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Strade Nascoste


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M.T.



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MessaggioInviato: Lun 19 Gen 2015 12:47    Oggetto: Strade Nascoste Cita

Sui vari store di ebook è a disposizione il primo romanzo che ho scritto, Strade Nascoste. Il suo è stato un cammino lungo, iniziato verso la fine del 2001, e mi ha visto più volte tornare a viaggiare sui suoi sentieri per mettere in atto modifiche e migliorie; dopo aver tentato per anni (dal 2007, quando l'opera è stata terminata) la via dell'editoria tradizionale, ho preso la decisione di fare l'esperienza dell'autopubblicazione, perché ritengo che Strade Nascoste sia pronto per un pubblico più vasto di quello che visitava Le Strade dei Mondi, grazie al quale ho avuto giudizi e commenti che mi hanno permesso di apportare migliorie al lavoro e chiarire le idee su alcuni dubbi. Un contributo che si è andato ad aggiungere alle esperienze di lettura e scrittura maturate negli anni.
Ora ritengo che il mio ruolo con quest’opera sia finito e lascio spazio alla storia e ai suoi personaggi, perché è il loro tempo di essere protagonisti; potrei dilungarmi nel parlare di cosa è e cosa non è Strade Nascoste, ma preferisco, per chi fosse interessato a farsi un'idea del romanzo, far sì che lo faccia da solo, leggendo il primo capitolo che ho messo a disposizione gratuitamente sulla pagina download del mio sito.


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MessaggioInviato: Sab 28 Feb 2015 14:31    Oggetto: Cita

Breve segnalazione per dire che Strade Nascoste è ora anche su Amazon.
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MessaggioInviato: Sab 21 Mar 2015 01:08    Oggetto: Cita

Da lunedì 23 marzo, grazie all’iniziativa di Narcissus, con il quale ho pubblicato la mia opera, Strade Nascoste sarà in biblioteca, dove potrà essere noleggiato gratuitamente.
Il funzionamento è semplice: l’utente si reca in biblioteca e noleggia un ebook scegliendolo tra quelli disponibili. L’ebook viene protetto da uno speciale DRM a tempo che ne consente la lettura per due settimane. Passate queste due settimane, l’utente che ha noleggiato il libro non potrà più accedervi.
Una possibilità quella offerta da Narcissus interessante e importante, perché è un’operazione di valorizzazione delle biblioteche, che potranno continuare a svolgere la loro funzione avvalendosi anche delle tecnologie digitali. A questo va aggiunto che è un modo per l’autore di acquisire maggiore visibilità e per il lettore che, non completamente convinto dell’acquisto dell’ebook di un autore autopubblicato, ma magari curioso, può leggere l’opera gratuitamente.
Quindi, per chi vuole conoscere Strade Nascoste, questo è un modo per farlo senza spendere nulla.
Quindi, per chi vuole leggere Strade Nascoste, questo è un modo per farlo senza spendere nulla.
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MessaggioInviato: Mer 25 Mar 2015 00:42    Oggetto: Cita

Ringraziando Francesco Grimandi per lo spazio concessomi, un'intervista riguardante Strade Nascoste.
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MessaggioInviato: Sab 20 Giu 2015 12:26    Oggetto: Cita

Per chi fosse curioso di sapere cosa si dice del romanzo, ecco la recensione di Giancarlo Chiarenza del blog Sole&Luna.
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MessaggioInviato: Mar 20 Ott 2015 02:06    Oggetto: Cita

Zoo e Strade Nascoste: che cosa hanno in comune?
Sono entrambe opere di narrativa, ma a parte questo non sembra esserci nessun altro nesso, dato che uno è un fantasy, l’altro un thriller e che il romanzo di James Patterson e Michael Ledwidge è conosciuto a livello internazionale (grazie anche alla serie televisiva da esso tratto), mentre Strade Nascoste…beh, non si può dire lo stesso.
Conoscendole invece si può osservare che abbiano un'idea in comune, anche se poi vengono prese strade differenti. Questo non significa che uno abbia copiato dall’altro (Zoo è stato realizzato nel 2012, Strade Nascoste, anche se pubblicato nel 2015, è stato realizzato tra il 2001 e il 2007, ed è praticamente impossibile che un autore affermato a livello internazionale vada a bazzicare su un piccolo sito italiano), ma semplicemente che persone diverse, in luoghi diversi, senza conoscersi, abbiano praticamente nello stesso tempo la stessa idea (cosa più frequente di quanto si possa pensare, ma qui si andrebbero a toccare punti come l’inconscio collettivo e si finirebbe fuori tema).
Qual è questa idea che accomuna le due storie?
Che a un certo punto gli animali comincino ad attaccare senza motivo gli esseri umani e che lo facciano in maniera organizzata e deliberata, premeditata. Gli uomini, fino a un certo momento la specie dominante, si trovano presto braccati, in pericolo, sotto assedio, uccisi. Sembra che gli animali si siano evoluti, abbiano sviluppato un’intelligenza diversa e non ci stiano più a essere in balia degli umani, decisi a dimostrare chi è che comanda.
Che cosa si nasconde dietro questo modo di comportarsi?
L’unica maniera per scoprirlo, in entrambi i casi, è addentrarsi nella lettura.
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MessaggioInviato: Mar 17 Nov 2015 19:04    Oggetto: Cita

