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E ORA I COMMENTI DI DICEMBRE


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vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Sab 13 Dic 2008 21:23    Oggetto: E ORA I COMMENTI DI DICEMBRE Cita

Eccoci con lo spazio per i commenti di dicembre.
Ciao Cool
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Vincenzo Vizzini
vicedirettore Writers Magazine Italia
curatore della collana Delos Crime
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Cile



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MessaggioInviato: Mar 16 Dic 2008 18:44    Oggetto: Cita

Ciao,
scusate, sono stata assente per un po' in viaggio di lavoro..
Mi sono persa qualcosa Confused i commenti di Dicembre nello spazio di Novembre! Vuol dire che l'esercizio è sempre quello dell'ufficio postale?
Ciao
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Cinzia Leo
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alberto sodani



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MessaggioInviato: Mar 16 Dic 2008 19:00    Oggetto: Cita

Cile ha scritto:
Vuol dire che l'esercizio è sempre quello dell'ufficio postale?
Ciao


Oui, madame Very Happy
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Alberto Sodani

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alberto sodani



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MessaggioInviato: Mar 16 Dic 2008 19:30    Oggetto: Cita

demiurgo ha scritto:
Cinquantatré

Quarantasette.
Al di là della vetrata con gli adesivi delle Poste Italiane, il temporale estivo si ribella invano al caldo. Si sta meglio all'interno, con l'aria condizionata che consola l'attesa. In alto sulla parete, le bocchette d’aerazione svolgono in silenzio il proprio lavoro stagionale.
Quarantotto.
Vicino a loro, ignorati da tutti, i sensori antifurto oziano nella pausa diurna. La telecamera sopra alla porta, invece, documenta fotogramma per fotogramma la fila che avanza, si ferma, avanza.
Quarantanove.
La porta scorrevole sussurra due volte. Per un attimo lo scrosciare dell’acqua e il caldo odore del traffico si affacciano. Nuove scarpe raggiungono le altre scarpe in processione.
Cinquanta.
Un altro passo, verso le linee azzurre e verdi che annunciano l'area di discrezione, la striscia di confine prima della frontiera di vetro antiproiettile. Lì sopra, in una fila in alto, i libri promossi dalle Poste sono in mostra; dai best-seller ai manuali di ricette.
Cinquantuno.
Il vetro racchiude gli squittii dei mouse, i fuochi dei monitor, i tic nervosi di stampanti e lettori ottici, l'ottimismo delle quarte di copertina. Le scarpe si fermano, attendono, tornano indietro. Solo le carte passano.
Cinquantadue.
Oltre il vetro, la foto in seppia di questo edificio alla sua inaugurazione, cinquant’anni fa, osserva tutto dal muro. Allora erano missive, telegrammi, parole a varcare il confine, diretti chissà dove. Oggi solo numeri e transazioni.

Il signor Nardi vorrebbe scrollare via la nostalgia come si fa con un ombrello zuppo di pioggia.
Quarantacinque anni in quell'ufficio, sedici da direttore, erano volati. Da quattordici lunghi giorni si gode la pensione nella desolazione del suo appartamento. Oggi è in fila come gli altri.
Come il numero cinquantaquattro, un uomo magro sugli ottanta, che tira su col naso e continua a guardare l’ora. O il numero cinquantacinque, sessant'anni abbondanti infilati in una maglietta rossa con scritte americane e sulla testa un elegante rimedio alla calvizie, anche detto berretto da baseball. O la cinquantasei e le sue nipotine. Fa invidia, con due angioletti pestiferi a tirarle la gonna.
Come loro. Un utente, un numero.
Cinquantatré.
Si libera proprio lo sportello di Michela, sua nipote. Si avvicina, la saluta.
"Zio Oreste!" solo ora lei lo vede; srotola la manica della camicetta per coprire il tatuaggio sul polso.
Come va, bene, a meraviglia. Sai, sono qui per la pensione, ecco le carte. No, non disturbiamo i colleghi, c'è gente che aspetta, saluterò un'altra volta.
Michela ha i tratti caratteristici della famiglia di sua moglie: gli occhi grandi, quasi neri, ma in realtà marroni; i capelli spessi come lana; il naso intelligente, italico, con un piccolo angolo. Assomiglia alla sua Elvira da giovane.
Ecco fatto, saluto. Sai, vado di fretta, ho tanto da fare. Passa a trovarmi se vuoi. Magari per un caffé.
Esce. L’acquazzone è finito. Agita con forza l’ombrello per scrollare la pioggia. Ma è impossibile cacciare via tutta quell’acqua.


