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Caino redento


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Malanima



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MessaggioInviato: Dom 08 Ott 2006 20:00    Oggetto: Caino redento Cita

Caino redento
di Marcello Calisti

Traccia: Underground

Quella mattina Valerio aveva una rosa malata al posto del cuore. Aveva messo nella tasca dei jeans un pettine rotto: l’ultimo ricordo della moglie assassinata. Il passare del tempo peggiorava il suo umore, si stava dimenticando il senso della sua esistenza e le forze scemavano per lasciare spazio a una sensazione di insoddisfazione. Rimase fuori dal cancello dell’ospedale indeciso se andarsene e abbandonare tutto, ma poi spinse il metallo arrugginito ed entrò nel palazzo dirigendosi verso la portineria.
In quel preciso istante passò Lui: si guardarono come nemici giurati. Il dolore al cuore si acuì. Gli esplosero davanti agli occhi le immagini che lo spingevano verso la vendetta. Il ricordo di un dolce cucinato male, del letto disfatto, di una televisione accesa nel cuore della notte. E della nuova solitudine che lo stava possedendo. Del pavimento freddo del suo appartamento vuoto, del cielo azzurro e monotono che si vedeva dalle sue finestre, dei giorni tutti identici che passavano pesanti come secoli.
Il tempo si allargava in un istante di tensione infinita, mentre i loro occhi sembravano legati da un filo invisibile e i corpi erano pronti alla partenza come un atleta in procinto di saltare. In tre scatti la lancetta dei secondi fece passare tutta una vita davanti agli occhi del ragazzo quando una mano lo costrinse a voltarsi.
L’atmosfera tesa aveva richiamato l’attenzione del personale e un’infermiera si era fatta avanti con decisione.
− Sei il ragazzo mandato dal professor Cinti? − gli chiese.
− Sì, il professore mi aveva detto di passare − rispose con finta pacatezza.
− E hai anche un nome o mi devo fidare del tuo bel faccino?
− Sono io, Valerio. Abbiamo anche parlato per telefono.
− Bene, allora vedi di seguirmi.
Si mosse senza replicare.
Il rumore dei suoi passi gli sembrò irreale come se non fosse lui a camminare. Il suo corpo non voleva andare via, ma non si girò neppure per uno sguardo. Seguì deciso l’infermiera per lasciare nell’aria il preciso pensiero che gli esplodeva nella testa:

Io ti posso dare le spalle senza paura. Tu puoi fare altrettanto?

Camminarono fino all’ala opposta dell’edificio. Entrarono in un ufficio e la donna iniziò a rovistare in uno schedario. Mentre cercava, senza preavviso, cominciò a trasformarsi. Divenne prima evanescente, poi sempre più magra finché la carne scomparì del tutto. Con questa nuova forma si avvicinò alla porta: delle falangi perfette stringevano il pomello, muscoli invisibili facevano forza sul radio. Il camice pendeva sul corpo dello scheletro come se tutte le forme che prima lo avevano riempito fossero scomparse all’istante. Il ghigno del teschio che lo guardava era impresso fisso nella mandibola leggermente troppo grande per essere quella di una donna.
Si avviarono verso l’uscita. Lo scheletro aprì la bocca, avvicinò un dito alla dentatura come per fingere di umettarlo e iniziò a sfogliare lentamente le pagine. Con piccoli scatti contava le cartelle una ad una. Il tarso ticchettava sul pavimento ad ogni passo. All’uscita le consegnò soddisfatta al ragazzo e si fermò fuori dal cancello fumando una sigaretta.
L’Arno luccicava poco distante nel sole che stava calando e un gruppo di bambini punzecchiavano con un bastone un’anatra morta sulla riva. Valerio aspettò con lei. Le guardava i denti gialli dal fumo, la sigaretta che bruciava pigra e le ossa bianchissime che la stringevano. Ad ogni tiro, il teschio veniva avvolto nel fumo grigio del tabacco bruciato.
A Valerio sembrò che la donna sorrise, per quanto il suo teschio fosse inespressivo.
− Ti sei innamorato?
− Prego?
− Sembri un giapponese a Piazzale Michelangelo. Vuoi farmi una foto?
Valerio distolse lo sguardo.
− Spero che non sarai anche timido, è una generazione di ragazzi imbranati la tua.
− Non lo sono.
− Allora sei un tipo di poche parole e molti fatti spero. Se continui a spogliarmi con gli occhi non si divertirà nessuno, sai?
E il teschio mimò quello che doveva essere un bacio.
Valerio non rispose subito, aspettò che lo scheletro portasse nuovamente la sigaretta alle labbra inesistenti.
− Parlami dell’uomo che era insieme a noi.
− E chi lo conosce? Non sembrava una faccia molto interessante.
Continuò a fumare in silenzio, mentre dal fiume veniva un venticello leggero che sapeva di foglie morte. Il ragazzo si stropicciò gli occhi stancamente. L’infermiera aveva ripreso la sua corporatura prosperosa, il grosso seno che gonfiava il camice, il sedere appoggiato al muro che si schiacciava con voluttuosità, le braccia conserti sui rotoli di grasso e la mascella forte.
− Per me non ti senti tanto bene, tesorino.
− E’ tutto a posto.
Se ne andò senza salutare, mentre l’infermiera schiacciava la sigaretta e rientrava con un’ultima occhiata perplessa.
Valerio tornò rapidamente alla portineria, poi cercò nei corridoi e nel parcheggio che dava su un’uscita secondaria. Il cancello era spalancato sull’intera città. Valerio si appoggiò al muro con il respiro lento del moribondo rassegnato.
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Marcello Calisti
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Orlando



