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Acqua, acqua ovunque. E tutte le barche affondano


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Sergio.Cicconi



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 10:29    Oggetto: Acqua, acqua ovunque. E tutte le barche affondano Cita

Titolo: Acqua, acqua ovunque. E tutte le barche affondano

Autore: Sergio Cicconi

Traccia: underground


Pioggia. Non è la prima volta che capita, la pioggia d’inverno, fitta, violenta per un giorno, due anche, o tre, tre giorni di fila. Con l’acqua che invade prati e strade, allaga le cantine e i primi piani delle case. Non è la prima volta, ma ora è diverso: tre giorni di pioggia, poi quattro e cinque, poi un’intera settimana e oltre, i canali sono già traboccati da un pezzo e l’acqua scende e scende, le strade sono fiumi fangosi, ho visto auto navigare per quelle strade come barche alla deriva, si moltiplicano gli incidenti, le linee elettriche saltano, e le piazze sono piccoli laghi. La pioggia si mescola con l’acqua delle fogne impazzite, risale putrescente, livella le superfici.
È la fine del mondo che arriva, penso mentre cammino verso l’ingresso della metropolitana. È così che immagino il diluvio: masse d’acqua che scendono per coprire, per annullare. Miliardi di gocce. Una forma di pericolo suddiviso e moltiplicato e infinito.
Il vento spazza le gocce, non c’è ombrello che tenga, la pioggia bagna tutto, gente e auto e animali. Sono zuppo. E gelato. Odio l’acqua, odio camminare sotto la pioggia. Vai a fare le foto della grande pioggia! hanno detto in redazione. Prendendomi per il culo, anche. Ridendo mentre lanciavano occhiate divertite oltre le finestre, sguardi lontani al cielo cupo, alla pioggia. Scatta ogni cosa, quello che vuoi, ma foto buone, subito! È la tua grande occasione!
Facile a dirsi. Le foto della grande pioggia...

Fa buio presto a dicembre. Difficile scattare foto di notte. È per questo che ho pensato alla metropolitana: è il luogo perfetto per rappresentare l’avvento del diluvio senza bagnarsi troppo. Osservare il diluvio da sotto, nelle viscere della città.
L’acqua è un pericolo che cova in silenzio. Vorrei scoprire le forme di quel pericolo incise nei volti dei passeggeri, mentre fuggono dall’acqua e scivolano nei tunnel scavati nel cuore profondo della città.
È al pericolo che sto pensando mentre mi infilo per le scale della metro. Scendo di corsa concentrato sull’ombrello da chiudere e sui gradini umidi, e mi accorgo tardi di questo corpo mobile che scende veloce le scale. È un’ombra, niente più. Ci scontriamo. L’impatto è breve: stoffa bagnata contro stoffa bagnata. Apro la bocca per borbottare parole, scuse forse, o altro, ma poi con gli occhi mi scopro a fissare altri occhi puntati nei miei. Verdi e grandi. E non trovo più parole.
È una donna. Bella: naso piccolo, viso tondo, labbra molto rosse. È come un gatto in piedi. Un gatto che mi scruta. Pericolo! sembrano dirmi quei suoi fari verdi che mi tiene addosso.
Un secondo, due secondi. Siamo troppo vicini, ma non mi sposto. Tre, quattro secondi. Non trovo parole. È chiaro, è infastidita dallo scontro e dalla mia presenza, pure neanche lei si sposta, e rimaniamo immobili come oggetti freddi abbandonati sulle scale.
Cinque, sei. Dopo quel silenzio lungo è lei a scuotersi, e se ne va, ignorandomi. Si allontana, svanisce in basso.

Affronto altri gradini e poi scendo ancora. A piedi, perché le scale mobili sono bloccate. Il neon è guasto, lancia deboli segnali a intervalli: acceso, spento, acceso. Luce bianca, oscurità, luce. A ogni mio passo. E d’improvviso mentre cammino mi ritrovo di nuovo a fissare occhi, verdi ancora, quelli di una donna stampata su un manifesto. Gigantesca, mi lancia occhiate complici laterali. Sorride. Denti bianchi e un rossetto lucido. Mi invita ad acquistare un cellulare, e sono certo che continua a osservarmi mentre procedo. Sento i suoi occhi su di me, e subito penso all’altra donna incontrata sulle scale. Altro sguardo verde. Mi sarebbe piaciuto fotografarla, catturare attraverso il suo volto bagnato le tracce appena visibili di un pericolo trascurato, o forse imminente. I segni di una paura per il diluvio.
Il pensiero di quello sguardo mi resta addosso appiccicato come un vestito bagnato anche quando arrivo sulla banchina, nella luce finalmente.

