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Il noviziato del comando


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Fabio Lastrucci 2



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 13:25    Oggetto: Il noviziato del comando Cita

Titolo: Il noviziato del comando
Autore: Fabio Lastrucci
Traccia: crimini e misfatti


IL NOVIZIATO DEL COMANDO


"Guverna guverna guverna
e tieni nà serpe ghintra 'u cutirunu"
Detto popolare calabrese


I colpi picchiati sulla porta lasciano poco adito a dubbi. Sono imperiosi, urgenti. Zu Miché si drizza dal letto di scatto. Già sa.
- E' venuto da nui?!
- Vijestiti, Miché, ghesci, ca sta fora 'u pullaiu!
- Madonna beddra! E' vinutu!
Angiulina con uno scialle buttato sulle spalle è più veloce del padre a spalancare la porta. Ha occhi vitrei. Lo strepito di grida umane e animali l'ha svegliata prima ancora lo facesse il vicino. Sulla soglia di casa, vede apparire una macchia scura, la sagoma di Zu 'Ntonio ritagliata dalla lattiginosa luce lunare. Il vecchio massaro gesticola, urla cose incomprensibili, poi si volta e raggiunge la moglie sulla mulattiera che fiancheggia il burrone.
Un fracasso di legno scosso con violenza si sta unendo al verso impazzito delle galline.
- Sò in due!
- Madonna mia beddra!
Con la gamba balorda che lo intralcia, Zu Miché mette su i calzoni e le bretelle, quasi finisce a terra e infila la porta che si chiude sbattendo dietro di sé.
- Pensa alle creature, 'Ntò! - Grida superando con un salto stranamente aggraziato il carretto che Finuzza ha lasciato di sbiego sull'aia.
Il violento spostamento d'aria spegne i lumini perennemente accesi sulla mensola di fianco all'ingresso. Cinque foto dai contorni sbiaditi piombano nel buio con i loro visi severi. Angiulina si fa il segno della croce davanti ai morti di famiglia ed esce anche lei, la giacca del padre in mano. Uno dei cani, la femmina, le abbaia contro. Il maschio, Focone, starà già in caccia.
- Bààà! Bàààbbo! - Si dispera battendosi il petto col pugno chiuso. Zu Miché, in canottiera, è già lontano. Lei abbandona la casacca su un basso muretto di recinzione e continua a correre e colpirsi fino a raggiungere Nerina e i bambini più piccoli diretti verso il Tito. Di loro si sta occupando Za Finuzza.
La donna ha radunato la figlia e i nipoti che piangono, corrono e inciampano, mezzi nudi, sui ciottoli. Li sgrida, nasconde loro la paura dietro l’urgenza. Quando tutti sono dentro il Tito, il piccolo capanno d'argilla sul roveto, mette il lucchettone alla porta di ferro. Nasconde la chiave in mezzo ai seni abbondanti.
- Angiulì! Piglia 'a rete!
La ragazza non se lo fa ripetere. E' entrata nella legnaia per staccare dal muro una rete di corda. Toccava a lei controllarla ieri sera, e l'ha fatto, pure se la studia frettolosamente per esserne sicura.
- La porto da Babbo!
- Dà qua, - le fa con modi bruschi Vincenzo, arrivato da chissà dove. Il terzo figlio di Nerina ha solo quattordici anni, ma dopo Nicola che è andato in America e dopo Lino che ne ha sedici è il più grande tra i giovani della contrada i Frascheti. Cerca di farsi valere.
- Piglio io. Tu bada a te, Angiulì. - Con sé ha un bastone da lavoro. Lo usa per indicare alla cugina di fermarsi ad aspettare gli altri.
- Pulizzati 'u nasu e statti cittu, muccusu. - Fa lei, secca - Sò venuti in due. Curri abbasciu, và a vidi 'i piacuri, presto!
L'idea di trovarsi da solo a badare al gregge fa perdere coraggio al ragazzo, che impallidisce di colpo.
- Ma io…
- Nu fa 'u scemu! Và!
Vincenzo si gira e si tuffa giù nella terra

