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Passaggio


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Fab_lab_99



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MessaggioInviato: Mer 28 Dic 2005 15:31    Oggetto: Passaggio Cita

Titolo: Passaggio
Autore: Fabio Emidi
Traccia: Ambiguità

Se penso a quel giorno (che ora posso dire non fu un giorno diverso dagli altri) quello che mi torna in mente è sopratutto la nebbia. E poi le strade bagnate, gli scopini e una vecchia che dormiva fra i sacchi della spazzatura ma che un occhio comune avrebbe facilmente confuso coi rifiuti. Era dicembre, pioveva, il vento faceva ondeggiare le illuminazioni natalizie che erano sospese sopra le strade e qualcuno cominciava ad alzare la serranda del suo negozio. L’aria del mattino odorava di foglie fradicie e zucchero filato.
Io me ne andavo con le mani in tasca ed avevo addosso il cappotto che mi aveva comperato mio padre a diciott’anni, un cappotto marrone con i bottoni in madreperla. Mi aveva detto “Vediamo se con questo la smetterai finalmente di aver paura e comincerai a comportarti da uomo” ed io avevo scartato il pacco con una certa curiosità, e mia madre intanto girava la polenta e cantava una canzone struggente, nella quale si raccontava di due amanti caduti in un precipizio, che da bambino finiva sempre per farmi piangere.
Bisogna imparare a star fermi, a non continuare ad andare di qua e di là, la cosa che conta più di tutte è imparare a star fermi, una volta imparato questo non c’è da imparare praticamente nient’altro. Ecco, a questo pensavo all’incirca quella mattina, mentre cercavo di tenere la testa dentro il bavero del mio cappotto marrone per riparami dal freddo. Ma facciamo un passo indietro.
La sera precedente ero arrivato a casa di Alma senza avvisarla e lei aveva preso questo fatto piuttosto male, perché non c’era cosa che la metteva più di malumore, ma da parte mia non avrei potuto fare altrimenti, dal momento che quando uno precipita non può decidere dove andare a cadere. Comunque sia, avevo le scarpe ed i calzini zuppi e cominciavo a rabbrividire, ma lei ripeteva che non era modo quello di comportarsi e che ognuno ha la sua vita ed io pensai che tutto sommato ero un essere viscido, senza un briciolo di quello che si chiama dignità, ma che non potevo lamentarmi, perché in fondo vale la regola: pensare a sé stessi sempre come a qualcosa che non ci riguarda.
Allora, per rendermi utile, dissi “Metto su un caffè” ed andai in cucina, accesi la luce, preparai la caffettiera, e con un fiammifero innescai la fiamma. Poi tornai in camera sua, dove lei continuava a provare delle gonne davanti allo specchio, una gonna dopo l’altra, senza neanche aver prima infilato le mutande, se le tirava su fin sopra quei peli neri ed irsuti del pube, e a me parve di annusare nell’aria l’odore della sua fica mischiato a quello di naftalina.
Mi sedetti su uno sgabello e pensai che forse la cosa migliore che potevo fare era restare così, almeno finché non fosse uscito il caffè, o finché Alma non avesse detto qualcosa di interessante.
- “Che cosa hai combinato, questa volta?” mi domandò a un certo punto, ed io dovetti raccontarle tuttto, non potei fare a meno, però in fondo era gia qualcosa, era sempre meglio di quel silenzio. Avrei potuto nascondergli certi particolari o raccontarle che non era accaduto nulla, e chiederle se potevo semplicemente restare un po’ di tempo da lei, ma tanto vale dire subito le cose come stanno e scoprire le proprie carte, poi si vedrà.