Ho tolto delle parole, qualcuna anche cambiata, evidenziando anche quello che a me piaceva di più. Sono circa 2800. È chiaramente un pour parler, anzi, pour écrire, tanto quella è la malattia... Very Happy Very Happy Very Happy

Citazione:
Cinquantatré

Quarantasette.
Fuori dalla vetrata con gli adesivi delle Poste, il temporale estivo si ribella invano alla calura. Si sta meglio dentro, l’attesa consolata dai condizionatori che soffiano leggeri dall’alto.
Quarantotto.
Ignorati da tutti, i sensori dell’antifurto sono immobili nel loro ozio diurno, mentre le telecamere agli angoli documentano fotogramma per fotogramma la fila che avanza, si ferma, avanza.
Quarantanove.
La porta scorrevole sussurra due volte. E ogni volta lo scrosciare dell’acqua e l’odore caldo del traffico si affacciano. Nuove scarpe si aggiungono alle scarpe in processione.
Cinquanta.
Un altro passo verso le linee azzurre e verdi dell'area di discrezione, la terra di nessuno prima del vetro antiproiettile. Lì sopra, in una fila in alto, l'ottimismo delle quarte di copertina promosso dalle Poste è in mostra, nei best-seller e nei manuali di ricette.
Cinquantuno.
Il vetro blocca gli squittii dei mouse, i fuochi dei monitor, i tic nervosi di stampanti e lettori ottici. Lì davanti Nike si fermano, mocassini attendono, tacchi alti tornano indietro. Solo le carte passano.
Cinquantadue.
La foto in seppia dell’edificio alla sua inaugurazione, cinquant’anni prima, osserva tutto dal muro; allora c’erano lettere, telegrammi, parole a dirigersi chissà dove, oggi solo stupidi numeri e transazioni.

Il signor Nardi vorrebbe scrollare via la nostalgia come la pioggia da un ombrello.
Quarantacinque anni in quell'ufficio. Sedici da direttore. Volati. Per godersi la pensione nella desolazione del suo appartamento, da quattordici giorni.
Oggi è in fila. Come gli altri.
Come il cinquantaquattro: è magro, ne avrà un'ottantina, tira su col naso e continua a guardare l’ora. O il cinquantacinque, sessant'anni infilati nella maglietta rossa dalle scritte americane, un berretto da baseball come elegante rimedio alla calvizie,. O la cinquantasei e le nipotine: fa invidia, con quei due angioletti pestiferi a tirarle la gonna.
Lui come loro. Un utente. Un numero.
Cinquantatré.
Si libera proprio lo sportello di Michela. Si avvicina, la saluta.
– Zio Oreste! – appena lo vede srotola la manica della camicetta per coprire il tatuaggio.
Tutto bene, grazie, sono qui per la pensione sai, ecco le carte. No, non disturbare i colleghi, c'è gente che aspetta, li saluterò un'altra volta.
Michela ha i tratti caratteristici della famiglia di sua moglie: occhi grandi, quasi neri, ma in realtà marroni; capelli spessi come lana; naso italico, con un piccolo angolo. Assomiglia alla sua Elvira da giovane.
Fatto, ti saluto, Michela, vado di fretta, ho tanto da fare. Passa a trovarmi se vuoi. Magari per un caffè.
Esce. L’acquazzone è finito. Agita con forza l’ombrello per scrollare la pioggia.
Ma è impossibile.

