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L'ESERCIZIO DI GENNAIO


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Autore Messaggio
Claudio Costa



Registrato: 27-11-2006 16:50
Messaggi: 413
Località: Milano

MessaggioInviato: Lun 26 Gen 2009 08:56    Oggetto: Cita

Un grazie a tutti i commenti. Scusatemi se non contraccambio. Ritorno tra una settimana. Ciao! Very Happy

Versione 2
La dolce metà nella stanza

La camera da letto la vivo da fine luglio. L’abitiamo.
Pareti bianche. Una viola.
Anonimo letto ricoperto da similpelle color panna. Materasso a molle insacchettate: comodo, si adegua anche al corpo storto.
Comune armadio ad ante scorrevoli. Ante sempre panna. Struttura in ciliegio.
La distinzione: scatole rigide, usate come comodini. Una fucsia e una violetta. Lampade con vetro blu. Libri. Tanti libri incominciati. Da finire. Forse.
Pavimento in caldo parquet scuro. Panorama di strada milanese dietro la finestra, filtrato da una tenda bianca con ghirigori di fiori ricamati. Cassaforte incassata nel muro, a vista. Ereditata. Televisore sul comodino che funge da comò provvisorio. Il provvisorio eterno per chi non trova il tempo.

Camera da letto. Piccola. Si dorme e basta.
Basta?

Una domanda rimbomba, mentre sono disteso.
Il vecchio specchio di due metri per uno con cornice argentata dove lo appendo?
Sul soffitto, al posto del lampadario a forma di stella?
Idea. Sopra la testata del letto. Per il lungo. Come un quadro con immagini in movimento.
Proposta poco originale e scontata da parte mia: ho molte idee disdicevoli.

Idea bocciata: lo specchio lo mettiamo in corridoio.

Devo solo trovare il tempo per fissarlo.
_________________
Claudio Costa
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tar-alima



Registrato: 25-10-2006 15:04
Messaggi: 108
Località: Friuli

MessaggioInviato: Mer 28 Gen 2009 15:59    Oggetto: Cita

SECONDA VERSIONE

Tende di raso alle finestre, tappezzeria a grandi peonie su fondo crema alle pareti, un tappeto persiano al centro della stanza. Il letto a baldacchino è elegante ma sobrio, cosa che non si può dire della cassettiera rococò, né dei due tavolini da letto decorati a mosaico. Gli arredatori hanno un po’ esagerato con il rosa, ma l’insieme è comunque d’effetto. E pensare che fino a una settimana fa nemmeno avevo una casa…
Seduta alla toletta, mi lascio pettinare dalle mani tremanti della cameriera mentre contemplo la mia immagine nello specchio ovale. Occhi allungati, azzurri come il cielo. Labbra ben disegnate, curve in un lieve sorriso che illumina il volto privo di rughe. Collo flessuoso, decolleté perfetto sopra un seno che non passa certo inosservato. E i capelli! Un vero dono di natura: biondi, fluenti, mi arrivano alla vita e sembrano fatti apposta per le elaborate acconciature che sono di moda adesso.
Cos’è questo vociare sguaiato? Una donna grida nel corridoio, qualcuno le risponde con voce acuta. Devo riprendere la governante; comportamenti simili sono intollerabili. Ma… che succede? La terra sussulta, la stanza si oscura di colpo… Vengo scagliata contro le pareti mentre il mondo si capovolge. Il terrore mi prende alla gola. Un boato, poi il buio, e nel buio un grido attutito.

«Mammaaa! Adesso che ho messo a posto la Barbie, posso uscire a giocare?»
_________________
Grazia Gironella
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delia



Registrato: 07-06-2006 12:48
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MessaggioInviato: Mer 28 Gen 2009 22:00    Oggetto: Cita

Muro

Francesco aveva le dita lunghe. Si sarebbe detto che fosse lui a suonare la chitarra e non io.
Seduta sul bordo del letto nella stanza stretta muovevo le dita, curva sullo strumento.
- Non la conosco questa - gli dicevo.
- Adesso ti dico come fa - mi rispondeva.
Francesco aveva le gambe lunghe e secche. Seduto sulla sedia accanto al letto teneva le mani appoggiate sulle ginocchia e lo sguardo sulle parole. Veniva a trovarmi in bicicletta. Sulla scrivania che occupava tutta la stanza c'erano i nostri libri di scuola. David Bowie ci strizzava un occhio dalla parete.
Francesco era grande nella luce che entrava dalla finestra aperta sui primi pomeriggi estivi. La betulla danzava al suono dell'incoscienza e le fronde entravano nella stanza. Mi chiedevo spesso perché non si decidesse a imparare anche lui. - Un giorno o l'altro lo farò - rideva - per ora trovo più comodo che suoni tu -
Francesco amava Battisti. Il furgoncino cercò di fermarsi per tempo. Il walkman continuò a suonare poco lontano dallo zaino e dalla bicicletta.

