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COMMENTI DI FEBBRAIO


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delia



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MessaggioInviato: Dom 22 Feb 2009 23:10    Oggetto: Cita

Valdam: bellissimo davvero ben costruito. Il racconto stesso sembra una danza. Di effetto l'intrusione di Luca in sole tre righe.

Alberto: Straordinario e di grande effetto. Perfetta la parte finale in cui da la notizia. Ci sono due "ma".
- il primo è il dialogo nella parte centrale è un po' confuso. Credevo che fosse una donna il personaggio che va a trovare la nonna, ma all'inizio c'è una prima persona chiaramente maschile, e questo stona un po' con le fettuccine e la notizia che racconta alla nonna. L'incontro generazionale con una assente sarebbe stato meglio fosse stata una donna.
- il secondo "ma" è sulla situazione della madre, forse le informazioni buttate lì dalla nonna sono troppe e date en passant. Forse ne toglierei una (il norvegese o l'australiano) e calcherei di più sul carattere. Ma è solo un piccolo "ma" e il racconto è molto bello.
Ripeto: perfetto il finale e di grande effetto

Andrea: mi è piaciuto molto. Anche questo con sorpresa finale. Forse aggiusterei la frase sulla poltiglia nera e puzzolente. Nel dialogo parlato quel "rimuovo" sembra un po' troppo formale. Mi è piaciuto leggerlo.
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Non è perchè le cose sono difficili che non osiamo, ma è perchè non osiamo che sono difficili (Seneca)
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valdam



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MessaggioInviato: Lun 23 Feb 2009 09:37    Oggetto: Cita

Primo giro di commenti. Very Happy

@ Fandango.
L'esercizio mi sembra ben scritto, però mi manca qualcosa, forse questa potrebbe essere una scheggia di qualcosa di più ampio. Ho anche qualche dubbio su come tu abbia interpretato il tema, però su questo non mi esprimo, perché Vincenzo è stato abbastanza vago e ognuno di noi alla fine ha interpretato questi esercizi a modo proprio.

@ Cile.
Mi è piaciuto, ho riconosciuto quel momento della mattina in cui il tempo si dilata tra rituali di colazione, ricordi disordinati e pensieri sfusi prima che con un "MERDA!" (secondo me efficace) si rientri nel ritmo vorticoso della giornata.

@ Claudio Costa.
Molto carino. Anche tu hai colto il momento del mattino, la quiete prima della tempesta che tutti noi viviamo prima che i cuccioli di dinosauro si sveglino... Mi hanno fatto sorridere le piccole manie della bimba (tutti i bimbi ne hanno), le Winx, la precisione.
Anche per me in realtà non è stato chiarissimo il dialogo finale, tra l'altro credo che il primo trattino ti sia scappato per sbaglio.
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Valentina M. D'Amico
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Ultima modifica di valdam il Lun 23 Feb 2009 09:39, modificato 1 volta in totale
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valdam



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MessaggioInviato: Lun 23 Feb 2009 09:38    Oggetto: Cita

delia ha scritto:
Valdam: bellissimo davvero ben costruito. Il racconto stesso sembra una danza. Di effetto l'intrusione di Luca in sole tre righe.

Grazie mille, Delia, troppo buona. Very Happy
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valdam



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MessaggioInviato: Lun 23 Feb 2009 15:19    Oggetto: Cita

@ tar-alima.
E' scritto molto bene, ma non mi ha convinto del tutto. Forse perché subito c'è "troppo" pathos, e io ho fatto fatica a immedesimarmi così in fretta.
Forse avresti potuto usare le 541 battute a disposizione per completare la storia: non che non ci sia, seppure condensata in queste poche righe (il finale dà un senso a tutto), però forse avrebbe bisogno di altro racconto.

@ delia.
Probabilmente sono io che sono sempre troppo fusa (anzi, sicuro). Però devo dire che la storia non l'avevo capita, e non sono sicura di averla capita adesso. Il dialogo è solo nella testa della protagonista, un po' ricordo e un po' immaginazione - giusto?
PS Vincenzo ha citato il caffè nel descrivere l'esercizio e quasi noi tutti - me compresa - abbiamo messo un caffè nella nostra cucina! Very Happy

@ alberto.
Prima di tutto una domanda: perché ti scusi del tuo esercizio?
Poi: quello che mi piace di queste tue prove è che sono compiutamente e pienamente narrative, al contrario di ciò che sono riuscita a fare io. Nonostante la dimensione ridotta richiesta, nonostante lo spunto minimalista, tu riesci a scrivere un vero racconto. Bravo.
Bello, intenso, vero.
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alberto sodani