Sull’altro lato poche persone in attesa. Tra noi le rotaie. Vedo donne, tre, vicine l’una all’altra. Dietro di loro qualcuno con lo spray azzurro ha scritto sul muro: ACQUA, ACQUA OVUNQUE. E TUTTE LE BARCHE AFFONDANO. ACQUA, ACQUA OVUNQUE, E NON UNA GOCCIA DA BERE.
Molto opportuno, ora. Pronti per il diluvio!
Cerco le donne nel mirino della macchina fotografica. Le inquadro. Campo medio. Scatto, congelo la scritta sul muro e i tre corpi davanti. Colori: azzurro, rosa, verde. E poi i vestiti: giallo, rosso, nero.
Scatto ancora. Altro campo medio. Verticale. Taglio via una donna, ne rimangono due, in piedi, nello sfondo le piastrelle: macchiate, sporche.
E scatto ancora.
L’apparecchio fotografico è simile a una pistola; identica la precisione, uguale la voracità. Perciò con lo zoom mi avvicino vorace e mi concentro su una delle donne. Trent’anni al massimo. Mezzo busto. Scatto: vestito giallo, macchie d’acqua sulle spalle, capelli bagnati sotto al cappello, rossetto, occhi immersi nell’ombra del cappello. Naso imponente. Nello sguardo una solitudine incolmabile.
Scatto. E mi accosto con più insistenza su di lei. Un primo piano: la testa al centro dell’inquadratura a spezzare la scritta ACQUA, ACQUA. L’orlo del cappello; sotto, capelli biondi, bagnati. Rosa, azzurro, giallo, bianco. Un neo sulla guancia sinistra.
Scatto. Perfetta.
In più punti dal soffitto scende acqua. Mi distrae il gocciolio intenso, come di cascata. E rumori più sordi, e borbottii lontani. È il diluvio che avanza. È la pressione che aumenta. Mi immagino strati d’acqua pesante avvolgere le pareti esterne dei tunnel, della stazione, cercare di afferrare i muri e poi spingere. Potremmo morire tutti, adesso, schiacciati d’improvviso dalla forza di onde d’acqua impazzita. Eliminati dal diluvio che scende dall’alto...
Torno alle foto; mi concentro sulla donna: il naso, quelle sue labbra rosse. Con lo zoom mi accosto di più, fino a vedere solo un occhio, il neo, porzioni di guancia, la Q azzurra sullo sfondo sottratta alla parola ACQUA. E un ciuffo di capelli.
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coca



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 12:43    Oggetto: Cita

interessante e angoscioso...In bocca al lupo.
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cinzia pierangelini
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cogito ergo sum
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melisandra



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 13:31    Oggetto: Cita

ben scritto e angoscioso: ottimo preludio per una storia coinvolgente
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un saluto
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Demonfly



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 14:07    Oggetto: Cita

Un ottimo inizio, molto cinematografico... Smile
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 14:08    Oggetto: Cita

Belle immagini, bello stile. Purtroppo di più non si può dire visto che dall'incipit non si capisce dove andrà a parare il mistero, il brivido, l'enigma da risolvere: di cosa parlerà il thriller, insomma? Il protagonista scattando foto scoprirà strani particolari alla maniera di Blow Up? Da qui si vede solo uno che scatta foto e ha incontrato una tipa. Forse qualche accenno a un futuro incontro con la dark lady di turno avrebbe potuto far intendere di più dello sviluppo del racconto al lettore e invogliarlo alla lettura del resto... sorry ma mi risulta difficile commentare estratti di questo tipo. Confused Posso solo dire che è scritto bene. Smile
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Heian



