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L'ESERCIZIO


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Autore Messaggio
vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Gio 05 Giu 2008 19:55    Oggetto: L'ESERCIZIO Cita

Per questo mese vi propongo un altro proverbio da mettere sotto forma di mini racconto, perchè di questo si tratta con tutte le difficoltà che comporta creare i personaggi, una trama e passare il messaggio contenuto nel motto che useremo come traccia.
Stesse regole del mese scorso: partendo dal proverbio, dovrete costruire una breve storia che ne illustri la verità.
Ora a voi; avete a disposizione 1.500 caratteri e il proverbio che ho scelto è il seguente:

Chi semina vento raccoglie tempesta


Questo mese non ho ancora trovato un racconto di autore Noto, ma se la trovo vi farò sapere.

Buon lavoro a tutti Cool
_________________
Vincenzo Vizzini
vicedirettore Writers Magazine Italia
curatore della collana Delos Crime
www.vincenzo-vizzini.it
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giobuzi



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MessaggioInviato: Ven 06 Giu 2008 17:33    Oggetto: Cita

Questa volta ci provo.
Ho buttato giù qualcosa di 1490 caratteri, titolo incluso.
Spero piaccia,
un saluto,
giò Very Happy

La semina miracolosa

Guardo fuori dalla finestra.
L’aria si fa tiepida; fra poco, spunteranno.
Che aspetto avranno i germogli? Anche mia moglie e i miei sette figli sono curiosi. Inutile continuare a seminare grano o altro su questa terra arida. Mesi fa, io e la mia famiglia abbiamo ospitato un vecchio viandante malato. L’abbiamo curato con erbe, rifocillato dividendo il poco che avevamo. Una volta guarito, ci ha lasciato una manciata di semi dicendo: - Seminateli.
- Sono grani di che?
- Non ricordo il nome, ma una volta fioriti risolveranno ogni vostro problema.
Il giorno stesso li abbiamo seminati e da allora, fiduciosi, attendiamo. Il poco grano sta per terminare, così le patate. Ci restano tre galline e un gallo rinsecchito che non riesce a dire “chicchirichì”. Isolati in questa valle abbandonata, la nostra unica speranza sono quei semi. Un bel giorno di primavera, uno dopo l’altro, spuntano da terra tanti germogli color del vetro. Presto si fanno alti e trasparenti come acqua di sorgente. Il cuore in gola, attendiamo lo schiudersi dei boccioli. Una mattina, ci inginocchiamo in mezzo a quelle piante e preghiamo. D’incanto, i boccioli si schiudono e appaiono fiori belli come girasoli che inziano a ruotare, ruotare sempre più veloci! L’aria turbina e con essa la terra, le montagne, le tre galline, il gallo e noi! Erano grani di vento, e si sa, chi semina vento raccoglie tempesta. Il vecchio però aveva ragione, al fiorire di quei semi, i nostri problemi sono finiti.
_________________
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Sab 07 Giu 2008 12:11    Oggetto: Cita

(1.496 caratteri)
uhm... Ciao. Gabriella


Per una tazza di caffè


Gentile Direzione,
la presente per esercitare il diritto di affaccio e richiedere la rimozione della foresta di pali che avete piantato a nord della mia casa.
Distinti saluti.

Egregio Signore,
riscontriamo la Sua del 23 u.s. e La informiamo che l’impianto è stato realizzato nel rispetto delle norme vigenti.
Distinti saluti.

Gentile Direzione,
faccio seguito ai contatti intercorsi per informarVi che non posso più prendere il caffè ammirando le colline fino al mare. Sono dunque a richiederVi danni fisici e morali.
Distinti saluti.

Egregio Signore,
in riferimento alla Sua del 20 u.s., Le comunichiamo che la Sua richiesta è destituita di ogni fondamento.
Sul nostro sito www.eolicaen.it può consultare le norme vigenti nonché informarsi sui vantaggi offerti dalle energie rinnovabili.
Distinti saluti.

Gentile Direzione,
apprendo dalla Vostra del 30 luglio di un altro sito e ribadisco che la mia richiesta si riferisce al sito in località San Severino, vicino alla frazione Montebello dove vivo.
Distinti saluti.