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Alberto Sodani

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Cile



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MessaggioInviato: Mer 17 Dic 2008 16:19    Oggetto: Cita

Allora dobbiamo aggiungere all'esercizio di descrizione dell'ambiente i personaggi, giusto??
spero di non far pasticci... Confused
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Cinzia Leo
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demiurgo



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MessaggioInviato: Gio 18 Dic 2008 15:02    Oggetto: Cita

@alberto sodani: bel lavoro, sei riuscito a sintetizzare un testo già pittosto stringato - senza tagliare nessun elemento.
Mi è piaciuta l'idea che hai avuto per non ripetere "scarpe" nel paragrafo tra Cinquantuno e Cinquantadue. Una parte (es: tacchi alti) di una parte (scarpe) per il tutto (persone). Una sineddoche al quadrato. Smile

Un buon numero di periodi mi piace sicuramente di più nella tua versione. Ce n'erano alcuni di cui non ero contento e quelli li hai aggiustati tutti Wink. In altri passaggi è difficile però dire se il ritmo (ancora più spezzato da punti, che con le frasi più corte si avvicinano) non ne risenta un po'. Ho questa impressione soprattutto sull'ultimissima frase.
O anche se non ne risenta la "voce" del personaggio, già molto "asettica" nella mia versione.
Comunque molto interessante. Rileggo con calma appena ho tempo, e stai sicuro che attingerò a piene mani per la prossima revisione Very Happy

Ciao, Paolo

PS: presto troverò il tempo di riprendere anch'io i commenti...
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Paolo Di Pierdomenico
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Euridice



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MessaggioInviato: Gio 18 Dic 2008 15:41    Oggetto: Cita

A breve mi fiondo anch'io... appena ho finito con le pagelline Confused
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E sognai talmente forte che mi usci' il sangue dal naso (Fiume Sand Creek di Faber)
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alberto sodani



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MessaggioInviato: Ven 19 Dic 2008 10:48    Oggetto: Cita

demiurgo ha scritto:
In altri passaggi è difficile però dire se il ritmo (ancora più spezzato da punti, che con le frasi più corte si avvicinano) non ne risenta un po'. Ho questa impressione soprattutto sull'ultimissima frase.


La "faccenda" dell'ombrello mi piaceva molto, inizia come similitudine e finisce come gesto vero che torna al tema di partenza, la nostalgia.
Le "spezzettature" le ho usate per entrare nella testa di lui che pensa, lo immaginavo con le mani intrecciate dietro la schiena che guardava da ogni lato il "suo" ufficio, che fino a metà brano non sapevamo fosse tale.

Il brano per i miei gusti andrebbe ancora un po' rimaneggiato, limato, lucidato, senza arrivare alla temibile scrittura "leccata".

I discorsi indiretti li ho messi solo dal suo punto di vista, forse conveniva inframmezzarli con virgole anziché punti, ma sono soluzioni da provare e riprovare finché suonano bene. Ma il tempo, ahimè, sappiamo com'è... Very Happy
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Alberto Sodani

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demiurgo



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MessaggioInviato: Ven 19 Dic 2008 15:09    Oggetto: Cita

alberto sodani ha scritto:
Ma il tempo, ahimè, sappiamo com'è... Very Happy

Parole sante... Smile

Infatti io ho 10 minuti residui di pausa pranzo per scrivere il mio commento...

Il tuo brano è molto ben riuscito e curato nello stile, che inoltre scorre sotto gli occhi in modo naturale. Non c'è una vera e propria "descrizione delle persone", forse richiesta dall'esercizio. E' comunque una scena incentrata sul dialogo e sui personaggi, che vengono delineati bene con poche pennellate.
Per i motivi di cui sopra, Smile commento solo la seconda parte.