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 15:57    Oggetto: Cita

In linea di massima lo trovo ben scritto, ma solo in parte: l'inizio l'ho trovato un po' pesante (almeno sintatticamente), e a mio avviso in alcuni punti si eccede in una solennità un po' artificiosa. A parte questo le immagini che proponi sono belle, lo stile è coinvolgente e incalzante, ma il tutto mi sembra un po' troppo ripetitivo: in pratica, quand'è che succede qualcosa? Mi pare che con questo incipit tu abbia gettato un amo senza esca. Confused
E ovviamente niente si può dire sul contenuto, dato che il nocciolo della storia non ha ancora fatto capolino.
Comunque buona fortuna! Surprised
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Sergio.Cicconi



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 16:26    Oggetto: Cita

Irene Vanni ha scritto:
Belle immagini, bello stile. Purtroppo di più non si può dire visto che dall'incipit non si capisce dove andrà a parare il mistero, il brivido, l'enigma da risolvere: di cosa parlerà il thriller, insomma? Il protagonista scattando foto scoprirà strani particolari alla maniera di Blow Up? Da qui si vede solo uno che scatta foto e ha incontrato una tipa. Forse qualche accenno a un futuro incontro con la dark lady di turno avrebbe potuto far intendere di più dello sviluppo del racconto al lettore e invogliarlo alla lettura del resto


ho sperimentato abbastanza con la voce narrante in prima persona e il tempo presente. è un modo non troppo consueto di raccontare una storia, ma a me congeniale. la storia procede col procedere della narrazione, con il lettore immedesimato nella mente del narratore. gli eventi accadono ADESSO.

è chiaro però che ogni forma di narrazione ha i suoi limiti, oltre che i suoi vantaggi. il limite di questa narrazione al presente in prima persona è che nulla della trama può essere "accennato" dalla voce narrante fin quando non accade. io che scrivo la storia so dove andrà a parare la storia. ma il narratore, che la storia la vive, può conoscere solo ciò che gli accade. fin quando un evento non gli accadde, per lui non esiste. al massimo, il futuro può essere presupposto dal narratore.

per cui, il futuro incontro con la dark lady, molto opportunamente pensato da Irene, può comunque essere solo presupposto, ma non accennato. il farlo, implicherebbe una incoerenza nelle competenze della voce narrante.


d'altra parte è chiaro che il lettore, sa più del narratore. il lettore sa di star leggendo un racconto in cui si parla d'acqua fin dal titolo, e sa (o percepisce) di star leggendo una storia che attraverso lo stile prova a mimare i mille moti dell'acqua, acqua che scorre, che cade, che goccia, che scroscia. e il lettore sa pure (o dovrebbe sapere) che, nell'economia di un racconto breve, se si incontra una donna nella prima pagina, e uno strumento di cattura del mondo d'acqua quale la macchina fotografica, questi elementi narrativi non possono essere elementi puramente decorativi. non possono essere nella storia per caso. così come pure non è un caso la discesa nelle viscere della terra, l'ingresso in un mondo artificiale e sotterraneo quale quello della metropolitana.
insomma, nonostante i limiti della prima persona e del tempo presente della narrazione, il lettore sa più del narratore. c'è la notte, una metropolitana, una pioggia insistente, una macchina fotografica, una donna, una ragione per esplorare questo mondo notturno e sotterraneo. è c'è l'acqua. tanta acqua.

il resto, dovrebbe essere chiaro, è nel resto. posti i presupposti, il resto è ciò che va oltre le 6.000 battute.

sergio
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coca



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 17:09    Oggetto: Cita

ih ih 10 e lode alla spiegazione! Wink
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 17:14    Oggetto: Cita

Sergio.Cicconi ha scritto:
ho sperimentato abbastanza con la voce narrante in prima persona e il tempo presente. è un modo non troppo consueto di raccontare una storia


Questo non è vero, mi pare anzi un espediente narrativo abbastanza sfruttato a partire dalle origini della letteratura, per non parlare del cinema...

Sergio.Cicconi ha scritto:
il limite di questa narrazione al presente in prima persona è che nulla della trama può essere "accennato" dalla voce narrante fin quando non accade. io che scrivo la storia so dove andrà a parare la storia. ma il narratore, che la storia la vive, può conoscere solo ciò che gli accade.