– Voglio parlare con qualcuno. Non ce la faccio più! – Una spinta e l’usciere cade a terra travolto.
– Che succede? – Un uomo in grigio arriva dal fondo del corridoio.
– È lei il dirigente?
– Sì, si calmi e mi dica…
– Devo fare un reclamo. – La voce schizza fuori insieme alla saliva.
– Lo deve inviare per posta o fax.
– Ancora? Basta con le parole! Ecco, così la finisce di rispondere a lettere inutili!

Mentre si allontana, dalla lama del coltello scende una goccia rossa a macchiare la moquette.
_________________
BACIAMO LE MANI

Gabriella Saracco
Corsara! Ci gabella
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Cile



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MessaggioInviato: Sab 07 Giu 2008 13:19    Oggetto: Cita

1358 caratteri...

Tempesta
Tutto avrebbe voluto fare tranne che studiare, quel giorno. Sonia era così dolce. Sì, Guido le avrebbe fatto cambiare idea, come al solito.
Qui ventum seminabunt, turbinem metent! – recitò, poco convinto.
– Ci risiamo con questo latino! Che vuol dire ‘sta frase?
Sonia lo fissava, mani sul tavolo e labbra serrate: – Proprio tu me lo chiedi?
Guido scattò in piedi. Riconosceva la tensione nella voce di lei: un'altra scenata di gelosia. Doveva evitarla.
– Ti va qualcosa da bere? – sorrise a Sonia.
– Ecco cosa sei! Scappi e ti nascondi! Tu ora mi dici con chi eri l’altro giorno e quello prima e il mese scorso ancora! – anche Sonia si era alzata. Sembravano scoppiarle gli occhi, tanto erano spiritati.
Lui le si avvicinò cingendole, premuroso, la vita. Non poteva resistergli, lui le incantava, le donne.
– Dai, piccola. Non fare così... lo sai che è solo te che adoro! Non esistono altre! – le sussurrò.
Ed ecco che accadde. Un attimo solo. Un coltello affilato si conficcò nel fianco di Guido. Lui guardò Sonia con la bocca spalancata, interrogativo. Non sentiva dolore, forse era uno scherzo. Fissò la camicia sporca di sangue e, sorpreso, incrociò gli occhi di lei. Non vi trovò una risposta, vide solo gelo.
– Chi semina vento raccoglie questo... ecco che vuol dire! – gli urlò in faccia lei, assaporando l’ultimo respiro di quella folle tempesta.
_________________
Cinzia Leo
Hai mai ascoltato il silenzio del destino quando esplode? (A. Baricco )


Ultima modifica di Cile il Dom 08 Giu 2008 13:21, modificato 1 volta in totale
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Manuela



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Messaggi: 957

MessaggioInviato: Sab 07 Giu 2008 22:04    Oggetto: Cita

Ci provo anche stavolta: 1298 caratteri.
Ora leggo i vostri esercizi.
Ciao a tutti Very Happy !

La bomba

— Luca?
— Eh?
— Pensi mai che la nostra storia potrebbe finire?
Silenzio. Luca non risponde. Si alza dal divano e si mette a camminare in lungo e largo nel salone. Con passi pesanti. Sembra voglia cancellare ogni altro passaggio. Poi si siede di nuovo.
— Mi spieghi perché questa domanda? — dice.
— Così, mi era venuta in mente.
— Vuoi che finisca?
— Ma no, era tanto per dire.
— Per dire? Vuoi che finisca la nostra storia?
— Luca, per favore!
— Tu mi ami?
Mi guarda ma è come se stesse guardando oltre. Ho acceso una miccia. Lui segue il percorso delle scintille.
— Io non amo nessuno.
— Ma piantala, rispondi, mi ami?
— …
— Ecco, non rispondi, oppure rispondi stronzate, io me ne vado.
— Basta, non sei divertente Luca — allungo la mano per toccare la sua spalla.
— Lo so che non sono divertente e non mi toccare.
La sua voce è alterata. Anche lui è alterato.
— Luca ma che è successo?
— Niente! — adesso urla — tu risponderesti così, no? Mi sono rotto il cazzo di te e delle cose che dici tanto per dire!
Si alza. Sposta una sedia, la trattiene un momento, poi la butta a terra. Segue ancora le scintille che ormai sono arrivate al detonatore.
Boom!
Se ne va, sbattendo la porta.
Ha lasciato le sue impronte sul pavimento. Ha lasciato il vuoto nel salone. Insieme al cratere lasciato dalla mia bomba.
_________________
Manuela Costantini
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BARBAGI