Guardo i libri in ordine sullo scaffale e la scrivania sgombra e pulita. La stanza è molto più grande di come me la ricordavo. Mi sono portata a Londra quasi tutto ormai.
- A cosa pensi tesoro? -
- Mi porto via anche questo, mamma -
Prendo il libro di matematica dal muro.
Ignoro il canzoniere accanto e chiudo la porta.
_________________
Non è perchè le cose sono difficili che non osiamo, ma è perchè non osiamo che sono difficili (Seneca)
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delia



Registrato: 07-06-2006 12:48
Messaggi: 280

MessaggioInviato: Mer 28 Gen 2009 23:15    Oggetto: Cita

Scusatemi, avevo dimenticato una parola...

Muro

Francesco aveva le dita lunghe. Si sarebbe detto che fosse lui a suonare la chitarra e non io.
Seduta sul bordo del letto nella stanza stretta muovevo le dita, curva sullo strumento.
- Non la conosco questa - gli dicevo.
- Adesso ti dico come fa - mi rispondeva.
Francesco aveva le gambe lunghe e secche. Seduto sulla sedia accanto al letto teneva le mani appoggiate sulle ginocchia e lo sguardo sulle parole. Veniva a trovarmi in bicicletta. Sulla scrivania che occupava tutta la stanza c'erano i nostri libri di scuola. David Bowie ci strizzava un occhio dalla parete.
Francesco era grande nella luce che entrava dalla finestra aperta sui primi pomeriggi estivi. La betulla danzava al suono dell'incoscienza e le fronde entravano nella stanza. Mi chiedevo spesso perché non si decidesse a imparare anche lui. - Un giorno o l'altro lo farò - rideva - per ora trovo più comodo che suoni tu -
Francesco amava Battisti. Il furgoncino cercò di fermarsi per tempo. Il walkman continuò a suonare sull'asfalto, poco lontano dallo zaino e dalla bicicletta.

Guardo i libri in ordine sullo scaffale e la scrivania sgombra e pulita. La stanza è molto più grande di come me la ricordavo. Mi sono portata a Londra quasi tutto ormai.
- A cosa pensi tesoro? -
- Mi porto via anche questo, mamma -
Prendo il libro di matematica dal muro.
Ignoro il canzoniere accanto e chiudo la porta.
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valdam



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Messaggi: 1456
Località: Roma

MessaggioInviato: Sab 31 Gen 2009 00:49    Oggetto: Cita

valdam ha scritto:
1484 battute:
Come Virginia Woolf
Io non ce l’ho, una camera, e non l’ho mai avuta. Prima ho condiviso la stanza con mio fratello, poi con mia sorella. Sentivo il bisogno di un posto dove potermi chiudere, lasciando tutto il resto fuori, ma non l’avevo. Mi ritrovavo a fuggire sul terrazzino, o a chiudermi a chiave in bagno più a lungo del necessario, per rifarmi di uno spazio che non era mai del tutto mio.
Poi ho incontrato Paolo. Anche lui di una famiglia numerosa, gli avevano ritagliato pochi metri quadri ricavati dall’ingresso e così aveva una piccolissima stanza solo sua. Quanto gliela invidiavo… In quella camera, in quel letto, ci siamo amati per la prima volta. E anche per la seconda, la terza, la quarta... Una stanza grande quanto un letto singolo, un letto largo come due corpi abbracciati. Due corpi che sognavano, un giorno, un futuro.
E il futuro adesso c’è. Una casa nostra, con le nostre cose, i nostri mobili, il nostro perenne disordine. E, con il tempo, i nostri bambini. Bambini che sbucano sul lettone il sabato mattina, o che vengono di pomeriggio a giocare sul nostro letto perché è largo e ci si gioca bene. Nella nostra stanza, oltre al letto, un armadio che serve a tutta la famiglia, e poi il computer, moltissime carte, e libri. E sempre tanto, troppo disordine.
Mi piace ancora dormire con Paolo. Mi piace sentire la sua presenza e il suo respiro accanto a me, sentire sulla pelle le sue mani calde.
Però anche io come Virginia ancora vorrei una stanza tutta per me…