Anche questo non è vero. Pure quando si scrive in prima persona al presente il narratore può distinguersi dal "personaggio-se stesso" di cui sta parlando, per il semplice fatto che, anche se tu stai narrando al presente, stai comunque narrando, dunque significa che la storia è già avvenuta e TU NARRATORE ("io che scrivo la storia so dove andrà a parare la storia") hai delle conoscenze superiori rispetto al TU PERSONAGGIO. E' difficile, lo so, ma il divertimento dello sperimentare sta proprio lì: far finta di dare un boccone al lettore e tirarglielo indietro per una pura questione filosofica. In definitiva, quel che volevo dirti è: tu ci hai fatto vedere solo la tavola apparecchiata. Il fatto che sia una tavola a lume di candela e con delle rose al centro già ci dà indizi di un certo tipo, ma è poco per poter giudicare. Ovviamente lo potranno fare in maniera adeguata solo i valutatori in possesso della versione integrale, e ti dico in bocca al lupo ripetendoti che, almeno da un punto di vista stilistico, mi pare che queste righe possano promettere bene (ed è qui il punto: si spera di non incappare in banalità che non possono essere da questo estratto né anticipate né, ahimé, negate Wink ).
D'altra parte, noi commentatori, possiamo commentare quel che vediamo, ti pare? E comunque la mia è solo una semplice opinione personale che non vale niente ai fini della valutazione finale. Wink

Sergio.Cicconi ha scritto:
il futuro incontro con la dark lady, molto opportunamente pensato da Irene, può comunque essere solo presupposto, ma non accennato. il farlo, implicherebbe una incoerenza nelle competenze della voce narrante.


Mica era obbligatorio inserire le prime 6.000 battute consecutive... c'è anche chi inserisce episodi centrali. Io, in ogni caso, preferisco incipit che coinvolgono immediatamente e immergono nell'idea centrale del racconto, ma è solo una questione di gusti. Uno può narrare in prima persona al presente di trovarsi di fronte a un omicidio già dall'incipit, per esempio. Ripeto, si fa per "chiacchierare", perché lo stile secondo me promette bene. Smile
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 19:02    Oggetto: Cita

Come si fa a commentare dopo quanto precede? Accidenti che spiegazioni e controspiegazioni!
Molto ben scritto e, di certo, coinvolgente. Mi ha presa il ritmo, anche. Ha una bella musicalità che lo rende "incalzante".
Resta la curiosità di sapere dove la storia vada a parare e se, pure ben scritta, sia coerente con il progetto del Q3.
Complimenti!
Gabriella
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Gabriella Saracco
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Sergio.Cicconi



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 19:14    Oggetto: Cita

Sergio.Cicconi ha scritto:
ho sperimentato abbastanza con la voce narrante in prima persona e il tempo presente. è un modo non troppo consueto di raccontare una storia


Irene Vanni ha scritto:
Questo non è vero, mi pare anzi un espediente narrativo abbastanza sfruttato a partire dalle origini della letteratura, per non parlare del cinema...


per il cinema è quasi un must,è vero, ma lo è meno per la narrativa. se è vero che la prima persona non è conquista recente, lo è di più il tempo presente. non dico che venga col '900, ma insomma, non sono molti i casi di classici con questa forma narrativa. ma comunque non è importante per me stabilire se è usata di frequente o meno. di fatto è comunque meno usata della più consueta forma al passato. forse anche e soprattutto per la difficoltà di gestire la storia da un punto di vista limitato che tempo e voce impongono.


Sergio.Cicconi ha scritto:
il limite di questa narrazione al presente in prima persona è che nulla della trama può essere "accennato" dalla voce narrante fin quando non accade. io che scrivo la storia so dove andrà a parare la storia. ma il narratore, che la storia la vive, può conoscere solo ciò che gli accade.


