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Accuratezza storica: Sì-No-Forse


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HafuKissu



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MessaggioInviato: Dom 20 Nov 2016 13:33    Oggetto: Accuratezza storica: Sì-No-Forse Cita

Eccomi di nuovo sul forum dopo lunga assenza, dovuto a vari impegni, a tediarvi nuovamente con una questione a riguardo di uno dei temi più scottanti..anzi roventi, dell'ambito dei romanzi storici..

Ovvero quello dell'accuratezza storica.

Come ben saprete ad ogni opera di fiction storica si apre lo spietato e ferocissimo dibattito tra chi difende le scelte di un autore di prendersi "licenze poetiche" sulle vicende storiche (ad esempio rendere William Wallace una sorta di povero guerrigliero delle Highlands piuttosto che un appartenente alla classe nobiliare) e gli storici accademici attorniati da una feroce folla di "History Geeks" che invocano il rogo per chiunque rappresenti l'elsa di una scramasax carolingia di due micron più larga rispetto a quanto riportato nei reperti archeologici.

Ora mi chiedo..quale è la vostra idea di "Accuratezza storica" in una opera narrativa di fiction? Quanto l'autore deve più o meno rispettarla rispetto ad altre priorità narrative? Quante libertà si può prendere con l'interpretazione di personaggi o eventi?
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"Il giovane virgulto appena sbocciato e lo stelo che inizia ad avvizzire sono erbe dello stesso campo. Giunto l'Autunno.. nessuno dei due verrà risparmiato"
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Antonino Fazio



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MessaggioInviato: Dom 20 Nov 2016 15:06    Oggetto: Cita

Sull'accuratezza storica non credo ci sia una questione di misura. I parametri sono, a mio avviso, due. Il primo riguarda l'accuratezza in quanto tale. Mi spiego, se io pretendo di aver ricostruito un personaggio così com'era, e invece mi sono sbagliato di grosso, ho fatto semplicemente degli errori, perché non mi sono documentato in modo corretto.
Tu però parli di ciò che viene inventato o modificato. Sull'invenzione vale non l'accuratezza ma la verosimiglianza (per esempio ricostruisco un dialogo fra due personaggi storici che si sono incontrati, ma che non si sa cosa si siano detti esattamente). Ciò che viene modificato volutamente, invece, si discosta necessariamente sia dalla verità che dalla verosimiglianza. In questo caso il punto non è quanto modifico, ma il motivo per cui lo faccio. Qualunque modifica io introduca deve essere funzionale alla storia che ho deciso di raccontare.
Farò due esempi, nessuno dei quali è narrativa storica in senso stretto, ma che possono chiarire il punto. Il primo è "22.11.63" di Stephen King, un romanzo di fantascienza basato sulla morte di Kennedy. King racconta la storia a partire da una premessa che, pur corrispondendo alla versione uffciale dei fatti, non è però del tutto credibile, vale a dire che Kennedy sia stato ucciso davvero da Lee Oswald. Il motivo di questa scelta è evidente: senza questa premessa iniziale, l'intero romanzo non avrebbe potuto essere raccontato. O meglio, con una premessa diversa, magari più credibile, sarebbe venuta fuori una storia differente.
L'altro esempio è "Cesare l'immortale", di Franco Forte, che è basato sulla premessa che Giulio Cesare non sia morto il 15 marzo del 44 A.C. Si tratta dunque di un romanzo ucronico, la cui premessa è proprio il punto di partenza della storia raccontata.
In entrambi i casi, come si vede, vengono cambiati dettagli storici fondamentali, ma con una giustificazione narrativa più che valida.
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Dom 20 Nov 2016 22:59    Oggetto: Cita