Strade Nascoste, con l'approssimarsi del periodo natalizio, dal 16 novembre fino al 31 dicembre è in offerta con lo sconto del 50% su tutti gli store online: quindi, anziché a 1.99 E è possibile acquistarlo a 0.99 E.
Un'occasione in più per chi vuole entrare nel mondo di Asklivion e scoprire la sua storia, i suoi misteri, conoscere Ariarn, Periin, Ghendor, Reinor, Lerida e i compagni che gli si affiancheranno in un viaggio che li porterà a scoprire i mondi nascosti che si celano nella realtà in cui vivono.
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MessaggioInviato: Dom 24 Gen 2016 13:52    Oggetto: Cita

Il maestro dei sogni di Olga Kharitidi è un libro che mi è capitato di trovare e leggere di recente e che racconta l’esperienza della psichiatra russo-americana nella sua iniziazione alla tecnica millenaria degli sciamani uzbeki di Samarcanda, i Guaritori del Sogno. La lettura dell’opera è gradevole e scorrevole, mai pesante, che dà spunti interessanti di riflessione e, se si vuole, anche d’aiuto nella comprensione dei traumi e della loro risoluzione.
Quello che mi ha colpito è il fatto che ci sia un punto in comune con Strade Nascoste; quanto scritto da Olga Kharitidi è qualcosa che esiste da secoli e io, scrivendo qualcosa di simile nella mia opera, non ho scoperto nulla di nuovo. Tuttavia, quando ho scritto quello che ho scritto, non ero a conoscenza di tali concetti e quanto realizzato è stata un’idea, o se si vuole un’intuizione, che ho reputato funzionale alla scena che stavo descrivendo. Non deve sorprendere la cosa, non si è di fronte a nulla d’eccezionale: è già capitato che siano sorte idee senza sapere che esse erano già state pensate e scoperte, vuoi per via dell’inconscio collettivo, vuoi perché magari gli esseri umani sono collegati tra loro da qualcosa d’invisibile e che li connette alle conoscenze esistenti.
Anche se è interessante e importante scoprire come vengono alla luce certe idee, in questo momento l’attenzione viene focalizzata su cosa tale idea trasmette.

Ghendor non fece altre domande sull’argomento, sapendo che non ci sarebbero state risposte: non era ancora venuto il tempo. «C’è una cosa che non capisco ed è legata ai miei timori» disse dopo qualche momento. «Perché la mia paura portava avanti una parte di me che non si riusciva a staccare dall’infanzia? Perché era così ancorata a dove ero nato e ai miei genitori, al timore di non rivederli più? Non ho mai avuto separazioni che potessero creare un trauma tale da generare un’emozione del genere.»
Aliman mise le mani dietro la schiena. «La paura che hai sentito è una parte di tua madre: un trauma che ha lasciato un segno nel suo animo e che inconsciamente ti ha trasmesso alla nascita. Si è dovuta separare molto giovane dai luoghi cui teneva, costretta ad andarsene per lavorare e poter mangiare, stando lontano dai suoi genitori per molto tempo. La paura di non rivederli, di essere abbandonata, le ha lasciato una cicatrice mai guarita. E alla tua nascita è passata a te. Ecco perché vivevi quelle emozioni e non ne capivi bene il motivo.» Si fermò. «Ecco perché nella Rivelazione s’insiste sulla risoluzione dei conflitti interiori: non solo per vivere meglio, ma anche per non correre il rischio di trasmettere ad altri i propri timori, o colpe, come sono chiamate, e far pagare a loro le proprie mancanze.»
«Mia madre mi ha raccontato della sua infanzia, di quanto le è capitato: non può essere stato questo ad avermi condizionato?»
«Ti ha reso il timore a un livello di coscienza più alto, ma non l’ha fatto nascere. Puoi far fatica a crederci, ma è così: fa parte del complesso gioco della vita.»
Strade Nascoste – Capitolo XVII. La foresta di Hestea.

«Nelle storie familiari ci sono tragedie molto più gravi di quanto potreste mai immaginare. Le persone imparano a nasconderle a se stesse e ai loro figli. Giocano a nascondino con gli spiriti del trauma; secondo voi come va a finire? Nella maggior parte dei casi sono le persone a perdere, perché, anche se loro non ricordano, i loro geni – quelle infallibili particelle di memoria – non dimenticano nulla e la ferita resta aperta finché non viene curata.
«Funziona così anche nelle cose più piccole. Poco dopo essere venuti al mondo, nell’archivio della nostra memoria si cominciano ad accumulare ferite, il meccanismo è lo stesso della teoria darwiniana della sopravvivenza del più forte, ma in questo caso viene applicato alle realtà psichiche. Ogni creatura tenta di sopravvivere e questo vale anche per gli spiriti del trauma: devono “nutrirsi”. Hanno sempre fame e si procurano il loro cibo provocando altre ferite. Come spiegate il paradosso per cui le vittime di abusi si trasformano a loro volta nei peggiori carnefici? Sembra illogico, ma per gli spiriti del trauma è assolutamente normale sopravvivere dentro alle vittime di abusi attraverso le loro ferite e nutrirsi ricreando quelle ferite.
Il Maestro dei Sogni. Olga Kharitidi. Oscar Mondadori 2003, pag.56
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MessaggioInviato: Dom 31 Gen 2016 16:07    Oggetto: Cita