Irene Vanni ha scritto:
Anche questo non è vero. Pure quando si scrive in prima persona al presente il narratore può distinguersi dal "personaggio-se stesso" di cui sta parlando, per il semplice fatto che, anche se tu stai narrando al presente, stai comunque narrando, dunque significa che la storia è già avvenuta e TU NARRATORE ("io che scrivo la storia so dove andrà a parare la storia") hai delle conoscenze superiori rispetto al TU PERSONAGGIO.


ahia! cara Irene, qua mi apri una porta che pensavo (o speravo) non sarebbe stata aperta. più che una porta è un varco su una discussione che ci può prendere pagine e pagine.
Di fatto, una discussione che ho sciaguratamente intrapreso tempo fa con dei miei amici proprio a proposito di questa storia, e che se non ha portato alla lite ha di sicuro acceso gli animi.
il punto dei miei amici (che è un po' anche il tuo): chi ha scritto questa storia?
il mio punto: nessuno ha scritto questa storia. O meglio: io, Sergio, l'autore, ho scritto questa storia. ma chi la racconta non sono io, ma piuttosto l'io narrante, il personaggio. e la RACCONTA mentre la vive, non in un tempo successivo. E la racconta MA NON LA SCRIVE (o almeno non necessariamente, salvo esplicita dichiarazione) altrimenti non avrebbe molto senso l'uso del presente. è per via di una convenzione letteraria acquisita che accettiamo il fatto che pur se leggiamo la storia, la storia non è scritta dal narratore, ma semplicemente narrata.
mi spiego: chi ha scritto il monologo interiore di Molly Bloom? Joyce. Ma chi lo narra? Molly Bloom, che non l'ha di certo scritto da nessuna parte. Lo pensa, e noi, per una sorta di impossibile quanto fortunato processo telepatico che solo la letteratura ci permette, leggiamo i suoi pensieri mentre lei li formula.

e mi viene anche in mente il raccontino di un autore italiano milanese, Andrea Pinketts; il racconto non è eccezionale, ma esemplare da un punto di vista teorico. la voce narrante, al presente e in prima persona, è quella di un preservativo che non vuole morire e che fa di tutto per nascondersi nelle tasche del suo sciagurato padrone sciupafemmine. alla fine della storia il preservativo però soccombe, facendo la fine di tutti i preservativi. la domanda è: chi ha scritto questa storia? Pinketts. chi la narra? il preservativo. che peraltro non sa scrivere. ma anche sapesse scrivere, se la storia fosse narrata come tu dici, comunque in un momento successivo a quello degli eventi raccontati, come farebbe il preservativo a raccontarla, o a scriverla, visto che muore in diretta sul campo di battaglia mentre parla?

il tempo presente, unito alla prima persona, fa sì che narratore e personaggio coincidano. almeno in una storia come la mia, o come quella del preservativo. il tempo della narrazione coincide col presente. non esiste un momento degli eventi scisso dal momento della narrazione degli eventi.
Col preservativo vale il discorso che i medici facevano alla fata turchina di Pinocchio: se il paziente non è morto vuol dire che è ancora vivo. e se è vivo e non usato (il preservativo, non Pinocchio), e accettiamo che ci parli e ci racconti la sua storia, allora possiamo sapere del preservativo tutto ciò che ci racconta fin quando non assolve al suo compito e finisce gettato, in una sorte di simbolica morte.

E mi viene invece in mente, per riflettere sulle differenze indotte da un diverso tempo narrativo, un altro racconto, quasi perfetto: Il pozzo e il pendolo, di Poe. In prima persona, ma al passato. Lì, il narratore ci dice in che penosa situazione si è ficcato, rinchiuso in questo pozzo con la lama a pendolo che gli si avvicina alla gola. la tensione è alta, il racconto quasi perfetto. dico quasi, perché l'uso del passato (tipico di Poe e del suo tempo) in un certo senso rovina tutto. lascia intendere al lettore fin dall'inizio (la prima frase: "Ero stomacato... stomacato a morte di quella lenta agonia....") che nonostante tutti i problemini legati alla lama penzolante, lui, il narratore, quando ci racconta la storia, se l'è cavata. tant'è che ci racconta quello che gli è capitato in un tempo passato.
di nuovo: chi ha scritto questa storia? Poe. Chi l'ha narrata? il personaggio del pozzo e il pendolo. ma a differenza della storia del preservativo, qui gli eventi narrati appartengono al passato e quindi è lecito, anzi logico, pensare che l'io narrante che racconta la storia sia distaccato, se non altro nel tempo, dall' io-personaggio al quale quella storia è capitata.

