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9.11


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Zibalda



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MessaggioInviato: Mer 23 Ago 2006 16:59    Oggetto: 9.11 Cita

TITOLO: 9.11
Autore: Luciano Carini
Sezione: Vittime


– L’insieme dei numeri 9 e 11 forma un che di angosciante, mio caro signor Kamiliev. All'interno della cabalistica tradizionale ognuno di essi non è di sicuro inerte, ma non sprigiona alcunché di malvagio. Sono le possibili composizioni che inducono alla sofferenza. Vede, per esempio, se affianca il 9 all'11 scrivendoli su questo pezzo di carta, e poi lo ruota, ottiene, senza grandi sforzi, la parola “IIG”. E Iig è il nome di un demone assiro-babilonese. Nella cultura induista poi, 119 sono le reincarnazioni cui sono costretti gli impuri di cuore per ottenere il Nirvana. Rimanendo vicini, spesso è al capitolo 9 versetto 11 dell’antico testamento che si trovano profezie di tormento o devastazione.

Ero in centro per uno dei servizi che più detestavo. Avevano rubato dalla cassaforte dell’hotel Trimontium, gli agenti erano già sul luogo, ma sia il derubato che il direttore sbraitavano così forte da ritenere opportuno presentarmi come parafulmine. Non sopporto sentire lamentele, soprattutto da chi si può permettere un hotel del genere in un paese povero come la Bulgaria. E non sopporto neanche i direttori di quegli alberghi.
Parcheggiai dove la mia auto spiccava per essere l'unica utilitaria. La scalinata la salii con calma, così da gustarmi, fino all'ultimo, il canto degli uccellini che, da sempre, vivacchiavano beati sugli alberi secolari della piazza.
– Polizia, buongiorno. L’ufficio del direttore?
– A sinistra dopo gli scalini, terza porta. Ma può seguire le urla. – La ragazza alla reception sorrise. Io risposi per empatia, pensando invece quanta malizia nascondeva quella frase. Di sicuro la ramanzina per l’accaduto se l’era scampata.
– Buongiorno. Sono il commissario Kamiliev. – Avevo bussato ed ero entrato senza aspettare inviti, dovevo mostrarmi determinato in un caso grave come questo.
– Finalmente, commissario, l’aspettavamo con ansia. Non si è mai verificato un caso simile al Trimontium. Siamo costernati e allibiti.
Il direttore era icona stessa della categoria. Impeccabile nel suo gessato grigio, un richiamo alla sobrietà sovietica aperto alla sobrietà occidentale, i capelli grigi tagliati corti, l’immancabile stempiatura alta, altissima in questo caso, che dava quel tono intellettuale obbligatorio per ogni dirigente in carriera. Gli occhiali con montatura di tartaruga rendevano l'insieme del viso gradevole nonostante il rispetto che incuteva. Le scarpe invece rovinavano tutto. Erano di sicuro costose, ma dalla mia posizione potevo notare il buco al centro della suola. Doveva essere l'unico paio di scarpe che tale direttore ritenesse conveniente calzare. Quindi, per risuolarle, bisognava aspettare il giorno libero.
I derubati non mi salutarono né si profusero in lagnanze, si limitavano a fissarmi stizziti come fosse mia la colpa. Erano una coppia mista. Lui pareva occidentale, forse latino, ben vestito anche se in modo troppo giovanile per i suoi probabili quarant'anni. Mi colpì la testa mora perfettamente scolpita col gel e incoronata da occhiali scuri. Lei era una bellezza bulgara eccezionale. Bionda, con un viso che irradiava seduzione in quelle sopracciglia ad arco appena accennate e nel nasino perfetto. E con un fisico statuario. Se fossimo stati ancora ai tempi del rigore sovietico mi sarei inchinato a baciarle la mano. Invece gliela strinsi soltanto.
– Mi raccontate l’accaduto? – chiesi.
– I suoi uomini non l’hanno informata? – replicò il direttore.
– Certo, ma vorrei sentirlo da voi stessi. – Falso. Non sapevo quasi nulla. Mi scocciava fermare i rilevamenti per qualcosa che potevo ottenere di prima mano.
Era sparita una collana, oro e rubini, dal discreto valore. Se ne era accorta la donna, presentatami come moglie di un imprenditore italiano, che ogni mattina controllava il contenuto della cassaforte perché teneva tantissimo alla collana, essendo un regalo di nozze. Ciò che chiamavano cassaforte risultò essere una stanza piena di cassette di sicurezza ancorate alle pareti. Ogni cliente aveva la sua, col portello blindato ma serratura normale. La loro chiave era tenuta dalla signora (ogni istante sempre più bella e algida nel suo rigido disappunto), che stava ben attenta a non dimenticarla da qualche parte.
Il direttore premeva per trovare una falla nella sicurezza con cui la donna garantiva il perenne possesso della chiave. Il marito rispondeva inferocito, in un decente bulgaro, che, se la moglie diceva così, così doveva essere. La donna fissava disgustata il direttore e me. Io stavo zitto e li osservavo.
– Ce l’avete un servizio di videocamera a circuito chiuso?
– Ma certo, commissario! È quello che i suoi uomini stanno visionando.

