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La "coerenza" nei personaggi.


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HafuKissu



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MessaggioInviato: Mar 12 Lug 2016 13:48    Oggetto: La "coerenza" nei personaggi. Cita

Ok prometto che questo è l'ultimo (per il momento) dei miei quesiti più pressanti.

Dunque... si sa che quando si crea un personaggio esso o essa debbano essere il più possibile "verosimili" mantenendo però una propria "coerenza" interna.

Ovvero...un personaggio positivo avrà solitamente problemi a compiere azioni negative.... e viceversa... almeno nella classica "dicotomia" morale della finzione che esiste da secoli...

C'è però da dire che nella realtà la moralità, i comportamenti, gli atteggiamenti ecc. delle persone spesso non sono affatto "Bianchi" e "Neri"...ma in sfumature di grigio (mi si perdoni l'utilizzo di questa metafora divenuta assai "infamous") che a volte sfociano nel paradosso.

Per dire...Adolf Hitler era sì un personaggio freddo e spietato, capace di ordinare la morte di milioni di persone senza battere ciglio e celebre per comportamenti sessuali feticisti e perversi, però al tempo stesso chi l'aveva conosciuto lo ricorda capace di grande affetto e tenerezza nei confronti dei bambini e dei suoi animali...

Allo stesso tempo personaggi più "positivi" come ad esempio Gandhi non erano esenti da difetti o atteggiamenti che definiremmo "maligni", pur essendo rimasti nella storia per esempi di tolleranza e non-violenza che per certi versi sfiorano le capacità umane (per dire... seguire il precetto "Ama il tuo nemico" è un qualcosa che ti chiede davvero di andare oltre i limiti biologici)


Anche nelle persone comuni possiamo notare atteggiamenti che in termini razionali non hanno logica... per dire....una persona risiedente in un paese è capace di lamentarsi del razzismo che lui o lei subiscono, eppure al contempo non avere remore a mostrare lo stesso atteggiamento nei confronti di qualcun altro.

Insomma... siamo diamanti imperfetti con mille sfaccettature.

Ora... rendere questo in un personaggio fittizio penso sia una bella sfida.

Questo perchè, almeno in base a quanto ho potuto notare, il pubblico tende sempre un pò a voler intendere le cose in queste spaccature nette... e accusa di "mancanza di coerenza" un personaggio che dimostra alcuni di questi "paradossi" così tipici invece nelle persone reali.

Ad esempio...prendiamo un personaggio fondamentalmente positivo ma che, sotto sotto, ha una vena sadica che ogni tanto lascia libera in certi frangenti....tipo quando deve torturare un nemico per ottenere informazioni o altro...

La nostra storia ci ha dato milioni di esempi di persone assolutamente "normali" o comunque "inoffensive" che però in certi frangenti hanno liberato la loro parte più oscura sentendosi però "autorizzati" a farlo.

Diavolo... gran parte dei personaggi a cui tiriamo su statue e che consideriamo "eroi" ha avuto la sua buona share di carognate...

Come si potrebbe rendere un personaggio così senza rischiare una accusa di "incoerenza"?


Chiedo venia se il discorso è venuto un pò confuso XD ma non è un argomento semplice da affrontare attraverso un mezzo "indiretto" come la scrittura su un forum.
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Massimiliano Giri



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MessaggioInviato: Mar 12 Lug 2016 14:16    Oggetto: Cita

I personaggi più riusciti sono quelli con difetti... guarda dottor. House o Dylan Dog. Sono eroi con caratteri difficili eppure funzionano benissimo. Anche House, per esempio, nella sua misantropia, si scopre essere più umano di molti altri senza perdere minimamente coerenza. Comunque, un piccolo consiglio che posso darti è: ispirati a persone che realmente conosci. Tutti conosciamo persone con sfaccettature così interessanti da poter diventare "personaggi" Very Happy
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HafuKissu



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MessaggioInviato: Mar 12 Lug 2016 15:24    Oggetto: Cita

Ehehe bè so che ispirarsi a persone esistenti è da secoli il pane di qualsiasi scrittore che è, prima di tutto, un bravo osservatore. Poi credo che debba anche essere un bravo "attore virtuale"...nel senso che deve saper interpretare personalità che non sono le sue....