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MessaggioInviato: Lun 09 Giu 2008 08:27    Oggetto: Re: L'ESERCIZIO Cita

retrò (ma forse non così tanto):

- Quando ti deciderai a fare un lavoro per bene?
Sua madre glielo chiedeva ogni mattina.
- Il mio è un lavoro per bene, mamma, lavoro coi numeri.
A quella risposta, lei si girava verso il lavello. Il plissé della gonna le roteava dietro, sfuggendo alla costrizione del grembiule. Nascondeva il pianto.
- Tu butti all’aria i sogni della gente, giochi con i soldi che hanno risparmiato in una vita di sacrifici e li spargi al vento – ribatteva dopo un po’, tornando a fronteggiarlo.
Era sempre stata una donna caparbia, dallo sguardo severo. Negli ultimi tempi rammaricato.
Di solito, a quel punto, Tom usciva dalla cucina con la ciambella mezza morsicata in mano, ma quel giorno aveva desiderato spiegarle. Provarci almeno. Non era più così sicuro di ciò che stava facendo. L’entusiasmo non reggeva di fronte alle notizie delle ultime settimane.
- Non al vento, mamma, in borsa. Li semino in borsa. Li investo nel futuro.
La madre lo aveva guardato. Disapprovava, ma non aveva sufficienti conoscenze per ribattere a tono.
Lo squillo del telefono l’aveva salvato da una nuova sfuriata.
- E’ il finimondo, vieni presto. Una bufera! Crolla tutto!
Quel giorno, quel grido non lo avrebbe più cancellato. Quel grido e tutti morti, i pianti, la guerra che la bufera del 24 ottobre ‘29 aveva scatenato sul mondo.
Ancora oggi, a distanza di anni, le sue dita si muovevano nella notte a spargere immaginari numeri al vento, e i numeri roteavano, neri, velocissimi, fino a chiudersi nella spirale dell’uragano, il vuoto d’aria del suo incubo più ricorrente. Wall Street era ancora vicino.

HO PROVATO A FAR TESORO DI QUALCHE CONSIGLIO (DI CUI RINGRAZIO):

- Quando ti deciderai a fare un lavoro per bene?
Sua madre glielo chiedeva ogni mattina.
- Il mio è un lavoro per bene, mamma.
A quella risposta, lei si girava verso il lavello. Il plissé della gonna le roteava dietro, sfuggendo alla costrizione del grembiule.
- Tu butti all’aria i sogni delle persone, giochi con i soldi che hanno risparmiato in una vita di sacrifici e li spargi al vento – ribatteva dopo un po’, tornando a fronteggiarlo.
Era sempre stata una donna caparbia, dallo sguardo severo.
Di solito, a quel punto, Tom usciva dalla cucina con la ciambella mezza morsicata in mano, ma quel giorno aveva desiderato spiegarle. Provarci almeno. Non era più così sicuro di ciò che stava facendo. L’entusiasmo non reggeva di fronte alle notizie delle ultime settimane.
- Non al vento, mamma, in borsa. Li semino in borsa. Li investo nel futuro.
La madre lo aveva guardato. Disapprovava, ma non aveva sufficienti conoscenze per ribattere a tono. Non era che una sarta di quartiere.
La cornetta trillò sulla parete, salvandolo da una nuova sfuriata.
- E’ il finimondo, vieni presto. Una bufera! Crolla tutto!
Quel grido non lo avrebbe più cancellato. Quel grido e tutti morti, i pianti, la guerra che il 24 ottobre ‘29 si era trascinato dietro.
Ancora oggi, a distanza di anni, le sue dita si muovevano nella notte a spargere immaginari numeri al vento, e i numeri roteavano, neri, velocissimi, fino a chiudersi nella spirale dell’incubo, il vuoto d’aria che aveva tolto il respiro al mondo. Wall Street.

CIAO


Ultima modifica di BARBAGI il Mar 24 Giu 2008 09:47, modificato 7 volte in totale
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guccio



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MessaggioInviato: Lun 09 Giu 2008 14:24    Oggetto: Cita

Meno di 1500, spazi inclusi.




Successe venerdì, 1 settembre 1979.