Nell'epicentro del fracasso, la puzza che si solleva è forte e disturba. L'odore di galline e di escrementi domina quello degli uomini spaventati e quello più acre della bestia. Con la punta della lingua si avverte un sentore ferroso. E' il sangue.
Qualche pollo sbatte ali imbrattate girando in tondo su se stesso, le zampe rotte.
Dalla porticciola sfondata, nient'altro che un rozzo telaio coperto di maglia metallica, fa capolino un galletto che viene subito tirato dentro, non si vede da chi o cosa.
Dietro, Zù 'Ntonio e Lino colpiscono il tetto del pollaio e urlano per stanarne gli intrusi. Fuori all'ingresso ci sono Zu Miché e Santo il lavorante, con una roncola e il forcone pronti a colpire.
Un verso basso e cupo si apre in un latrato lunghissimo non appena il bracciante prova ad accostarsi all'entrata.
- Nun me fà trasì! - strilla Santo, sudato. La porta sbatte avanti e indietro ricacciandolo ad ogni tentativo.
- Se tutti e due stanno là ghijntra, cumu facimu, Zu Miché?
L'altro ci pensa un attimo, poi agisce. Arrivata Angiulina, le affida la roncola e raduna un fascio di stoppia e frasche verdi alle quali dà fuoco.
- Fatti chiu ddrà, ci fazzu vidi ghija! - Posa la torcia la sotto la porta, col fumo che sale denso ad invadere il pollaio.
Gli strepiti degli animali aumentano. Il capanno vibra, dentro, qualcosa cozza contro le pareti. Molto vagamente, si sentono di lontano le pecore belare.
- Linù! 'Grapi dietro!
Il giovane infila il suo bastone sotto un asse mezzo sconnesso alla base del capanno e si fa aiutare da Zu 'Ntonio che è forte, nonostante l'età.
- Tira, Zu 'Ntò, che se ne viene…
La toppa di lamiera che chiude un vuoto nella parete cede deformandosi. La aprono a fatica creando prima uno spiraglio, poi un’angusta via di fuga per la bestia.
- Poco, aprite poco, ca strijtta adda ghessi!
Qualcosa infatti spunta. Una zampa che prima raspava il terreno tasta furtiva il buco. Si ritrae.
Gli uomini si scostano in silenzio, tesi. Bolle d'aria nei legnetti resinosi mandano scoppiettii.
- Mò ghesce!
Una o due galline mal messe sfuggono starnazzando.
Santo con la rete ha raggiunto gli altri tre mentre resta Angiulina dietro l'entrata a fare la guardia.
- Mò, mò, mò ghesce!
Due colpi scuotono la parete. La lamiera si muove con un digrignare di metallo. Un corpo sanguinolento viene spinto nell'apertura a losanga, peloso, flaccido, la testa mezza staccata dal corpo.
- Minchia, ma é… -
- Focone. - mormora Zu Miché, la fronte corrugata dalla sorpresa. - Povera bestia…
L'urlo improvviso di Angiulina lo scuote. Tutti girano le teste.
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emilio daniele



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 13:39    Oggetto: Cita

Uhm, sembra una sorta di horror siculo o calabro (scusa l'ignoranza, forse sono un pò simili?), sempre che la bestia (le bestie) siano qualcosa di "mysterioso" o semplici bestie di questo mondo.
Comunque è originale e ben scritto, mette curiosità e incita alla lettura. Devo dire però che, nonostante mi piaccia Camilleri, il dialetto mi stanca un pò, mi disorienta e mi costringe a una lettura lenta e molto più impegnativa.
Ma è un mio personalissimo sentimento. Per il resto non posso che augurarti buona fortuna e che, chissà, possiamo essere di nuovo insieme stavolta in un bel libro. Wink
Emilio
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valeria



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 13:57    Oggetto: Cita

Ho trovato qualche espressione un po' difficile da capire nonostante abbia una certa dimestichezza col dialetto calabrese. Forse questo mi ha un po' distratto da ciò che nel frattempo viene raccontato.
Ho trovato il ritmo un po' lento in alcuni punti, probabilmente per lo stesso motivo.

ghijntra è un termine dal suono molto curioso a sentirlo, mi son sempre domandata come si scrivesse e grazie a te sono stata accontentata.

In bocca al lupo. Smile
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Irene Di Natale



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 14:41    Oggetto: Cita

Ho trovato bellissimo il contrasto tra le parti dialogate in dialetto, colorite e saporite, e quelle narrative scritte con uno stile asciutto e molto sobrio! Non ho mai letto Camilleri né altra letteratura tinteggiata di dialetto, quindi può perfino darsi che questo tratto che in me ha fatto tanta presa sia una specie di "marca caratteristica" di questo genere (ma la letteratura con parti in dialetto è un genere a sé? Mi sa tanto che ho esagerato...), ma mi piace, mi piace tantissimo anche perché dà molta tensione e movimento alla narrazione.