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MessaggioInviato: Lun 23 Feb 2009 21:04    Oggetto: Cita

Fandango ha scritto:
La cucina di Leo

L'unica cosa che si stava chiedendo Leo in quel momento era quando la cena sarebbe stata pronta. Sua madre gli aveva detto dieci minuti, suo fratello aveva semplicemente brontolato davanti allo specchio del salone, e suo padre invece – il più attendibile, visto che quella sera toccava a lui cucinare –, aveva cominciato a intonare “tra poco” come se fosse un tenore in astinenza da pubblico.
A Leo non rimase che controllare di persona l'operato del suo Pater Familias, sperando tacitamente di non risentire quella bella copia di Pavarutti. Appena afferrò la maniglia tonda della porta della cucina, Leo venne raggiunto immediatamente da un pesante aroma di cipolla fresca misto bruciato. A suo padre le cipolle piacevano da matti, soprattutto ben cotte. Quell'odore sarebbe rimasto per un settimana almeno, ma Leo se ne fece subito una ragione (ci era abituato oramai) e spalancò la porta, lasciando che il fumo e il calore avvolgesse il suo pigiama a quadri stile picnic dopoguerra.
Di fronte a quella coltre appicciccosa, per un attimo Leo fece fatica a distinguere il confine tra le pareti bianche e il tavolo piazzato al centro della stanza; la posizione ideale per centrare lo spigolo con l'anca ogniqualvolta si doveva arrivare alla credenza di legno accanto alla finestra.
Una cucina piccola e modesta, quella della famiglia di Leo, ma grande abbastanza per far esibire il padre davanti ai fornelli in movenze degne di un ballerino di ebm, che abbinate poi alla sua parananza da pizzaiolo dava l'idea che stesse preparando la cena per Lilli e il Vagabondo.
– Mi sa che mi conviene apparecchiare – brontolò Leo non appena posò il suo sguardo appannato su quella tavola spoglia come un abete il sette Dicembre.
In quel modo magari avrebbe smesso di pensare a quella fame che lo stava divorando da quando era tornato a casa. Ma non funzionò, e mentre armeggiava con le posate cedette a una patatina arrosto al gusto di cipolla. Ben cotta.


Non è in prima persona, quasi indispensabile per un taglio “autobiografico”. Poi ci sono molti ”che” e locuzioni con “stare + verbo”, “fare + verbo” e tanti “quello/quella” e possessivi e avverbi che rallentano la lettura. Brano carino, fresco, elenco i ritocchi che farei, in ordine di apparizione:

“si stava chiedendo”: “si chiedeva”
“quando la cena sarebbe stata pronta”. Due possibilità: o “quando si sarebbe cenato” impersonale, o “quando avrebbero cenato” plurale, così in maniera impercettibile introduci più personaggi.
“semplicemente”: uno dei molti avverbi. “solo” potrebbe bastare.
“visto che quella sera toccava a lui cucinare”: “visto che quella sera cucinava lui”
“aveva cominciato a intonare”: “aveva intonato”, più preciso, diretto.
“se fosse”: lo toglierei.
“suo Pater Familias”: via “suo”
“sperando tacitamente”: via “tacitamente”
“Pavarutti”: refuso, “Pavarotti”
“Appena afferrò”: afferrata”, più semplice.
“della porta della cucina”: qui metterei una delle due, ma sono gusti “miei” Very Happy
“Leo venne raggiunto immediatamente da”: diceva King di evitare il passivo, e ha quasi sempre ragione lui. Farei: “lo raggiunse subito”
“da un pesante aroma di cipolla fresca misto bruciato.”: farei:” dall’aroma di cipolla bruciata” per evitare l’aggettivo e la contraddizione “fresca/bruciata”, parlo da cuoco in quest’ultimo caso. Very Happy
“soprattutto”: se si toglie è più nitido il messaggio successivo “ben cotte”
“ma Leo se ne fece subito una ragione (ci era abituato oramai) e spalancò la porta”: semplificherei: ”se ne fece una ragione e spalancò la porta”; le parole fra parentesi sono quasi sempre una spiegazione inutile, e quando proprio necessarie, bastano due virgole a incorniciarle. Very Happy
“lasciando che il fumo e il calore avvolgesse il suo pigiama a quadri": verbo da mettere al plurale e pronome possessivo da scansare: “lasciando che il fumo e il calore gli avvolgessero il pigiama a quadri”
” stile picnic dopoguerra.”: mah… Very Happy Serve?
“Di fronte a quella coltre appicciccosa,”: via “quella”, sostituirei con “alla” e refuso su “appiccicosa”.
“per un attimo Leo fece fatica a distinguere il confine tra” semplificherei ”Leo non distinse il confine tra”
“il tavolo piazzato al centro della stanza;” “piazzato” qui sarebbe di troppo, è sottinteso da “al centro”
“la posizione ideale per centrare lo spigolo con l'anca ogniqualvolta si doveva arrivare alla credenza di legno accanto alla finestra.” Risolverei in modo meno chilometrico:” per sbatterci meglio a ogni passaggio verso la finestra” altrimenti l’ironia diventa caricatura e suona male con il resto del brano.
“quella della famiglia di Leo”: lo toglierei, sarebbe ridondante e stonerebbe col titolo
“degne di un”:”da”, meglio.
“che abbinate poi alla sua parananza da pizzaiolo dava l'idea che stesse preparando la cena per Lilli e il Vagabondo.”: la toglierei, a parte che “parannanza” pur dialettale, vorrebbe la doppia “n”, è una frase magari carina in sé ma appesantisce la storia senza dare apporti. Sarebbe di troppo, in poche parole.
“brontolò Leo non appena posò il suo sguardo”: anche i fratello di leo “brontola” all’inizio, servirebbe un sinonimo. E “il suo sguardo” dovrebbe essere “lo sguardo”, tanto è lui a compiere l’azione, non servirebbe sottolinearlo.
“su quella tavola spoglia come un abete il sette Dicembre”:” sulla tavola spoglia come l’abete il sette dicembre”. In italiano i mesi non vogliono la maiuscola all’interno della frase. Il paragone è singolare, anche se non mi sembra di effetto immediato. “Quella/quello” andrebbero sempre usati con moderazione, proprio quando servono: il dimostrativo è un pronome importante, sono come il sale nell’insalata, se è troppo chi la mangia… Very Happy
“In quel modo magari”: “così”
“a quella fame”: “alla fame”
“che lo stava divorando da quando era tornato a casa.”: “che lo divorava dal rientro a casa.”
“Ma non funzionò, e mentre armeggiava con”: “Non funzionò:armeggiando con”. Più semplice.

Farei delle prove, leggendo anche ad alta voce dopo le correzioni. Se scorre meglio senza perdere in freschezza erano giuste, o forse qualcuna sì e altre no. Tocca lavorare… Very Happy
Ciao, buona serata.
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Alberto Sodani

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alberto sodani



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MessaggioInviato: Lun 23 Feb 2009 21:23    Oggetto: Cita

Per Delia: volevo rendere singolare questa relazione nipote/nonna con una figlia infantile e mai cresciuta mentre capta da uno sguardo il nipote maturo ma bisognoso evidentemente di stabilità familiare, pur non credendo nei crismi tradizionali.

Per quanto riguarda le fettuccine, a casa di mia nonna noi sette nipoti, maschi e femmine, litigavamo per cucinare sotto la sua supervisione, senza renderci conto che così ci teneva lontani dalla tv che odiava, e non era quella di adesso... Very Happy

L'australiano invece mi sa che lo tolgo, anche perché sto un po' fuori con le battute, almeno so dove iniziare a sfoltire... Very Happy

Per Valentina:
il brano era un po' lungo ma non riuscivo ad accorciarlo, anche se Delia ora mi ha dato uno spunto. E poi l'ho ricontrollato poco, mi sono accontentato del parere di una mia zia ottantenne e internauta che ha detto "Questo l'ho capito subito" e allora prima di sciuparlo troppo l'ho inviato così com'era. E poi ancora, devo raccontare per forza una storia, descrivere e basta non è per me, e questo non era nell'animo di questo tipo d'esercizio. Very Happy

E infine grazie, a tutte e due; intanto sto digerendo con calma i vostri brani, mi piacciono...Very Happy
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Alberto Sodani

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valdam



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MessaggioInviato: Lun 23 Feb 2009 23:08    Oggetto: Cita

alberto sodani ha scritto:
E infine grazie, a tutte e due; intanto sto digerendo con calma i vostri brani, mi piacciono...Very Happy

Grazie a te! Adesso aspettiamo le tue sagge parole. Very Happy
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alberto sodani



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MessaggioInviato: Mar 24 Feb 2009 11:59    Oggetto: Cita

Cile ha scritto:


Aspetto il rumore del caffè.
Quel richiamo intenso che nient'altro può imitare. Eccolo! Spengo il gas e assaporo il forte aroma che si propaga.
Il ripiano sopra i fornelli ospita barattoli colorati. Una scritta in caratteri allegri ne chiarisce il contenuto: zucchero, sale fino, sale grosso. Scelgo quella giusta e mi catapulto nel nero del caffè.
Le mensoline strabordano di roba, spesso dimenticata. Non la guardo per mesi così quando accade, mi diverto a esplorare quel piccolo mondo come per la prima volta. I vasetti di spezie hanno forme irregolari, quella con lo zenzero è un rombo, quella della cannella, invece, mi sembra esagonale. Le bustine di tisane e di erbe curative si alternano allo zafferano e allo zucchero a velo. Mai usate ma, si sa, possono servire prima o poi.
La scoperta più simpatica, ogni volta, resta sempre il piccolo libro di ricette. Quello che arrivava in omaggio con l’olio Carli che usava la nonna. I disegni colorati sparsi fra le pagine sembrano fatti a mano.
Con un saltello mi siedo sul bancone in marmo che separa l’angolo cottura dal tavolo da pranzo. Mi si gela il sedere ma ci resto e il pensiero va ai dolci di nonna. Proprio qui, passava ore a impastare torte e biscotti, a infarinare teglie e a raccontarmi storie su un mondo che non aveva mai potuto conoscere.
Allungo un braccio verso la dispensa; una gigantesca biscottiera, dal coperchio a forma di coccinella, mi tenta. Prendo una manciata di frollini. Forse è meglio scegliere quelli senza grassi aggiunti. Sorseggiando il caffè mi fermo davanti al frigo. Ogni calamita è un viaggio che ho fatto, un ricordo esportato e attaccato allo sportello. Lo apro e le bottiglie tintinnano. Mi verso il latte e guardo l’orologio. Merda! Comincia la giornata.


Hai centrato in pieno, beata te, la consegna della descrizione. Riflettevo però su un’incongruenza generale, nata rileggendo la prima riga.
La prima riga è una meraviglia di sintesi. Il caffè non fa rumore, il chicco o la polvere di caffè voglio dire. Quindi qui si parla del “concetto” di caffè e non del granello. Usi il caffè tipo un ideogramma, e dentro ci vediamo la caffettiera, l’acqua calda, l’odore, il sapore, il dopopranzo, il dopocena, il dopo sigaretta e altro ancora, insomma un'unica parola trasmette il senso di benessere o almeno l’alone di “buono” insito in quell’idea.
Nel prosieguo del brano invece le altre frasi spiegano il già detto, quindi farei dei cambi per alleggerire.

