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L'ESERCIZIO DI GENNAIO


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Autore Messaggio
vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Mar 13 Gen 2009 23:41    Oggetto: L'ESERCIZIO DI GENNAIO Cita

Anche se l'anno è cambiato, manteniamo la linea degli ultimi esercizi, ma con una piccola variante.
In questa prima parte dell'anno non andremo in giro in luoghi più o meno lontani, ma viaggeremo in un mondo che sicuramente conosciamo e al quale, proprio per questo, non dedichiamo la dovuta attenzione.
La prima tappa proposta dalla nosta agenzia di viaggi sarà la camera da letto, la propria camera per chi vive ancora a scrocco dei genitori Wink
Solito sistema: 1500 caratteri circa per raccontare il risveglio, oppure la notte, o anche un sogno, l'ozio, l'amore...
Twisted Evil

Non vi è dubbio che avete più libertà, ma attenti a non andare fuori tema, ciò che conta è: La Camera da Letto.

Buon lavoro a tutti.
_________________
Vincenzo Vizzini
vicedirettore Writers Magazine Italia
curatore della collana Delos Crime
www.vincenzo-vizzini.it
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Claudio Costa



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Messaggi: 413
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MessaggioInviato: Ven 16 Gen 2009 00:30    Oggetto: Cita

Boh! Wink

La nuova camera

La camera da letto la vivo da fine luglio. L’abitiamo.
Pareti bianche. Una viola.
Anonimo letto ricoperto da similpelle color panna. Materasso a molle insacchettate; comodo: si adegua anche al corpo storto.
Comune armadio ad ante scorrevoli. Ante sempre panna. Struttura in ciliegio.
La distinzione: scatole rigide, usate come comodini. Una fucsia e una violetta. Lampade con vetro blu. Libri. Tanti libri incominciati. Da finire. Forse.
Cassaforte incassata nel muro, a vista. Ereditata.
Televisore sul comodino che funge da comò provvisorio.
Il provvisorio eterno per chi non trova il tempo.
Pavimento in caldo parquet scuro.
Panorama di strada milanese dietro la finestra, filtrato da una tenda bianca con ghirigori di fiori ricamati.

Camera da letto. Piccola. Si dorme e basta.
Forse.

Una domanda rimbomba, mentre sono disteso.
Il vecchio specchio di due metri per uno con cornice argentata dove lo appendo?
Sul soffitto, al posto del lampadario a forma di stella?
Idea. Sopra la testata del letto. Per il lungo. Come un quadro con immagini in movimento.

Idea poco originale e scontata.
Idea bocciata.
_________________
Claudio Costa
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anca



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MessaggioInviato: Ven 16 Gen 2009 16:58    Oggetto: Re: L'ESERCIZIO DI GENNAIO Cita

Le visite di mia madre sono peggiori delle ispezioni del sergente Pirozzi, e chi ha fatto il militare dalle parti di La Spezia sa quello che dico. La maledetta ha la vista a raggi X tipo superman e un olfatto capace di scovare una briciola rinsecchita in mezzo alle tonnellate di deodorante che spruzzerò.
Sotto al letto trovo palle di carta, batuffoli di polvere come neanche in un villaggio fantasma di Sergio Leone, un tappo in sughero, e la cosa strana è che non ho mai stappato una bottiglia in camera, forse.
Dev’esserci stato un terremoto che non ricordo, perché nell’armadio i maglioni sono crollati creando un’insalata multicolore. I pantaloni sono dispersi tranne un paio che resiste in una gruccia, mentre nel piano di sopra trovo lenzuola da stirare, magliette ammucchiate e giubbotti appesi a distanza siderale. Prima o poi devo comprare un bastone allungabile.
Il piano della scrivania è un labirinto per topi, fatto di pile di libri, fumetti, custodie di CD e DVD, riviste e giornali. Forse ci sono anche un portatile e una stampante. Ogni cosa che muovo lascia uno sbuffo di polvere che vola nella luce della lampada all’angolo.
Consumo una bomboletta di deodorante alla vaniglia e devo aprire le finestre altrimenti muoio. Picchio nel comodino cercando di raddrizzare un quadro e rischio di far crollare la pila di libri che ho sistemato poco fa.
Di colpo suona il campanello, corro e inciampo nella sedia dove di solito parcheggio i vestiti.
Se è già mia madre, sono fottuto.