Citazione:
– Per lei, non per la macchina, mi dispiace. Stia qui a scrivere, intanto proseguo con la fila. Ecco un modulo.

Un po' troppe spiegazioni? Potresti descrivere la scena anzichè mettere queste informazioni nel dialogo. Oppure solo:

"– Per lei, non per la macchina, mi dispiace.
Cedi alla macchina. E al mezzobusto che la rappresenta. Ti sposti per ricopiare lettere e numeri sul nuovo modulo."

Penso sia chiaro che in questi casi non si rifà la fila. O almeno per me, che sbaglio spesso i bollettini. Smile

Citazione:
I due fratelli, li chiama Ersilia la portiera, belli e jellati: nun basta che so’ orfani, pure i fidanzati dureno gnente. Te che dici, com’è ‘sta storia?

I due fratelli -> forse più chiaro dire "fratello e sorella"? si capisce, comunque.

Citazione:
Vorresti spiegarla a Ersilia, ‘sta storia, ma sarebbe complicato, forse anche per i due fratelli.

Non mi è chiaro cosa intendi di preciso con questa frase. Mi sento un po' come Ersilia Very Happy

Bello il dialogo che viene dopo.
Ciao
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Matteo Mascheroni



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MessaggioInviato: Ven 19 Dic 2008 21:12    Oggetto: Cita

Mi sa che a Dicembre non sarò dei vostri, il tempo mi tira il collo!
Se riesco qualche commento lo farò, ma non prometto!

Ciao a tutti!
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“Ma che tipo di uomo sei, in conclusione?” domandò Leo.
“Sono un clown” risposi, “e faccio raccolta di attimi.”

www.libera.it - nomi e numeri contro le mafie
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BARBAGI



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MessaggioInviato: Lun 22 Dic 2008 10:00    Oggetto: Cita

Mi spiace, volevo, ma... non mi ripeto. Non riesco a commentare bene quindi non lo faccio.
Sarà per Gennaio.

E, visto che da domani allo 01 sarò computerfree, faccio a tutti i miei più vivi auguri perchè nel famoso sacco di iuta ognuno trovi (e riconosca) la sua buona stella 2009.

Ciao
Barbara
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alberto sodani



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MessaggioInviato: Lun 22 Dic 2008 13:20    Oggetto: Cita

BARBAGI ha scritto:


Una gran quantità di polvere sui tavolini. Ne sento l’odore prima ancora di vederne le tracce spazzate a semicerchi dai gomiti.
La vera tonalità degli arredi spunta sotto la pila di depliant scivolata di lato. Anche il poster che ha perduto l’adesivo in alto rivela del giallo.
Le sedie in fila scricchiolano a ogni cambio di ospite. Sembrano protestare per tutti gli sfregi di cui la noia le ha fatte oggetto. Il verde grattato in più punti è diventato un biancastro ripetersi di promesse d’amore, di calunnie, di faccette.
Un benjamin avvizzisce perdendo le foglie nell’angolo e mi arpiona la giacca con un ramo scheletrico mentre procedo nella fila. Troppo caldo, poco spazio.
Mi distraggo con la vetrinetta dei libri scontati, trenta titoli che stanno a braccetto chissà perché, dividendo chi va e chi viene.
Quasi non sento chiamare il mio numero.
Dietro il vetro dello sportello a destra, vuoto, un’orchidea misera si allunga verso la luce lontana, trafitta dalla locandina del nuovo annullo filatelico.
Dietro quel fiore un mondo diverso. Il dinamismo lento della coda diventa un’attesa più statica. La fretta perde ogni connotazione d’urgenza e le grandi ceste gialle se ne stanno. Canestri ora pieni, ora vuoti, di tutto. Le stampanti borbottano, vecchie bisbetiche, mentre l’orologio segna un tempo che non avanza mai.
Il suono secco del timbro sdogana l’attesa snervante. Dietro di me un altro numero stropicciato cade nel cestino stracolmo, colpisce il bordo e lo manca. Non è il solo.