- “Avrebbero potuto arrestare anche te, caro mio, e a quest’ora saresti steso su una branda di legno con qualche costola rotta, è così che fanno i poliziotti, ma questo dovresti saperlo bene” disse dopo che le ebbi spiegato la mia disavventura, senza omettere ovviamente il particolare della cattura del mio compagno Samuele, né il fatto che se mi fossi voltato ad aiutarlo a rialzarsi, forse se la sarebbe cavata anche lui ma, per l’appunto, avendo continuato io a correre e a pensare solo ed esclusivamente a salvar la pelle, le cose erano andate com’erano andate.
- “Bell’amico che sei, come amico vali tanto quanto come amante, e adesso hai anche coraggio di venire qui a lamentarti?” disse, ma io le feci notare che se da un lato ammettevo di non essere certo una persona come si deve, dall’altro non avrei avuto niente da ridire se Samuele avesse fatto lo stesso con me, e in fondo questo lo sapevamo tutti e due, ed anche Alma non poté non convenire alla fine. Poi sentimmo il rumore gorgogliante del caffé che ribolliva, ed andammo tutti e due in cucina, servii io e ci sedemmo al tavolo a fumare.
- “Allora mettiamo in chiaro le cose, caro il mio signor ‘Pantano’” disse ammiccando, e quando mi chiamava a quel modo aveva sempre qualcosa di importante da dirmi. Aveva coniato quel nomignolo perché appena ci eravamo conosciuti, per far leva sulla sua pietà, dal momento che pensavo di non poter far leva su nessun altro sentimento per portarla a me, mi lamentavo di vivere sempre con la sensazione di sguazzare ogni giorno in un pantano dal quale non riuscivo ad emergere, e più mi agitavo più andavo a fondo, ed ecco che lei mi aveva affibbiato quel nome, ed io mi ci ero così abituato ed affezionato, che ormai avevo quasi dimenticato il mio vero nome.
- “Stanotte ho da fare e non credo che tornerò a dormire, a maggior ragione che ci sei tu, ma domani devi andar via da qui, non voglio compromettermi con la Legge, ecco!” disse, ed io cominciai a piagnucolare e le chiesi se potevo sedermi sulle sue ginocchia. Anche se controvoglia, acconsentì, facendo un lungo sospiro, e a quel punto mi arrestai e pensai che avrei potuto afferrare la caffettiera e colpirla nel ventre. Non lo feci, tuttavia, ma scattai in piedi e puntai l’indice contro il suo petto.
- “Non ho bisogno di te, posso trovarne quante ne voglio, io, e domani puoi star sicura che non mi vedrai più!” dissi, e me ne andai in corridoio a sedere su un vecchio divanetto polveroso. Accesi la televisione e girai i canali senza far caso a quello che trasmettevano, finché quell’odio che mi era scoppiato nel petto non cessò.
Allora mi pentii di averla trattata a quel modo, ma non volevo dargliela vinta subito, e andai nella sua stanza, dove stava finendo di vestirsi e, cercando di darmi un’aria di serietà, le dissi che non aveva avuto un briciolo di cuore ad abbandonarmi, a me che l’avevo sempre considerata la cosa più importante che possedevo.
- “Ma sei stato tu, bello, a dirmi che non volevi più stare con me, perché all’improvviso non eri più d’accordo sul mio lavoro, col quale campavo, anzi, col quale campavi anche tu, dal momento che non hai mai portato a casa soldi!” disse lei molto calma, provandosi dei reggiseni di pizzo.
In effetti, non potevo darle torto, ero stato io a voler chiudere la nostra storia, e l’avevo anche presa a calci sul sedere, e allora caddi ai suoi piedi e le chiesi perdono, le chiesi di tornare insieme, le dissi che ero cambiato, che mi sarei sistemato in società e non avrebbe più dovuto andare con gli uomini a pagamento, ma lei scoppiò a ridere e, dopo un primo momento di esitazione, feci lo stesso anche io perché quella scena era davvero buffa.
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Fabio Emidi
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Annarita Petrino