Poi, angolo del correttore di bozze (oh, a me piace segnalare queste cose, ma solo se vi fa piacere, se invece vi sembra una cosa da maestrina dalla penna rossa smetto) :
ho trovato alcuni accenti al posto dell'apostrofo che segna l'elisione
- Dà qua, - Nu fa 'u scemu! Và!
così ne approfitto per farvi una domandina appoggiandomi sugli esempi dal racconto di Fabio: quando si abbreviano i verbi togliendo le desinenze dell'infinito o delle persone, ci va l'accento o l'apostrofo? Io tendo a mettere l'apostrofo, ma spesso, come nel caso di Fabio trovo niente -Nu fa 'u scemu! o accento - venuti in due e visto che non è una cosa che si trova proprio tutti i giorni sui libri, non riesco a capire se c'è una regola oppure no.

In bocca al lupo Fabio! Very Happy
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valeria



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 15:57    Oggetto: Cita

Irene Di Natale ha scritto:

quando si abbreviano i verbi togliendo le desinenze dell'infinito o delle persone, ci va l'accento o l'apostrofo? Io tendo a mettere l'apostrofo, ma spesso, come nel caso di Fabio trovo niente -Nu fa 'u scemu! o accento - venuti in due e visto che non è una cosa che si trova proprio tutti i giorni sui libri, non riesco a capire se c'è una regola oppure no.


per quel che ne so io dovrebbe essere un'elisione e quindi andarci l'apostrofo, non l'accento.
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 16:16    Oggetto: Cita

Non l'ho trovato lento. A mio parere, al contrario, c'è un bel ritmo con una bella gestione dell'azione e dei dialoghi. Le parti in calabrese mi sono sembrate chiare. Solo il "beddra" mi è suonato strano, ma bisogna vedere in che parte della Calabria ci troviamo e poi... pure l'editing del dialetto? Rolling Eyes
Gustosa la descrizione dell'ambiente attraverso foto e lumini. Se posso, non mi è piaciuto il "lucchettone" e mi domando se il "Tito" dovesse per forza essere "battezzato", probabilmente sì ma... con queste trame interrotte... Shocked
Ho notato un altro paio di refusi rispetto a quelli già citati, ma che non tolgono nulla alla bontà dell'estratto.
In bocca al lupo.
Gabriella
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coca



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 16:34    Oggetto: Cita

Per quel che ne capisco non è siciliano, forse calabrese, ma non lo conosco. Mi fa piacere vedere che dai primi commenti sui miei racconti (si può non si può etc.) la strada si è spianata... Wink Vedo ancora che si tira in ballo Camilleri su una prosa e una storia e uno stile che non c'entrano nulla con lui. Forse la mancanza di dimestichezza con la lingua porta a questo errore, mi fa arrabbiare...(per scherzo eh!). Tra l'altro quello che distingue lo stile di Camilleri non è mica tanto l'uso del dialetto, quanto l'uso di una mentalità (siciliana), di un tipo d'intelligenza e d'ironia che rimarrebbe intonsa anche se scrivesse in italiano e che in parte (la parte sacra) si trova anche in Sciascia. Insomma non è il vernacolo a fare di uno scrittore uno scrittore siciliano, ma la sicilianità: carattere che non si acquisisce se non vivendo la terra per molti anni e possibilmente quelli della formazione. Detto ciò:mi ha incuriosito l'uso di babbo per papà(o mi sbaglio?) qui babbo vuol dire scimunito. Razz E due cosine tecniche: si scrive di sbieco e non sbiego, per gli apostrofi son quasi sicura che non debbano essere accenti (anche il troncare il verbo è assai diverso dal siciliano, tanto che all'inizio pensavo fosse ambientato nell'Italia centrale o in Campania al massimo, poi avete detto calabria e dunque non so). Il racconto mi pare ben scritto anche se un pochino pesante come lettura. In bocca al lupo.
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emilio daniele



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 16:50    Oggetto: Cita

Hai ragione coca. Infatti ho detto che Camilleri piace, è il dialetto che mi dà un pò fastidio in tutte le opere in genere anche quelle di Camilleri.
Su l'opera di Fabio mi sono gia detto, quindi... ancora complimenti e auguri all'autore Wink
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 16:52    Oggetto: Cita

Mi unisco al coro di chi ha trovato la lettura pesante, soprattutto le parti in calabrese; ho finito per perdermi e per non capire bene che stava succedendo. Giusto oggi ho chiesto altrove delucidazioni in merito al vernacolo e mi sa che dovrò rivedere un po’ di cose che ho scritto immedesimandomi nei lettori; magari non è il tuo caso e il tuo racconto integrale farà tutto un altro effetto.
In bocca al lupo!
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coca