Luca, prima dell'estate, mi aveva detto che avrebbe lavorato per comprarsi un usato.
Poi ce l'aveva messa tutta ma non era riuscito a mettere via abbastanza. Io mi sentivo fallito come padre perchè, già da tempo, andavo sperperando stipendio e risparmi ai cavalli e in quel momento non potevo aiutarlo.
Pensare che rinunciasse ai suoi sogni così com'era capitato ai miei, mummificati da vent'anni di rinunce, mi frustrava.
Voci di corridoio davano Eros vincente nella tris di quel venerdì. Proposi a mio figlio di giocarsi tutto.

Mentre Eros stava volando facile verso il traguardo, io e Luca, in sala corse, ci tenevamo abbracciati. In quegli istanti m'interessava solo dare a mio figlio una speranza.
Eros mise male uno zoccolo e cadde, disarcionando il fantino.

Luca si comprò la macchina nell'83.
E non scommise più.

Fino ad oggi, estate 1994.
Siamo a casa dei suoi suoceri. C'e anche mia nipote, Alessia, nata con gravi malformazioni. Le serviranno molti soldi per riuscire a curarsi. Mio figlio ha fatto quanto gli era possibile. Un paio di mesi fa ha venduto anche la casa. Soldi insufficienti.
Lo sappiamo solo io e lui. In tasca ha una scommessa sull’Italia che vince i mondiali. Si è giocato la vita di sua figlia.
Manca poco.
Lo abbraccio, come 15 anni fa.
Si stanno tirando i calci di rigore col Brasile.
Guardo Alessia. Ci vedo un sorriso.

Baggio si sta avviando verso il dischetto.
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tar-alima



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MessaggioInviato: Mar 10 Giu 2008 09:48    Oggetto: Cita

Ci provo. Però, auto-tirata d'orecchi: 1556 battute.

LA SORPRESA

“Caro Babbo Natale, quest’anno sono stata molto buona. Puoi per favore mandarmi un fratello nuovo?”
Gliel’ho scritto già due volte, ma non ha funzionato. Forse le lettere si sono perse. Forse le renne se le sono mangiate.
Tommy è antipatico con me; non come prima, quando mi spettinava e mi chiamava “scricciolo”. La mamma dice che sta diventando grande, ma a me sembra solo più cattivo. Non mi vuole nella sua stanza e mi dice sempre di stare zitta, anche quando voglio raccontargli della scuola; se poi mi avvicino quando ci sono i suoi amici, subito mi dice “sparisci, sgorbio”. Io non lo so cosa vuol dire sgorbio, ma si capisce che non è una cosa bella.
Allora ho parlato con la mamma. Quando lei litiga con papà, dopo un po’ sorridono sempre e si baciano, così sono andata in cucina a chiederle come si fa a fare la pace. C’era profumo di ciambella, e lei leggeva dei fogli. Le ho fatto la mia domanda - tre volte – e alla fine ha detto: “Si parla, oppure si fa una sorpresa.” Ma come ci parlo con Tommy, se non mi ascolta? E poi come faccio a fargli una sorpresa, io che sono piccola e non so ancora fare le cose? La mamma ha fatto il gesto di quando scaccia le mosche, poi ha sorriso – al foglio? – e ha detto che i piccoli fanno sorprese piccole, basta metterci tutta la cura possibile.
Ci ho pensato tutto il giorno. Ho guardato negli armadi e nei cassetti, per cercare una sorpresa abbastanza piccola. Alla fine l’ho trovata, anzi, ne ho trovate tante: tante sorpresine colorate per fare pace con Tommy. Le ho messe sulle lenzuola, tutte in fila, con cura, come diceva la mamma; e saranno una vera sorpresa, perché Tommy va a letto al buio. Come le chiama papà? Ah sì, puntine da disegno.
Lo sapevo che bastava chiedere alla mamma. Le mamme sanno sempre cosa fare.
Peccato però che sono piccola. Pensa cos’avrei potuto fare se fossi stata grande.
_________________
Grazia Gironella
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valdam



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MessaggioInviato: Mer 11 Giu 2008 11:21    Oggetto: Cita

1584 (siamo leggermente fuori)