La mia opinione è differente, credo, sia da quella di Antonino, che da quella di Hafu.
La distinzione va fatta tra lo "Storico romanzato" e lo "History crime" da un lato e Romanzi di fiction dall'altro
Vale per i primi due la definizione data dalla Historical Novel Society secondo cui "un romanzo storico deve essere stato scritto almeno cinquanta anni dopo gli eventi descritti o da un autore non ancora nato all'epoca degli eventi narrati". Continua la HNS affermando che "il Romanzo storico non deve essere un compendio di storiografia, anche se(RIPORTO TESTUALMENTE) il lettore non mancherà di chiedersi quanta parte di verità ci sia nei fatti narrati e dovrà decidersi di fidarsi della voce del suo autore".
Cosa significa ciò? Significa che non si debba né si possa cercare la verità nei fatti narrati perché altrimenti non sarebbe più uno storico romanzato o un History crime(HC), ma un trattato o un saggio di storiografia. Un grande scrittore di Storico romanzato è Massimo Valerio Manfredi con i suoi romanzi"Il tiranno" Alexander" " Il mio nome è nessuno" etc.
Nei suoi romanzi, l'autore in questione, unisce a delle indubbie doti di scrittore, quelle di un ottimo storiografo e di un altrettanto bravo archeologo.
Franco Forte, viceversa, aggiunge alle doti di Manfredi( tranne l'archeologia), quelle di uno smaliziato giallista e scrittore di SF.
Entrambi però sanno ben sfruttare la "sospensione dell'incredulità" così il lettore, al di là della... reale veridicità dei fatti narrati, prenderà in blocco le verità dell'autore.
E allora dove sta la dicotomia esposta all'inizio? Sta nel fatto che lo storico romanzato e l'HC DEVONO attenersi all'ambientazione storica documentata, ed essere fedeli quanto più possibile alla storia che "tutti conosciamo", mentre i romanzi o racconti ucronici o distopici, POSSONO tranquillamente farne a meno, come nel Cesare di Franco Forte. Qui Franco infrange la regola della fedeltà storica, cosa che invece non fa ne "Il segno dell'untore", dove la fedeltà storica è quasi "maniacale" e sostenuta da una ricerca, altrettanto "maniacale" delle fonti e dei documenti reali compresi quelli anatomo patologici e giudiziari della Milano della peste.
La mia discordanza da Antonino, sta nella mia diversa visione del romanzo di King. Qui l'autore non vuole affatto portare avanti la tesi dell'omicidio da parte di altri che non siano Oswald, ma evitare che quell'omicidio avvenga, eliminando Oswald. E ciò comporterà ogni volta delle diverse conseguenze nel futuro, cosicché il protagonista per aggiustare i cambiamenti sarà costretto tutte le volte a... (SPOILER!!). E' nel film JFK che invece si porta avanti la teoria del complotto a "Più fucili" e del "proiettile intelligente" che colpisce più bersagli in un colpo solo.
Per tornare alla domanda di Hafu: Lo storico romanzato non può infrangere la storia, oltre un certo limite di credibilità, cosa che può fare invece un romanzo ucronico o di fiction.
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Salvo Andrea Figura
"Asparago siculo" Giallo24-Mondadori. gen. 2013.
"La neve di Piazza del Campo" Mondadori 3077 2013..
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Antonino Fazio



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MessaggioInviato: Lun 21 Nov 2016 11:33    Oggetto: Cita

Salvo, le tue osservazioni sono sensate, ma non vedo in cosa contrastino ciò che ho detto io. In particolare, per il testo di King, io ho detto che lui accetta la tesi che l'omicida sia Oswald perché su questa premessa costruisce la sua storia. Tu dici che lui non vuole affermare che l'omicida sia Oswald ma che vuole eliminare Oswald per salvare Kennedy. E' ovvio che se lui vuole sostenere nel romanzo la tesi che eliminare Oswald sia un modo per salvare Kennedy, deve accettare (come fa nella postfazione) la tesi che l'omicida sia Oswald. La discrepanza non è dunque in questa premessa, ma rispetto a ciò che lui dichiara, il che è forse ciò che tu vuoi dire. Io infatti sostengo che King accetta la tesi della colpevolezza di Oswald per poter scrivere il romanzo, mentre lui dice che alla colpevolezza di Oswald ci crede davvero.
Che lui ci creda davvero o meno, io seguo invece la tesi di Oliver Stone, da te citato, che è poi la tesi del procuratore Jim Garrison.
Su questo argomento, suggerisco di leggere un articolo stilato nientemeno che da Bertrand Russell, 16 Questions on the Assassination, rinvenibile (in originale) qui:
http://www.personal.kent.edu/~rmuhamma/Philosophy/RBwritings/sixteenQues.htm
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Lun 21 Nov 2016 11:40    Oggetto: Cita

Antonino Fazio ha scritto:
Salvo, le tue osservazioni sono sensate, ma non vedo in cosa contrastino ciò che ho detto io. In particolare, per il testo di King, io ho detto che lui accetta la tesi che l'omicida sia Oswald perché su questa premessa costruisce la sua storia. Tu dici che lui non vuole affermare che l'omicida sia Oswald ma che vuole eliminare Oswald per salvare Kennedy. E' ovvio che se lui vuole sostenere nel romanzo la tesi che eliminare Oswald sia un modo per salvare Kennedy, deve accettare (come fa nella postfazione) la tesi che l'omicida sia Oswald. La discrepanza non è dunque in questa premessa, ma rispetto a ciò che lui dichiara, il che è forse ciò che tu vuoi dire. Io infatti sostengo che King accetta la tesi della colpevolezza di Oswald per poter scrivere il romanzo, mentre lui dice che alla colpevolezza di Oswald ci crede davvero.
Che lui ci creda davvero o meno, io seguo invece la tesi di Oliver Stone, da te citato, che è poi la tesi del procuratore Jim Garrison.
Su questo argomento, suggerisco di leggere un articolo stilato nientemeno che da Bertrand Russell, 16 Questions on the Assassination, rinvenibile (in originale) qui:
http://www.personal.kent.edu/~rmuhamma/Philosophy/RBwritings/sixteenQues.htm