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MessaggioInviato: Mer 28 Dic 2005 15:51    Oggetto: Cita

non sapendo se si tratta di incipit o che so altro, intanto dico che è scritto bene. solo non riesco ancora a capire dove sia l'ambiguità della storia.

però forse dipende dal fatto che abbiamo di fronte solo un estratto. Surprised
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coca



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MessaggioInviato: Mer 28 Dic 2005 16:20    Oggetto: Cita

credo anch'io, cmq complimenti lo trovo molto ben scritto. Wink
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cinzia pierangelini
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cogito ergo sum
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Andrea Donnini



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MessaggioInviato: Mer 28 Dic 2005 16:47    Oggetto: Cita

Essendo solo una parte posso solo esprimere un'opinione parziale.
È scritto bene, toglierei solo qualche d eufonica, la lettura scorre e questo è aspetto positivo.

Andrea
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virae



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MessaggioInviato: Mer 28 Dic 2005 17:45    Oggetto: Cita


Anche a me è piaciuto.
Si legge bene, a parte la prima frase (che mi ha fatto storcere un po' il naso) e alcuni pasi qua e là.

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Marcella Pasquali
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Franco.Zadra
Ospite





MessaggioInviato: Mer 28 Dic 2005 18:27    Oggetto: HAI, HAI, HAI... Cita

Evil or Very Mad Giuro che non volevo, ma ho contato 12 (dodici) eufoniche nel tuo estratto! Troppe per essere considerate una svista. C'è poi un uso un tantino distratto anche della punteggiatura, virgole inopportune e mancanti. Il testo però fa intuire delle ambiguità a sorpresa che sorgeranno tra i protagonisti che, giustamente, non hai voluto rivelare. Shocked
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rehel



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MessaggioInviato: Mer 28 Dic 2005 18:47    Oggetto: Cita

Arduo il compito di commentare questa storia, perché fra quelle presentate fino a ora sembra essere la più criptica. Utilizzo questo termine sia perché si fatica a vedere la collimazione col tema dell’erotismo (giusto un accenno a lei che si prova le gonne e i reggiseni, nuda), sia perché la storia è appena abbozzata e si avrebbe bisogno di un numero maggiore di battute per potere iniziare a comprenderla.
Bello comunque l’inizio, una scrittura quasi musicale, che però a volte ha qualche piccolo sbandamento.
… le illuminazioni natalizie che erano sospese sopra le strade… non è sbagliata, la frase, ma trovo superfluo quel: che erano. Io scriverei: le illuminazioni natalizie sospese sopra le strade… stop-
oppure:
…come amico vali tanto quanto amante… anche questa frase mi pare poco valida come scelta. Forse manca un UN-
Poi, poco dopo, si ripete a breve distanza: tutti e due…-
Se gli appunti (piccoli) sullo stile possono essere discutibili, appare invece piuttosto strano l’utilizzo nei dialoghi sia del trattino, sia delle virgolette?!
Quasi nulla si può dire sulla traccia: Ambiguità… visto che il materiale erotico è per il momento appena adombrato. Piuttosto ho trovato ambiguo il personaggio narrante. Fa e non fa, dice e non dice. Pensa a un giorno particolare, ma subito sostiene che si tratta di un giorno come gli altri. Ripeto, ci vorrebbe più materiale per potersi sbilanciare a fondo.
Comunque interessante. Shocked
Ciao,
Giuseppe A.
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Gio 29 Dic 2005 11:42    Oggetto: Cita

"D" eufoniche scappate, virgole mancate e coordinazione estenuante con "e" che si susseguono senza arrivare alla fine del periodo mi hanno decisamente distratta nella lettura; dove parerà l'erotismo magari si può anche intuire, ma l'ambiguità? Forse sarebbe stato il caso di introdurre quest'aspetto tra le righe che avevi a disposizione per l'estratto... Rolling Eyes
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valeria



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MessaggioInviato: Ven 30 Dic 2005 00:04    Oggetto: Cita

rehel ha scritto:
Piuttosto ho trovato ambiguo il personaggio narrante.


E' la stessa sensazione che ho avuto anch'io.

Alcuni periodi li ho trovati un po' lunghi, quasi trascinati, in qualche parte ho faticato ad arrivare fino al punto.