---
1487 caratteri
Ogni riferimento a persone cose o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Wink
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Andrea Delle Sedie-1



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Località: Pisa

MessaggioInviato: Sab 17 Gen 2009 20:14    Oggetto: Cita

La mia vecchia camera da letto, grande eppure piccola, riscaldata dal legno della libreria su due pareti, dalla grande scrivania e dal letto, circondato dai libri. Tanti ricordi, tante emozioni: dolore, gioia, tristezza, eccitazione, piacere.
Sono passati anni molti anni da allora; adesso è lo studio di mio padre. Non la sento più mia. È diversa, anche l’odore mi è estraneo.
Stesso palazzo, ma un piano sotto, stessa disposizione: finestra a tre ante di fronte alla porta. Di giorno è luminosa, abbastanza in ordine o modestamente caotica a secondo di come si vuole vedere; la notte è silenzio ma, improvvisamente, scoppia l’allarme e mi vedo correre, aprire la porta e, nel buio, chinarmi sul letto per poi misurare a passi lenti la distanza tra la finestra e la porta. Quasi sempre bastano pochi viaggi, qualche volta invece temo di scavare un solco mentre, insonnolito, traballo riprendendomi un attimo prima di cadere. Alla fine però, ritrovo il letto. So dov’è, anche senza vederlo. Lucrezia si è addormentata. Posso tornare a dormire nel mio letto. Nell’altra camera.
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Cile



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Località: Salerno

MessaggioInviato: Lun 19 Gen 2009 12:13    Oggetto: Cita

Ben trovati!
Ci provo 1452 caratteri, spazi inclusi


ACQUARIO

Ecco, ci sono! Chiudo la porta alle mie spalle. Il rumore metallico della serratura che scatta mi solleva. Riprendo a respirare. Sposto via con un calcio il mucchietto di panni sporchi, accatastati sul pavimento. Ci penserò domani. Lascio cadere la ventiquattr’ore sulla sedia e sorrido alla vista di mia madre che ammicca da una vecchia foto. Adoro il disordine della mia scrivania: le pile di riviste d’ogni genere, accumulate da anni, gli scontrini fiscali conservati per qualche motivo dimenticato, le fotografie incorniciate e il pc sempre acceso. Lo avvio per controllare la posta, non quella di lavoro: 0 e-mail . Lancio i vestiti, impregnati di sudore e stanchezza, sul sofà.
L’intero caos della camera da letto mi conforta. I poster attaccati alle pareti mostrano paesaggi marini. Tutto è azzurro, il lampadario, le mattonelle e persino l’armadio.
Cerco il pigiama sotto il cuscino e stendendomi, allungo il braccio sulla mensola. Breve pressione sul tasto power e Mozart inizia a raccontarmi le nozze di Figaro.
Va già meglio, le brutture di questa giornata perdono di valore, appaiono sfocate. Mi soffermo sul piccolo acquario che occupa l’intero spazio del comodino. Spengo le luci, lasciando solo un fievole raggio dalla piantana che gli è accanto. Guardo i piccoli pesci pagliaccio fluttuare, sempre nello stesso verso. Ignorandosi. Anche io comincio ad astrarmi dal mondo, come loro. La mia stanza da letto, il mio acquario.
_________________
Cinzia Leo
Hai mai ascoltato il silenzio del destino quando esplode? (A. Baricco )


Ultima modifica di Cile il Gio 22 Gen 2009 16:55, modificato 1 volta in totale
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Angelo F.