I sogni sono sempre stati fonte d’interesse dell’uomo. Fin dall’antichità vengono studiati, analizzati, per cercare di comprendere il messaggio che si nasconde dietro le immagini oniriche. Chi era in grado d’interpretarli era tenuto in gran considerazione, come è mostrato nella Bibbia con Giuseppe che, grazie alla sua capacità, dopo essere stato venduto dai fratelli, in Egitto diviene una delle persone più potenti e rispettate del regno.
Dai sommi sacerdoti e agli sciamani si è giunti agli psicologi, a Freud e Jung, per capire il meccanismo che li genera. Si sa che sono un modo per visualizzare stati interiori, blocchi, paure che coscientemente non si vogliono affrontare o di cui non si ha conoscenza: dubbi, ansie, che durante il periodo di veglia si controllano, ma che saltano fuori dall’inconscio quando le barriere della mente s’abbassano durante il riposo.
Se vogliamo possono essere un modo per conoscere se stessi, per analizzare quelli parti che si cerca d’eludere: un modo per mettersi di fronte a ciò che si cerca di sfuggire. Certo il linguaggio non è diretto, usa una simbologia particolare di cui occorre avere la giusta chiave di lettura; soprattutto occorre andare oltre a ciò che viene mostrato, soffermandosi sulle emozioni che stanno dietro quello che accade nel sogno.
Un ottimo mezzo di conoscenza di se stessi, ma non solo. Gli antichi sapevano che erano molto di più. Sogni premonitori, capaci di mostrare eventi futuri. Sogni capaci di far vedere quello che accade a persone lontane cui si è legati.
Non solo.
Attraverso i sogni si possono raggiungere profondità sconosciute, superare le barriere imposte dal vivere quotidiano, dalla materialità; un modo che mostra come si è collegati all’essenza che permea ogni cosa. Qualcuno lo chiama inconscio collettivo, qualcuno divinità; la realtà è che esiste qualcosa di più grande di quanto si vede e conosce, che ancora è da scoprire. Per questo la simbologia nei sogni, anche per popoli di razze e continenti diversi, è la stessa, mostra gli stessi significati, segno dell’universalità del creato e del giungere dalla stessa origine.
Un mondo di cui si è sfiorato solo la superficie, che ha tanti segreti da mostrare.


Il sole del mattino trovò i viaggiatori intenti a fare colazione, seduti alla base delle colonne dell’imponente costruzione.
«Sai, sei davvero un oratore straordinario» stava dicendo Lerida a Ghendor. «Il tuo modo di descrivere come doveva essere questa zona ha fatto sorgere la sua immagine nella mia mente, tanto da sognarla questa notte» prese a raccontare con enfasi. «Durante il sonno ho visto edifici bianchi come il lastricato, con ampi portici sorretti da colonne di lucido marmo, pieni di lavorazioni. I piedistalli non erano più vuoti: ognuno aveva una statua. Rappresentazioni di saggi, sacerdoti, esseri alati, animali, ma anche scene di vita, capaci di comunicare emozioni pervase da una strana energia. Si trovavano sul sentiero dal quale siamo arrivati, intorno alla piazza, nei giardini: avessi visto com’erano curati e ordinati. Le siepi erano perfette e non c’erano erbacce nelle aiuole. Riuscivo a sentire il loro profumo ed è strano: di solito nei sogni non si percepiscono.» Si fermò a ricordare. «C’era gente dappertutto: nelle case, nelle strade, nella piazza. Gente d'origine diversa, vestita con gli abiti dei propri paesi. Camminavano e parlavano tra loro a proprio agio, non come spesso si vede nelle nostre città dove non ci si cura dell’altro e lo si guarda con sospetto. Anche se non conoscevo nessuno, mi sentivo parte della moltitudine. Non ricordo cosa le persone dicessero, ma erano tutti in armonia: sui loro volti c’era serenità e anch’io la provavo» le s’illuminarono gli occhi. «A un certo punto tra la folla mi è venuto incontro un uomo, uno di quei vecchi saggi dalla lunga veste e dalla barba bianca, e senza dirmi niente mi ha fatto cenno di seguirlo. Era come se gli altri non ci vedessero, come se fossimo invisibili e senza forma. Siamo passati di fronte alle biblioteche fino ad arrivare al tempio; i bassorilievi del frontone erano integri e sopra di essi vi era un sole fatto d’oro che rifletteva la luce. C’era una marea di gente che entrava e usciva, ma non siamo entrati: siamo passati di fianco al recinto argentato e abbiamo superato il tempio. Ci siamo addentrati in una zona verde e abbiamo camminato a lungo; poi sono stata avvolta in una calda luce e mi sono sentita bene.» Sospirò felice. «Era solo un sogno, però sembrava così veritiero.» Si fermò guardando i compagni. «Che cosa c’è?»
Gli altri tre la stavano fissando straniti, scambiandosi occhiate stupite. Ariarn fu il primo a rispondere.
«Ho fatto lo stesso sogno, solo che nel mio c’era una giovane donna a guidarmi.»
«La stessa cosa vale per me: ero guidato da una figura completamente ammantata» disse Reinor. «Cosa inconsueta, ma sembra che siamo stati collegati.»
Ora fu Lerida a rimanere stupita. «Incredibile.» Mormorò. «E tu Ghendor cos’hai visto?»
«La figura che mi guidava era avvolta in un alone luminoso e potevo percepire solamente che era umana: altro non sono riuscito a scorgere.»
I quattro si guardarono a metà tra il divertito e lo stupito.
«Credete che sia stato veramente così questo posto? Abbiamo sognato il passato?» chiese Lerida.
«È un azzardo affermarlo, ma è probabile che sia stato così» disse Reinor. «Secondo gli studi degli atenei, negli oggetti rimane traccia delle esperienze e delle emozioni della gente che vi è venuta a contatto. Più è forte l’emozione e più s’insinua nell’oggetto caricandolo di un certo tipo d’energia che arriva a farsi percepire anche dalle persone normali, influenzandole, facendo provare paura, tristezza, attaccamento, pace, serenità. Questo luogo n’è un esempio: la fede e l'armonia di chi è stato in questi luoghi devono essere stati tali da mantenersi a lungo.»
«Oppure c’è dell’altro» intervenne Ghendor. «Qui davvero un tempo c’era qualcosa di speciale, di superiore e la sua presenza persiste. Forse gli uomini di allora avevano trovato quello che la Rivelazione adesso ci sta mostrando a piccoli passi.»
«Forse sono vere tutte e due le teorie» disse Ariarn. «Ma non abbiamo modo di verificarlo. Sta di fatto che questa notte abbiamo avuto un riposo come non accadeva da tempo.»
Periin passò loro accanto; era la prima volta che lo vedevano da quando si erano svegliati.
«Tu cosa hai sognato?» domandò Lerida.
Lo sguardo che gli videro era uno dei più duri avuti da quando lo conoscevano.
«Mi fa piacere che siate sereni e che le vostre preoccupazioni siano i sogni della notte» disse atono. «Ma vi ricordo che la realtà è ben diversa. Quando avrete finito e vorrete continuare il viaggio, fatemelo sapere» si girò, andando a riprendere lo zaino lasciato tra le colonne.
«Oggi è più di cattivo umore del solito» costatò la mezzelfa.