Dopo la gaffe col direttore, convincere la coppia che dalle riprese si sarebbe risalito al colpevole in un batter d’occhio, era un tentativo fallito in partenza. La mia figura aveva perso autorevolezza. Così decisi di uscire da quell’empasse grazie alla dote a disposizione di tutte le polizie del mondo: l’autorità. Ordinai alla coppia di presentarsi l’indomani al commissariato per espletare gli ultimi fastidi burocratici e sapere i risultati della visione, mentre al direttore intimai di dare agli agenti nome e indirizzo di TUTTI quelli che avevano avuto accesso alla stanza-cassaforte negli ultimi due giorni.
Ero stanco. Molto più stanco di quanto sarei dovuto essere. Tornai in ufficio, compilai quattro scartoffie sul caso, firmai una decina di fogli, presi il giubbotto sfacciatamente da grandi magazzini e me ne andai a casa.
La sera non scende mai per chi passa il tempo a fissare inebetito, fuori dalla finestra del salottino, la cima dell’ultimo albero rimasto nel quartiere. Tutte le fronde, che prima danzavano al vento del sud, avevano ceduto il posto a palazzi. Ancora più brutti, se mai era possibile, di quelli d’epoca comunista. Eppure, molto più cari.
Quando per l'oscurità non riuscii più a distinguere la punta del sopravvissuto, mi infossai nel divano con un bicchiere di rakja tra le dita. E pensai.
[...]


Ultima modifica di Zibalda il Lun 25 Set 2006 09:02, modificato 1 volta in totale
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Mer 23 Ago 2006 18:45    Oggetto: Cita

L'inizio mi ha intrigata moltissimo; poi ho capito improvvisamente che avevo davanti qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che all'inizio avrei potuto supporre. Un'altra barra spaziatrice ancora e mi sono un po' persa. Il racconto integrale procederà sicuramente in modo più chiaro e sarei curiosa di leggerlo. L'idea alla base mi piace, ma come mai quest'ambientazione sovietica? Confused
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Edda Biasia



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MessaggioInviato: Mer 23 Ago 2006 20:05    Oggetto: Cita

Ciao,

interessante l'ambientazione, sono curiosa di saperne di più.
Atmosfera sovietica e cabala..che mix...particolare.

Edda
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Mer 23 Ago 2006 22:01    Oggetto: Cita

Quoto Irene sulla parte iniziale: molto interessante e m’intriga sapere come si lega al resto. Il seguito mi ha spiazzata un attimo, ma i buoni dialoghi mi hanno fatta continuare. Che succederà?Rolling Eyes
Sull’ambientazione sovietica direi “e perché no?” se ha un senso rispetto alla trama e se la conosci bene.
Una critica: anche con la voce narrante in prima persona, ho trovato troppo colloquiali alcune parti. Il doppio complemento oggetto mi distrae… Confused
In bocca al lupo.
CIao
Gabriella
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Gabriella Saracco
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Zibalda



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MessaggioInviato: Gio 24 Ago 2006 12:32    Oggetto: Cita

Gabriella Saracco ha scritto:
Una critica: anche con la voce narrante in prima persona, ho trovato troppo colloquiali alcune parti. Il doppio complemento oggetto mi distrae… Confused
Gabriella


mi fai degli esempi? Ormai mi esce dalle orecchie dal tanto che l'ho riletto che senza indicare esattamente cosa non ti quadra, non saprei ritrovarlo.

ciao
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Ven 25 Ago 2006 08:34    Oggetto: Cita

Zibalda ha scritto:
mi fai degli esempi?


La scalinata la salii con calma

Dopo la gaffe col direttore, convincere la coppia che dalle riprese si sarebbe risalito al colpevole in un batter d’occhio, era un tentativo fallito in partenza
Secondo me meglio:
Dopo la gaffe col direttore, era un tentativo fallito in partenza convincere la coppia che, dalle riprese, si sarebbe risalito al colpevole in un batter d’occhio

La nostra chiave ce l’aveva la signora. (e perché "nostra"?)

Ecco. Certo io sono troppo precisina e si perde in spontaneità, ma è questione di gusti...
Ciao
Gabriella
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Zibalda



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MessaggioInviato: Ven 25 Ago 2006 10:47    Oggetto: Cita

Gabriella Saracco ha scritto:

Dopo la gaffe col direttore, convincere la coppia che dalle riprese si sarebbe risalito al colpevole in un batter d’occhio, era un tentativo fallito in partenza
Secondo me meglio:
Dopo la gaffe col direttore, era un tentativo fallito in partenza convincere la coppia che, dalle riprese, si sarebbe risalito al colpevole in un batter d’occhio

La nostra chiave ce l’aveva la signora. (e perché "nostra"?)

