostri movimenti hanno imparato in fretta un ritmo comune, attorno ai fornelli o sul piano di lavoro. Non c’è nemmeno bisogno di parlare: ci muoviamo come in una danza, un meraviglioso balletto di amore e di cibo, di sapori e di passioni.


1221 battute:

La cucina è il mio tempio, il tempio dei miei riti personali. In cucina aspetto il caffè la mattina, il mento appollaiato su una mano dormiente e il respiro regolato sul borbottìo della caffettiera. Subito dopo affondo i denti nel cornetto caldo: profumo e sapore, la coccola del mattino.
Mi piace cucinare per gli amici: lo faccio con la radio accesa mentre canto sul soffritto, sullo stufato, sui lessi e sui brasati. Cucchiaio di legno in mano e fianchi in movimento, al ritmo della musica. Cucino per le persone a cui voglio bene, ricette di confidenza, ritmo e melodia.
Se sono da sola, in cucina consumo i miei pasti: una omelette, un piatto di bucatini, una bistecca con l’insalata. Sorseggio infiniti tè caldi: un sorso bollente, un giro di cucchiaino, e poi un sorso ancora. Altre volte, di sera tardi, è una camomilla: dentro la tazza affondo gli strani pensieri che mi tengono sveglia.

Luca sembrava un’intrusione, la violazione di un luogo sacro. E invece i nostri movimenti hanno imparato in fretta un ritmo comune, attorno ai fornelli o sul piano di lavoro. Non c’è nemmeno bisogno di parlare: ci muoviamo come in una danza, sacerdoti di una liturgia privata di amore e di cibo, di sapori e di passioni.
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Valentina M. D'Amico
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Egosir



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MessaggioInviato: Gio 26 Feb 2009 12:39    Oggetto: Cita

All’inizio era lungo il doppio, sforavo alla grande il numero di battute consentite. Non tutti i tagli vengono per nuocere, qualcuno sfronda, toglie il superfluo. Altri temo invece abbiano reso alcuni tratti spigolosi, l’andatura un po’ precipitosa. Si è perso anche qualche pezzo di cucina. Vado.


La sedia del pensatore

Nella penombra di una luce ancora incerta, sbadigliando entrai in cucina. Spalancai le persiane e accesi il fuoco sotto alla moka pronta dalla sera prima. Mi sarei ciondolato un poco in bagno. Marta, mia moglie, si era però già svegliata e la sua prima tappa era sempre quella.
Lento mi afflosciai sulla sedia accanto, quella che avanzava dal tavolo poggiato alla parete. Lì sola com’era la chiamavamo, Marta ed io, la sedia del pensatore.
Ora mi brillava negli occhi una luce gialla. Era il riflesso di quei vecchi barattoli, una fila di tre sulla mensola in fondo accanto alla finestra. Vetro giallo smerigliato e tappo di legno. Li avevano portati a Marta in regalo certi suoi amici dal Messico. Non mi erano mai piaciuti. Né i barattoli né gli amici. Tanto m’ero prodigato, che erano rimasti lì inutilizzati, pronti solo a raccogliere polvere.
Appena più sotto, sul piano della credenza dietro il portafrutta, con un sussulto rividi qualcosa che avevo dimenticato. Poggiato a faccia in giù, un libro con la copertina rossa e il titolo giallo sul dorso: La cucina macrobiotica e la rivoluzione culturale, edizioni Sole dell’Avvenire. Roba da matti. Pensavo fosse andato perduto, sepolto dagli eventi se non altro.
Il cretino che l’aveva scritto era stato una vecchia fiamma di Marta, prima che noi filassimo assieme. Formalmente tutto corretto, però dà fastidio! E dico poco. Imposi allora a Marta di troncare ogni rapporto. Ad un uomo certe cose fanno male. Se poi c’era collegato il gruppo dei suoi cari amici, tanto peggio tanto meglio, al diavolo tutti! Me la doveva come prova d’amore, non vi pare? Ci vuole equilibrio e misura, capire oggi quello che può far male domani.

- Accidenti, il caffè! Marta, è pronto il caffè! Marta, ancora sei nel bagno? E’ mai possibile ogni volta due ore! Non credi che del bagno possa aver bisogno anch’io? Marta!

