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Acqua, acqua ovunque. E tutte le barche affondano


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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 13:22    Oggetto: Cita

Monica Ariotti ha scritto:
cara Irene, penso che Sergio abbia le idee ben chiare e non abbia bisogno, più di tanto, di spulciare quel post. Wink


Che c'entra? Uno non può leggere e scrivere sul forum in discussioni diverse dal post del suo racconto? Shocked Stavamo dicendo le stesse cose che erano in quel post lì e l'ho segnalato, non vedo cosa ci sia di male.
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Vivi



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 13:34    Oggetto: Cita

Io ricordo "Dolori nelle prime ore della notte" come uno dei racconti migliori che ho letto sulla WMI.
Questo estratto conferma la mia impressione assolutamente positiva.
Per quanto riguarda la questione voce narrante/tempo, ora commetterò il peccato mortale dell'autocitazione. Anche il racconto mio sull'ultima WMI è scritto in prima persona, al presente, e tutto ciò che accade è narrato mentre accade (a parte due flash-back, che sono comunque ricordi).
Non capisco molto bene le perplessità riguardo la domanda: "chi narra la storia"? Nessuno la racconta. Lo scrittore cerca di portare il lettore ad assumere in modo totale la prospettiva del protagonista, momento per momento. Non c'è un altro punto di vista esterno, nè un narratore terzo, nè un altro tempo futuro dal quale il protagonista racconta eventi del passato. E questo, secondo me, renderebbe lecita anche una eventuale morte del protagonista. (Anche se so che su questo punto molti non sono d'accordo).
Trovo che questa tecnica, se usata bene, sia molto potente. Nel caso di questo estratto a me pare molto efficace. Leggendo mi sono ritrovata direttamente dentro quella situazione: tanta acqua, tanta gente. Paradossalmente io sono più curiosa di vedere meglio i contorni della situazione, piuttosto che di sapere cosa succede al protagonista. Spero di potere leggere il resto.
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Marina Innorta
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 15:15    Oggetto: Cita

Vivi ha scritto:
ora commetterò il peccato mortale dell'autocitazione.


Dai! Non è mortale quando è azzeccato. Ti giuro che stavo per farlo io nel precedente messaggio; mi scuso anzi per non averti citata appena mi sei venuta in mente! Very Happy

Vivi ha scritto:
Lo scrittore cerca di portare il lettore ad assumere in modo totale la prospettiva del protagonista, momento per momento. (...). E questo, secondo me, renderebbe lecita anche una eventuale morte del protagonista.


Su questo sono d'accordo, da qualche parte mi pare di aver già citato, per esempio, "Viale del tramonto", un capolavoro. Very Happy Sto ricascando nel cinema... Confused Laughing

Vivi ha scritto:
io sono più curiosa di vedere meglio i contorni della situazione, piuttosto che di sapere cosa succede al protagonista.


Su questo un po' meno perché in un thriller, giallo, noir o quel che sarà mi piace "vedere" anche azione. Ovviamente è solo una questione di gusti e inoltre non dubito del fatto che questo racconto abbia in serbo nella parte a noi occultata risvolti sorprendenti. Very Happy
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Sergio.Cicconi



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 17:36    Oggetto: Cita

ehi ehi! non continuate con i complimenti perché altrimenti poi mi ci abituo!

però, tanto per fare il bastian contrario, non sarei proprio d'accordo con l'uso di Viale del tramonto come esempio di narrazione al presente in prima persona...
in particolare:

Vivi ha scritto:
Lo scrittore cerca di portare il lettore ad assumere in modo totale la prospettiva del protagonista, momento per momento. (...). E questo, secondo me, renderebbe lecita anche una eventuale morte del protagonista.