Strade Nascoste. Capitolo IX. Sogni.
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MessaggioInviato: Sab 27 Feb 2016 18:30    Oggetto: Cita

Il sognare non è mai fine a se stesso: svolge diverse funzioni, influenzate da fattori interni ed esterni. Emozioni ed esperienze vissute durante la giornata, nel passato, ansie, aspettative, timori, vengono rielaborate dalla mente durante il sonno; si può dire che il sogno sia una sorta di guardiano, sia per preservare il sonno (di cui l’uomo ha assolutamente bisogno per il proprio benessere) dal risveglio, sia per supportare la psiche da eventi che l’hanno toccata nel profondo.
Ma dato che le funzioni sono diverse, vanno analizzate una per volta, a cominciare dal sogno come esaudimento di desiderio.
Il desiderio ha valenza sia positiva, sia negativa: può essere la realizzazione di impulsi, voglie che sono state viste come negative e pertanto represse, un tendere verso quelle parti più oscure della propria indole che vogliono essere celate. Insomma, mancanze.
La realizzazione attraverso il sogno è una sorta d’appagamento, di un mezzo per adempiere quanto si vorrebbe ma non si ha il coraggio d’attuare. Tali contenuti (negativi) nell’analisi sono definiti catagogici; mentre quelli che spingono l’uomo a elevarsi, a mirare a ideali, sono definiti anagogici.
E’ sorprendente come i desideri abbiano un raggio d’influenza così grande da toccare molteplici aspetti dell’esistenza, dall’esteriorità all’interiorità, come possano condizionare l’individuo e la sua vita. Non per niente poeti e filosofi di tutti i tempi hanno compreso come nel sogno il desiderio è il padre del pensiero e sia rivelatore di quello che si cela nell’anima; uno specchio capace di mostrare ciò che l’io cosciente non è in grado d’accettare. Mezzo rivelatore di speranze mai pronunciate (o a cui si è rinunciato), di frustrazioni e ossessioni.


