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Solo. Di notte


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melisandra



Registrato: 03-05-2004 17:21
Messaggi: 323
Località: roma

MessaggioInviato: Dom 15 Ott 2006 17:59    Oggetto: Solo. Di notte Cita

Titolo: Solo. Di notte
Autore: Biancamaria Massaro

Traccia: crimini e misfatti



La casa era servita per il sequestro di un ragazzo. Nessuno aveva voluto più abitarci dopo che la polizia aveva chiuso le indagini. In quel momento però a Francesco non interessava cosa fosse successo prima, voleva solo ricordare perché ora si trovava lì, di notte, mezzo nudo, tra travi di legno mezze marce e chiodi arrugginiti. Quando si era svegliato, aveva pensato che i suoi amici gli stessero facendo uno scherzo. Era rimasto immobile, in attesa che si stancassero e uscissero allo scoperto. Ben presto un topo gli aveva sfiorato un piede. Francesco odiava i topi, ma mai quanto avrebbe odiato se stesso se lo avessero deriso per la sua fobia. A fatica si era messo in piedi e aveva iniziato a gridare che era arrivato il momento di smetterla e che dovevano ridargli i vestiti. Nessuno gli aveva risposto.
Si trovava in una situazione assurda e in gran parte era colpa sua, perché era stato lui a proporre a Marco di portare lì le ragazze e riprendere con la telecamera l’apparizione del fantasma. Già, perché la vecchia storia del rapimento non si era conclusa molto bene: i rapitori avevano infatti sparato all’ostaggio, poi erano fuggiti. La polizia non era riuscita ad arrestarli e in paese a poco a poco si era sparsa la voce che lo spirito del giovane avrebbe infestato la casa finché gli assassini non fossero stati puniti.
Francesco quell’estate – l’ennesima che passava al paese dei nonni, dove non succedeva mai nulla che valesse la pena ricordare – aveva fatto un paio di conti e si era accorto che erano passati cinquant’anni dalla morte del ragazzo. Marco, annoiato quanto lui, gli aveva fatto vedere dove poteva mettersi la preziosa informazione. Francesco gli aveva allora spiegato che, con la scusa di andare a vedere il fantasma e riprenderlo con la sua telecamera digitale ultimo modello, potevano proporre di passare la notte con loro alle sorelle Slow.



La notte stabilita con i loro motorini avevano portato le due ragazze fino alla casa. Erano entrati e avevano sistemato le coperte e le lampade, poi avevano iniziato a bere, Francesco più di tutti. Questo spiegava il forte mal di testa che aveva e il fatto che non ricordasse quasi più nulla. Gli altri, approfittando dello stato in cui si era ridotto, lo avevano spogliato e apparentemente abbandonato. Francesco era sicuro che si fossero nascosti e che lo stessero riprendendo, trasformando la casa che era stata in passato scenario di un omicidio nel set ideale di un film comico che avrebbe avuto lui come unico protagonista.



Per restare in piedi fece qualche passo indietro, andando a sbattere con il tallone contro qualcosa di metallico e freddo. Si piegò per controllare cosa fosse: la telecamera. Era evidente che i suoi amici non lo stavano riprendendo.
Seduto a terra, verificò il funzionamento della telecamera. Non sembrava che avesse nulla di rotto, ma per sicurezza si mise a vedere le riprese fatte durante la notte. C’era l’intervista alle due ragazze che molto seriamente spiegavano – in un italiano stentato, intervallato da termini inglesi tradotti in modo approssimativo da Marco – che nei luoghi dove era avvenuto un delitto permaneva il residuo psichico della vittima, soprattutto se aveva impiegato molto a morire.
Le riprese successive mostravano il professionale e fornitissimo equipaggiamento da novelli ghostbusters che si erano procurati: quattro lampade da campeggio, biscotti, bottiglie e coperte. Finita la perlustrazione, si erano seduti in circolo e a turno ognuno aveva parlato un po’ di sé, di quello che si aspettava dalla serata e quello che voleva dalla vita. Francesco non aveva lasciato che gli altri toccassero la videocamera e Marco si era offeso. Le due inglesine, deluse che il fantasma non si fosse fatto vedere, si erano mostrate però molto ansiose di essere consolate, quindi aveva preso una coperta ed era andato nell’altra stanza con June.



Il filmato proseguiva mostrando il primo piano di Marco che dichiarava a bassissima voce di voler realizzare un film-verità sui metodi di accoppiamento dei giovani registi. Subito dopo la telecamera si girava di 180 gradi e riprendeva Francesco che stava sopra April e subito dopo si metteva su un fianco.
Andò avanti e vide April che spiegava alla sorella la sua deludente prestazione, promettendo che avrebbe fatto di tutto per rendergli più facile il tentativo seguente, temendo che un nuovo fallimento avrebbe definitivamente stroncato la sua carriera di latin lover, di autentico macho mediterraneo.
Francesco aveva fallito ancora? Ne era certo, come era sicuro che dopo aveva bevuto fino a perdere i sensi, sperando di dimenticare il nuovo insuccesso. Aveva immaginato che in paese avrebbero saputo tutti che non era un vero uomo, proprio come gli ripeteva ogni giorno il padre. Lo aveva schernito perfino quando gli aveva confessato in lacrime che all’uscita di scuola dei ragazzi come lui gli avevano rubato il telefonino e le scarpe di marca.
Francesco come sempre non aveva saputo cosa rispondere: era abituato a essere considerato un debole.
— Piccolo mio — lo giustificava la madre dicendo a tutti che era tanto sensibile, tanto delicato.
— Una checca, ecco cosa lo hai fatto diventare, una fottutissima checca! — le urlava allora contro il marito, prima di sbattere la porta di casa e incontrarsi al bar con gli amici, tutti uomini che avevano figli di cui vantarsi, alcuni dei quali erano gli stessi che avevano derubato il suo.



Si accorse di sentire freddo, molto freddo, perciò a tentoni si mise a cercare i suoi vestiti, sperando che i suoi amici non li avessero nascosti. Trovò quasi subito i suoi pantaloni. Dentro una tasca c’era il suo portachiavi, un attrezzatissimo coltellino svizzero, dotato perfino di una piccola torcia. Non era granché, infatti faceva solo una luce fioca e rossastra, ma Francesco l’accese lo stesso, sperando che almeno così avrebbe visto dove mettere i piedi. La prima cosa che si mostrò ai suoi occhi fu il corpo di Marco, con la testa immersa nel sangue.
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un saluto
Biancamaria Massaro/melisandra
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melisandra



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MessaggioInviato: Dom 15 Ott 2006 18:02    Oggetto: Cita

questo estratto sostituisce quello del racconto "regalo di compleanno", recentemente pubblicato dalla casa editrice IBIS.

Non è solo l'incipit, ma alcune parti della prima metà del racconto, separate dal segno:
...

Spero sia una piacevole lettura.
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Biancamaria Massaro/melisandra
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Dom 15 Ott 2006 18:37    Oggetto: Cita

Ciao Mely... scusa ma l'estratto che hai tolto era, secondo me, di tutt'altra risma. Non credo siano i "passaggi spezzettati" a rendere difficile la comprensione del testo. Anche dal punto di vista formale i periodi mi sembrano costruiti in modo artificioso, e spesso sono tornata indietro per leggere frasi che non avevo capito. A volte ho anche avvertito un cattivo uso della punteggiatura. In tutto questo ancora non mi è chiaro l'argomento della vicenda, anche se richiama alla mente qualcosa di già risentito.
Sorry... l'altro estratto a parer mio era nettamente superiore. Sad
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