Irene Vanni ha scritto:
Su questo sono d'accordo, da qualche parte mi pare di aver già citato, per esempio, "Viale del tramonto", un capolavoro. Very Happy Sto ricascando nel cinema... Confused Laughing


se ricordate la scena iniziale del film c'è un morto in piscina (che poi scopriremo essere il protagonista) e una voce fuori campo che parla, al presente, di cosa è capitato al corpo che vediamo. E poi, TUTTO IL FILM è un lungo flash-back che ci fa scoprire come ha fatto quell’uomo a finire morto in piscina. quindi c’è un narratore che parla al presente di eventi accaduti nel passato. Insomma, ricadiamo in una forma canonica: Io, narratore (ora) vi racconto di quanto è capitato (nel passato) a un personaggio, che combinazione coincide con me stesso.
E poi, se andiamo a vedere meglio la voce narrante, quella del protagonista, scopriamo che è di fatto quella di un narratore molto sui generis, un morto-che-parla con voce fuori campo, un fantasma forse. Il che ci pone su un piano un po’ diverso da quello discusso in precedenza, e in particolare quello che ha a che fare col mio racconto.
In viale del tramonto gli sceneggiatori hanno presupposto un mondo (e una concezione del mondo da parte dello spettatore) piuttosto diverso da quello che assumo io. Nel film si assume che il lettore/fruitore del film creda nell’esistenza di in un mondo “altro”, quello dei morti o dei fantasmi, o delle anime, e creda anche alla possibilità che in quel mondo le anime, i fantasmi, siano in contatto col nostro mondo “reale”, a tal punto da poterci parlare e raccontare di eventi passati che si riferiscono a quello che una volta era il possessore del corpo galleggiante nella piscina.
Insomma, un caso piuttosto diverso da quello definito dal “tempo presente, con narrazione in prima persona” di cui si è discusso in precedenza.


Vivi ha scritto:
io sono più curiosa di vedere meglio i contorni della situazione, piuttosto che di sapere cosa succede al protagonista.


Irene Vanni ha scritto:
Su questo un po' meno perché in un thriller, giallo, noir o quel che sarà mi piace "vedere" anche azione. Ovviamente è solo una questione di gusti e inoltre non dubito del fatto che questo racconto abbia in serbo nella parte a noi occultata risvolti sorprendenti. Very Happy


E in effetti ci sarà azione. Magari non tanta quanta potrebbe esserci se io scrivessi cose diverse da quelle che scrivo, ma insomma, qualcosa di misterioso e acquatico e femminile capiterà. Non potrebbe non capitare.
Ad ogni modo, quando leggo che qualcuno trova il racconto, o almeno l’incipit, angoscioso, e che qualcun altro cinematografico, e qualcun altro ancora ossessivo rispetto alla parola “acqua”, già mi ritengo soddisfatto. Se volevo scrivere una storia di mistero e azione, rapida e asciutta, avrei scritto qualcosa di diverso. Questa è una storia che cerca un’atmosfera innanzitutto, e poi fa scaturire l’azione, senza esagerare, da quell’atmosfera.

Sergio
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Monica Ariotti



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 18:17    Oggetto: Cita

Irene Vanni ha scritto:
Monica Ariotti ha scritto:
cara Irene, penso che Sergio abbia le idee ben chiare e non abbia bisogno, più di tanto, di spulciare quel post. Wink


Che c'entra? Uno non può leggere e scrivere sul forum in discussioni diverse dal post del suo racconto? Shocked Stavamo dicendo le stesse cose che erano in quel post lì e l'ho segnalato, non vedo cosa ci sia di male.


che c'entra ? non ho mica detto che non può leggere altre discussioni.. voleva essere solo un modo scherzoso per ribadire il fatto che Sergio, su questo argomento, mi sembra molto ben preparato e sicuro delle motivazioni che lo hanno portato a fare questa scelta narrativa.
tutto qui..
non hai di sicuro fatto niente di male, per carità. Per caso ho detto questo ??
Wink
buona continuazione Very Happy
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coca



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 18:43    Oggetto: Cita

Eh ma quanto movimento qui intorno per una scelta lecita, tanto quanto è lecito abbandonarsi alla finzione (scenica o letteraria). ieri l'altro guardavo in tv il caso von Bulow (si scrive così?) dove la protagonista in coma racconta la sua storia e il massimo è che, coma a parte, raccontava cose impossibili a lei da vedere e persino supporre e mi chiedevo "mbé ma che importanza ha?", voglio dire accetto il gioco, la finzione impossibile, ci metto un punto e mi godo il film, se è bello. perché gira che ti rigira la cosa importante è che sia bello, che ti trascini da qualche parte. Il problema piuttosto potrebbe essere un altro (sempre che non si voglia esagerare come nel suddetto film) e cioè che per un lettore esterno, che non vive davvero quelle emozioni, la storia possa perdere mordente e interesse a un certo punto, diciamo che, per me, il vero rischio è la noia...
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Sergio.Cicconi