Dopo aver bussato entrai in bagno, la porta non era serrata. Marta non c’era. Sullo specchio, un insulto scritto col rossetto. Lo capii subito: Marta mi aveva piantato.
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Ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire. (Epicuro)
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Andrea Marini



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MessaggioInviato: Gio 26 Feb 2009 17:02    Oggetto: Cita

Ciao a tutti,
ho saltato i primi esercizi perché riprendo ora a seguire WMI !?
Ci provo:


AnAncora nulla.
Stava cercando sistemi biologici complessi. Non conosceva il loro funzionamento e neanche nella banca dati centrale c'erano molte informazioni a riguardo.
Abbassò la sensibilità del sensore: ora percepiva l'ambiente circostante nel modo più simile a quello delle macchine biologiche, vedeva tutto con quelli che potevano essere definiti colori reali se solo avesse avuto degli occhi.
L'ambiente era ricoperto da una sottile polvere bianca; cilindri metallici con sporgenze vicino alla parte superiore, vuoti, erano accatastati sopra una griglia metallica a maglie molto larghe che disegnavano una matrice tre per tre ai cui vertici vi erano dei dischi forati collegati a dei micro-tubi, i quali a loro volta erano collegati a dei tubi di sezione più grande. Registrava traccia di una molecola organica, CH4.
Di fianco alla struttura regolare su cui era poggiata la griglia, ve ne era un'altra più o meno alta il doppio, aperta da un lato. Dentro, ripiani su cui vi erano appoggiati dei materiali organici congelati. Nessuna struttura equivalente alla complessità della macchina biologica che stava cercando.
Vi erano altre unità regolari della stessa forma, una con due vasche con un tubo sporgente, con delle valvole a regolazione meccanica, tracce di H2O.
Su un lato della stanza un ripiano sorretto da quattro cilindri.
Niente.
Registrò tutto e cambiò ambiente..

Ciao a tutti,
andrea
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vincenzo.vizzini



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Messaggi: 752

MessaggioInviato: Gio 12 Mar 2009 19:31    Oggetto: Cita

Come più volte promesso, e poi non mantenuto, ecco un breve commento su come vedo i vostri esercizi. Sono in ordine inverso per evitare di commentare la prima stesura e non l’ultima che è il frutto di revisione e di migliorie.
Vediamo se riesco a mantenere una frequenza mensile, ma tenete presente che sono di origini marinare e quindi le mie promesse sono da prendere con le dovute cautele.

Andrea Marini: buona l’idea di una visione aliena, ma un po’ troppo ermetica.
Egosir: “Marta, mia moglie, si era però già svegliata e la sua prima tappa era sempre quella.” Perché non scrivere: “Marta si era già svegliata e la prima tappa di mia moglie era sempre quella” . Valdam: Bello, descrivi poco l’ambiente ma come lo vivi.
Andrea Cavallini: ottimo per un giallo.
Alberto Sodani: Un piacere leggerti, ma quante battute sono? Qualcosa si poteva sforbiciare.
Delia: fila via liscio mentre passato e presente si incrociano.
Tar-alima: mi dai una sensazione di freddezza, la lite come “trucco” per elencare il contenuto della cucina che così prende poco.
Claudio Costa: ”─ Come tutte le mattine, la piccola cucciola di dinosauro si sveglia.” Se questo è un dialogo è troppo ingessato, se ti è scappato un tratto va bene, ma poi occorre che il papà dica qualcosa. Per il resto lo definirei didascalico, ma scandisce bene il tempo del protagonista in opposizione a ciò che verrà.
Cile:vedo una serie di pensieri slegati fra loro, quasi inseriti a forza l’uno accanto all’altro, con poca fluidità.
Fandango:tendi a inserire troppi concetti per ogni periodo. Cerca di ridurre i dettagli non influenti o comunque di rendere i periodi più leggeri.

Anche se questo mese c’è stato un calo di presenze, il livello dei post migliora sempre più.
Grazie e alla prossima.
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Vincenzo Vizzini
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valdam



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MessaggioInviato: Gio 12 Mar 2009 23:28    Oggetto: Cita

vincenzo.vizzini ha scritto:
Valdam: Bello, descrivi poco l’ambiente ma come lo vivi.
...
Anche se questo mese c’è stato un calo di presenze, il livello dei post migliora sempre più.
Grazie e alla prossima.

Un chiarimento: "descrivi poco l'ambiente..." è un limite del mio esercizio o una semplice constatazione sul taglio che ho voluto dare? Te lo chiedo perché non ho mai la certezza di capire davvero cosa richieda l'esercizio.
In ogni caso grazie a te! Very Happy
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Valentina M. D'Amico
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vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Ven 13 Mar 2009 09:21    Oggetto: Cita

Questi dovrebbero essere degli esercizi di descrizione pura, non si prefiggono di presentare le sensazioni che un personaggio vive, ma la cosa non è stata ancora recepita da tutti, perché è molto più semplice scrivere cosa sentiamo che descrivere ciò che vediamo, sebbene le cose siano intimamente connesse non è detto che chi legge debba per forza essere dentro il personaggio.
In pratica hai messo in luce la maggiore difficoltà di questi esercizi, ma va bene anche così, della descrizione pura ce ne occuperemo più avanti.
Ciao, V.
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Vincenzo Vizzini
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