Di più mi sa di non poter dire. Sad
Ciao Smile
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Sergio Donato



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MessaggioInviato: Ven 30 Dic 2005 19:59    Oggetto: Cita

Alcuni passaggi mi sembrano troppo "spiegati", come nel finale dell'estratto quando fai intendere che la signora si dà da fare per coprire le spese.

Però mi piace.

Ciao.
Smile
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In un gruppo di sciocchi il mediocre è un genio.
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OdhenMaul



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MessaggioInviato: Sab 31 Dic 2005 23:35    Oggetto: Cita

Spero non sia un incipit, perché mi ha ammazzato la voglia di sapere cosa c'è oltre.
In generale, è troppo "raccontato"; più nel dettaglio, dovresti eliminare le "d" eufoniche e aggiustare la formattazione dei dialoghi, ché il trattino seguito dalle virgolette non credo si sia mai visto da nessuna parte...
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-> Amedeo Ruccia <-
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Franco965



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MessaggioInviato: Mer 04 Gen 2006 18:39    Oggetto: Re: Passaggio Cita

Forse ora l’ha capito la faccenda delle d eufoniche, di qui la maggior parte di noi fino a poco tempo fa non sapeva nemmeno l’esistenza e ora sembra essere un pericolo imminente come l’aviaria. Cool

Faccio notare invece quanto non già detto:

fradicie? sopratutto? tuttto?

Citazione:

e allora caddi ai suoi piedi e le chiesi perdono, le chiesi di tornare insieme, le dissi che ero cambiato, che mi sarei sistemato in società e non avrebbe più dovuto andare con gli uomini a pagamento, ma lei scoppiò a ridere e, dopo un primo momento di esitazione, feci lo stesso anche io perché quella scena era davvero buffa.

Questo pezzo non poteva essere un vero dialogo?
Non bisogna imporre al lettore il dato di fatto che la scena è buffa, bisogna convincerlo dandogli gli elementi per trovarla buffa o per capire il motivo per cui il personaggio la trova tale da riderne.
Inoltre leggendola così io deduco che lei frequenti dei gigolò e non che sia lei a farsi pagare.
Citazione:

dissi “Metto su un caffè” ed andai in cucina, accesi la luce, preparai la caffettiera, e con un fiammifero innescai la fiamma.

Citazione:

sentimmo il rumore gorgogliante del caffé che ribolliva, ed andammo tutti e due in cucina


a parte che se l’hai appena fatto, il caffè non ri-bolle! Smile, troppe informazioni ingrassano a morte il racconto. Se dici andammo è già ovvio si tratti dei due che stanno dialogando. Sarebbe meglio:
sentendo il gorgoglio della caffettiera, andammo in cucina.

Citazione:

Comunque sia, avevo le scarpe ed i calzini zuppi e cominciavo a rabbrividire, ma lei ripeteva che non era modo quello di comportarsi e che ognuno ha la sua vita ed io pensai che tutto sommato ero un essere viscido, senza un briciolo di quello che si chiama dignità, ma che non potevo lamentarmi, perché in fondo vale la regola: pensare a sé stessi sempre come a qualcosa che non ci riguarda.

Ci sono periodi troppo lunghi, come questo con un doppio ma che fa veramente Shocked e Shocked Shocked
Altri sono inutilmente protratti con delle disastrose e seguite o precedute dalle virgole.
E sono troppi i dissi/disse: alcuni si possono evitare sistemando meglio la sintassi.
Persino i verbi, così coniugati quasi sempre con lo stesso tempo, paiono troppi e pesanti.
Citazione:

Io me ne andavo con le mani in tasca ed avevo addosso il cappotto che mi aveva comperato mio padre a diciott’anni, un cappotto...

Citazione:

... ed io dovetti raccontarle tuttto, non potei fare a meno, però in fondo era gia qualcosa,...