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 19:20    Oggetto: Cita

coca ha scritto:
Eh ma quanto movimento qui intorno per una scelta lecita, tanto quanto è lecito abbandonarsi alla finzione (scenica o letteraria). ieri l'altro guardavo in tv il caso von Bulow (si scrive così?) dove la protagonista in coma racconta la sua storia e il massimo è che, coma a parte, raccontava cose impossibili a lei da vedere e persino supporre e mi chiedevo "mbé ma che importanza ha?", voglio dire accetto il gioco, la finzione impossibile, ci metto un punto e mi godo il film, se è bello. perché gira che ti rigira la cosa importante è che sia bello, che ti trascini da qualche parte. Il problema piuttosto potrebbe essere un altro (sempre che non si voglia esagerare come nel suddetto film) e cioè che per un lettore esterno, che non vive davvero quelle emozioni, la storia possa perdere mordente e interesse a un certo punto, diciamo che, per me, il vero rischio è la noia...


giusto. però, sarà perché io scrivo da un certo tempo, sarà per via della mia natura tendenzialmente portata all'astrazione e all'analisi, ma alla fine non riesco proprio ad accontentarmi di constatare che una cosa è bella punto e basta. certo, mi lascio andare alla fruizione spensierata del testo. accetto IL piacere del testo. ma poi mi viene inevitabile interrogarmi SUL piacere del testo, sul perché ho piacere nel fruire un testo di piacere.
e ciò significa interrogarmi sulla natura dei meccanismi che servono a costruire un testo e renderlo un testo di piacere. (un testo che non perde mordente, per stare alle tue parole).

parafrasando il titolo di un libro di Carver, direi: di che parli quando parli di scrittura? come si può scrivere senza il desiderio, l'urgenza, la necessità di esplorare tutte le implicazioni che scaturiscono dalla scelta (consapevole) di un certo tempo, di una voce, di un punto di vista?

definire, suddividere, articolare, scoprire, ricomporre, sono tutte operazioni non solo possibili con la scrittura, ma necessarie.
non credo --è una balla! -- a quelli che dicono di scrivere per se stessi. si scrive per gli altri, per i lettori modello, per i lettori ideali, o per i lettori reali, che scartano di un certo grado dai lettori ideali.

quale grado? quanto scartano? chi sono questi lettori?

sono domande necessarie.

il tanto movimento attorno alla scelta che tu definisci "lecita" è in fondo nato nel tentativo di stabilire i contesti, le condizioni e le situazioni che ti permettono di definire "lecita" quella scelta lecita. lecita rispetto a cosa? a chi? per chi? in che condizioni?

questo, credo, sia essenziale, se si vuole scrivere con consapevolezza.

sergio
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coca



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 20:05    Oggetto: Cita

be' hai toccato tutti i punti, o quasi, che non riescono a trascinarmi da nessuna parte... So che hai ragione tu ma è un modo di scrivere e di vivere che non mi appartiene. Non ti dirò che scrivo per me stessa perché non è del tutto vero, dipendo dal piacere dei lettori, ne dipendo emotivamente voglio dire, tutto il resto: perché, chi, come, chissà, posso o non posso, potrebbe essere-piacere-vendere-andare-tornare... mi lascia del tutto indifferente. Mi lascia indifferente in maniera totale, ma non è snobismo, nè disinteresse, forse neanche pigrizia... è semplicemente una cosa che non mi riguarda, che non sento, che non m'interessa. Inoltre credo che conoscere tutto, sperimentare tutto sia utilissimo ma non per forza porti da qualche parte. per farti capire come sono io: a come avevi scritto il testo non ci avevo fatto caso, per me era una voce che raccontava, di chi, dove, come non me lo sono chiesto e, per arrivare al punto, adesso che l'avete spiegato così bene tutto ciò non mi ha cambiato affatto la percezione del racconto, non ha aggiunto nulla. Ribadisco che è solo la mia visione della cosa.
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coca