Anche mentre camminavano, Ariarn non smise di pensare all’incontro avuto nel sogno.
Era nei pressi della piazza, muovendosi tra aiuole di fiori gialli, rossi e indaco, all’ombra delle fronde degli alberi; la gente attorno a lui discorreva tranquillamente, seduta nelle panche. Un riflesso dorato aveva attirato la sua attenzione. Avviandosi lungo lo spiazzo, non riusciva a smettere di seguire la fluente chioma castana che sgusciava tra la folla. Vedeva sempre di più della figura sfuggente mentre si avvicinava: capelli morbidi che si riversavano sulla pelle scoperta delle spalle come una cascata di miele, accarezzandola dolcemente, sospinti all’indietro da una leggera brezza. Una tunica bianca, ornata da una cintura marrone ai fianchi, aderiva su un corpo aggraziato, seguendo i movimenti sinuosi.
Sentì un tuffo al cuore quando si voltò verso di lui e vide un viso delicato attraversato da una ciocca di capelli spostata dal vento. Con un gesto della mano, la donna se lo scostò dal viso e sorrise. Un sorriso che non avrebbe scordato, capace di scaldarlo come mai era successo.
Con il fiato corto, la vide dirigersi verso di lui e prendergli la mano quando gli fu vicino, reclinando leggermente il capo e mostrando la morbida linea del collo.
«Vieni» gli disse con brio, ridendo divertita alla sua sorpresa. Lo tirò gentilmente presso di sé.
Non oppose resistenza, perso nel guardare il sorriso velato dai capelli che si spostavano sul volto e le rapide occhiate degli occhi grigio-verdi.
Presto gli edifici, la gente, il magnifico tempio, furono alle spalle. Non s’inoltrarono nella foresta, come aveva raccontato Lerida, né francamente ricordava con precisione il paesaggio: aveva il sentore di colline e fiumi che scorrevano accanto, ma la sua attenzione era puntata sulla figura che lo stava guidando.
Il passo rallentò e si trovò a camminare al suo fianco, la mano stretta in quella di lei. I capelli celavano sempre in parte il suo volto, il capo leggermente inclinato a guardare il terreno, ma con le labbra abbozzanti il sorriso, come se fossero sempre pronte a farlo sbocciare. Sentiva la fragranza della sua pelle, il profumo di fiori ed erba che emanava i suoi capelli, come se per tutta la vita non avesse vissuto che all’aria aperta.
Non si ricordò per quanto avessero camminato: avrebbero potuto continuare all’infinito.
A un certo punto la luce cominciò ad avvolgerli e a sostituirsi al paesaggio, fino a essere immersi in un calore benevolo e confortante.
La donna gli si mise davanti prendendogli entrambe le mani, fissando gli occhi nei suoi.
«Riposa ora, combattente» gli disse con voce squillante e suadente in un dolce sussurro.
«Molte sono le battaglie che hai combattuto e altre ti stanno attendendo. Lascia le preoccupazioni e dai riposo al corpo e allo spirito. Persino i più resistenti e temprati possono spezzarsi se non si concedono una pausa» con una mano gli accarezzò la faccia incorniciata dalla barba. «Molte sono le ferite della tua anima e così pesante il fardello che porti senza condividerlo con nessuno, sacrificandoti per gli altri senza chiedere nulla in cambio» una vena di tristezza e malinconia comparve nel suo sguardo. «Non esiste buona azione, generosità che non sia ricompensata. Devi solo aspettare ancora un poco: l’amore vero non cresce ovunque.»
Fece per parlare, ma non ci riuscì, la mano delicata di lei posatisi sulla sua bocca. «Abbi fiducia. Come dici tu, senti che questa è la verità e si avvererà. È una promessa» la luce si fece più intensa, avvolgendola completamente e celandola alla vista. «Ricordati di me: mi rincontrerai e allora sarò con te.»
Si era risvegliato sereno, come se molti pesi gli fossero stati tolti. Il sogno gli aveva lasciato una piacevole sensazione di benessere, sicuro però che con il nuovo giorno sarebbe svanita.
La scoperta del sogno collettivo lo aveva però indotto a ricredersi, convinto che fosse molto di più di quel che gli era apparso al risveglio. Di qualsiasi cosa si trattasse, era sorpreso di come fosse riuscita a mettere a nudo un angolo così segreto della sua anima.
Dopo le esperienze avute con l'ingresso nei Guardiani, era arrivato alla conclusione che avere l’amore di una compagna gli fosse precluso; la possibilità di perdere la persona amata a causa della strada intrapresa l’aveva fatto riflettere a lungo, ma non era stato l'unico elemento ad averlo fatto giungere a quella convinzione. Era diverso dagli altri, era andato lontano in una maniera che non poteva essere raggiunta, compresa e condivisa da nessuno, costringendolo a un'esistenza solitaria.
Il sogno gli aveva dato una visione di speranza e con l'immagine di un sorriso nel cuore avrebbe atteso, perché sentiva che un giorno le cose sarebbero cambiate.
Ma non ancora.
Non ancora.

Strade Nascoste. Capitolo IX. Sogni.
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MessaggioInviato: Dom 17 Apr 2016 13:30    Oggetto: Cita

Tutti i sogni mostrano dei lati di sé, hanno un insegnamento da trasmettere; solitamente sono "criptati", ovvero hanno bisogno di una chiave di lettura per interpretarli. Ma alcuni di essi sono così lucidi e diretti che non occorre rifletterci sopra. E' come trovarsi in una specie di trance che fa raggiungere degli spiriti guida, essenze di un aldilà capaci di dare una conoscenza solitamente bloccata; un sonno in cui si è vigili e attenti, consapevoli di quello che succede.