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MessaggioInviato: Dom 08 Ott 2006 20:16    Oggetto: Cita

Sembra interessante, anche se non sono riuscito a capire bene cosa stia accadendo, la narrazione è un po' confusa. Il passaggio di quel "Lui" non mi è chiaro, la moglie assassinata e la metamorfosi dell'infermiera pure. Sicuramente il seguito scioglierà i miei dubbi, anche perchè il ritmo c'è.
In bocca al lupo! Cool
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Dom 08 Ott 2006 20:54    Oggetto: Cita

Quoto in pieno Orlando. Inoltre non ho capito se le parti "irrazionali" lo sono effettivamente, dunque più che davanti a un thriller ci troveremo davanti a un horror, o se si tratta solo d'immaginazione. Confused
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Heian



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MessaggioInviato: Dom 08 Ott 2006 21:15    Oggetto: Cita

Quoto Irene e Orlando in pieno. Non ho capito granchè dell'estratto, mi pare un po' confusionario; comunque non mi ha affascinato molto. Anch'io non ho capito se le parti irrazionali siano reali o immaginate (io punto su immaginate).
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Palin



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MessaggioInviato: Dom 08 Ott 2006 23:18    Oggetto: Cita

Direi che la parte surreale è più comica che altro. Confuso e infelice...
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Giuseppe "Palin" Merigo
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Malanima



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MessaggioInviato: Lun 09 Ott 2006 00:46    Oggetto: Cita

Innanzi tutto ringrazio per le letture Smile

Poi il fatto che tutte e quattro le persone abbiano trovato il pezzo confuso, mi fa capire che effettivamente sia così...ma non mi aiuta molto. Potreste essere più precisi?

Se non si capisce dove si vuole arrivare era una precisa scelta ( evidentemente non apprezzata ) allo scopo di incuriosire il lettore. Se il confuso si riferisce all'incompresione delle scene, il discorso cambia completamente.

Tutto diventa chiaro con la completezza del racconto ma ho preferito inserire come incipit esattamente l'inizio invece che vari pezzi che potevano spiegare ulteriormente.

A me piace particolarmente questo tipo di introduzione "non lineare", perchè pensavo come già accennato che incuriosise più di quanto spiazzasse. Proprio per questo problema avevo fatto leggere soltanto l'incipit a tre persone completamente neutre e gli avevo chiesto esattamente:

"Si capisce cosa succede?"

Ovviamente mi avevano risposto di sì. Forse erano meno neutre di quanto pensavo. Confused

palin ha scritto:

Confuso e infelice...


Infelice?

Infine ringrazio Orlando per il commento positivo almeno sul ritmo della narrazione, che ho intenzionalmente curato per tutto il racconto Smile
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Lun 09 Ott 2006 09:12    Oggetto: Cita

Ciao, forse oggi sono particolarmente sveglia, ma prima di leggere gli altri commenti credevo di aver afferrato il senso anche se il Lui e la moglie morta coniugata (!) al protagonista ragazzo qualche dubbio lo avevano sollevato. A meno che il protagonista non sia il ragazzo, ma l’altro… Ero così sicura… Confused
Comunque, visto che con gli estratti è sempre un problema, mi concentro sullo stile. Concordo con Orlando sul ritmo e aggiungo che mi è molto piaciuto “aveva una rosa malata al posto del cuore” oltre a qualche altra cosettina.
Per il mio gusto ci sono troppi aggettivi possessivi (ma i miei detrattori dicono che io esagero nell’eliminarli), ti sono scappate un paio di d eufoniche a sproposito e, secondo me, manca un congiuntivo in “A Valerio sembrò che la donna sorrise, per quanto il suo teschio fosse inespressivo.”
Robettina, in ogni caso.
In bocca al lupo.
Ciao
Gabriella
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Lun 09 Ott 2006 09:56    Oggetto: Cita

Malanima ha scritto:
Potreste essere più precisi?