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MessaggioInviato: Lun 29 Mag 2006 20:09    Oggetto: Cita

ah aggiungo che per me non sono affatto domande necessarie e che forse sono una che scrive senza consapevolezza, dopo averlo detto... dando un'etichettina che lascia il tempo che trova, concludo che mi va bene così... probabilmente non so che farmene della consapevolezza... :

Tu dici:parafrasando il titolo di un libro di Carver, direi: di che parli quando parli di scrittura? come si può scrivere senza il desiderio, l'urgenza, la necessità di esplorare tutte le implicazioni che scaturiscono dalla scelta (consapevole) di un certo tempo, di una voce, di un punto di vista?

In effetti sarei proprio la persona giusta a cui chiederlo... purtroppo non lo so! Razz
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Mar 30 Mag 2006 12:18    Oggetto: Cita

Sergio.Cicconi ha scritto:
tanto per fare il bastian contrario, non sarei proprio d'accordo con l'uso di Viale del tramonto come esempio di narrazione al presente in prima persona...


Per fare il bastian contrario anch'io ti dico con certezza stavolta che hai sbagliato tu. Wink

Il discorso con Marina era riferito al "protagonista che narra la sua morte", non a un protagonista che narra in prima persona in generale, quale quello del tuo racconto.

Sergio.Cicconi ha scritto:
se ricordate la scena iniziale del film c'è un morto in piscina (che poi scopriremo essere il protagonista) e una voce fuori campo che parla, al presente, di cosa è capitato al corpo che vediamo. E poi, TUTTO IL FILM è un lungo flash-back che ci fa scoprire come ha fatto quell’uomo a finire morto in piscina. quindi c’è un narratore che parla al presente di eventi accaduti nel passato. Insomma, ricadiamo in una forma canonica: Io, narratore (ora) vi racconto di quanto è capitato (nel passato) a un personaggio, che combinazione coincide con me stesso.
E poi, se andiamo a vedere meglio la voce narrante, quella del protagonista, scopriamo che è di fatto quella di un narratore molto sui generis, un morto-che-parla con voce fuori campo, un fantasma forse. Il che ci pone su un piano un po’ diverso da quello discusso in precedenza, e in particolare quello che ha a che fare col mio racconto.


Certo che mi ricordo. Mica faccio esempi a caso! Smile
A dire il vero, però, mi hai fatto venire il dubbio con la tua replica Shocked , ma ho dato un'occhiata agli spezzoni incriminati e ai testi su cui detti pure l'esame all'università e ti assicuro che la voce fuori campo è proprio quella di "William Holden-Joe scrittore di soggetti" che narra la sua morte e, attraverso appunto il flashback, le cause che l'hanno portato in piscina. Wink
Ripeto: per dire che sono scelte originali che a me piacciono, non che non devono essere usate.

In merito alle famigerate "domande" in realtà la penso come Cinzia. Carver, per esempio, che tu citi, è un autore che ho cercato di comprendere ma, alla fine, mi sono chiesta a cosa davvero portasse farsi domande del genere o un sacco di s***e mentali, per esempio, sui finali di "Cattedrale", tanto per dire. Mi sembrano oltretutto esperimenti "passati", di un altro luogo e di un'altra epoca, America, vent'anni fa... noi dobbiamo scrivere nell'Italia del 2006! Mi ricordano quando a scuola certe amiche si sdilinquivano su Kerouac. Basta, è roba degli anni '50! Very Happy Leggiamola senza starci a fare sopra troppi esperimenti.