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MessaggioInviato: Mar 20 Gen 2009 00:59    Oggetto: Cita

−E questa è l’altra camera in affitto.
Il padrone di casa aprì la porta scorrevole. La stanza era ampia circa trenta metri quadrati. Una lunga parete scorrevole, posta a metà, creava un’anticamera con divanetto e tavolino. Sopra il letto un grande quadro astratto. Altri dipinti decoravano le pareti.
−Li ho fatti io− mi disse il padrone di casa, con la sua risata ampia e accogliente
−È perfetta. Il mio cane avrebbe metà camera tutta per lui.
Mi ero quasi dimenticato della presenza di Daniela, altra aspirante inquilina. Non sapevo se mi infastidisse più lei che aveva già iniziato a dettare regole o il suo alano enorme che mi ringhiava contro.
−Sia ben chiaro− continuò, guardando la mia ragazza, −credo sia importante che i nostri fidanzati non si fermino a dormire. Se ne avessi uno, di sicuro non glielo permetterei. È una questione di rispetto. Altrimenti, col tempo, diverremmo perennemente tre.
La mia mente cercava disperatamente il modo per togliermi dai piedi quella piccola dittatrice. La stanza era davvero la più bella che avessi visto in quei giorni di ricerca disperata di un nuovo alloggio.
−Saremmo davvero in tre− si inserì il padrone −come vi dicevo spesso sono via per lavoro, ma anche io abito qui − la risata con cui chiudeva ogni frase questa volta era tinta di nervosismo.
−Va bene− disse lei −basta che non mi lasci i piatti sporchi in cucina. Nemmeno la caffettiera.
−Ti faccio sapere, Daniela. Ho ancora tante persone da vedere. Angelo, aspettami qui, mentre accompagno Daniela alla porta.

1514 caratteri compresi spazio e punteggiatura Very Happy
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Angelo Frascella
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tar-alima



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MessaggioInviato: Mar 20 Gen 2009 19:03    Oggetto: Cita

C'E' UNA SECONDA VERSIONE A PAG. 2!

Tende di raso alle finestre, tappezzeria a grandi peonie su fondo crema alle pareti, un tappeto persiano al centro della stanza. Il letto a baldacchino è elegante ma sobrio, cosa che non si può dire dell’elaborata cassettiera rococò, né dei due tavolini da letto decorati a mosaico. Anche se gli arredatori hanno un po’ esagerato con il rosa, l’insieme è comunque d’effetto. E pensare che fino a una settimana fa non avevo nemmeno una casa…
Seduta alla toletta, mi lascio pettinare dalle mani tremanti della cameriera mentre contemplo la mia immagine riflessa nello specchio ovale. Occhi allungati, azzurri come il cielo; labbra ben disegnate, curve in un lieve sorriso che illumina il volto privo di rughe, collo flessuoso. E i capelli! Un vero dono naturale: biondi, fluenti, mi arrivano alla vita e sembrano fatti apposta per le elaborate acconciature che vanno di moda in questo periodo.
Cos’è questo vociare sguaiato? Una donna grida nel corridoio, qualcuno le risponde con voce acuta. Devo riprendere la governante; comportamenti simili sono intollerabili. Ma… che succede? Una forte vibrazione scuote la terra, la stanza si oscura di colpo… il mondo si capovolge, vengo scagliata contro le pareti… Il terrore mi prende alla gola. Un boato, poi il buio, e nel buio un grido attutito.
«Mammaaa! Adesso che ho messo a posto la Barbie, posso uscire a giocare?»


battute 1388
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Grazia Gironella


Ultima modifica di tar-alima il Mer 28 Gen 2009 16:00, modificato 5 volte in totale
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Andrea Cavallini



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MessaggioInviato: Mer 21 Gen 2009 00:40    Oggetto: Cita

Ben ritrovati a tutti.
Ecco il mio esercizio.