Gabriella


Avevo pensato anch'io alla tua soluzione ma poi l'ho scartata perché, secondo me, in un racconto giallo/nero anche le frasi più stupide devono lasciare un po' di suspance. E dire alla fine cosa sarebbe accaduto è un modo come un altro di lasciare suspance.

"Nostra" perché è la chiave che coinvolge tutti quelli presenti, ti è mai capitato di pensare così per qualcosa che coinvolge tutti i presenti ma in realtà non è proprio tua? A me sì, forse per questo l'ho scritto.

Ciao.
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scenna



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MessaggioInviato: Mar 29 Ago 2006 21:28    Oggetto: Cita

Ciao zibalda
finalmente sono riuscito a leggere anche il tuo con la dovuta calma e attenzione.
Mi è piaciuta l'ambientazione russa e la sensazione che dai di una conoscenza degli usi e dei costumi ( conosci anche la lingua? ronf ronf? Twisted Evil )
sicuramente un qualcosa di nuovo. Mi lascia perplesso la faccenda della cabala, ma credo che in seguito avrà il suo peso ( in effetti credo che tutti vorremmo leggere non un estratto, ma l'intero di tutti i racconti,ma finirebbe la suspance e trattandosi di Thriller).
Belle le descrizioni mentre ho trovato i dialoghi lievemente ingessati.
in ogni caso auguri e vai così.
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cristina origone



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MessaggioInviato: Ven 01 Set 2006 12:48    Oggetto: Cita

Molto bella l'ambientazione, l'estratto mi ha incuriosito. Smile
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Manzopc



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MessaggioInviato: Mer 06 Set 2006 17:48    Oggetto: Cita

Intrigante l'incipit, che lascia in sospeso la curiosita' su come si agganci al resto del racconto. Originale l'ambientazione. Nonostante periodi forse un po' lunghi la scrittura scorre veloce, compresi i dialoghi.
Nel complesso mi e' piaciuto.
In bocca al lupo.
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Riccardo
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melisandra



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MessaggioInviato: Mer 06 Set 2006 19:24    Oggetto: Cita

sì, ok, molto buono, ma conosci abbastanza la bulgaria post caduta del muro e la cabala per costruire una storia credibile? Spero di sì...
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un saluto
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Zibalda



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MessaggioInviato: Gio 07 Set 2006 09:43    Oggetto: Cita

melisandra ha scritto:
conosci abbastanza la bulgaria post caduta del muro e la cabala per costruire una storia credibile?

È la richiesta comune a tutti quelli che hanno scritto. Forse, in un racconto breve, se la storia regge, non c'è bisogno che tutto sia "documentabile" Dal canto mio, potrei dirvi che conosco un po' l'est europeo, troppo poco per scriverne un romanzo, abbastanza (spero) per rendere credibili questi 30.000 caratteri. Potrei anche rispondervi che non mi è servito conoscere la cabala per scriverli ma qualcos'altro, che il suo accenno è un modo per rendere intrigante l'incipit. Potrei dirvi tante cose che però non potreste valutare, dato che la storia si sviluppa dopo questo estratto. Mi accontento che l'incipit vi abbia preso e la parte del furto vi abbia incuriosito.
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Gio 07 Set 2006 10:01    Oggetto: Cita

Zibalda ha scritto:
in un racconto breve, se la storia regge, non c'è bisogno che tutto sia "documentabile"


Non sono d'accordo. La credibilità non è direttamente proporzionale alla lunghezza. Anzi, è più facile che una piccola licenza poetica sfugga in un romanzo, piuttosto che passi inosservata una costruzione su cui si basa in modo errato un racconto breve.

Spero comunque non sia il tuo caso e che il racconto integrale quadri.
In bocca al lupo! Wink
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Zibalda



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MessaggioInviato: Gio 07 Set 2006 10:11    Oggetto: Cita

Irene Vanni ha scritto:
La credibilità non è direttamente proporzionale alla lunghezza.

Intendevo dire che per scrivere un romanzo ambientato nell'est europa, come in sud america o in ogni altro posto e per ogni altra verità storica o scientifica, o conosci bene quello di cui racconti o scriverai un sacco di luoghi comuni. Mentre in un racconto breve potresti "sopravvivere" con i luoghi comuni purché ben venduti.
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Francesco Urbano



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MessaggioInviato: Gio 07 Set 2006 11:16    Oggetto: Re: 9.11 Cita

Ciao Luciano,

il tuo estratto mi ha incuriosito, e mi piacerebbe leggere il seguito, soprattutto per capire come si incastra la premessa cabalistica con tutto il resto.
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Francesco Urbano
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