“Quel richiamo intenso che nient'altro può imitare.”: la girerei per eliminare il solito “che” “spiegativo” diciamo così, Very Happy: “Nient'altro può imitare quel richiamo intenso.”
“Eccolo!”: lo toglierei, è un pensiero della protagonista (“della” perché nessun uomo noterebbe tutti questi particolari Very Happy) che qui interrompe il ritmo di lettura, per me.
“assaporo il forte aroma che si propaga.”: l’aggettivo non servirebbe, hai gia aperto la strada con la prima frase meravigliosa. Farei: “assaporo l’aroma nell’aria.”, così eliminiamo un altro “che” soprannumerario e resta l’immagine di qualcuno che annusa l’aria a occhi socchiusi.
“Il ripiano sopra i fornelli ospita barattoli colorati. Una scritta in caratteri allegri ne chiarisce il contenuto: zucchero, sale fino, sale grosso.” La semplificherei un poco :” Il ripiano sui fornelli ospita barattoli colorati: zucchero, sale fino, sale grosso, le scritte in caratteri allegri.”
“Scelgo quella giusta”: qui eliminerei l’effetto Piero Angela e inserirei un pensiero in corsivo, il resto va da sé: “Zucchero, e mi catapulto nell’ebbrezza nera”, ho proposto un altro finale per non ripetere “caffè”, sicuramente ce ne sono altri possibili… Very Happy
“Le mensoline strabordano di roba, spesso dimenticata. Non la guardo per mesi così quando accade, mi diverto a…”: alleggerirei anche qui:
” Le mensoline strabordano di roba, non le guardo per mesi ma a volte mi diverto a…” così la “dimenticanza” la sottintendiamo senza spiegarla.
“I vasetti di spezie hanno forme irregolari, quella con lo zenzero è un rombo, quella della cannella, invece, mi sembra esagonale. Le bustine di tisane e di erbe curative si alternano allo zafferano e allo zucchero a velo. Mai usate ma, si sa, possono servire prima o poi.” Farei una rivoluzione di velluto anche qui, mettendo i due punti alla frase precedente, a cui questa sembra riferirsi e poi:”… come fosse la prima volta: i vasetti irregolari delle spezie, a rombo lo zenzero ed esagonale la cannella, e le bustine di erbe e tisane alternate a zafferano e zucchero a velo, mai usate ma possono sempre servire.”
“La scoperta più simpatica, ogni volta, resta sempre il piccolo libro di ricette. Quello che arrivava in omaggio con l’olio Carli che usava la nonna. I disegni colorati sparsi fra le pagine sembrano fatti a mano.” È carina ma piena di interruzioni, la girerei un poco, spianandola appena:” Ogni volta la scoperta più tenera è il piccolo libro di ricette, arrivava in omaggio con l’olio Carli della nonna, i disegni sparsi fra le pagine sembrano fatti a mano.”. Ho tolto i due “che” che intralciavano il cammino e “colorati”, che accanto a “sparsi” appesantiva la lettura. Così ci si perde meglio nella lettura, sempre secondo me, chiaro… Very Happy
“Con un saltello mi siedo sul bancone in marmo che separa l’angolo cottura dal tavolo da pranzo.”: piccoli cambi:” Mi siedo con un saltello sul bancone in marmo fra l’angolo cottura e il tavolo da pranzo.”. Il “con” che inizia la frase non suona bene, sta meglio all’interno dei periodi o dopo una virgola piuttosto che un punto; il “fra” sostituirebbe meglio il solito “che”, sempre a mio parere… Very Happy
“Mi si gela il sedere ma ci resto e il pensiero va ai dolci di nonna”: limatina anche qui:” Sento freddo ma resto e il pensiero vola ai dolci di nonna”
“Allungo un braccio verso la dispensa; una gigantesca biscottiera, dal coperchio a forma di coccinella, mi tenta. Prendo una manciata di frollini.”: addolcirei un poco:” Allungo un braccio verso la dispensa; tentata dalla grande biscottiera col coperchio a coccinella, e prendo una manciata di frollini.”
“Forse è meglio scegliere quelli senza grassi aggiunti.”: la toglierei, distrae. Se invece ti sei affezionata, la porterei in prima persona, così com’è stonerebbe col resto del brano.
“sorseggiando il caffè”: toglierei “il caffè”, è dalla prima riga che invade la cucina…Very Happy
“Ogni calamita è un viaggio che ho fatto, un ricordo esportato e attaccato allo sportello.”: bella frase, mi piace l’idea e le parole, però la sento ruvida; la farei precedere dai due punti e poi:”… davanti al frigo: una calamita per ogni viaggio, i ricordi esportati e attaccati allo sportello.” Così ci perdiamo anche noi dietro ai pensieri della protagonista, e sogniamo.
“Merda! Comincia la giornata.”: farei, per me sarebbe più chiaro:” Oh merda! Devo andare.” Finendo secco così e forse starebbe meglio anche mandando a capo il "Devo andare", per entrare nella concitazione di chi realizza all’ultimo momento che si è smarrito nella sua cucina, e a quanto pare succede…Very Happy
Molto carino.
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Alberto Sodani

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Cile



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MessaggioInviato: Mar 24 Feb 2009 14:04    Oggetto: Cita

Alberto quando parli tu mi tocca prendere appunti!
Grazie dei tuoi commenti puntuali e illuminanti!
Il tuo posto mi ha colpito. Ovviamente è perfetto in stile e costruzione.. in tutto...
Ci sto riflettendo su. Qualcosa stona ma non so dire bene cosa... Rolling Eyes
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Claudio Costa



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MessaggioInviato: Mar 24 Feb 2009 18:50    Oggetto: Cita

Tar-alima: Bello! Empatizzo con la tua lucida rabbia disperata che sfoga nella distruzione fisica e mnemonica d’ogni oggetto.

Delia: Mi piace molto il racconto. Ho annusato diversi odori e profumi… realmente.

Valdam: Bello! Ma non ho afferrato gli strani pensieri che ti tengono sveglia? L’intrusione di Luca, forse?

Alberto: Bel racconto, carico di varie emozioni.
Solo: ho capito che il figlio parlava col padre a metà del brano. Nelle prime righe, ho associato il cucinare alla madre. Forse sono troppo maschilista…

Andrea Cavallini:
Credo di non aver intuito, perché hanno pulito la cucina, se il macello è di là. Qual è la chiave?
Credo, però, che la cucina è descritta con un particolare punto di vista che coglie l’esercizio, anche se non è la cucina di casa tua.