INCUBO

Il cielo, nerissimo, è pieno di piccole stelle bianche che si muovono velocemente, poi rallentano e si raggruppano fino a formare la maschera bianca di Belfagor.
Mi sembra di avere al posto del cuore un tamburo di un film di Tarzan.
…apro un occhio. Sto nuotando nel sudore. Guardo lentamente in giro. La luce entra da sottili fessure nella finestra di fronte a dove mi trovo e mette in evidenza dei segni sul muro che sembrano uguali ai miei disegni. Nella parete a fianco una grande libreria, proprio come….. Due file di libri sono chiaramente visibili. Una lunga striscia bianca e, nello scaffale superiore, una più corta scura. Assomigliano molto alle mie collezioni di Urania e Guerra d’Eroi. Gli occhi impastati non mi fanno distinguere bene le cose, ma ho paura di scoprire le braccia per strofinarmeli. Al centro della camera la forma di una scrivania che mi sembra familiare. Alzo di poco la testa per riuscire a vedere il piano …sì, quella specie di modellino di missile alieno potrebbe essere la Carioca che mi ha regalato papà. Ho meno paura, ma voglio essere sicuro. Guardo di fianco al letto, vedo il cubo nero. Il vecchio comodino di noce del nonno. Devo fare un certo sforzo per allungare il dito e toccarlo. Lo spingo un po’ e lui traballa. Tolgo la mano e torna nella posizione iniziale con un tunf sul pavimento che riconosco subito.
Sono nella mia camera.



Andrea
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demiurgo



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MessaggioInviato: Mer 21 Gen 2009 02:50    Oggetto: E una capanna Cita

Ci sono anch'io! Scritto al volo... conto su di voi Smile

E una capanna (1100+ battute)

L’arco decorato con pietre di recupero introduce alla stanza da letto.
Ci sono delle luci accese, sul soffitto. Led, a distanza regolare come un industriale cielo stellato. Nessuna traccia di interruttori. Il pavimento è un incastro logico di lastre bronzee. Al centro, rivestito di sete dei colori dell’autunno, fluttua solitario il letto. La parete di fronte non c’è, è invisibile, un vetro che si affaccia sulla natura selvaggia del giardino. Come se lo spazio interno proseguisse fuori, nel verde, fino al remoto bosco di betulle. C’è pace e silenzio. Se mi concentro, anche da qui posso sentire le foglie frusciare.

Lei entra nella stanza. I suoi passi hanno una eco strana.
— Cosa stai leggendo?
Le sorrido. Lei segue il mio sguardo.
— Ma chi cacchio le stampa ‘ste riviste di arredamento?
— Facci caso che la finestra con dietro il bosco sta in tutte le foto — le rispondo.
Ci abbracciamo, stretti tra le quattro mura di questa stanza vuota. Solo pareti imbiancate, come una tela nuova da dipingere. Da fili elettrici a vista penzola una lampadina, unico ornamento, proprio sopra le nostre teste. Moderno vischio a risparmio energetico.
_________________
Paolo Di Pierdomenico
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valdam



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MessaggioInviato: Mer 21 Gen 2009 11:50    Oggetto: Cita

1484 battute:
Come Virginia Woolf
Io non ce l’ho, una camera, e non l’ho mai avuta. Prima ho condiviso la stanza con mio fratello, poi con mia sorella. Sentivo il bisogno di un posto dove potermi chiudere, lasciando tutto il resto fuori, ma non l’avevo. Mi ritrovavo a fuggire sul terrazzino, o a chiudermi a chiave in bagno più a lungo del necessario, per rifarmi di uno spazio che non era mai del tutto mio.
Poi ho incontrato Paolo. Anche lui di una famiglia numerosa, gli avevano ritagliato pochi metri quadri ricavati dall’ingresso e così aveva una piccolissima stanza solo sua. Quanto gliela invidiavo… In quella camera, in quel letto, ci siamo amati per la prima volta. E anche per la seconda, la terza, la quarta... Una stanza grande quanto un letto singolo, un letto largo come due corpi abbracciati. Due corpi che sognavano, un giorno, un futuro.
E il futuro adesso c’è. Una casa nostra, con le nostre cose, i nostri mobili, il nostro perenne disordine. E, con il tempo, i nostri bambini. Bambini che sbucano sul lettone il sabato mattina, o che vengono di pomeriggio a giocare sul nostro letto perché è largo e ci si gioca bene. Nella nostra stanza, oltre al letto, un armadio che serve a tutta la famiglia, e poi il computer, moltissime carte, e libri. E sempre tanto, troppo disordine.
Mi piace ancora dormire con Paolo. Mi piace sentire la sua presenza e il suo respiro accanto a me, sentire sulla pelle le sue mani calde.
Però anche io come Virginia ancora vorrei una stanza tutta per me…
_________________
Valentina M. D'Amico
http://valentinadamico.altervista.org/
Se non puoi uscire dal tunnel, arredalo. - Aforisma letto nel forum.