Concludo dicendo che, a dire il vero, neanche vedo il nesso col tuo racconto. Il tuo è un racconto narrato in prima persona, punto e basta. E mi riconosco di fronte alla frase di Cinzia "non vedo tutto questo movimento di fronte a una scelta lecita".
Ho infatti esordito dicendo che non mi pareva una scelta così particolare o non consueta come l'avevi presentata tu. Addirittura hai detto "non dico che venga col '900, ma insomma, non sono molti i casi di classici con questa forma narrativa", ma la letteratura latina l'hai presente? E la filologia romanza? E gli albori della letteratura italiana stessa? C'era quasi sempre e solo la prima persona! Smile
Perché dovremmo pensare che questa narrazione è sperimentale e ha dei limiti? Mi pare una narrazione normale e riconosciuta da sempre, senza alcun tipo di limite (ecco perché avevo portato l’esempio cinematografico estremo).
In definitiva: mi pare di aver letto l'incipit di un ottimo racconto, che oltretutto presenta meno fronzoli di quelli che pensi che noi avvertiamo (e che, se ci fossero stati, probabilmente ci avrebbero dato fastidio! Laughing Wink ).
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Irene Di Natale



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MessaggioInviato: Mar 30 Mag 2006 20:52    Oggetto: Cita

Io, in verità, vi dico che questo incipit ha dato il colpo di grazia ai miei problemucci d'ansia di questo periodo: l'unica fortuna che ho, è quella che nei posti che frequento abitualmente non ci sono metropolitane... Rolling Eyes
Vabbe', tanto qualsiasi commento potessi fare, dopo questo fiore di discussione che mi ha preceduta, sfigurerebbe... Embarassed
In bocca al lupo Sergio! Very Happy
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Sergio.Cicconi



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MessaggioInviato: Mar 30 Mag 2006 22:46    Oggetto: Cita

Irene Vanni ha scritto:

Certo che mi ricordo. Mica faccio esempi a caso! Smile
A dire il vero, però, mi hai fatto venire il dubbio con la tua replica Shocked , ma ho dato un'occhiata agli spezzoni incriminati e ai testi su cui detti pure l'esame all'università e ti assicuro che la voce fuori campo è proprio quella di "William Holden-Joe scrittore di soggetti" che narra la sua morte e, attraverso appunto il flashback, le cause che l'hanno portato in piscina. Wink


e infatti è ciò che dicevo anche io. la voce narrante è quella del morto. tutto il film è narrato al passato. quindi del tipo: io ora ti racconto di quanto è successo nel passato. è per questo che dico che non ha pertinenza con quanto detto qui. si parlava (io parlavo) di narrazione in 1a persona, tempo presente. ho semplicemente detto che il film non ha a che fare con questa forma. nessun giudizio di valore.


Irene Vanni ha scritto:

In merito alle famigerate "domande" in realtà la penso come Cinzia. Carver, per esempio, che tu citi, è un autore che ho cercato di comprendere ma, alla fine, mi sono chiesta a cosa davvero portasse farsi domande del genere o un sacco di s***e mentali, per esempio, sui finali di "Cattedrale", tanto per dire. Mi sembrano oltretutto esperimenti "passati", di un altro luogo e di un'altra epoca, America, vent'anni fa... noi dobbiamo scrivere nell'Italia del 2006! Mi ricordano quando a scuola certe amiche si sdilinquivano su Kerouac. Basta, è roba degli anni '50! Very Happy Leggiamola senza starci a fare sopra troppi esperimenti.


Carver l'ho citato (sbagliando) solo per parafrasare un suo titolo, così come ho citato Pinocchio, senza voler dire che scrivo come Collodi. Carver non c'entra col mio discorso. se c'è uno che scrive lontano da Carver, soprattutto in termini di temi, quello sono io. non voglio tirare dentro al discorso ciò che non è pertinente al discorso. errore mio citare Carver...

Irene Vanni ha scritto:
Concludo dicendo che, a dire il vero, neanche vedo il nesso col tuo racconto. Il tuo è un racconto narrato in prima persona, punto e basta.


E infatti non c'è nesso.

