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Come una cascata di cristalli Swarovski


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Giovanni Racalbuto



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MessaggioInviato: Ven 21 Apr 2006 14:31    Oggetto: Come una cascata di cristalli Swarovski Cita

Titolo : Come una cascata di cristalli Swarovski.
Autore : Giovanni Racalbuto
Traccia: Le zone oscure

Luciano Barbi (giovane assicuratore prossimo alla sua prima promozione importante) non si aspettava il discorso che gli fece la sua compagna Lanfranca, con la quale conviveva già da alcuni anni e che stava accompagnando in macchina, come tutti i giorni, all’ufficio postale, dove era impiegata.
Gli disse : – Si tratta di un bunker, di quelli costruiti nel ‘41 lungo la spiaggia. Oramai è quasi completamente sprofondato nella sabbia e, per il resto, coperto dai rovi delle more selvatiche… Dicono che al suo interno, “si vede”. Vorrei andarci un giorno, con te.
Con tono volutamente ironico l’assicuratore prossimo alla promozione rispose:
– E cosa si vede ?
– Hanno detto che, prima si ode il pianto di una bambina, e poi ne appare il fantasma, avrà circa otto anni, vestita con tunica asiatica, ed è albina. Dice qualche parola, ma non se ne comprende il significato, dal momento che il suo più che un parlare è un respirare intenso e sibilante, con varie tonalità.
– Chi ti ha raccontato questa storia balzana? – le chiese.
Le fece la domanda, ma era già sicuro che non gliela aveva raccontata nessuno e che solo lei l’aveva immaginata, e forse vissuta in uno dei suoi sogni, agitati per la situazione di velato disordine psichico in cui abitualmente viveva.
E poiché lei taceva, non sapendo cosa rispondere, si limitò a chiederle:
– Da quando di interessi dell’occulto? … Non me ne hai mai parlato.
– Difatti non mi interessa l’occulto – rispose, – ma vorrei fare l’amore, con te, in quel luogo strano e pauroso. E’ facile entrare nel bunker, basta scostare una fascina di sterpi e dentro è vuoto e pulito, sulle pareti si vedono incisi degli strani graffiti, che sembrano “rune”: le antiche lettere germaniche dei rituali magici e delle evocazioni…
L’immaginazione erotica di Lanfranca, come è ovvio, gli sembrò strana, ma non diversa da tante altre che gli erano piombate addosso durante il periodo della loro convivenza. Sapeva, che non era nuova a richieste che prefiguravano atteggiamenti fuori da ogni prevedibilità tutte le volte che riguardavano il sesso. Una volta gli disse che se lui, a una certa ora, si fosse trovato in un certo punto della pineta, avrebbe potuto assistere, se non si faceva scorgere, a una falloforia che lei e alcune sue amiche (strambe come lei) avevano organizzato.
– Una falloforia? Se non sbaglio si tratta di una processione di femmine dietro un simbolo fallico, segno di fertilità, in uso nell’antica Grecia… E il fallo come l’avete rimediato? – chiese sconcertato.
– Un grosso ramo con una pigna sulla cima, per simulare un glande. E’ il modo originale che abbiamo scelto per festeggiare l’addio al nubilato di una nostra amica: l’Enrica, che conosci anche tu.
– Sì che la conosco. Si parla dappertutto della sua ninfomania, e conosco anche il suo promesso marito, Ugo… Se non sbaglio è famosa perché, nel buio delle camere d’albergo dove conduce i suoi uomini, prima di tutto, è solita segnare, con l’evoluzione della sigaretta accesa, le dimensioni del pene che quel giorno è di suo gradimento. E l’uomo che è con lei sa già che, se non è all’altezza, è meglio che si allontani prima che lei spenga la sigaretta.