Come Virginia Woolf (2° versione)
Io non ce l’ho, una camera, e non l’ho mai avuta. Prima ho condiviso la stanza con mio fratello, poi con mia sorella. Sentivo il bisogno di un posto dove poter andare lasciando tutto il resto fuori, ma non l’avevo. Mi ritrovavo a fuggire sul terrazzino, o a chiudermi a chiave in bagno più a lungo del necessario, per rifarmi di uno spazio che non era mai del tutto mio.
Poi ho incontrato Paolo. Anche lui di una famiglia numerosa, gli avevano ritagliato pochi metri quadri dall’ingresso e così aveva una piccolissima stanza solo sua. Quanto gliela invidiavo… In quella camera, in quel letto, ci siamo amati per la prima volta. E anche per la seconda, la terza, la quarta... Una stanza grande quanto un letto singolo, un letto largo come due corpi abbracciati. Due corpi che sognavano, un giorno, un futuro.
E il futuro adesso c’è. Una casa nostra, con le nostre cose, i nostri mobili, il nostro perenne disordine. E, con il tempo, i nostri bambini. Bambini che sbucano sul lettone il sabato mattina, o che ci vanno di pomeriggio perché è largo e ci si gioca bene. Nella nostra stanza, oltre al letto, un armadio per tutta la famiglia, e poi il computer, moltissime carte, e libri. E sempre tanta, troppa confusione.
Mi piace ancora dormire con Paolo. Mi piace sentire la sua presenza e il suo respiro accanto a me, sentire sulla pelle le sue mani calde.
Però come Virginia io ancora vorrei una stanza tutta per me.
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Valentina M. D'Amico
http://valentinadamico.altervista.org/
Se non puoi uscire dal tunnel, arredalo. - Aforisma letto nel forum.
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delia



Registrato: 07-06-2006 12:48
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MessaggioInviato: Lun 02 Feb 2009 14:23    Oggetto: Cita

Seconda versione. Grazie a tutti per i commenti.

Muro

Francesco aveva le dita lunghe. Si sarebbe detto che fosse lui a suonare la chitarra e non io.
Seduta sul bordo del letto nella camera stretta muovevo le dita, curva sullo strumento.
- Non la conosco questa - gli dicevo.
- Adesso ti dico come fa - mi rispondeva.
Francesco aveva le gambe lunghe e secche. Sulla sedia accanto al letto teneva le mani sulle ginocchia e lo sguardo sulle parole. Veniva a trovarmi in bicicletta. Sulla scrivania che occupava tutta la stanza c'erano i nostri libri di scuola. David Bowie ci strizzava l'occhio dalla parete.
Francesco era grande nella luce estiva che entrava dalla finestra. La betulla danzava al suono dell'incoscienza e le fronde entravano nella stanza. Mi chiedevo spesso perché non si decidesse a imparare anche lui. - Un giorno o l'altro lo farò - rideva - per ora trovo più comodo che suoni tu -
Francesco amava Battisti. Il furgoncino cercò di fermarsi per tempo. Il walkman continuò a suonare poco lontano dallo zaino e dalla bicicletta.

Guardo i libri in ordine sullo scaffale e la scrivania sgombra e pulita. La stanza è molto più grande di come me la ricordavo. Mi sono portata a Londra quasi tutto ormai.
- A cosa pensi tesoro? -
- Mi porto via anche questo, mamma -
Prendo il libro di matematica dal muro.
Ignoro il canzoniere accanto e chiudo la porta.
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Fandango



Registrato: 07-09-2008 13:25
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MessaggioInviato: Mer 04 Feb 2009 01:45    Oggetto: Cita

Mi sa che non sono più in tempo comunque io ci provo lo stesso... scusate il ritardo. Ah, sono 1498 caratteri!

La Camera di Leo

Se le pareti della stanza di Leo avessero potuto parlare, avrebbero di certo disturbato tutti i santi del firmamento, e forse anche quella brava donna di sua madre. E come biasimarle, povere mura, costrette alla convivenza con un ragazzo pigro e morbosamente innamorato delle puntine colorate. Foto, ritagli di giornale, poster improbabili, qualsiasi cosa sembrava andare bene a Leo pur di ridurre la sua camera come l'edizione in mattoni della pagine gialle. Menomale che c'era l'ampia finestra a alleggerire quel continuo groviglio di colori, anche se più di una volta il giovane aveva pensato di coprire per lo meno gli infissi, troppo bianchi per i suoi gusti. Si era salvata anche buona parte della parete davanti al letto, protetta dall'alta libreria nera dove Leo teneva i libri sugli scaffali e i vestiti nei cassetti. Almeno fino a giovedì. Questo perché da venerdì in poi il caos s'impadroniva come un palazzinaro di quella stanza, importunando involontariamente la donna delle pulizie, che per spolverare doveva armarsi del suo piumino di precisione. E così i vestiti non si trovavano più nei cassetti, bensì sulla scrivania – anche se Leo mirava sempre verso la cesta vicino la porta –, abbastanza grande da contenere il computer e il suo gatto senza costringere l'animale a appollaiarsi sulla tastiera. Lui sì che poteva esprimere ciò che provava per il suo padrone, che era sempre pronto a coccolarlo... perché per Leo era un piacere ascoltare il gorgoglio delle fusa del suo siriano.
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Chuck Norris non dorme. Aspetta.
Leo Fandango

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