Ultima modifica di valdam il Gio 29 Gen 2009 01:09, modificato 2 volte in totale
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Euridice



Registrato: 02-02-2007 11:56
Messaggi: 2082
Località: Scafati (Salerno)

MessaggioInviato: Mer 21 Gen 2009 15:56    Oggetto: Cita

Scritto di getto e, come al solito, ho sforato di brutto Rolling Eyes

Le pareti della mia camera da letto sono gialle, forse troppo. Io e Marco ne scegliemmo il colore pensando fosse riposante, ma forse sarebbe andato meglio un verde acqua marina. La sera il tono è rafforzato dalla luce artificiale e il cocktail che ne viene è micidiale.
Le pareti della mia camera da letto sono gialle, ma, riflettendo non è il male minore, almeno secondo me. Le nostre intenzioni sono di rivoluzionarne l’arredo, ma il problema è che non siamo sulla stesa lunghezza d’onda… onda, sì, questo è il termine giusto: Marco è troppo pratico e pensa a mobili, tende e alla capienza dei cassetti e dell’armadio, mentre io mi preoccupo della sinergia con l’universo, delle onde cosmiche, della disposizione dei mobili insomma, perché a me quelli che ci sono ora vanno bene così: sono piccoli, essenziali, ma li trovo rassicuranti.
Nella mia camera da letto si dorme male ed è colpa dell’assenza di armonia. Quando sono nervosa, sposto i mobili; mi capita spesso e l’ultima volta devo aver sbagliato combinazione. Litighiamo io e Marco per questo, anche perché la camera da letto per me sarebbe solo il punto di partenza per sconvolgere tutta la nostra dimora.
– Non posso sopportare l’idea di veder scompaginare la nostra casa. Io ho bisogno di avere le mie cose in ordine… ne va del mio sistema nervoso!
– Come pretendi di migliorare la tua vita se non inizi…
– …dai mobili? Dai mobili devo iniziare? Certo non dormirò meglio con l’idea che una tartaruga ninjia mi fa da guardia del corpo o se ho la testa rivolta verso Nord o non so quale altro punto cardinale!
– Comunque ho già contattato un arredatore d’interni, un bioarchitetto e domani pomeriggio verrà a vedere come si può riassettare la stanza, per armonizzarla con le correnti del respiro cosmico.
– Ma come parli?
– Tu non sai ascoltare le energie che pulsano tra i muri della nostra casa. Se solo mi seguissi, potresti risolvere i tuoi problemi di stanchezza cronica, liberarti di tutte le tue angosce! La tua aggressività, per esempio…
– …è colpa dell’armadio o dello specchio?
– Prima o poi finirai vittima di un campo magnetico!
– Fatti curare da un rabdomante!

La mia stanza da letto ora è vuota e sto chiedendomi il perché. Marco è esagerato: non ha ceduto su nulla, nemmeno sulla stuoia di fili di rame e carbonio da mettere sotto il letto come uno schermo per gli accumuli di tensione: ha insinuato che si tratta di un tentativo distorto per migliorare la nostra vita sessuale. Il nodo da sciogliere, secondo lui, non è sotto il letto, ma nel mio cervello.