Il cammino proseguì di buon passo fino a mezzogiorno, quando si fermarono per consumare un frugale pasto al riparo di un gruppetto d’acacie.
Socchiudendo gli occhi, Ghendor fissò i giochi di luce dei dardi solari nell’intreccio di rami e foglie. Era la stessa cosa accaduta in sogno.
Dopo aver girovagato nel luogo risorto, fermandosi a osservare le statue e la gente che passava, s’era incamminato alla volta del tempio, immettendosi nel flusso della corrente umana. Salita la gradinata dell’imponente muraglione, aveva oltrepassato i recinti del tempio, continuando a camminare lungo il perimetro del santuario.
Senza accorgersene si era allontanato dagli altri, fermandosi a rimirare una statua. Il volto incorniciato da una chioma fluente di capelli ondulati, era stato cesellato dando un’espressione penetrante. C’era severità e dolcezza, ma anche forza che si manifestava nelle membra muscolose e aggraziate, dando al corpo un senso d’armonia e grazia che trascendevano dall’aspetto umano; e che quell’essere fosse molto di più lo si poteva capire dalle grandi ali che spuntavano dal dorso. Ali d’aquila per sollevarsi da terra e volare nei cieli, lontano dal mondo conosciuto e dirigersi verso luoghi inesplorati, dove l’uomo non era ancora giunto. La magnifica creatura teneva la mano aperta, il palmo rivolto verso l’esterno, in un gesto che era un invito a unirsi nell’ebbrezza del volo.
Una sottile corda passava sul torace assicurando un lungo corno alla schiena: sembrava essere una delle trombe del giudizio citate in alcuni testi.
Un raggio luminoso lo colpì agli occhi. Per un attimo pensò che fosse il riflesso del sole sulla parte dorata della facciata del tempio; invece l’origine era una fonte luminosa che si trovava su una panca a pochi metri di distanza.
«Salve Messaggero.» La luce parlò e si mosse, come se qualcuno fosse avvolto in essa. «Siediti qui con me.»
Ghendor andò a occupare posto sulla panca.
«E’ una meravigliosa costruzione, non trovi?» La luce parlava tranquillamente, a suo agio. «Un giorno tornerà a essere così.»
«Questo è un sogno?» S'era sentito strano a porre quella domanda.
«Sogno?» Fece divertito l’essere. «Sì, lo è, ma è anche una realtà che è stata e che potrà di nuovo essere, se lo si vorrà.»
«Allora sto sognando il passato e il futuro?»
«Più che sognando si può dire che ti sei svegliato nel sogno.» La creatura rise all’espressione dell’uomo. «Fino a questo momento hai vissuto il sogno delle persone che sono rimaste qui, che hanno lasciato impresso in questo luogo l'ideale in cui più fermamente hanno creduto e che ora sta rivivendo nel vostro sonno. Ma quando si sogna non si è mai protagonisti, non si sceglie come agire, si subisce lo svolgersi del sogno; si è condizionati, come lo si è nella vita dai rapporti con gli altri e l'ambiente. Se tu stessi ancora sognando saresti entrato a pregare nel tempio con gli altri. Ma se tu sei qui significa che non sei più sotto la sua influenza e sei libero di scegliere: quindi sei sveglio. Perciò ti dico che ti sei svegliato all’interno del sogno.»
A Ghendor era parso che si voltasse a guardarlo.
«Non hai capito, ma non importa: non è questo quello che conta. La comprensione verrà da sé.»
«Sono libero di fare quello che voglio: quindi posso decidere di svegliarmi e tornare al presente?» Aveva chiesto titubante Ghendor, nonostante tutto gli sembrasse strano.
«Certo che puoi, ma perché vorresti farlo?» Chiese l’essere luce. «Hai ancora una cosa da fare qui.»
Ghendor aveva dato ragione alla creatura: non voleva ancora tornare alla realtà, ma ne ignorava la ragione. «Che cosa devo fare?»
«Qualcosa che ti aiuterà a compiere la missione.» Disse la creatura. «Imparerai a conoscere di più te stesso. Camminiamo un po’.»
«Come può essermi questo d’aiuto nella ricerca?»
La figura luminosa lo precedeva di qualche passo. «Alcune cose non ti sono chiare, anche se già sei sulla buona strada. Ma stai venendo aiutato e non ci metterai molto a capirlo.»
Si arrestò davanti a una statua di un uomo con entrambe le mani appoggiate sull’elsa di una spada piantata nel terreno; uno scudo era assicurato alle sue spalle.
«Quando un discepolo è pronto compare un maestro.»
Ghendor fissò l’opera. “Questa l’ho già sentita.” Pensò.
«Non solo l’hai già sentita, ma la stai vivendo.» Lo sorprese l’essere luce. «E non sarà difficile, visto che già possiedi delle buone basi: devi solo fare il passo successivo che divide la teoria dalla pratica. La tua mente è aperta e coglie il significato più profondo della Rivelazione. Liberandoti da certi blocchi scoprirai verità ulteriori. Hai bisogno di un po’ di tempo, ma hai la fortuna di avere incontrato chi potrà mostrarti come fare.»
«Ariarn.» Disse il Messaggero.
«Si. Ti può insegnare perché ha già intrapreso questa strada, ma ricorda che sarai tu a doverla percorrere.» Fece una pausa. «Sei molto bravo a insegnare agli altri, ma ricorda che per insegnare veramente bisogna prima saper fare: dovresti ascoltarti quando parli, ti sarebbero molto d’aiuto. »
«Di che cosa ho bisogno?» Ghendor si era sentito come un libro aperto per quella creatura, ma non avvertì disagio.
«Innanzitutto devi eliminare una visione errata di quanto che fai. Non sforzarti solamente di credere, comprendi che può essere veramente così, che ciò che insegni ha dei risvolti pratici, non solo per gli altri, ma anche per te: ci sei vicino, la sfiori, ma non riesci ad afferrarlo. E non ci riesci per un semplice motivo: ti manca convinzione, sottovaluti le tue capacità.»
Ghendor aveva fatto per parlare, ma l’essere aveva continuato. «Ti manca sicurezza e rimani ancorato al passato, non riuscendo a superare certi comportamenti. Tutti hanno delle debolezze; il fatto che tu non le veda, non significa che non ci siano. La sicurezza che cerchi la devi trovare in te stesso, gli altri non te la possono dare: ricordi?»
Ghendor aveva ricordato: erano parole sue. La creatura aveva ragione: era bravo nell’insegnare agli altri a risolvere i loro problemi. Allora perché non riusciva a risolvere i propri?
«Sempre per insicurezza.» Aveva risposto l’essere alla muta domanda. «Tu credi ai Messi Celesti e alla Rivelazione. Credi anche in te stesso. Ti accorgerai che è la medesima cosa.»
L’essere stava facendo il cammino a ritroso fatto per arrivare al tempio.
«Non esiste uomo che non abbia paura. Ma non è da tutti superarla e non può essere eliminata: ma limitata e impedire che blocchi, sì. Perché è questo che fa: impedisce di agire e crescere. Dovrai superarla per riuscire nella missione e potrai farlo solo se avrai sicurezza in te perché come in ogni uomo c’è molto più di quello che si vede. »
Erano arrivati all’ingresso della zona del santuario, davanti al piedistallo su cui era situata l’iscrizione letta.
«Perché non c’è nessuna statua?» Chiese Ghendor.
L’essere luce fissò la costruzione di pietra. «Perché non c’è opera di pietra o di altro materiale che possa rappresentare qualcosa di ampio e multiforme come l’anima. Il messaggio che si vuole trasmettere è conoscere quanto legata a essa, anche le parti più oscure, per farle diventare luce.»
A Ghendor parve che alzasse un braccio per indicare il piedistallo.
«Lo spazio è lasciato vuoto perché ognuno veda se stesso e comprenda che la crescita è senza limiti.»
Il Messaggero guardò verso i piedistalli che adornavano il sentiero. «Quelle statue invece sono state create per rappresentare singolarmente ogni lato del carattere umano, per frammentare l'intero dell'anima e rendere perciò più facile la sua comprensione, giusto?»
«E’ così: parti del sé che insieme formano l’uomo, come i colori formano la luce bianca.» L’essere si avviò verso le gradinate. «Il nostro tempo qui è ora concluso, ma ci rincontreremo. Potrei dire che ci vedremo sempre, ma ancora non capiresti.»
«Tu sei un Messo Celeste?»
L’essere luce rise. «Un giorno vedrai.» Continuò a scendere gli scalini. «Rammenta queste parole: andrai lontano, dove molti non hanno osato arrivare e dalle tue azioni scaturirà un gran bene. Molti avranno salva la vita grazie a te. Non sentirti fuori posto perché non appartieni alla mentalità di questo mondo; non aver paura di giudicarlo perché solo vedendo dove sbaglia potrai cambiarlo. E lo farai con la tua vita, seguendo la strada che già percorri: altri ti seguiranno perché rivelerai la verità.» Ormai era nel prato. «Non si affidano compiti a chi non è in grado di portarli a termine. Molti credono in te: credici anche tu.»
Ghendor avrebbe voluto fare altre domande, ma la luce si fece più intensa fino ad avvolgere tutto e a farlo svegliare.
Rifletté sulle parole del sogno: erano cose che già sapeva. Sentirle dire da un altro però era diverso: era come essersi liberato di un peso, sentendosi più libero e leggero.
Forse era venuto il momento di cambiare. Cosa aveva da perdere se poteva migliorare?
Con una nuova fiducia riprese il cammino insieme agli altri.