@ Sì hai ragione, scusami, avevo letto male il tuo intervento su King e dunque l'avevo mal interpretato. Scusami, la fretta a volte fa fare delle gaffe. Dicevamo la stessa cosa.
Anche io sono dell'idea del complotto e dei "molti fucili che spararono".
La verità la sapremo quando cadrà il pesante mantello steso su tutta quella sporca vicenda. Ma credo che dovremo attendere ALMENO trent'anni ancora.
Un abbraccio.
Salvo
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Antonino Fazio



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MessaggioInviato: Lun 21 Nov 2016 18:29    Oggetto: Cita

Salvo, ricambio. Very Happy

(dimenticata la virgola)


Ultima modifica di Antonino Fazio il Lun 21 Nov 2016 23:51, modificato 1 volta in totale
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Lun 21 Nov 2016 20:18    Oggetto: Cita

Antonino Fazio ha scritto:
Salvo ricambio. Very Happy

@ Grazie. Wink
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HafuKissu



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MessaggioInviato: Gio 24 Nov 2016 12:20    Oggetto: Cita

Vi ringrazio per le vostre risposte.

Lo spunto per questo post mi è venuto sulla riga di un articolo del
Guardian dove uno scrittore di Historical Novel che "difendeva" la
categoria dall'accusa di diffondere al grande pubblico idee sbagliate
a proposito di eventi o personaggi storici.

Immediatamente nei commenti si è scatenata una feroce "flame war"
tra gli "History Geeks" e qualche storiografo e archeologo che sostenevano la necessità per l'autore di basarsi esclusivamente sulla "verità rivelata"
delle ultimissime ricerche accademiche, mentre l'altra parte sosteneva il
fatto che la "Historical Fiction" è per l'appunto "Fiction" e non potrà mai
essere, come nella definizione postata da Verlain, "un trattato di storiografia"

Personalmente credo che entrambe le "fazioni" abbiano ragione e torto.
Da una parte è indubbio che la "massa" a volte si faccia condizionare da quello che la "fiction" presenta loro e la prendano come oro colato, inoltre alcuni autori poco seri ci hanno "marciato sopra" presentandosi come "esperti" anche quando non lo erano, d'altro canto proprio perché "fiction" penso che un autore debba ricercare la "verosimiglianza" senza però fare il "lavoro" di un saggista dell'accademia.

Conosco una appassionata di storia medievale che ha stroncato ferocemente un testo solo perchè questo si era basato sulla tesi di un professore che un anno dopo era stata posta in discussione da un'altra ricerca....che a sua volta era stata ulteriormente confutata da un'altra.

Ora...se ogni autore dovesse rincorrere queste minuzie e riscrivere la storia ad ogni cambio di "prospettiva" accademica credo che non riuscirebbe a porre mai mano alla penna (o alla tastiera)

Forse la soluzione giusta è quel concetto di "verosimiglianza" inteso come un bilanciamento tra la ricerca (che deve essere svolta in modo rigoroso ma non zelota) e una inevitabile "licenza poetica" che l'atto creativo deve poter concedere.


Altra cosa...leggendo "Gengis Khan: Il figlio del cielo" ho visto che Franco Forte ha inserito qualche elemento potremmo dire "sovrannaturale" (tipo lo stregone che alla fine si tramuta in cinghiale per cercare di ucciderlo, o il fatto che parla coi genitori morti durante alcune visioni)

Credo che siano note di colore efficaci se gestite bene e sopratutto, magari, se poste nel contesto storico giusto: ovvero...è più probabile avere questi elementi in un contesto antico-medievale piuttosto che moderno.

La parola a voi.
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Ven 25 Nov 2016 21:00    Oggetto: Cita

Io credo che la risposta te l'abbiamo già data, sia Antonino che io.
Se il genere è uno storico "puro" ma sempre romanzato(il segno dell'untore), l'autore DEVE attenersi alla storia reale. Non può far finta che Borromeo sia morto di peste o sia andato in America. L'attinenza o la verosimiglianza, come dici, deve esserci altrimenti non è piùuno storico ma un'altra cosa.
Se invece si parla di "Cesare l'immortale", come scrive nell'abstract Franco, "Cesare non muore ma inizia una nuova epica". Ma in questo caso non sarà più uno storico romanzato ma uno storico romanzato con un pizzico di fiction. In fondo Franco non stravolge la storia di Cesare, ma diciamo che pone una nuova ipotesi... in fondo, credibile. Una sorta di sliding doors.
Anche io nei miei history faccio diventare investigatore Copernico o il grande medico catanese Ingrassia, ma senza stravolgere ambienti, usi, costumi, credenze e quant'altro.
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