Le pareti della mia camera da letto non esistono più o non esistono ancora.
_________________
E sognai talmente forte che mi usci' il sangue dal naso (Fiume Sand Creek di Faber)
Marcella Testa
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alberto sodani



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MessaggioInviato: Mer 21 Gen 2009 16:22    Oggetto: Cita

Ciao a tutti... Very Happy



    Il soldatino di piombo




    Rientro nella mia camera, intatta come l’avevo lasciata: stessi poster alle pareti e penne e carte in ordine sulla scrivania, ne sembro appena uscito, non un granello di polvere. L’armadio vicino al letto non tocca bene sul muro, lo sposto e qualcosa cade dietro, lo sposto ancora e lo trovo, un soldatino di piombo. È austriaco, era uno dei miei preferiti, la scatola è lassù in cima, un angolo aperto. Affondo sul materasso e ripenso alle improbabili battaglie austro-napoleoniche con mio fratello sotto quella rete, teatro di guerra per eccellenza: all’ora di cena si lasciavano i combattimenti a metà e si proseguiva dopo. Pavimento teatro anche dei nostri turbamenti infantili, quando giocavamo a nascondino buio con i bambini del condominio. Il bacio bavoso, al riparo degli altri, di Laura, stesso pianerottolo e treccine alla Pippi Calzelunghe. È cresciuta, dopo, fino a suscitare altre emozioni, altri tremiti. Altri baci.
    – L’hai mai fatto?
    – Sì – mento.
    – Con chi?
    – Non te lo posso dire.
    – Sarà quel mostro di Chiara.
    – Chiara è bella.
    – Mai come me.
    – Vero. Tu sei bellissima.
    Avevamo cominciato litigando. Poi, il sole del tramonto le aveva vestito d’ambra i bottoni di rosa dei seni che esploravo col corpo e con le labbra, per la prima volta. Quel pomeriggio che mamma e Carlo erano da papà in clinica e io avevo matematica per l’interrogazione.
    A occhi chiusi sento le campane di mezzogiorno. E una voce.
    – Vieni, i tuoi ci aspettano a tavola.
    – Eccomi Laura.

    Mi alzo e lo appoggio lì, al centro del tavolo, di guardia.
    Il soldatino di piombo.

_________________
Alberto Sodani

detto il paratattico, (da qualche parte, qui nel forum)
fatti non foste a viver come bruti...
Festina lente...


Ultima modifica di alberto sodani il Gio 22 Gen 2009 10:18, modificato 1 volta in totale
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Angelo F.



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MessaggioInviato: Gio 22 Gen 2009 01:02    Oggetto: Cita

versione 2

−E questa è l’altra camera in affitto.
Il padrone di casa aprì la porta ed entrammo. La stanza era ampia circa trenta metri quadrati. Una lunga parete scorrevole, posta a metà, creava un’anticamera con divanetto e tavolino. Sopra il letto un grande quadro astratto. Altri dipinti decoravano le pareti.
−Li ho fatti io− mi disse il padrone di casa, con la sua risata ampia e accogliente
−Questa camera è perfetta. Il mio cane ne avrebbe metà tutta per lui− Era la voce stridula di Daniela, altra aspirante affittuaria. Non sapevo se mi infastidiva più il modo in cui lei aveva già iniziato a dettare regole o l’idea che il suo enorme alano diventasse mio coinquilino.
−Angelo, se decidi di prendere l’altra camera− Daniela parlava a me, ma guardava la mia ragazza, − è meglio essere chiari da subito. Credo sia importante che i nostri fidanzati non si fermino a dormire. Se ne avessi uno, di sicuro non glielo permetterei. È una questione di rispetto. Altrimenti, col tempo, diverremmo perennemente tre.
La casa era davvero la più bella che avessi visto in quei giorni di ricerca disperata di un nuovo alloggio. L’unico difetto era quella piccola dittatrice.
−Saremo davvero in tre− si inserì il padrone −come vi dicevo spesso sono via per lavoro, ma anche io abito qui − la risata con cui chiudeva ogni frase questa volta era tinta di nervosismo.
−Va bene− gli concesse Daniela −basta che non mi lasci i piatti sporchi in cucina. Nemmeno la caffettiera.
−Ti faccio sapere, Daniela. Ho appuntamento ancora con molte persone. Angelo, aspettami qui, mentre accompagno Daniela alla porta.
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Angelo Frascella
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Caterina De Padova