No, non era stato per soldi, come tutti pensavano.
Amavo in lui le mani grandi, forti, e la pelle dura, scurita dagli anni e dal sole. Mi piaceva il modo in cui mi chiamava a sé, quando aveva voglia di toccarmi. Sapeva disporre delle persone che aveva attorno, a casa e in ufficio, e questo mi affascinava in modo totale.
Però poi non era stato facile. Vivere con lui, nell’enorme villa. Condividere i suoi spazi, che restavano suoi, qualsiasi cosa io facessi, e cercare uno spicchio della sua attenzione. Quando cercavo di parlargli, non era mai il momento giusto: stava lavorando, leggendo qualcosa di importante, ascoltando radio o televisione in maniera non rinviabile.
Sollevava appena la mano, senza guardarmi. “Perdonami, Nora”, mi diceva, e con questa frase chiudeva ogni possibilità di ascolto. Era un gesto così ricorrente, sempre uguale e sempre accompagnato dalla stessa frase, che ormai prima ancora che lui lo facesse mi sembrava di vederlo. Quelle parole e quella mano sollevata. Le odiavo, adesso, quelle dita.
Cercavo di trovare qualcosa da fare. Leggevo molto, seguivo il giardino. Mi mettevo a leggere nella sala del camino: lì dentro mi sentivo protetta e ci restavo con piacere a lungo.
Ero lì, alla mia poltrona, quel pomeriggio. Gli occhi bassi su un libro molto bello, i suoi passi sulla soglia della sala. “Nora... Nora... Ho bisogno d’aiuto...”. Non ci ho dovuto pensare, ho aperto appena la mano in un gesto di attesa e poi: “Perdonami, Giulio”.
Il mio sguardo non si è mosso. Non l’ho visto cadere, ho solo sentito il rumore del suo grande corpo che crollava.
_________________
Valentina M. D'Amico
http://valentinadamico.altervista.org/
Se non puoi uscire dal tunnel, arredalo. - Aforisma letto nel forum.
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Andrea Cavallini



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MessaggioInviato: Gio 12 Giu 2008 00:50    Oggetto: Cita

E' il mio primo esercizio, per cui siate clementi.


Annalisa ha una pelle così bianca che anche adesso al solo pensiero mi accendo. Non avrei dovuto impelagarmi con la donna del capo. Fare il cascamorto, sbatterla per una settimana e mollarla. Ma ho sempre fatto così con tutte. Non sono fatto per rapporti seri. Lei si è vendicata, spifferando tutto ad Alfredo, il boss. E adesso sono rinchiuso in una cantina puzzolente, in un lago di sangue, col braccio a penzoloni e il ginocchio ridotto come un riccio spiaccicato da un camion. Per muovermi punto le mani sul pavimento irregolare e mi trascino strisciando e scivolando sul sangue. A volte riesco a percorrere per intero lo scantinato semibuio; poi, sfinito, resto immobile come un fantoccio ansimante, fradicio di sudore e sangue. Ogni tanto mi giro a pancia in su e guardo la luce bianchissima che proviene dalla piccola finestra rettangolare, in alto quasi alla confluenza col soffitto. Il mio unico contatto con la realtà, tranne quando entrano i suoi scagnozzi. Aprono la porta nera e mi sfottono, intonando una cantilena: “arriviamo noi, e ti arriva un altro bucarello, bello bello”. Mi guardano sogghignando e mi sparano ogni volta un colpo solo. Prima le gambe, poi le ginocchia e le braccia. “Dovrai morire lentamente, soffrendo parecchio” mi ha sussurrato compiaciuto Alfredo. Ma non sa che le mie fibre nervose funzionano male, che ho il morbo di Marshall dalla nascita e non posso avvertire alcun tipo di dolore.

Ciao a tutti.

Andrea
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Matteo Mascheroni



Registrato: 08-01-2008 18:05
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Località: Cantù (Co)