Strade Nascoste. Capitolo IX. Sogni.
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MessaggioInviato: Gio 12 Gen 2017 13:50    Oggetto: Cita

Platone rifiutava l’idea che l’arte avesse l’unico scopo di generare piacere, perché riteneva che dovesse trasmettere valori e virtù, che dovesse educare e insegnare. L’arte è per sua natura una copia e una copia è sempre imperfetta, in essa è presente qualcosa d’illusorio, una minima distorsione della realtà. Secondo Platone, un artista è sostanzialmente un bugiardo; la sua avversione era soprattutto verso la poesia, secondo il quale era limitata a offrire opinioni e sentimenti destinati a finire. Per lui fare poesia era finire nelle mani della musa corrotta.
Se accetterai la Musa corrotta della poesia lirica o epica, nella tua città regneranno il piacere e il dolore anziché la legge e la ragione, scrive nella sua opera Repubblica. Amava i miti purché fossero intesi come insegnamento morale, ma era nemico dei mitografi perché inventori di mondi falsi.
In questo modo di pensare si può vedere uno scontro tra ragione e sentimento, tra razionalità e intuizione. Un modo di pensare imperniato sulle regole e che avversa ciò che non sottostà a esse, proprio come fa l’arte, perché l’arte è tante cose, soprattutto libertà d’espressione. In tutti i modi, l’arte è comunicazione, perché trasmette qualcosa a chi ne è spettatore: possono essere insegnamenti, emozioni, esperienze e tutto può essere arricchente per l’individuo.
Si può non essere d’accordo, dato che è limitante, con il pensiero di Platone che vede un certo modo di fare arte come negativo, ma va riconosciuto che la considerazione che lui aveva sull’usare l’arte come fonte di educazione e insegnamento fosse giusta. Una realtà che ho voluto utilizzare nella realizzazione di Strade Nascoste, volume appartenente a Storie di Asklivion.