Non potendo giudicare cosa narra, posso solo dire che, a mio parere, quel poco che ho letto è scritto piuttosto male.
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Karenin



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MessaggioInviato: Mer 04 Gen 2006 19:27    Oggetto: Cita

La prima parte del testo l'ho trovata quasi poetica, sicuramente molto ben scritta. Poi, però, mi perdo nei dialoghi, nel testo troppo spiegato .
Tu hai un enorme potenziale, sei bravo, ma devi saper sfruttare meglio questa tua capacità. Il mio consiglio - magari per i prossimi lavori - è di esercitarti sulle famose "pillole" che ci stanno somministrando nella sezione "la mia scrittura". Credo che stringere un po' il campo, focalizzare l'essenziale, possa aiutarti a migliorare ancora. Comunque ancora complimenti per il testo, bella penna.
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Fab_lab_99



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MessaggioInviato: Mer 04 Gen 2006 20:37    Oggetto: Cita

Citazione:

... dovresti eliminare le "d" eufoniche e aggiustare la formattazione dei dialoghi, ché il trattino seguito dalle virgolette non credo si sia mai visto da nessuna parte...


Citazione:
Forse ora l’ha capito la faccenda delle d eufoniche, di qui la maggior parte di noi fino a poco tempo fa non sapeva nemmeno l’esistenza e ora sembra essere un pericolo imminente come l’aviaria


Colgo al volo il riferimento all'aviaria, perché a mio giudizio il pericolo delle d eufoniche è, al pari dell'aviaria, un pericolo non dico inesistente ma, quantomeno, gonfiato a dovere. Non è qui la sede per discutere dell'aviaria, dunque lascio a chi ne avrà voglia il compito di approfondire il tema, anche in rete si trovano materiali interessanti su siti che si occupano di fare informazione corretta.
Venendo invece a noi, la d eufonica è obbligatoria quando c'è un incontro fra suoni uguali, che risulterebbero cacofonici (ed ecco, ad altri, ...), mentre è suggerito il suo utilizzo in caso di incontro generico fra due vocali diverse. Alcuni linguisti hanno voluto poi semplificare il tutto, riducendo l'utilizzo solo al primo dei due casi, cioè incontro fra vocali uguali; ma sottolineando che si trattava di una raccomandazione e non di una regola. Altra opinione diffusa in ambito linguistico è che, in questo come in altri casi, la norma migliore da seguire sia quella dell'orecchio.

Il fatto che il trattino e le virgolette non possano convivere è niente di più che una opzione editoriale, pienamente condivisibile, per carità!, ma non certo un dogma. Io stesso posseggo alcuni libri nei quali si usa questo tipo di formattazione dei dialoghi. Adesso non ricordo i titoli, li ho a casa ma, se proprio qualcuno rischia di perderci il sonno, nei giorni a venire posso andare a controllare.
A scanso di equivoci, ho chiesto tramite msgs privati, anche ad alcuni di voi, chiarimenti in merito, ed ho scoperto (eh eh !!!), con una certa meraviglia, che perfino quelli che nei forum sembravano i crociati delle d eufoniche, non mi hanno dato grandi spiegazioni al riguardo, se non che 'gli è stato detto così da Franco', durante i seminari e nel forum. E allora, ubi maior ...

Veniamo poi alle critiche che ho apprezzato di più.

Citazione:
Questo pezzo non poteva essere un vero dialogo? Non bisogna imporre al lettore il dato di fatto che la scena è buffa, bisogna convincerlo dandogli gli elementi per trovarla buffa o per capire il motivo per cui il personaggio la trova tale da riderne.


No, non poteva, perché a me non interessava, in questo passaggio, sottolineare il carattere della donna, come del resto in tutto il racconto. Tantomeno io voglio convincere il lettore che la scena sia buffa (e, in effetti, non lo è). Per quale motivo il narratore la trova buffa ? Questo è il punto, e qui sono d'accordo con te che bisogna dare gli elementi per spiegare perché il narratore la trova buffa ... ma questi elementi non li ha gia, forse, il lettore ? Non è gia venuto fuori, in buona parte, il carattere decisamente contradditorio, ambiguo, del narratore ? Ripenso a cosa ha scritto rehel :
Citazione:
Piuttosto ho trovato ambiguo il personaggio narrante. Fa e non fa, dice e non dice. Pensa a un giorno particolare, ma subito sostiene che si tratta di un giorno come gli altri


Altra obiezione ricevuta:
Citazione:
io deduco che lei frequenti dei gigolò e non che sia lei a farsi pagare.