Io non ho capito bene il passaggio tra il Lui e il protagonista Embarassed e, come ho già specificato, la parte sullo scheletro (ma ovviamente, in questo caso, il problema sarà risolto dalla visione del racconto integrale).
In bocca al lupo!
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melisandra



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MessaggioInviato: Lun 09 Ott 2006 12:19    Oggetto: Cita

[quote="Se non si capisce dove si vuole arrivare era una precisa scelta ( evidentemente non apprezzata ) allo scopo di incuriosire il lettore. Se il confuso si riferisce all'incompresione delle scene, il discorso cambia completamente.

Tutto diventa chiaro con la completezza del racconto ma ho preferito inserire come incipit esattamente l'inizio invece che vari pezzi che potevano spiegare ulteriormente.

A me piace particolarmente questo tipo di introduzione "non lineare", perchè pensavo come già accennato che incuriosise più di quanto spiazzasse... quote]

Per me è troppo confuso l'insieme: le scene, quel LUI di cui si è già parlato, il reale da quello - credo - non lo è... alla fine più che incuriosire
il lettore lo irrita... forse in troppo poco spazio hai voluto mettere troppi elementi diversi.
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un saluto
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Malanima



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MessaggioInviato: Lun 09 Ott 2006 13:05    Oggetto: Cita

Ringrazio anche Gabriella e Melisandra per la lettura Smile

Son contento che la frase inziale sia piaciuta almeno a una persona “aveva una rosa malata al posto del cuore” era uno dei punti che mi piacevano particolarmente e ci avevo pensato un po'.

Ero indeciso se cambiare fiore, perchè la rosa è più facilmente associata a un sentimento affettivo e solo come seconda associazione si può pensare alla malinconia. Comunque doveva essere un fiore che ricordasse il rosso, insieme alla forma del cuore, e infine che fosse "facile" pensarlo malato...e quindi rosa è rimasta Smile

Davvero forse è troppo "piena" come pagina iniziale e concentrarmi su una situazione soltanto avrebbe agevolato il lettore. E' chiaro che essendo solo l'incipit risulta assolutamente incompleto, ma il rischio di far innervosire il lettore e fargli smettere la lettura è una cosa a cui devo stare molto attento...non è facile avere un punto di vista distaccato dalla propria storia o meglio è la cosa che mi risulta più difficile Embarassed

Vedo molto come limite l'insoddisfazione e l'incomprensione per il suddetto "Lui"...non avevo effettivamente mai inserito un personaggio legandolo soltanto con il sentimento per/del il protagonista ( che è effettivamente il ragazzo Wink ) ma pensavo non creasse molto scompiglio nel lettore.

Ringrazio ancora tutti e spero comunque che il racconto completo risulti piacevole e chiarificante.

p.s. ehm..Gabriella...ho trovato le maledette "d" eufoniche. Inutile dire quanto avevo setacciato il racconto ( e quante ne ho corrette ) ma la regola esatta l'ho imparata solo da quando leggo la WMI e le abitudini sono dure a morire Sad
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Marcello Calisti
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Andrea Delle Sedie-1



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MessaggioInviato: Lun 09 Ott 2006 13:40    Oggetto: Cita

"Se il confuso si riferisce all'incompresione delle scene, il discorso cambia completamente. "
beh, per me è stato proprio così, anche se c'è qualcosa che mi spinge a cercare di andare avanti nella lettura; il commento in generale è comunque positivo.
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Lun 09 Ott 2006 14:58    Oggetto: Cita

Ciao. Mi pareva fossero due. Al volo ne ho ritrovata solo una: Ad ogni tiro.
Scusa, ma ora devo proprio lavorare.
In ogni caso non è una "d" a decidere della sorte del racconto.
Ciao
Gabriella
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Palin



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MessaggioInviato: Lun 09 Ott 2006 21:30    Oggetto: Cita

Malanima ha scritto:
palin ha scritto:

Confuso e infelice...


Infelice?


Confuso si riferisce al testo, infelice all'intreccio (sarà mica allegro un racconto così, neh? Smile)
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Giuseppe "Palin" Merigo
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Malanima



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MessaggioInviato: Mar 10 Ott 2006 11:44    Oggetto: Cita

Grazie anche ad Andrea per la lettura e il commento

E poi come dare torto a Palin...effettivamente non è un racconto allegro Wink
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Marcello Calisti
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