MessaggioInviato: Gio 12 Giu 2008 11:12    Oggetto: Cita

Sono andato lungo di una cinquantina, ma ne ho tagliato metà!!
Confused

Quel giorno la Morte si alzò di controvoglia: aveva molto lavoro da fare.
Si lavò, si infilò la tunica e cercò il primo nome sulla lista: Gualtiero Ghetti, casa di riposo.
Imbracciò la falce e uscì sbuffando.
L'umidità le aveva procurato i reumatismi, perciò decise di prendere un taxi. Contò novantasette rifiuti. Sempre così, i tassiti: appena la vedono sbarrano gli occhi e poi via a tavoletta.
Giunse al Castello del Riposo in ritardo di un'ora. Non era mai puntuale. Suonò il campanello.
- Sì, chi è?
- Sì, salve. Sono la morte. Sto cercando il signor Ghetti.
La vedevano spesso da quelle parti. Alla reception le indicarono il numero di stanza.
Bussò. Un sussurro la invitò a entrare.
Aperta la porta fu avvolta dall'oscurità.
Sulla poltrona accanto alla scrivania era seduto un vecchio in pigiama. La luce della lampada lasciava il volto in ombra.
- Signor Ghetti?
- Sono io.
- E' giunta la sua ora.
Pronunciò la formula di rito per l'ennesima volta, senza particolare emozione.
E uno è andato. Solo altri trentasei.
- Io non vado da nessuna parte.
Anche quella risposta le suonò familiare.
Cominciò a non capire quando l'uomo estrasse un lungo coltello da cucina. Poi, la luce della stanza si accese e di colpo si trovò circondata da un esercito di vecchietti armati dei più disparati oggetti contundenti.
Forse avrei fatto meglio a rimanere a letto.
- Ora basta. Siamo stufi.
Una veloce occhiata alla lista la informò che la sua etica professionale le avrebbe permesso di colpire solo il signor Ghetti.
Avrei dovuto ascoltare papà e fare l'avvocato! pensò.

Al più presto arriveranno i miei commenti!!
Ciao a tutti!!
_________________
“Ma che tipo di uomo sei, in conclusione?” domandò Leo.
“Sono un clown” risposi, “e faccio raccolta di attimi.”

www.libera.it - nomi e numeri contro le mafie
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Euridice



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MessaggioInviato: Ven 13 Giu 2008 15:34    Oggetto: Cita

Come al solito ho sforato. Devo tagliare e c'è qualche passaggio che non mi convince (come nel finale dove sembra che a essere trasportato in ospedale sia il cellulare Very Happy ). Se il significato del proverbio è che le conseguenze di un gesto negatico sono spesso più gravi del gesto stesso, dovrei almeno su questo punto esserci. Va bene, basta. Ecco qui:

− Si va?
− Prima la prova.
− Non sono più una matricola. Vedi i canini?
− E il rivoletto di sangue?
− Non ho fatto ancora colazione.
− Ci sono ottimi dentisti in giro, che ti affilano i denti o te li strappano e ti inseriscono delle protesi.
− Non mento. Ecco la tessera.
− Voglio la prova dello specchio.
− Ci sto.
− Ecco una vetrina.
− Contento? Non si vede nemmeno un millimetro del mio corpo.
− Possiamo andare: le scorte ci attendono… un’ultima cosa.
− Cosa c’è ancora che non va?
− Trasformati in pipistrello.
− Solo se tu ti vaporizzi.
− Le mutazioni a dopo. Monta su.
Jack saltò sulla motozombi di Sam e rombarono verso il laboratorio. I mantelli svolazzavano come ali di falene, lacerando il nero della notte. Sam frenò davanti al portone della Medilab, aprì il sedile e ne estrasse una ventiquattrore e un piede di porco.
− Fai presto che ho fame.
− Dammi solo un attimo.
− Ma non facevamo prima ad azzannare qualcuno?
− Siamo nobili, noi. Questa roba d’altri tempi lasciamola alle sanguisughe.
− I calici di cristallo?
− Nella valigetta.
Sam e Jack entrarono in un labirinto di stanze. Sam fiutò l’aria e poi esclamò:
− È da questa parte. Impara.
Quando Jack aprì la porta non riuscì a trattenere la saliva che traboccava e nel tentativo di frenarla creò un fastidioso gorgoglìo.
− Assaggia!
Sam stappò una provetta e la poggiò sulle labbra di Jack che bevve tutto d’un fiato, poi commentò:
− Sangue d’annata.
− Vedi questi scaffali? Qui ci sono tutti i campioni divisi per Rh. Buon appetito. Bevi quel che vuoi e il resto in saccoccia.
− Cin cin. Bel lavoro il tuo, papà: analista di giorno e …
− … Dracula di notte. Cin cin.

~ ~ ~

− Ehi, Sam, vecchio mio! In ritardo come al solito.
− …
− Hai una brutta cera: hai fatto le ore piccole?
− …
− Ma che hai sulla fronte?
− Cosa?
− Orticaria?
− Non so.
− Stanotte sono entrati i ladri e hanno svuotato lo stanzino.
− Me l’hanno detto.
− Sì, ma non sai tutto.
− E che c’è da sapere? Hanno portato via tutti i campioni…
− Che se ne faranno mai di tutto quel sangue geneticamente modificato? Sai? Quello delle cavie.
A metà giornata Sam fu trasportato in ospedale, preda di una crisi respiratoria. Il suo telefonino squillava di continuo mentre veniva caricato in ambulanza. Ebbe giusto il tempo di leggere chi fosse: “Scuola di Jack”, poi entrò in coma.