Percorro il mio sentiero a ritroso. L’umore è diverso ora, l’impazienza non ha più ragione di intrappolare lo sguardo. Così vedo la gente.
L’uomo che ha mancato il cestino firma la ricevuta con una calligrafia impossibile, una sigaretta spenta protetta nel pugno, la mascella serrata. Odora di fritto.
Dietro di lui la donna elegante, un profumo costoso, gli occhiali scuri da vamp, e subito appresso un’altra donna, anziana, porta gli occhiali anche lei, con le stanghette scocciate, però, e le lenti spesse, appannate.
Due bambini continuano a urtarla. Cercano un diversivo, mentre la madre trascina un pacco da spedire lontano, oltre il mare di certo, a casa. I capelli sono intrecciati di mille perline.
Hanno sorrisi che chiamano il mio. Compaiono e scompaiono tra le falde dei cappotti. Intercalano il brontolare della gente.

“Come sta suo marito?”
“Alors?”
“Meglio, il peggio è passato, adesso ha trovato lavoro”
“Vien ici”
“E il suo ginocchio?”
“A toi”
“Mi opero lunedì”
“Petit, petit!”
“Speriamo che vada tutto bene, se ne sentono di tutti i colori oggigiorno. Sa che la Rosina….”

Tutto intorno zoppicano le conversazioni della folla di persone che prima … dov’era?

Giro a sinistra, verso l’uscita. La fretta è tornata.

“Bonjour madame” sento alle spalle. Non mi volto, ormai sono fuori, ma so che la bimba ha salutato me, e rispondo al suo sorriso di prima, in faccia al sole.



Visto che nessuno ha tempo in questi giorni, mi permetto di inserire tutte insieme le correzioni nel tuo scritto; poi le leggerai con calma, anche se a quell'epoca non mi ricorderò perché ho collegato le frasi tra loro come potevo e tolto parole di "troppo", portando i caratteri attuali a 2600 abbondanti. Mi erano piaciuti i dialoghi intrecciati e poi volevo aggiungere solo che la mia ricerca non è "l'accorciamento" ma la "nitidezza", e vale anche e soprattutto per me, ovvio... Very Happy Very Happy Very Happy

Ah, buone feste. Very Happy

Citazione:
"Corretto"

C’è polvere sui tavolini, la percepisco senza vederne le tracce spazzate a semicerchi dai gomiti.
La tonalità giallina degli arredi spunta sotto la pila di depliant scivolata di lato; lo rivela anche un poster arricciato che ha perso l’adesivo.
Le sedie in fila scricchiolano a ogni cambio di ospite, come protestassero per tutti gli sfregi fatti dalla noia: il verde è grattato e istoriato di un biancastro ripetersi di promesse d’amore, di calunnie, di faccette.
Un benjamin avvizzito nell’angolo mi arpiona la giacca con un ramo scheletrico mentre procedo nella fila. La vetrinetta dei libri scontati mi distrae, trenta titoli a braccetto per caso, divide chi va e chi viene e quasi non sento chiamare il mio numero.
Dietro il vetro dello sportello a destra, vuoto, un’orchidea misera si allunga verso la luce lontana, trafiggendo la locandina del nuovo annullo filatelico.
Alle spalle del fiore un mondo diverso, dove il dinamismo lento della coda diventa statico, la fretta perde l’urgenza e grandi canestri gialli giacciono ora pieni ora vuoti e le stampanti borbottano bisbetiche mentre l’orologio segna un tempo che non avanza.
Il suono secco del timbro sdogana l’attesa snervante. Davanti a me un altro numero stropicciato sfiora il cestino stracolmo e lo manca. Non è il solo.