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MessaggioInviato: Sab 24 Gen 2009 11:52    Oggetto: Cita

Francesca stava assaporando l’ultimo acquisto per la loro camera da letto. Dal giorno del matrimonio non si era fermata. Aveva setacciato tutti i negozi di arredamento provenzale della città. Ora ammirava compiaciuta le tende appena montate. Color panna e avorio. Cadevano per terra morbide e abbondanti. Era stata convincente la negoziante nel dirle che questa era la moda francese.
Nella vita a Francesca era capitato di prendere una scopa in mano, ma in quel momento era certa che il pavimento avrebbe rimosso da solo ogni tipo di deposito pur di mantenere immacolato quel meraviglioso drappeggio.
Le lampade, rivestite della stessa stoffa delle tende, erano state posizionate sui comodini dalla negoziante in persona, con mille esclamazioni e una deliziosa inflessione francese nella parlata. Francesca non le aveva mai ordinate, ma poco importava.

Passarono sei mesi.
Appena due settimane prima Francesca e Mario in quella camera da letto avevano esultato di fronte alla prova di gravidanza.
Ora, invece, Francesca rischiava di abortire. Era da giorni immobile sul letto sotto quel lampadario a cinque braccia. Sul cuscino era impresso il calco della sua nuca. Non poteva fare altro che fissare le tende color panna e avorio perfettamente intonate con le lampade e odiare il mondo.

Due mesi di attesa.
Il bambino era fuori pericolo e Francesca era di nuovo felice. Si accorse che sul comò mancava qualcosa di provenzale e si precipitò dalla signora con la deliziosa inflessione francese nella parlata.

(1502 caratteri)
Caterina
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Angelo F.



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MessaggioInviato: Dom 25 Gen 2009 14:54    Oggetto: Cita

Versione 3

−Questa è la camera in affitto.
Rino aprì la porta. La stanza era molto ampia.
Una parete scorrevole posta a metà creava un’anticamera con divanetto e tavolino. Sopra il letto un grande quadro astratto. Il coraggioso accostamento di colori trasmetteva ospitalità.
Mi guardai attorno. I dipinti erano ovunque. Una donna dal collo lungo e il viso triste. Un panorama di un paese che ricordava la mia Puglia.
−Li ho fatti io− disse Rino, con la sua risata ampia e accogliente −Quella nel ritratto è la prima ragazza a cui ho affittato la camera. Il paese è quello di Pino. Abitava qui quattro anni fa. Se non ti piacciono puoi toglierli. −La risata aveva, ora, note di limpida umiltà nei confronti delle proprie creazioni.
Una lampada giapponese nella prima metà della stanza ed un lavatoio da film in costume attirarono la mia attenzione. Appesa la fotografia di una frase scritta su un palazzo: “Neanche i sofficini sorridono più”
−Silvia amava l’oriente, Giacomo la storia. Anna collezionava immagini di graffiti. − La risata di Rino era tinta di nostalgia per gli amici lontani.
Guardai quel mosaico di vite e mi vennero in mente tutte le camerein cui avevo passato gli ultimi anni. In ciascuna di esse avevo lasciato un pezzo di me: il letto su cui avevo fatto, per la prima volta, l’amore, la scrivania su cui avevo trepidato per gli esami. Persino nella stanza da cui scappavo, perché la solitudine aveva generato in me la paura della paura.
−Sembri un bravo ragazzo. Se ti piace è tua.− la risata, questa volta, aveva i colori del grande quadro astratto.
−La adoro− risposi e già avevo individuato un punto libero sulla parete in cui avrei appeso questo piccolo racconto il giorno in cui sarei andato via.
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Angelo Frascella
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