Titolo? Forse: Supermarket o Pericolose degustazioni
N.B.
Sul fatto che i due vampiri respirano, pur essendo dei "non morti", se ne può discutere fino alla fine dei tempi (mi pare che l'anno scorso ho aperto una argomento in proposito) e letteratura e cinema sono pieni di contraddizioni di concetto. Quindi mi prendo la piena libertà di far respirare i miei vampiri Mr. Green
_________________
E sognai talmente forte che mi usci' il sangue dal naso (Fiume Sand Creek di Faber)
Marcella Testa


Ultima modifica di Euridice il Sab 14 Giu 2008 16:35, modificato 1 volta in totale
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alberto sodani



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MessaggioInviato: Sab 14 Giu 2008 11:24    Oggetto: Cita

Stavolta senza sgarri. Ciao a tutti. Very Happy




    Una gran luce nel buio


Deficiente, gli urlò la signora rialzandosi dalle strisce pedonali ma lo lesse dalle labbra, aveva l’Ipod al massimo. Si affacciò dall’enorme fuoristrada americano con le gomme fumanti e ripartendo la salutò. Dallo specchietto le vide agitare l’ombrello. Sorrise. Ciao vecchia.
Lo schermo del navigatore lampeggiò, all’ennesima telecamera sul viale per uscire di città. Attese il rosso: pensava alla battuta all’orso, in montagna dove l’aspettavano; non vedeva l’ora di sentire nel palmo il legno del fucile e addosso l’odore di rugiada. Ripartì stridendo, le provviste in macchina sussultarono; rispettando i semafori sorvegliati lì inforcò uno dietro l’altro, anche l’ultimo. Rosso. Però senza tele. Dai, si son fatti mica nulla, disse all’immagine riflessa della moto rovesciata, stan su tutti e due…
Nella notte chiara, i soldatini bianchi appena sniffati lo tenevano sveglio coi Red Hot Chili Peppers: sul discesone dopo il tornante l’aria di resina fluttuava dai vetri aperti.
Oddio.
Inchiodò e spense i fari.
Da un cespuglio contromano due occhi bruni e tondi lo fissavano. Aprì, prese delle zollette e si avvicinò con versi antichi. Zoppicando spuntò il cerbiatto. Lo carezzò lasciandogli mangiare lo zucchero; trovò la ferita sulla coscia e i segni d’artiglio sul dorso. Un’aquila. Lì ce n’erano. Sollevò in braccio il morbido afrore tremante.
In mezzo all’asfalto non sentì rumore con le cuffiette. Vide.
Vide una gran luce nel buio.
E la sua sagoma si stagliò inerme contro il TIR in corsa.
_________________
Alberto Sodani

detto il paratattico, (da qualche parte, qui nel forum)
fatti non foste a viver come bruti...
Festina lente...
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BRIE



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MessaggioInviato: Dom 15 Giu 2008 03:53    Oggetto: Cita

ciao! è la mia prima prova...a voi!! Rolling Eyes Brie

titolo RIFLESSIONE

Nella vita sono stato un uomo fortunato. Ho avuto tutto quello che volevo: soldi, macchine, agio, belle donne. Ero solo un ragazzo di provincia ma ho avuto tenacia. Ho fatto carte false per fare carriera, ho tradito, ho truffato, non ho avuto scrupoli per niente e nessuno, sono passato come un tritacarne su ogni cosa, amici e sentimenti compresi, pur di avere i dannati soldi. E adesso li ho. Tanti. Le donne mi sciamano intorno come se fossi un alveare, do loro piccoli regali e locali dove fare la bella vita e in cambio mi prendo il loro corpo come un premio per la mia bravura nella vita. Ogni giorno mi sveglio con una giovane donna diversa: brune, rosse, bionde... e io mi sento un dio. Le macchine poi le cambio in base al colore delle mie giacche. Ho un garage che sembra un autosalone. Sono sempre in viaggio, ho visto i posti più belli.
Oggiè il mio quarantesimo compleanno e sono solo nella mia grande casa a tre piani.
Il mio cane è morto stamattina. La cameriera ha preferito darmi le dimissioni piuttosto che lavorare per un maschilista come me. I colleghi mi stanno tutti a distanza per paura che io faccia loro le scarpe in qualsiasi momento. I vecchi amici sono sposati e preferiscono dedicare il tempo ai loro figli che a un figlio di puttana come me. Sono solo con il mio bicchiere di brandy invecchiato 20 anni in una mano e un gustoso sigaro cubano nell'altra. Prima o poi svilupperò una certa dipendenza dall'alcool e qualcos'altro di meno carino dall'eccesso di fumo. Ma ho avuto tutto quello che volevo... o che meritavo?!