Concordo sui difetti...del resto so che una delle cose più viene rimproverata dei personaggi da "Fan Fiction" che oggi spopolano in rete (ma che purtroppo pare che stiano oramai filtrando persino nel "mainstream" di molte opere di successo...almeno a livello commerciale) è quello di essere delle "Mary Sue"...ovvero personaggi "troppo perfetti" (e spesso frutto dei desideri inarrivabili degli autori)
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Kenji



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MessaggioInviato: Mar 12 Lug 2016 15:55    Oggetto: Cita

Prima di tutto, non ti devi porre problemi nel fare domande. Anzi, più sono meglio è: così si sollevano discussioni strapiene di messaggi... e a tutti piace confrontarsi con chi ha in comune questa passione.
Per quel che mi riguarda, è vero che certi romanzi hanno il protagonista completamente positivo e l'antagonista completamente negativo.
Non è un po' noioso e scontato?
Ieri ho visto una puntata di Sea Patrol su RAI Premium e, pur non avendola mai vista, sapevo come sarebbe finita. I buoni vincono e sono felici, i cattivi soffrono e sono puniti e bla, bla, bla...
Io ho letto un racconto di Alan D. Altieri intitolato Certificato Omega. Il protagonista è positivo, è buono, ma non esita a picchiare e uccidere... sempre i cattivi, ovvio.
Io da questo racconto mi sono fatto più cinico nei miei scritti: ai miei personaggi ne faccio fare di cotte e di crude. Però sono i buoni, e fanno del male ai cattivi, oppure perché ricevono ordini.
In un mio romanzo, ci sono degli operatori delle forze speciali che sparano ai cattivi. Questi ultimi, che fanno? Usano come scudi umani donne, vecchi e bambini.
Che fare?
Sulle prime protagonista e commilitoni esitano, ma sono feriti, sono uccisi.
Giunge l'ordine: "Sparate senza scrupoli".
E allora il protagonista spara, pur sentendosi in colpa... ma non per troppo tempo.
Io non ho pubblicato molto rispetto agli frequentatori del forum, mai con Delos Books. Gli altri di sicuro avranno di più da dirti. Questo, comunque, è quel che sostengo.
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HafuKissu



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MessaggioInviato: Mar 12 Lug 2016 16:21    Oggetto: Cita

Ehehe sono d'accordo sul fatto che la dicotomia "Buoni"-"Cattivi" sia decisamente noiosa... però è innegabile che sia un trope che accompagna l'umanità sin dalla notte dei tempi....e che bene o male tende a condizionarci senza che nemmeno ce ne accorgiamo.

Ciò non è necessariamente un male...dipende dalle storie, dai generi, dal tipo di opere. Per dire... tornando a Tolkien non ho problemi se Sauron e gli Orchi sono i "Cattivi" contro gli Umani e Elfi "Buoni" (anche se, a dire la verità, Tolkien fa anche riflettere come nessuna delle razze "positive" sia completamente immune al male... persino gli Hobbit che sono in teoria la razza più pacifica al mondo vengono traviati dall'Anello che penso sia una delle più belle metafore sulla natura del potere mai vista in letteratura)
posso capirlo visto che fa parte di un genere, l'High Fantasy, così codificato.

Al contempo però sono un grande fan di autori ad esempio come Andrej Sapkowski che nel suo "Witcher" tende a dipingere un mondo molto più "moral Grey" dove tutti hanno le loro colpe e i loro scheletri nell'armadio e nessuno può essere definito davvero "Buono" o "Cattivo" in termini assoluti.

La cosa che più per certi versi mi affascina della natura del Male nel mondo reale è come il Male non ammetta mai di esserlo. Crede sempre di essere il bene e i peggiori massacri della nostra storia sono stati compiuti da persone che pensavano di avere tutte le ragioni per farlo. Spesso del resto, questo male nasce da un "ciclo dell'odio" che si autoalimenta e che ha radici nel passato remoto.

Questo lo notiamo tra le persone così come tra le nazioni...nessuno mai vuole passare per il "cattivo"... tutti si tirano la patata bollente a vicenda cercando di negare l'evidenza di difetti che accomunano tutti.

Per dire...ricordo quando scoppiò la polemica a proposito del film "La Caduta: Gli ultimi giorni di Hitler" Ricordo che alcuni, in particolare dalla comunità ebraica, sostennero che "umanizzava" troppo Hitler e i suoi sgherri... insomma non li presentava abbastanza come il "male assoluto"

Ma penso proprio stia qui il punto. Hitler e i nazisti erano umani eccome...e la natura umana è una natura fragile, ipocrita, debole, che è propensa al male perchè è la via più semplice da seguire eppure al tempo stesso non ammette mai di stare scegliendo questa "scorciatoia"

Visto che siamo in vena di consigli letterari su questo tema ti suggerirei di leggerti la novella "Rashomon" di Akutagawa Ryunosuke (da cui Kurosawa Akira trasse il suo celebre film) che penso renda benissimo la meschinità intrinseca della nostra specie.