Irene Vanni ha scritto:
E mi riconosco di fronte alla frase di Cinzia "non vedo tutto questo movimento di fronte a una scelta lecita".


il problema non è il movimento eccessivo di fronte a una scelta più o meno lecita. non è certo mia intenzione contestare una scelta. e non è stabilire se qualcuno ha ragione o torto.
e, onestamente, non è neppure stabilire se una storia, nello specifico, la mia storia, funziona o meno.
sono grato a chi mi gratifica, ovviamente. ricevere complimenti fa di certo più bene che avere porte sbattute in faccia. ma ho imparato da un po' di tempo l'arte di essere spugna: assorbo le critiche. le vaglio, ne faccio tesoro. forse ho la presunzione di pensare che ho imparato a riconoscere quelle sensate e utili da quelle sterili. ma se mi gratifica ricevere complimenti, non mi faccio spaventare da chi mi critica, e piuttosto cerco di trasformare la critica -- quando è utile -- in spunto per una modifica di ciò che è stato criticato.
ma già qui la cosa si complica. perché come faccio a capire che una critica è utile? utile rispetto a cosa, a chi, in quali termini e contesti?
e siamo da capo alla consapevolezza.


ma il punto è un altro. qui mi pareva che si stesse parlando di tecnica. come e perché qualcosa funziona o meno. la mia riflessione voleva essere uno spunto di discussione. ho scritto una cosa perché prima ho pensato altre cose, che mi hanno permesso di fare certe scelte. scrivendo i miei commenti, l'idea era quella di condividere i pensieri che mi hanno portato a fare certe scelte.

nonostante le affermazioni di Cinzia, che per certi versi mi spiazzano e disorientano e disarmano (in verità mi trovo piuttosto in difficoltà a replicare a dichiarazioni come le sue) e mi mettono, senza che io lo voglia, nella posizione di quello che punta il dito, non posso trovarmi d'accordo con l'idea che non si debba cercare la consapevolezza. anzi, mi spiazza proprio l'idea (questa volta di Irene) che il domandarsi i come e i perché di una certa attività come la scrittura finisca col diventare una pratica masturbatoria, peraltro anch'essa vagamente deviata, visto che è di masturbazione mentale che si finisce di parlare.

credo che là dove si può avere una fruizione passiva di un testo, è ben difficile che si riesca ad avere una produzione passiva di un testo. ci si può limitare a leggere un testo e dire che è bello, ma come si fa a provare a produrre un bel testo senza prima essersi interrogati su cosa significa la bellezza, e per chi, e dove, e quando, e in quali termini e contesti una cosa diventa bella agli occhi di un fruitore?

questa definizione di termini e contesti mi pareva utile, anzi piuttosto necessaria, per spiegare le ragioni dietro a certe scelte. se poi si tratta di masturbazione, beh...

Irene Vanni ha scritto:
Ho infatti esordito dicendo che non mi pareva una scelta così particolare o non consueta come l'avevi presentata tu. Addirittura hai detto "non dico che venga col '900, ma insomma, non sono molti i casi di classici con questa forma narrativa", ma la letteratura latina l'hai presente? E la filologia romanza? E gli albori della letteratura italiana stessa? C'era quasi sempre e solo la prima persona! Smile
...Perché dovremmo pensare che questa narrazione è sperimentale e ha dei limiti? Mi pare una narrazione normale e riconosciuta da sempre, senza alcun tipo di limite (ecco perché avevo portato l’esempio cinematografico estremo).


veramente non pensavo neppure di star scrivendo una cosa "sperimentale". ho parlato dei limiti di una certa forma narrativa, il che è diverso. ogni forma narrativa ha i suoi limiti e i suoi pregi. avendo scelto una certa forma, vi racconto i problemi che quella forma mi ha creato. tutto qua.

e poi se vai a rileggere quanto ho scritto vedrai che non parlavo della narrazione in prima persona, ma piuttosto della narrazione al tempo PRESENTE accoppiata all'uso della prima persona. anche se ora non sono andato a riprendermi quei classici di cui tu parli, ho l'idea (magari sbagliatissima) che là si scriva: Io narratore, adesso, ti racconto una certa storia accaduta in un certo passato.

il che non è proprio la stessa cosa che dire: io adesso non ti racconto un bel niente, ma semplicemente mi limito a vivere, e tu, lettore, spione telepate, mi leggi la vita in diretta! questo sospetto che nei latini non ci sia.