Ultima modifica di BRIE il Dom 15 Giu 2008 16:47, modificato 1 volta in totale
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Dom 15 Giu 2008 07:46    Oggetto: Cita

Gabriella Saracco ha scritto:
(1.496 caratteri)
Per una tazza di caffè

Gentile Direzione,
la presente per esercitare il diritto di affaccio e richiedere la rimozione della foresta di pali che avete piantato a nord della mia casa.
Distinti saluti.

Egregio Signore,
riscontriamo la Sua del 23 u.s. e La informiamo che l’impianto è stato realizzato nel rispetto delle norme vigenti.
Distinti saluti.

Gentile Direzione,
faccio seguito ai contatti intercorsi per informarVi che non posso più prendere il caffè ammirando le colline fino al mare. Sono dunque a richiederVi danni fisici e morali.
Distinti saluti.

Egregio Signore,
in riferimento alla Sua del 20 u.s., Le comunichiamo che la Sua richiesta è destituita di ogni fondamento.
Sul nostro sito www.eolicaen.it può consultare le norme vigenti nonché informarsi sui vantaggi offerti dalle energie rinnovabili.
Distinti saluti.

Gentile Direzione,
apprendo dalla Vostra del 30 luglio di un altro sito e ribadisco che la mia richiesta si riferisce al sito in località San Severino, vicino alla frazione Montebello dove vivo.
Distinti saluti.

– Voglio parlare con qualcuno. Non ce la faccio più! – Una spinta e l’usciere cade a terra travolto.
– Che succede? – Un uomo in grigio arriva dal fondo del corridoio.
– È lei il dirigente?
– Sì, si calmi e mi dica…
– Devo fare un reclamo. – La voce schizza fuori insieme alla saliva.
– Lo deve inviare per posta o fax.
– Ancora? Basta con le parole! Ecco, così la finisce di rispondere a lettere inutili!

Mentre si allontana, dalla lama del coltello scende una goccia rossa a macchiare la moquette.


II versione - (1.487 battute)

Per una tazza di caffè

Le aveva tutte in tasca quelle lettere maledette.

Gentile Direzione,
la presente per esercitare il diritto di affaccio e richiedere la rimozione della foresta di pali che avete piantato a nord della mia casa.
Distinti saluti.

Egregio Signore,
riscontriamo la Sua del 23 u.s. e La informiamo che l’impianto è stato realizzato nel rispetto delle norme vigenti.
Distinti saluti.

Gentile Direzione,
faccio seguito ai contatti intercorsi per informarVi che non posso più prendere il caffè ammirando le colline fino al mare. Sono dunque a richiederVi danni fisici e morali.
Distinti saluti.

Egregio Signore,
in riferimento alla Sua del 20 u.s., Le comunichiamo che la Sua richiesta è destituita di ogni fondamento.
Sul nostro sito www.eolicaen.it può consultare le norme vigenti e informarsi sui vantaggi offerti dalle energie rinnovabili.
Distinti saluti.

– Voglio parlare con qualcuno. Non ce la faccio più! – Una spinta e l’usciere cade a terra travolto.
– Che succede? – Un uomo in grigio arriva dal fondo del corridoio.
– È lei il dirigente?
– Sì, si calmi e mi dica…
– Devo fare un reclamo. – La voce schizza fuori insieme alla saliva.
– Lo deve inviare per posta o fax.
– Ancora? Basta con le parole! Ecco, così la finisce di rispondere a reclami che non portano risultati! – Un movimento fulmineo: in una tasca le lettere, nell’altra il coltello. La destra colpisce, la sinistra agita le buste.
– Altro che vento… – borbotta mentre si allontana. Dalla lama scende una goccia rossa a macchiare la moquette.
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Gabriella Saracco
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