– Così raccontano – ammise Lanfranca. – Ma c’è molta esagerazione: mi ha confessato che sarà successo due o tre volte, al massimo.
***
Si stava perdendo nell’immaginare i particolari dell’addio quando gettò l’occhio, per vedere se già si spogliava, come era convenuto, per essere “materassata”(secondo il vocabolo che lei usava). Vide invece che si irrigidiva di fronte a quegli strani segni incisi che non aveva mai smesso di accarezzare, e agitava la braccia senza dire una parola, come se fosse presa da uno stupore, al momento inimmaginabile, ma che aveva covato dentro di sé da un tempo infinito.
– Sei tu, sei tu… Margherita ? – balbettava confusamente Lanfranca… E poi seguirono parole incomprensibili pronunciate in una qualche lingua che Luciano Barbi non capiva, ma gliene evocava una estinta da millenni, per le assonanze ritmiche con il latino, che le aveva riconosciuto. Non ebbe tempo di chiederle cosa stessa accadendo, che lei di nuovo rivolta alla parete, quasi gridando disse:
– Immaginavo di dover fare un brutto incontro, ma non la terribile visione del tuo volto, schifosa bastarda!… Come sei potuta uscire impunemente dalle fiamme dell’inferno?
Appena pronunciate queste parole, l’odore di muffa e marciume, già presente nell’aria, divenne ancor più penetrante e stomachevole, quasi di putrefazione non più di foglie, ma di carne umana. Le rune incise sulla parete di cemento armato si illuminarono brillando nella penombra, mentre Lanfranca si accasciava pesantemente al suolo senza dire una parola. Quando Luciano Barbi fece un gesto per soccorrerla, operando un improvviso sdoppiamento, si era già drizzata in piedi, da sola, livida, ma trasparente… come un’ombra, mentre il suo corpo, per terra, rimaneva immobile e privo di vita.
Un attimo dopo si udì una lugubre risata … e la bambina albina era già comparsa dentro l’angusto spazio del bunker.
– Ho sentito la tua presenza ancor prima di vederti! Sappi che ogni giorno ho pensato a te per potermi vendicare in questa o in… un’altra vita! – le gridò l’ombra di Lanfranca.
– In questa vita?… Quale vita?… dal momento che il tuo corpo è in terra morto…Ti ho già uccisa, come era nei patti, ricordi? E neanche te ne sei accorta. Come un tempo continui ad essere ridicola… ridicola. Non ti accorgi di quanto mi fai ridere? Ah… ah… ah…
L’ombra più grande (ma nel volto non aveva più l’espressione della Lanfranca che conosceva) guardò con sbigottimento il proprio corpo steso per terra : – Maledetta megera, non sei cambiata da quel giorno! – disse. E le si scagliò contro urlando.
Luciano Barbi rimaneva incapace di parlare, muoversi, o anche solo pensare qualcosa, mentre l’invadeva un irresistibile senso di repulsa per via di quell’innaturale biancore di gesso e di morte che la bambina rifletteva, dal volto, nelle mani e in ogni parte scoperta della pelle. D’altro canto le due ombre dimostravano di non dare alcuna considerazione alla sua presenza, rendendogli chiaro che si muovevano in una dimensione diversa e già molto lontana da quella dei corpi viventi.
Tra le due ombre avvinghiate la lotta si svolgeva rabbiosa, con le unghie e coi denti. La violenza era tale che Luciano Barbi vedeva brani e brani della loro mefitica sostanza che venivano strappati e sputati per terra, mentre i vuoti prodotti da unghie e denti si ricomponevano all’istante.
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forresta