Per il mio esercizio:

─ Come tutte le mattine, la piccola cucciola di dinosauro si sveglia.
La piccola ha bisogno nei primi minuti del lento risveglio: di calma, un po’ di coccole, senza il suono di parole fastidiose. Lo so: il papà è un rompiballe … Wink
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Claudio Costa
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valdam



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MessaggioInviato: Mar 24 Feb 2009 19:08    Oggetto: Cita

Claudio Costa ha scritto:
Valdam: Bello! Ma non ho afferrato gli strani pensieri che ti tengono sveglia? L’intrusione di Luca, forse?

Niente di così specifico... Io Valentina ho periodiche fasi di insonnia, e il mio alter ego dell'esercizio pure...
Claudio Costa ha scritto:
Per il mio esercizio:
─ Come tutte le mattine, la piccola cucciola di dinosauro si sveglia.
La piccola ha bisogno nei primi minuti del lento risveglio: di calma, un po’ di coccole, senza il suono di parole fastidiose. Lo so: il papà è un rompiballe … Wink

L'avevo immaginato basandomi sull'umore dei miei figli al risveglio (Sara di solito risponde con un "papà!/mamma! non è il momento!").
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alberto sodani



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MessaggioInviato: Mer 25 Feb 2009 10:34    Oggetto: Cita

Claudio Costa ha scritto:
Wink !

Sabato mattina

Tranquillità.
Due finestre e una portafinestra. Al sabato, le prime luci dell’alba inondano la cucina. Pochi rumori. Passeri che ciangottano sui rami degli alberi di là dai vetri. Quiete.
Scruto le piastrelle di marmo rosa in cerca di una minuscola goccia sporca, risparmiata dalla scopa e dallo straccio la sera precedente.
Calma. Assaporo il profumo del caffé e preparo la moka e il bricco col latte. Accendo i fornelli. Assegno alle giuste posizioni del tavolo, le tovagliette di plastica. Winx, gattini e cagnolini. I cani toccano a me.
Rigorosamente, allineo una tazza grande con vicino: corn flakes al cioccolato e tegolini. Una tazzina blu. Una tazzina arancio: la mia.
È richiesta una certa precisione: lei è una vergine.
Cerco una redbull nel frigorifero semivuoto. Mi serve una bevanda energetica?
Sì. Sì. Sì. Ma la berrò nel pomeriggio.

La colazione è pronta.
La quiete prima della tempesta. Sorrido e la scateno.

─ Come tutte le mattine, la piccola cucciola di dinosauro si sveglia.
Mia figlia sbadiglia. ─ Papà!
─ Va bene. Sto zitto! ─ prometto, scordandomene un istante dopo, mentre guardo il forno a microonde. ─ A pranzo vuoi i findus? ─ domando.
─ Aaargh! ─ ruggisce. ─ Mamma!


Molto carino. Non mi torna qualcosa con la punteggiatura, (due virgole e alcuni dei due punti), “Calma” lo posizionerei dopo “precedente”, “caffè” ha l’accento sbagliato e “scordandomene” assomiglia a “Massimiliano” di Troisi…. Very Happy Rimane molto carino lo stesso.

tar-alima ha scritto:
C'è qualcuno? Bè, io posto... Wink


Seduta a tavola, stringo gli occhi con forza. Non voglio rivedere lo scenario del litigio, di questo addio appena consumato. Non voglio! Posso chiedere almeno questo?
Invece no, il contenuto della nostra “cucina dei sogni”, come l'abbiamo sempre chiamata, si gonfia, minaccioso, mi balza addosso anche attraverso le palpebre chiuse: i pensili arancioni sopra le basi color mogano, il piano da lavoro in granito chiaro, il poster a disegni etnici, la nostra collezione di calamite sul frigorifero... E la composizione di frutta in legno, quella che abbiamo comprato in Messico? Da dove le viene tanta bellezza?
Via! Andate via! Via con il vostro finto calore, la vostra finta allegria! Non c'è calore qui, solo gli echi di parole di piombo, e rabbia, e ricordi da gettare via come stracci sporchi. Nient'altro che gelo. Eppure, basta così poco... solo un gesto... ecco! Sul tappetino nasce il fuoco purificatore. Tra poco vedrò questo grumo di falsità avvampare.

(battute 959)


Bello e intenso, e direi anche “infiammato” Very Happy. Limerei delle piccolezze.