Percorro il sentiero di partenza a ritroso. L’umore è diverso, l’impazienza non intrappola più lo sguardo. E vedo la gente.
L’uomo che ha mancato il cestino firma la ricevuta con una calligrafia impossibile, una sigaretta spenta protetta nel pugno, la mascella serrata. Odora di fritto.
E poi la donna elegante dal profumo costoso, gli occhiali scuri da diva, e subito appresso un’altra donna, anziana: ha gli occhiali anche lei, le stanghette scocciate e spesse lenti appannate.
Due bambini non suoi continuano a urtarla. Cercano un diversivo mentre la madre trascina un pacco da spedire lontano, oltre il mare di certo, ha i capelli intrecciati di mille perline.
Hanno sorrisi che chiamano il mio, compaiono e scompaiono tra le falde dei cappotti, intercalandosi al brontolio degli altri.

– Come sta suo marito?
– Alors?
– Il peggio è passato, adesso ha trovato lavoro.
– Vien ici.
– E il suo ginocchio?
– A toi.
– Mi opero lunedì.
Petit, petit!
– Speriamo che vada tutto bene, se ne sentono di tutti i colori oggigiorno. E lo sa che la Rosina….
Tutto intorno zoppicano le conversazioni della folla, che prima … dov’era?

Giro a sinistra, verso l’uscita. È tornata la fretta.
Bonjour madame – sento ma non mi volto, ormai sono fuori: so che la bimba ha salutato me.
E rispondo a quel sorriso con un altro, al sole.

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alberto sodani



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MessaggioInviato: Lun 22 Dic 2008 20:05    Oggetto: Cita

Claudio Costa ha scritto:
Sogni, incubi e progetti

Fine mese in Posta. La porta scorrevole si spalanca puntuale alle otto e undici minuti. Sotto le finestre beige sporco, si riconoscono i tatuaggi a pennarello degli artisti locali sulle poltroncine di plastica.
Da un tavolo ingombro di carte sfuggono alcuni bollettini che s’appiccicano alle caramelle di miele fuori da un cestino rovesciato.
Su un tramezzo, un cartellone declama in cirillico le istruzioni per la coda giusta.
Vicino alla macchinetta che regala numeri strappati, un nastro ondeggia sui paletti a ogni chiamata del display.
Brilla il semaforo verde in tre sportelli su nove. Nel terzo, però, c’è una stampante smontata in mille pezzi e una targhetta che penzola sul “chiuso”.
I neon sfumano il grigio del linoleum: chiaro dall'ingresso alla striscia consunta della privacy, scuro accanto al muro, bruciato dov’è caduta una sigaretta proibita.
Al bancone, l’inchiostro azzurro di una biro mangiucchiata macchia la multa e i soldi che transitano sotto il vetro.
Dall’altro lato del divisorio, un apparente disordine regna sovrano. Post-it scollati dai monitor e circolari rattoppate di scotch, appaiono e scompaiono nel caos di scrivanie sbeccate, sedie girevoli senza ruote e schedari anteguerra.
La parete sul fondo è ormai rosa marcio. L’umidità ha gonfiato l’intonaco proprio dietro l’estintore privo della linguetta di sicurezza.
Manca poco al crollo.

Mi appoggio a una mensola piena di moduli sparpagliati. Un crac sordo nel legno. Pazienza: da qui, posso studiare con tutta tranquillità.
Un anziano signore s’accosta e urla nel microfono. L’impiegata si sveglia dalle proprie impellenti attività.
─ Signor Edoardo, calma. La sua pensione è puntuale come sempre. 443 euro e dodici centesimi.
Lui sbuffa e si rassegna. Niente aumenti. Pensa alle spese: il mangiare, la casa. Alla vergogna di salire su un autobus senza biglietto. Una vita passata a lavorare. E sulla sua faccia si legge il sogno di una pistola per rapinare la posta.