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MessaggioInviato: Ven 21 Apr 2006 15:48    Oggetto: Cita

beh, bastava uno, stai facendo come il berlusca! Laughing
scherzo, di pessimo gsto, ma scherzo Laughing
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Ven 21 Apr 2006 16:13    Oggetto: Cita

Mi spiace ma ho trovato il tuo stile un po' pesante. Il dialogo della prima parte risulta a tratti improbabile e inverosimile, in particolar modo quando i personaggi si raccontano cose che dovrebbero già sapere o si lanciano in definizioni enciclopediche; la seconda parte mi è parsa invece proprio confusa e difficile da seguire (tengo di conto che manca la parte di raccordo). Sarà una questione di gusti, ma l'estratto non si addice appunto ai miei. Sorry. Sad
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Annarita Petrino



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MessaggioInviato: Ven 21 Apr 2006 16:42    Oggetto: Cita

i nomi dei personaggi, perdonate, ma mi hanno dato molto fastidio. Lanfranca è un nome che non mi piace per niente, ma a parte i gusti non credo si addica alla storia. ma è solo un'impressione.

poi il fatto di usare nome e cognome di lui in un momento che dovrebbe essere clou mi ha spezzato un po' la lettura. insomma non mi ha presa granchè! Surprised
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Franco.Zadra



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MessaggioInviato: Ven 21 Apr 2006 21:20    Oggetto: Cita

Insomma, Giovanni Roccalbuto, un po' d'attenzione. Non te l'avrà prescritto il medico di postare così in fretta. Confused Ci sono refusi che fanno pensare che non hai nemmeno riletto il tuo estratto.
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Ven 21 Apr 2006 21:24    Oggetto: Cita

Franco.Zadra ha scritto:
Insomma, Giovanni Roccalbuto


Laughing Wink
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Franco.Zadra



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MessaggioInviato: Ven 21 Apr 2006 21:34    Oggetto: Cita

Irene Vanni ha scritto:
Franco.Zadra ha scritto:
Insomma, Giovanni Roccalbuto


Laughing Wink


Grazie Irene, come sai ridimensionare tu non ne conosco altre Wink
Comunque quoto il tuo intervento in toto.
Una raccomandazione a Giovanni: "Non prendertela!" Laughing
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Giovanni Racalbuto



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MessaggioInviato: Ven 21 Apr 2006 21:55    Oggetto: Cita

Franco.Zadra ha scritto:
Insomma, Giovanni Roccalbuto, un po' d'attenzione. Non te l'avrà prescritto il medico di postare così in fretta. Confused Ci sono refusi che fanno pensare che non hai nemmeno riletto il tuo estratto.


Scusa parli di refusi al plurale.Ti chiderei di citarmene almeno due...oppure uno
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Giovanni Racalbuto



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MessaggioInviato: Ven 21 Apr 2006 22:07    Oggetto: Cita

Franco.Zadra ha scritto:
Insomma, Giovanni Roccalbuto, un po' d'attenzione. Non te l'avrà prescritto il medico di postare così in fretta. Confused Ci sono refusi che fanno pensare che non hai nemmeno riletto il tuo estratto.


Scusa, Franco Zarda, parli di refusi, al plurale. Tri pregherei di citarmene almeno due... o anche uno soltanto.
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Franco.Zadra



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MessaggioInviato: Ven 21 Apr 2006 22:14    Oggetto: Cita

Giovanni Racalbuto ha scritto:

Scusa parli di refusi al plurale.Ti chiderei di citarmene almeno due...oppure uno


Giovanni Racalbuto ha scritto:

– E cosa si vede ?
– Da quando di interessi dell’occulto?
essere “materassata”(secondo il vocabolo che lei usava).
Sapeva, che non era nuova a richieste che prefiguravano atteggiamenti fuori da ogni prevedibilità tutte le volte che riguardavano il sesso.


Come vedi Giovanni, non ce l'ho con te. Molti refusi sono dovuti alla fretta, come i doppi spazi. Altri non so, ma non dimostrano una grande abilità con la punteggiatura. Shocked
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Franco.Zadra



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MessaggioInviato: Ven 21 Apr 2006 22:24    Oggetto: Cita

Giovanni Racalbuto ha scritto:

Scusa, Franco Zarda, parli di refusi, al plurale. Tri pregherei di citarmene almeno due... o anche uno soltanto.
Very Happy Wink

M'hai reso la pariglia Very Happy
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Sab 22 Apr 2006 09:08    Oggetto: Cita

Franco.Zadra ha scritto:
Irene, come sai ridimensionare tu non ne conosco altre. Una raccomandazione a Giovanni: "Non prendertela!"