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 16:58    Oggetto: Cita

Emilio ho preso la palla al balzo... Wink editing del dialetto? no no, solo curiosità la mia! Crying or Very sad
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 17:09    Oggetto: Cita

Irene Vanni ha scritto:
Giusto oggi ho chiesto altrove delucidazioni in merito al vernacolo e mi sa che dovrò rivedere un po’ di cose che ho scritto immedesimandomi nei lettori

In quella discussione, però, parlavi dell'intero testo... qui il dialetto è utilizzato per caratterizzare i personaggi che è diverso, come metteresti una balbuzie o un'esclamazione ricorrente... Al gusto di ciascuno, poi, valutare se la parti in dialetto sono troppe...
E l'autore cosa dice? Focu, figghio. Fatti sintiri...
Gabriella
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 17:26    Oggetto: Cita

Gabriella, la discussione "di cui sopra" poi è proseguita e si è parlato anche di dialoghi. Confused
Secondo il mio livello di comprensione, a volte sono troppe, poi dipenderà tutto dalla mia ignoranza in riferimento ai dialetti meridionali, non lo metto in dubbio.
Il fatto è che, come al solito, qui si parla di un semplice estratto; torno a ripetere che, magari, il racconto nella sua versione integrale potrebbe fare anche tutto un altro effetto. Purtroppo non possiamo saperlo. Smile
La trama e "la firma" intanto promettono bene. Smile
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Heian



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 19:20    Oggetto: Cita

Non saprei... Il racconto è scritto bene, ma le parti in dialetto mi hanno dato molto fastidio; facendo un po' d'attenzione i dialoghi sarebbero anche chiari, ma è proprio questo il punto: si chiede troppo alla pazienza del lettore.
Niente di grave però. Se il racconto vale, i dialoghi si possono sistemare in fase di editing (a meno che il dialetto non costituisca l'elemento esotico stesso del racconto).
Dalla trama però (da quel poco che si riesce a capire) mi pare più un horror che un thriller. Bisognerebbe vedere la versione completa. Io ammetto di averci capito poco, anche perché le parti in dialetto hanno un po' intaccato la mia concentrazione.
Buona fortuna Surprised
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Fabio Lastrucci 2



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MessaggioInviato: Mer 21 Giu 2006 21:39    Oggetto: Cita

Wow! Very Happy Non pensavo che inserire questo elemento dialettale creasse tante discussioni... grazie a tutti per i commenti tanto puntuali. Ultimamente latito un pò dal forum perchè mi sono accorto di esprimere giudizi molto banali e poco tecnici. In questo senso invidio il vostro senso critico e l'attenzione al dettaglio, io come dicevo, tendo a fare una lettura emotiva e immediata, quindi non riesco a essere utile individuando delle pecche che non siano macroscopiche. Confused
Dunque, il dialetto usato è calabrese, di area cosentina. Per "tradurlo" mi ha aiutato mia moglie, ma ha dovuto fare una trascrizione molto difficile, perchè certi suoni gutturali sono molto difficili da rendere, forse più del siciliano. Anche in questo senso l'asprezza della Calabria, come lingua, era indispensabile a sostenere (sempre che ci sia riuscito) la vicenda. Sotto l'apparenza horror c'era il tentativo di fotografare una realtà feudale col filtro della metafora, anche se ho utilizzato un linguaggio "realistico". Mi è sembrato necessario far parlare dei contadini con la loro parlata, è un pò pesante e azzardato, lo so, spero che nella totalità del racconto ne sia valsa la pena.
Qualche commento: Cinzia è molto acuta nel definire le peculiarità del citato Camilleri. Brava, buon sangue siciliano non mente (sono orgoglioso di averne una mezza pinta anch'io!), grazie alle due Irene per gli apprezzamenti e le critiche. A Gabriella: "Tito" è un modo di dire locale per intendere "piccolo", quindi "piccolo capanno". Non mi sembrava necessario tradurlo, per lasciargli un pò più di colore. Grazie comunque della pazienza a tutti! Very Happy
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melisandra



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MessaggioInviato: Gio 22 Giu 2006 09:30    Oggetto: Cita

Non credo che il dialetto renda più pesante la lettura, forse solo un po' più difficile. Incipit coinvolgente, già ricco di colpi di scena, che invoglia a leggere il seguito. Complimenti. Sinceri.
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un saluto
Biancamaria Massaro/melisandra
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