Comunque grazie per la tua opinione e don't worry anche se hai "pubblicato di meno"...non siamo mica in contesto accademico e il valore di qualcuno non dipende dalla pila di fogli che possiamo porre su una scrivania... ma dal valore delle parole che su quei fogli sono scritte.
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Antonino Fazio



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MessaggioInviato: Mar 12 Lug 2016 18:28    Oggetto: Cita

La questione può essere affrontata in modo un po' diverso, secondo me. Per quanto riguarda la dicotomia buoni-cattivi, se tu fai semplicemente agire un personaggio, senza qualificarlo in nessun modo, è il lettore che dovrà farsi un'idea e decidere se si tratta di un buono, di un cattivo o di uno che non si capisce bene cosa sia.
Uno degli esempi più noti è l'inquisitore Eymerich di Evangelisti. Lui stesso dice di trovarsi dalla parte del bene, ma è un uomo poco incline alla pietà. D'altra parte se la prende per lo più con uomini meschini o potenti privi di scrupoli, perciò il lettore finisce col parteggiare per lui. Ma certo nessun lettore penserà che si tratti di un uomo buono, nel senso comune del termine.


Ultima modifica di Antonino Fazio il Mar 12 Lug 2016 19:39, modificato 1 volta in totale
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HafuKissu



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MessaggioInviato: Mar 12 Lug 2016 18:30    Oggetto: Cita

Antonino Fazio ha scritto:
La questione può essere affronatta in modo un po' diverso, secondo me. Per quanto riguarda la dicotomia buoni-cattivi, se tu fai semplicemente agire un personaggio, senza qualificarlo in nessun modo, è il lettore che dovrà farsi un'idea e decidere se si tratta di un buono, di un cattivo o di uno che non si capisce bene cosa sia.
Uno degli esempi più noti è l'inquisitore Eymerich di Evangelisti. Lui stesso dice di trovarsi dalla parte del bene, ma è un uomo poco incline alla pietà. D'altra parte se la prende per lo più con uomini meschini o potenti privi di scrupoli, perciò il lettore finisce col parteggiare per lui. Ma certo nessun lettore penserà che si tratti di un uomo buono, nel senso comune del termine.


Interessante...penso che dovrò procurarmelo allora.
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Antonino Fazio



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MessaggioInviato: Mar 12 Lug 2016 19:47    Oggetto: Cita

Sì, è un ciclo di una decina di romanzi, usciti con la Mondadori.
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Luca Di Gialleonardo



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MessaggioInviato: Mar 12 Lug 2016 19:54    Oggetto: Cita

Oppure pensa al personaggio di Dexter. È un personaggio per cui il lettore (o lo spettatore, visto che è più famoso come serie tv) parteggia, che viene quasi considerato "buono", ma è un serial killer, con grossi problemi mentali, che compie azioni atroci. Un personaggio che ho davvero apprezzato, seppure nella serie tv, visto che i romanzi devo ancora leggerli (e so essere abbastanza diversi dalla serie tv).
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Kenji



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MessaggioInviato: Mar 12 Lug 2016 20:10    Oggetto: Cita

L'esempio di Antonino mi fa venire in mente una frase che ho studiato per un imminente esame, la quale fa, più o meno: "Tutto comunica. Anche il non parlare, comunica. Sono le azioni, che ci permettono di comunicare".
Detto fra noi, è facile essere didascalici nella vita reale: ci si dice di sé stessi che siamo tutti bravi, teneri, dolci... Ma se poi trattiamo male i più deboli non siamo nulla di tutto questo.
Così nella scrittura è facile descrivere un personaggio in maniera didascalica. Se poi gli si fa fare tutt'altro... questa è incoerenza.
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HafuKissu



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MessaggioInviato: Mar 12 Lug 2016 20:17    Oggetto: Cita

Kenji ha scritto:
L'esempio di Antonino mi fa venire in mente una frase che ho studiato per un imminente esame, la quale fa, più o meno: "Tutto comunica. Anche il non parlare, comunica. Sono le azioni, che ci permettono di comunicare".
Detto fra noi, è facile essere didascalici nella vita reale: ci si dice di sé stessi che siamo tutti bravi, teneri, dolci... Ma se poi trattiamo male i più deboli non siamo nulla di tutto questo.
Così nella scrittura è facile descrivere un personaggio in maniera didascalica. Se poi gli si fa fare tutt'altro... questa è incoerenza.


Dipende...perchè se per l'appunto la "didascalia" è scritta dal personaggio stesso che si definisce in un modo ma poi si comporta in un altro è anche un modo di far risaltare certi suoi difetti intrinsechi...

Specie se creiamo un personaggio che invece di essere un eroe è una sorta di "critica" a un certo tipo di atteggiamenti.

Bè insomma...le combinazioni sono davvero moltissime...
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