Volendo, simili ragionamenti possono essere fatti per un caso leggermente diverso: "Chiamatemi Ismaele" (Moby Dick). la situazione è leggermente diversa, visto che c'è un narratore (adesso) che si rivolge ai lettori e si appresta a narrare eventi del passato che hanno a che fare con la vita del narratore.
o, se vuoi, ancor più apertamente, c'è l'Adso (mi pare questo il nome, vado a memoria) del Nome della rosa che da vecchio scrive (dichiaratamente) di avvenimenti capitati a lui quando era giovane. poi c'è Umberto Eco scrittore che scrive un libro in cui un Umberto Eco personaggio (l'io narrante) ci dice di aver trovato il manoscritto in cui un narratore vecchio scrive di eventi accadutigli quando era giovane.

diverso è il mio caso. l'io-narrante coincide col personaggio del narrato. e non può sapere cosa gli accadrà nel futuro. vive gli eventi e noi lettori, per fortunata combinazione, assistiamo a quegli eventi in un modo che la realtà mai renderebbe possibile.
ma non è così che funziona anche il cinema?

sergio
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Sergio.Cicconi



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MessaggioInviato: Dom 28 Mag 2006 20:43    Oggetto: Cita

Al di là di queste mie logorroiche esposizioni (scusate), ringrazio quanti hanno commentato positivamente il mio incipit.

in quanto a ciò che dice Gabriella:

Gabriella Saracco ha scritto:
Come si fa a commentare dopo quanto precede? Accidenti che spiegazioni e controspiegazioni!
Molto ben scritto e, di certo, coinvolgente. Mi ha presa il ritmo, anche. Ha una bella musicalità che lo rende "incalzante".
Resta la curiosità di sapere dove la storia vada a parare e se, pure ben scritta, sia coerente con il progetto del Q3.
Complimenti!
Gabriella


la storia dovrebbe, almeno nelle intenzioni, essere coerente col progetto del Q3. Anche a voler lasciare da parte la contestualizzazione letteralmente underground della storia (la metropolitana) gli sviluppi mi pare che rientrino entro le tracce del progetto del Q3. Volendo, potrebbe essere una storia underground+zone oscure.

Ma dirvi come va a finire.... beh.... Wink
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 11:04    Oggetto: Cita

Capisco quel che vuoi dire Sergio; avevo scritto difatti "si fa per chiacchierare" Smile ; proprio per questo però volevo dirti (se t'interessa) che, da qualche parte del forum (non ricordo se in "Tecniche di scrittura" o "Scrivere racconti" Rolling Eyes , ho provato a dare un'occhiata veloce per appuntartelo, ma non l'ho trovato, sorry Sad ) il discorso è già stato sviscerato in svariati post. Addirittura c'è una discussione sull'io narrante "morto" o che comunque narra la sua morte Very Happy . Se spulci un po' dovresti trovarlo, son sicura che c'è. Confused
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Monica Ariotti



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 11:19    Oggetto: Cita

cara Irene, penso che Sergio abbia le idee ben chiare e non abbia bisogno, più di tanto, di spulciare quel post. Wink

per quanto riguarda l'estratto
devo dire che mi è piaciuto molto.. mi è venuta una certa ossessione per la parola " acqua" e penso che sia un ottimo risultato !!! Cool

lo stile mi intriga...
e sinceramente ti devo dire che è la prima volta che leggo più che volentieri i commenti dell'autore al pezzo postato !

un enorme in bocca al lupo
secondo me hai fatto un gran bel lavoro
m
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..Marvel..

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Alco99



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 11:34    Oggetto: Cita

E' la prova che a volte c'è del buono nel non voler (o poter) postare racconti ogni settimana o per ogni iniziativa. Così uno scrive quel che vuole, che sente, che sa. Almeno credo.
Non so voi, ma leggendo questo estratto ho scoperto quanto, fin dal n°0 di WMI, mi fosse mancato Cicconi.

Alberto
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