Certo, quella frase presa così, estrapolata da tutto il periodo, può essere fraintesa: ma se uno legge tutto, poco prima il narratore promette che si troverà un lavoro così la donna non dovrà più andare con gli uomini a pagamento Cosa altro può voler dire ? Senza considerare il fatto che, ancora qualche riga più su, Alma gli ricorda che è stato lui a ripudiarla, perché all'improvviso non era più d'accordo sul suo lavoro, coi proventi del quale, però, aveva campato anche lui ...

Ribollire non significa necessariamente 'bollire per la seconda volta' . Mai sentita l'espressione 'mi sento ribollire il sangue?' . Piuttosto, ribollire sta a significare, almeno in questo caso, bollire in maniera prolungata, che rendeva meglio l'idea di come entrambi, essendosi lasciati trasportare dalla discussione, non s'erano accorti subito che il caffè era uscito. Di sicuro, quando l'hanno bevuto, avranno assaporato un retrogusto di bruciato.

Citazione:
Ci sono periodi troppo lunghi, come questo con un doppio ma ...
Altri sono inutilmente protratti con delle disastrose e seguite o precedute dalle virgole.
E sono troppi i dissi/disse: alcuni si possono evitare sistemando meglio la sintassi.
Persino i verbi, così coniugati quasi sempre con lo stesso tempo, paiono troppi e pesanti


L'idea di fondo era di rendere anche e soprattutto a livello stilistico, con un periodo pesante, prolisso, pieno di ripetizioni ecc., lo stato d'animo del narratore. Volevo che la complessità del suo carattere, ambiguo, quasi ai limiti della dissociazione schizoide, facesse saltare certi meccanismi linguistici, logici, certi piani spazio - temporali, ecc. Il fatto che ci sia riuscito o meno, ovviamente, è tutto da vedere, anzi, stando ai commenti che leggo, propendo più per l'idea di non aver colto nel segno.
Però, vorrei solo fosse chiaro per tutti che, alla luce di quanto detto, una prosa fluida, lavata nelle acque dell'Arno (magari vicino alla sorgente, visti i tempi), non era ciò di cui avevo bisogno.

Per il resto, che dire ?
Citazione:
fradicie? sopratutto? tuttto?

Gran belle sviste, ed anche al solo pensiero mi ribolle il sangue.
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Franco965



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MessaggioInviato: Gio 05 Gen 2006 12:38    Oggetto: Cita

Fab_lab_99 ha scritto:

Veniamo poi alle critiche che ho apprezzato di più.
Smile
ma allora c’è qualcuno che capisce quello che scrivo nei commenti?
‘arda un po’!
Forse perché non lo fa con gli occhi iniettati di sangue (anche se ribolle!) già a prescindere per il solo fatto che non ci solo frasi da collasso diabetico tipo: “sei uno scrittore magnifico, però... “ e poi giudicano non leggibile solo per via delle stramaledette d (questa lettera una volta mi era simpatica e mettere ED e (!) AD nei temi mi faceva sentire il primo della classe! E le prof non li correggevano, mannaggia a loro!)
Citazione:
Altra obiezione ricevuta:
Citazione:
io deduco che lei frequenti dei gigolò e non che sia lei a farsi pagare.
Certo, quella frase presa così, estrapolata da tutto il periodo, può essere fraintesa: ma se uno legge tutto, ...
Infatti credo che la maggior parte dei lettori scorrano questa frase leggendola esattamente come nelle tue intenzioni. Era più che altro un esempio dei potenziali assestamenti che “potrebbero” essere apportati per rendere più incisiva la narrazione.
Citazione:

L'idea di fondo era di rendere anche e soprattutto a livello stilistico, con un periodo pesante, prolisso, pieno di ripetizioni ecc., lo stato d'animo del narratore. Volevo che la complessità del suo carattere, ambiguo, quasi ai limiti della dissociazione schizoide, facesse saltare certi meccanismi linguistici, logici, certi piani spazio - temporali, ecc. Il fatto che ci sia riuscito o meno, ovviamente, è tutto da vedere, anzi, stando ai commenti che leggo, propendo più per l'idea di non aver colto nel segno.
Però, vorrei solo fosse chiaro per tutti che, alla luce di quanto detto, una prosa fluida, lavata nelle acque dell'Arno (magari vicino alla sorgente, visti i tempi), non era ciò di cui avevo bisogno.
E’ chiaro che se l’autore lo fa di proposito avrà i suoi buoni motivi e se la dovrà vedere solo con l’editore. Come per il pezzo di Alessandra Gallo, si capisce abbastanza bene che si vuol far calzare i panni del personaggio, ma per fare ciò, anche in prima persona, non è necessario costringere il lettore a leggere con quel prurito tipo etichetta della camicia piantata nella settima vertebra cervicale (ho sparato un numero a caso).
Il dialogo può fare questo. Li si fa dire qualcosa in dialetto o li si fa parlare come il jedi di Star Wars, o mischiando le lingue come il frate deforme de “Il nome della rosa”, o gli si può far fare un po’ di confusione con i congiuntivi, ecc., per caratterizzare il personaggio e distinguerlo meglio dagli altri.
Se la prima persona pensa, non si può essere “realisti” più di tanto, altrimenti dovremmo scrivere anche frasi tronche, circonlocuzioni incomprensibili, cattiverie inenarrabili, bestemmie, parolacce e non basterebbe comunque, perché a volte si pensa per immagini e via dicendo.
O si fa questo molto bene, ma molto, oppure ci si limita all’essenziale, scritto comunque con la mano del narratore che “traduce” comprensibilmente per tutti il casino che c’è nella testa di questa persona. Questo non significa battere continuamente sulla spalla del lettore e sussurrargli “ehi, guarda che questo è un tamarro ignorante”, perché questo corrode l’attenzione del lettore, quasi come una madre che chiede continuamente al figlio “hai studiato? Ti sei lavato? Ti sei cambiato le mutande?” ecc., anziché “educarlo” facendogli capire perché è necessario e giusto fare queste cose anche in una prospettiva meno ampia che può essere semplicemente quella di non fare schifo alle ragazze.
Nel caso di questo estratto, mi pare si tratti di un racconto fatto dal protagonista in prima persona a posteriori e non in diretta, o soltanto pensato, ad alta voce o meno. Questo mi pare sia benzina sul fuoco di quanto sopra, per chi si affida alla ”entità dell’autore” che non deve fare la figura del semplice registratore o dell’ambasciator che non porta pena.
Citazione:

Ribollire non significa necessariamente 'bollire per la seconda volta’ . Mai sentita l'espressione 'mi sento ribollire il sangue?' . Piuttosto, ribollire sta a significare, almeno in questo caso, bollire in maniera prolungata, ...
Stavo scherzando!!!
Anche dire “il caffè è venuto” (che andrebbe meglio qui, dato il genere! Very Happy ) non è cosa da Accademia della Crusca, ma è d'uso comune.

Le tue risposte mi fanno pensare che leggendo il resto la bilancia indichi anche al lettore il peso che ti sei prefissato di dare al racconto e non lo dico per cariare il dente che magari prima ho scalfitto involontariamente.
Se ci vediamo ti offrirò io un caffè (e non un caffé Twisted Evil) ri-bollito, ma non ri-stretto! Ciao.


Ultima modifica di Franco965 il Gio 05 Gen 2006 13:00, modificato 1 volta in totale
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