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coca



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MessaggioInviato: Mar 30 Mag 2006 23:21    Oggetto: Cita

Mi spiace di averti spiazzato e... lasciato senza parole, tuttavia mi fa lieta riuscire a scrivere senza pormi tutte queste domande, senza tutte queste analisi. In fondo sono fortunata perché vedi io un racconto come il tuo, voglio dire al tempo presente e in prima persona, avrei tranquillamente potuto scriverlo senza alcun problema di nessun tipo, nel senso che appunto non mi sarei neanche domandata se qualcuno l'aveva già fatto o in quanti e che impressione avrebbe dato, nè se era una pratica più o meno adeguata e accettabile. Ora, non per minimizzare la tua scelta, che inoltre ho apprezzato sin dall'inizio, senza critiche, a me tutto questo effetto non l'ha fatto... perciò mi son permessa d'intervenire nella discussione dicendo la mia ( che magari è opposta alla tua concezione dello scrivere, ma dovrebbe farti riflettere sul fatto che non c'è un'unica verità, maniera... etc. di far le cose). Quello che davvero mi ha colpito del tuo racconto, almeno dell'incipit, ovvio, è la ripetizione ossessiva e angosciante della parola acqua. Avresti potuto scriverlo in qualunque modo: l'effetto non sarebbe cambiato per me. probabilmente ci vuole un altro tipo di mentalità per apprezzare appieno questa cosa... In ogni modo non trovo che sia particolarmente innovativo, non nel contesto attuale in cui i libri spesso non rispettano più alcuna regola di alcun tipo. Dunque ti rinnovo il mio primitivo In bocca al lupo e... a conoscerti meglio.
p.s. dovrai far l'abitudine a me... in fondo non sono normalissima Wink
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Sergio.Cicconi



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MessaggioInviato: Mer 31 Mag 2006 01:05    Oggetto: Cita

coca ha scritto:
Mi spiace di averti spiazzato e... lasciato senza parole, tuttavia mi fa lieta riuscire a scrivere senza pormi tutte queste domande, senza tutte queste analisi. In fondo sono fortunata perché vedi io un racconto come il tuo, voglio dire al tempo presente e in prima persona, avrei tranquillamente potuto scriverlo senza alcun problema di nessun tipo, nel senso che appunto non mi sarei neanche domandata se qualcuno l'aveva già fatto o in quanti e che impressione avrebbe dato, nè se era una pratica più o meno adeguata e accettabile.
Ora, non per minimizzare la tua scelta, che inoltre ho apprezzato sin dall'inizio, senza critiche, a me tutto questo effetto non l'ha fatto... perciò mi son permessa d'intervenire nella discussione dicendo la mia ( che magari è opposta alla tua concezione dello scrivere, ma dovrebbe farti riflettere sul fatto che non c'è un'unica verità, maniera... etc. di far le cose).


va bene, ok, mi sono cacciato nell'arena e allora tanto vale che giochi al gioco che ho cercato. quindi, ripeto la domanda, a Cinzia ma anche a chi legge, domanda assolutamente provocatoria, fatta con la consapevolezza di giocare un po' fuori dai ruoli, lateralmente rispetto a questo dibattito che -- mi pare da quanto ho letto, qui e altrove -- cerca più consensi che concetti (e già con questa dichiarazione so che mi caccerò nei guai).

quindi, premessa (per Cinzia): accetto e sponsorizzo verità molteplici, incapace da sempre di credere a una sola verità.

e premessa due: vorrei che qui non fosse in discussione il MIO racconto, la MIA concezione di scrittura. lasciamola da parte.

vorrei andare un po' oltre. provocare, appunto.

e quindi, alla luce delle premesse, ri-domando: indipendentemente dalla verità in cui si crede, come si fa a costruire un oggetto, che sia un ponte sullo stretto, un armadio ikea o un testo letterario senza conoscere le regole di composizione e montaggio dell'oggetto in questione?

(vorrei vedervi alle prese con un armadio ikea senza gli 8 fogli di istruzioni, mentre dite: "lo monto senza alcun problema!")