“mi balza addosso anche attraverso le palpebre chiuse”: ci sono due avverbi uniti da una congiunzione, semplificherei con:”mi aggredisce attraverso le palpebre chiuse”
“i pensili arancioni sopra le basi color mogano”: qui semplificherei con: “i pensili arancio con le basi in mogano” Finito. Very Happy.
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Alberto Sodani

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MessaggioInviato: Mer 25 Feb 2009 10:37    Oggetto: Cita

delia ha scritto:
Mele cotte.

Sulla tavola i biscotti Lagaccio. Secchi e troppo grossi per la tazza del latte, non mi erano mai piaciuti e le chiedevo perché non potessimo avere quelli morbidi per colazione. Mi rispondeva con una fetta di strudel. Ne sentivo ancora l'odore buono nell'aria.
Mi avevano fatto chiamare e mio padre era venuto a prendermi a scuola. Eravamo scesi di corsa, tagliando tutte le curve sui Giovi, senza parlare.
Nel silenzio della stanza aprii un armadietto. Sapevo che avrei trovato solo del te' accanto alla moka.
- Dove lo tieni il caffé? - insistevo testarda.
- Non lo tengo tesoro, ti faccio un te' se vuoi - la sua risposta paziente.
Mi abbandonai sullo sgabello. Le tortore erano venute a protestare alla finestra. I fiori erano annaffiati di fresco.
Chiusi gli occhi e la vidi avvolta nella vestaglia a quadri, i capelli in ordine, che mi chiedeva cosa volessi per pranzo.
- Sono solo le otto. Che ne so?
Un sorriso in risposta alla mia adolescenza, e nell'aria quel profumo di mele cotte per lo strudel.
La stanchezza della notte incominciava a pesare e mi sentivo i muscoli doloranti. Il granito nero del pavimento rifletteva i miei capelli spettinati e il pigiama troppo largo. La luce oltraggiosa del mattino si posava sulle pagine consunte dei libri di cucina accano ai fornelli.
Volli aprire tutti gli armadietti, forse avrei trovato del caffé da qualche parte e li richiusi senza fare rumore, per non disturbare mio padre che stava ancora di là.
Tirai le tende e tornai allo sgabello. I Lagaccio gridavano dal tavolo.
- Ti assomigliano - mi diceva strizzandomi l'occhio - un po' secchi, un po' insapori, ma chissà perché li amano tutti, vero tesoro?
Mi resi conto che non ne avrei mangiato più. Respirai a lungo l'aria tiepida della cucina fissando quel profumo di cannella e pinoli che aveva permeato la tovaglia e le tende, e compresi che non ne avrei mai assaporato uno uguale.

Il dolore finalmente mi prese. Trovai del latte nel frigorifero, aprii il sacchetto dei biscotti e mi arresi.


È molto bello ma, a parte il solito “caffè”, e qui anche “tè”, con l’accento sbagliato, capire che si parla di una nonna l’ho trovato molto difficoltoso. E la ragazza non è anoressica come nella mia prima troppo rapida lettura, è solo magra e dura, come i biscotti. E buona, come i biscotti.
Ho riletto più volte, forse ho trovato perché c’è confusione: la storia è situata nel passato, la donna adulta ricorda se stessa adolescente alla morte della nonna e durante quella veglia funebre ricorda la nonna quando era viva, con dei flash back complessi fra imperfetto trapassato e presente sottinteso dal racconto al passato remoto. Una bella gatta da pelare. Very Happy E poi forse servirebbe qualche indizio in più per aiutare il lettore a identificare la nonna e le epoche storiche.

Proverei così: metterei tutti gli attuali passati remoti all’imperfetto, per ammorbidire il brano-Lagaccio Very Happy, tranne nell’ultima frase, che pur essendo al passato remoto ci riporta al presente, così capiamo che è un enorme flash back.
E poi inserirei “Nonna” quando dice “Sono solo le otto”, all’inizio o alla fine, non lo so, la posizione giusta è da cercare..
Infine c’è un refuso su “accanto”. Brava Delia, mi sei piaciuta. Anche nell’articolo sulla lettura di WMI. Very Happy
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Alberto Sodani

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valdam



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MessaggioInviato: Mer 25 Feb 2009 12:12    Oggetto: Cita

@ Andrea
Il brano è simpatico per lo sguardo attento e quasi maniacale del poliziotto indagatore e casalingo, esperto di fughe delle mattonelle e di gommini del micro-onde. La perplessità dell'agente Luca Vicini sottolinea l'eccesso nell'atteggiamento del personaggio principale. L'ho trovato divertente.
Mi sarebbe piaciuto leggerne ancora, anche per capire quale storia si nasconda dietro questa competenza maniacale.
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alberto sodani