Mi soffermo sulle fotocellule. Passo all’impianto antincendio. Conto le telecamere. Due di qua e due di là. Mi accarezzo barba e baffi posticci.
Osservo il portavalori uscire guardingo con una valigetta poco pesante e quasi mi sollevo sulle punte per spiare oltre la porta della direttrice. Vorrei vedere attraverso i muri per conoscere il modello di cassaforte.
Scommetto sulla vecchia Cimbali.
Soddisfatto, esco in strada. Torno il mese prossimo.


Non c'è più tempo di bazzicare queste Poste desolate scavando nei detriti, e allora ho ritoccato anche questo in toto, senza annoiare con spiegazioni. C'era qualche problema sul punto di vista, forse l'ho aggirato. Inevitabilmente si è un po' ridotto, meglio per lavorarci ancora su, se avevi l'intenzione. Very Happy

E poi, buone vacanze. Very Happy

Citazione:


Fine mese. La porta scorrevole si spalanca puntuale alle otto e undici minuti. Sotto le finestre beige sporco i colori degli artisti locali tatuano a pennarello le poltroncine di plastica.
Da un tavolo ingombro di carte sfuggono bollettini che s’appiccicano a caramelle in terra mentre da un tramezzo un cartellone in cirillico declama istruzioni per la coda giusta.
Vicino alla macchinetta dei numeri il nastro sui paletti ondeggia a ogni chiamata del display. Il verde lampeggia in tre sportelli su nove; nel terzo però c’è solo una stampante smontata dietro il “Chiuso” di una targhetta penzolante.
I neon sfumano il grigio del linoleum: chiaro dall'ingresso alla striscia consunta della privacy, scuro ai bordi e bruciato in qualche punto di fumo proibito.
Al bancone, l’inchiostro azzurro di una biro macchia una multa e i soldi che transitano sotto il vetro.
Dall’altro lato del divisorio post-it volanti e circolari intersecate di scotch appaiono e scompaiono fra scrivanie sbeccate, sedie girevoli zoppe e vecchi schedari.
Sulla parete di fondo rosa marcio l’umidità ha gonfiato l’intonaco proprio dietro l’estintore senza linguetta di sicurezza. Al crollo totale manca poco.

Mi appoggio a una mensola piena di moduli sparpagliati. Un crac sordo nel legno la risposta. Pazienza: da qui posso studiare tutto con tranquillità.
Un uomo anziano s’accosta e urla nel microfono scuotendo l’impiegata.
─ Signor Edoardo, calma. La sua pensione è puntuale come sempre: 443 euro e dodici centesimi.
Lui sbuffa rassegnato. Niente aumenti: forse pensa alle spese, al mangiare, alla casa e alla vergogna dell’autobus senza biglietto, con una vita passata a lavorare. Gli si legge in faccia il sogno di una rapina alle Poste.

Mi soffermo sulla fotocellule, sull’impianto antincendio e conto le telecamere. Mi accarezzo barba e baffi posticci. Osservo il portavalori uscire guardingo con la valigetta ormai leggera e mi sollevo sulle punte per spiare oltre la porta della direttrice. Vorrei riconoscere attraverso i muri il modello di cassaforte ma scommetto sulla vecchia Cimbali.
Esco soddisfatto. Il mese prossimo. Torno.

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Alberto Sodani

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Claudio Costa



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MessaggioInviato: Mar 23 Dic 2008 07:12    Oggetto: Cita

alberto sodani ha scritto:
Claudio Costa ha scritto:
Sogni, incubi e progetti

Fine mese in Posta...


Grazie Alberto per avermi dedicato del tempo. Credo che l'errore sia nel passaggio dal narratore universale al narratore in prima persona. Grazie di nuovo. Ci studio su. Ciao buone feste. Very Happy
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Andrea Cavallini



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MessaggioInviato: Gio 25 Dic 2008 13:24    Oggetto: Cita

Purtroppo gli impegni di lavoro a Dicembre hanno assorbito tutto il tempo a disposizione.
Cercherò di recuperare in questi pochi giorni.
Nel frattempo auguri a tutti di buon Natale e di un 2009 sereno e appagante.

Andrea
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