Cinzia mi scrive:
"un racconto come il tuo, voglio dire al tempo presente e in prima persona, avrei tranquillamente potuto scriverlo senza alcun problema di nessun tipo".

che significa questa frase?
un racconto ha una trama, uno o più personaggi, un punto di vista, un ritmo scandito attraverso la successione (organizzata) degli eventi e attraverso la costruzione complessa delle frasi. deve avere uno o più luoghi dell'azione, dei tempi, un contesto storico e geografico e culturale.
eccetera.
come si fa a inventarsi, progettare, articolare tutto ciò senza alcun problema di nessun tipo?

chi me lo spiega, sul serio vince qualcosa.

così mi verrebbe da dire che Cinzia sta (bonariamente) mentendo a se stessa. o più semplicemente che non esplicita (per ragioni sue) l'insieme dei processi che comunque mette in azione, indipendentemente da ciò che ci racconta.

non è questione di scegliere una verità piuttosto che un'altra. se realizzi qualcosa DEVI per forza di cose organizzare pensieri e azioni attorno a quel tuo progetto. puoi organizzarti senza sapere che ti stai organizzando, puoi farlo sapendo che ti stai organizzando ma non sapendo bene come lo fai, oppure puoi farlo coscientemente scegliendo di comprendere (e studiare prima ancora di comprendere) gli strumenti che ti servono nell'operazione.
non ci sono alternative.

o meglio, ce n'è una, che è quella (abbastanza comune) di far finta di organizzarsi ma non farlo affatto e di trovare poi costantemente ostacoli per non arrivare mai al punto di realizzare qualcosa (quante volte ho sentito la frase: "ah, mi piacerebbe scrivere ma non ho tempo"?)

quindi non voglio che la mia verità sia più vera di altre. voglio (o forse è più opportuno che dica "vorrei", che mi pare meno impositivo) semplicemente una risposta a questa domanda: come si fa a realizzare qualcosa senza conzapevolezza di cosa si sta facendo?

(passereste con l'auto sul ponte sullo stretto sapendo che chi l'ha progettato non aveva idea di cosa stava facendo, e lo faceva così, spinto dall'ispirazione, senza porsi problema alcuno su resistenze, carichi e forze?)

a voi la palla!

sergio
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coca



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MessaggioInviato: Mer 31 Mag 2006 09:08    Oggetto: Cita

Adesso non estremizzare ciò che ho scritto...Mica ho detto che sono un'ameba in trance che batte sui tasti all'impazzata e non sa cosa sta facendo Razz il punto è un altro: quando scrivo non organizzo la storia, non penso alla trama, non creo i personaggi, non bado al punto di vista, non controllo i tempi verbali, non faccio schede-scalette-non riscrivo capitoli, non ho mai scritto 2 volte un incipit (anzi solo una volta, ma non l'ho davvero riscritto ho scambiato l'eroina con l'eroe). Alla fine rileggo e aggiusto, la cosa più grande che abbia cambiato è stata l'aggiunta di un personaggio a romanzo concluso e il suo ovvio innesto nella storia. Ora io non voglio dire che ho ragione o torto (non avrebbe senso) dico solo che la mia esperienza dimostra che si può scrivere sedendosi e scrivendo, l'unica spiegazione che ho è questa: io sento una voce che narra (già già...sento le voci! Wink ) e scrivo. non so se ho vinto qualcosa dandoti questa risposta, sicuramente assurda per te, ma è l'unica che ho. Ora è ovvio che le regole di composizione le conosca altrimenti non potrei scrivere, ma le conosco punto, non ci rifletto, non sono state oggettto di studio oltre quello scolastico; è chiaro che tutto un insieme di processi si azionino nel mio cervello al momento di scrivere ma non ne sono consapevole, lo faccio di getto, a istinto, a orecchio. Non ho mai trovato particolari ostacoli sul mio percorso, mediamente impiego tre mesi a fare un romanzo. Davvero non ho mai idea di cosa succederà alla storia-personaggi etc. in fase di scrittura. I capitoli li organizzo alla fine del libro... boh non so che altro dirti...Cosa ho vinto? Wink
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