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MessaggioInviato: Mer 25 Feb 2009 14:08    Oggetto: Cita

valdam ha scritto:
Ruminavo un finale diverso, circolare. Modifico la chiusura anticipando i vostri commenti...

valdam ha scritto:
La cucina è il mio tempio, il tempio dei miei riti personali. In cucina aspetto il caffè la mattina, il mento appollaiato su una mano dormiente e il respiro regolato sul borbottìo della caffettiera. Subito dopo affondo i denti nel cornetto caldo: profumo e sapore, la coccola del mattino.
Mi piace cucinare per gli amici: lo faccio con la radio accesa mentre canto sul soffritto, sullo stufato, sui lessi e sui brasati. Cucchiaio di legno in mano e fianchi in movimento, al ritmo della musica. Cucino per le persone a cui voglio bene, ricette di confidenza e melodia.
Se sono da sola, in cucina consumo i miei pasti: una omelette, un piatto di bucatini, una bistecca con l’insalata. Sorseggio infiniti tè caldi: un sorso bollente, un giro di cucchiaino, e poi un sorso ancora. Altre volte, di sera tardi, è una camomilla: dentro la tazza affondo gli strani pensieri che mi tengono sveglia.

Luca sembrava un’intrusione, la violazione di un luogo sacro. E invece i nostri movimenti hanno imparato in fretta un ritmo comune, attorno ai fornelli o sul piano di lavoro. Non c’è nemmeno bisogno di parlare: ci muoviamo come in una danza, un meraviglioso balletto di amore e di cibo, di sapori e di passioni.


1221 battute:

La cucina è il mio tempio, il tempio dei miei riti personali. In cucina aspetto il caffè la mattina, il mento appollaiato su una mano dormiente e il respiro regolato sul borbottìo della caffettiera. Subito dopo affondo i denti nel cornetto caldo: profumo e sapore, la coccola del mattino.
Mi piace cucinare per gli amici: lo faccio con la radio accesa mentre canto sul soffritto, sullo stufato, sui lessi e sui brasati. Cucchiaio di legno in mano e fianchi in movimento, al ritmo della musica. Cucino per le persone a cui voglio bene, ricette di confidenza, ritmo e melodia.
Se sono da sola, in cucina consumo i miei pasti: una omelette, un piatto di bucatini, una bistecca con l’insalata. Sorseggio infiniti tè caldi: un sorso bollente, un giro di cucchiaino, e poi un sorso ancora. Altre volte, di sera tardi, è una camomilla: dentro la tazza affondo gli strani pensieri che mi tengono sveglia.

Luca sembrava un’intrusione, la violazione di un luogo sacro. E invece i nostri movimenti hanno imparato in fretta un ritmo comune, attorno ai fornelli o sul piano di lavoro. Non c’è nemmeno bisogno di parlare: ci muoviamo come in una danza, sacerdoti di una liturgia privata di amore e di cibo, di sapori e di passioni.


Molto molto carino, e anche un pizzico sensuale, del resto voi cantanti, si sa…Very Happy

La parola cucina/cucino torna diverse volte, tenterei dei cambi. Per esempio:
“La cucina è il mio tempio, il tempio dei miei riti personali. In cucina aspetto il caffè la mattina,”: direi:” La cucina è il mio tempio, il tempio dei miei riti personali. È lì che aspetto il caffè la mattina,”
Poi ” Cucchiaio di legno in mano e fianchi in movimento, al ritmo della musica.” Lo scriverei “Cucchiaio di legno in mano e fianchi a ritmo di musica.”. Anche perché “movimento” ti serve nel finale.
“Cucino per le persone a cui voglio bene”: qui toglierei “cucino”, magari cambiando con “preparo alle”
“consumo i miei pasti: una omelette, un piatto di bucatini, una bistecca con l’insalata.”: per motivi di ritmo metterei “consumo i miei pasti: una omelette, dei bucatini, una bistecca con l’insalata.”
“Altre volte, di sera tardi, è una camomilla: dentro la tazza affondo gli strani pensieri…”: questa la girerei un pochino, così ” Altre volte, di sera tardi, affondo dentro una camomilla gli strani pensieri…”
“Non c’è nemmeno” farei “Nemmeno c’è”, ma è una questione di gusti personali
“sacerdoti” e poi dopo “liturgia” non mi suonano benissimo insieme, troppo carico per del profano, allora farei:” ci muoviamo come in una danza sacra, in una liturgia privata di amore e cibo, di sapori e passioni.“

Brava, intenso, semplice ma autentico e c'è tutto l'occorrente dell'esercizio. Meglio di così... Very Happy
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