Ma allentiamo la tensione, ogni tanto, su! Confused Razz

A parte gli scherzi, Giovanni, tra i refusi (oltre a quelli che un tempo venivano chiamati "errori di battitura", "scambi di lettere", etc.) vengono inclusi anche il mancato uso della barra spaziatrice prima e dopo le parentesi, dopo i punti, etc., o quello "di troppo", per esempio, prima del punto interrogativo. Sembrano sciocchezze, ma ai fini della scorrevolezza risultano fondamentali.
Ti consiglio di procurarti almeno il prontuario di Franco, appena puoi.

Ciao Smile
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Sergio Donato



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MessaggioInviato: Sab 22 Apr 2006 10:07    Oggetto: Cita

Troppi indofump nella prima parte.
La seconda è troppo slegata da ogni contesto per poterla apprezzare.

Continuo a credere che creare un patchwork con i pezzi di un racconto sia solo svantaggioso.
A parte questa considerazione, non è mai giusto stabilire la bontà di un testo dall'estratto, tuttavia, Giovanni, pare che il tuo sia poco curato; sia nella forma sia nei contenuti.

Prendi questa parte per esempio:
Citazione:
– Una falloforia? Se non sbaglio si tratta di una processione di femmine dietro un simbolo fallico, segno di fertilità, in uso nell’antica Grecia… E il fallo come l’avete rimediato? – chiese sconcertato.
– Un grosso ramo con una pigna sulla cima, per simulare un glande. E’ il modo originale che abbiamo scelto per festeggiare l’addio al nubilato di una nostra amica: l’Enrica, che conosci anche tu.
– Sì che la conosco. Si parla dappertutto della sua ninfomania, e conosco anche il suo promesso marito, Ugo… Se non sbaglio è famosa perché, nel buio delle camere d’albergo dove conduce i suoi uomini, prima di tutto, è solita segnare, con l’evoluzione della sigaretta accesa, le dimensioni del pene che quel giorno è di suo gradimento. E l’uomo che è con lei sa già che, se non è all’altezza, è meglio che si allontani prima che lei spenga la sigaretta.


L'impressione è che ti sia documentato sulla falloforia e l'abbia inserita nel racconto. Quel riferimento non si nasconde nelle pieghe della narrazione, ma compare come un brufolo da spremere.
Anche i dialoghi successivi; appaiono poco naturali. Nei discorsi tra le persone, le frasi incidentali sono ridotte ai minimi termini. Tu ne fai grande uso e la sensazione è quella di stare leggendo un dialogo raccontato da qualcun altro e non vissuto dai due personaggi.

Ciao.
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In un gruppo di sciocchi il mediocre è un genio.
http://sergio-donato.blogspot.com/
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Sab 22 Apr 2006 10:18    Oggetto: Cita

Ciao Giovanni.
Lo stile mi sembra tipico tuo, come nel racconto per il Q2. Corposo, riccioluto che può non far tremare le corde di chi ama una scrittura essenziale.
Il primo paragrafo è troppo lungo. Sono rimasta spiazzata dalla parentesi, ipotizzando che questo sia l'incipit. Sicuramente, leggendo ancora, se ne comprende l'utilità, ma forse l'informazione poteva essere data in altro modo, nel corso del dialogo.
Stesso problema per rune e falloforia: trovo una forte preoccupazione di far capire tutto al lettore, un po' pesante.
Sugli aspetti più spiccioli, per il mio gusto, troppi aggettivi possessivi (ma sono una fobia per me) e alcune ripetizioni: "...una certa ora, si fosse trovato in un certo punto...".
La parte finale dell'estratto è interessante per l'idea che lascia scorgere anche se, pure qui, avrei evitato l'uso della parentesi.
Il titolo mi piace moltissimo.
Gabriella
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Gabriella Saracco
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Franco.Zadra



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MessaggioInviato: Sab 22 Apr 2006 10:44    Oggetto: Cita

Sergio Donato ha scritto:
Troppi indofump nella prima parte.


Laughing
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