Viaggiarono spediti, la stagione primaverile con i suoi canti e i suoi colori che permeavano ogni spazio; in cielo le nuvole si rincorrevano simili ora ad animali, ora a montagne.
Il cammino piegò a nord-ovest, come detto da Ariarn: avrebbero attraversato la piana sopra la Cordigliera di Nekton, spingendosi verso il Muro delle Lame, fino ad arrivare alla foresta di Hestea, proseguendo poi a ovest fino a giungere a Ronaan.
Per tre giorni camminarono nella pianura, circondati solamente da distese d’erba; al quarto giorno la morfologia del terreno mutò, sorsero declivi, le foreste riempirono gli spazi. Il paesaggio si arricchì della presenza di un fiume e dei suoi piccoli affluenti, il cielo blu e le nubi bianche che si riflettevano sulla superficie di un gran lago attorniato da selve di conifere.
All’ottavo giorno una fitta nebbia calò su tutta la zona. Persino per Periin divenne difficile orientarsi in quel mare bianco. Per due giorni le grigie condizioni atmosferiche persistettero prima di lasciare di nuovo posto al sole. I cinque si ritrovarono immersi in una vasta vallata di boschetti, circondata da basse montagne intercalate da passaggi che portavano alla pianura circostante.
«Abbiamo piegato troppo a nord rispetto al percorso» disse Periin. «Rimedieremo adesso dirigendoci più a ovest.»
La comparsa di uno squadrato pezzo di marmo in mezzo all’erba, seguito dopo pochi passi da un altro, li colse di sorpresa. Qualche metro ancora e si ritrovarono a camminare su un lastricato bianco, che si snodava sinuoso costeggiando i verdi boschetti della vallata. Piedistalli diroccati sorgevano in prossimità delle svolte del sentiero.
Il viale lastricato, accompagnato dal profumo di fiori di campo, arrivò a una scalinata: i resti di bianche mura mostravano il perimetro di ciò che era stato un ampio e vasto complesso architettonico. Della grandiosità di un tempo rimaneva solo macerie coperte da edere.
Era un luogo abbandonato, ma vi aleggiava un’atmosfera di pace, come se la presenza di quanto era stato non se ne fosse andata, continuando a permearlo.
La curiosità e il fascino del luogo fecero salire gli scalini scheggiati. I pilastri, un tempo sostegno ai cancelli d’ingresso, splendevano nel loro candore; i resti dell’arco che univa le due colonne erano sparsi nello spiazzo che si estendeva davanti ai cinque.
Guardandosi intorno come bambini in una casa nuova, arrivarono di fronte a un piedistallo alto due metri, dall’ampia base, l’attenzione attirata dalla placca metallica posta sulla sua facciata: i rampicanti non erano saliti sulla sua superficie, risparmiata dalla ruggine e dal trascorrere delle stagioni; solo una leggera patina oscurava la brillantezza della lastra, lasciando leggibili i simboli che vi erano incisi.
Ghendor lasciò scivolare le dita sulle linee elaborate, osservandole attentamente.
«Riesci a capire cosa c’è scritto?» chiese Reinor.
Il Messaggero continuò a fissare le lettere. «È una lingua antica, di cui sono rimaste poche tracce: proverò a tradurla, ma ho bisogno di qualche minuto per farlo.»
Mentre il Messaggero era intento a tradurre l’antico testo, i restanti quattro si guardarono attorno.
«Cosa sarà mai sorto in questo luogo sperduto?» domandò Periin passando accanto ad Ariarn.
«Un santuario» giunse la voce di Ghendor alle loro spalle. «Lo rivela la scritta sulla placca.»
«Apparteneva all’Ordine?» chiese Ariarn.
Il Messaggero si fece meditabondo. «Non lo so. Non ci sono riferimenti all’Ordine, anche se in quanto scritto si avverte la presenza dello spirito della Rivelazione. O forse si tratta di una mia interpretazione: non ci sono segni o riferimenti che confutino la mia sensazione.»
«Cosa dice l’iscrizione?» Lerida gli si fece vicina.
«La mia non è una traduzione precisa, ma il significato è questo:



Benvenuto amico in questo sacro terreno
Qui troverai per il corpo riposo e per il cuore ristoro
Lascia ogni preoccupazione e fardello sulla strada percorsa
A nulla giovano allo spirito
Lascia che sia libero e leggero di andare a cercare se stesso
E una volta trovatolo, vivrai in pienezza
È quanto incontrerai una volta qui giunto



Un posto per quietare le tue ansie e quelle del mondo
Perché nel silenzio tu possa percorrere il varco che è la tua anima, l’immagine del tuo essere
E vedendola tu l’ami e la desideri maggiormente
Perché tu possa crescere ed essere quello che sei e puoi essere
Nella serenità di questo luogo tu possa rispecchiarti in essa
E capire che è un tutt’uno con te
E che è più grande di te perché non viene dal luogo del tuo corpo



Ti è donato gratuitamente, senza pegno
Per farti guardare dove stai andando e scegliere meglio la via
Non essere turbato dai turbamenti interiori, avviso di cambiamento.
Sono come diluvio che spazza via l’inutile e fa emergere l’importante
Per farti essere un uomo nuovo, migliore del vecchio
Sii saggio con quanto donato, usalo nel modo giusto
Desidera, ma non bramare, perché una fiamma peggiore del fuoco non ti consumi



Qui amico non troverai maestri, ma fratelli, esseri come te
Con gli stessi intenti, la stessa spinta, disposti a fare il tuo stesso percorso
Non troverai avversari da superare né nemici da combattere
Non esistono qui, dimorano solo nel tuo cuore
Sei tu l’unico avversario da superare, sei tu il nemico da sconfiggere
Armato inutilmente di vecchi e logori atteggiamenti e abitudini
Cammina leggero, privo di pesi



Segui il tuo cuore, le tue intuizioni
Non credere che siano le cose o gli altri a poterti dare quello che cerchi
Questo non è in loro potere
Non possono darti quello che hai già e che devi solo scoprire
Moderazione ed equilibrio siano il tuo motto e anche compassione
Mai il tuo pugno per punire e la tua bocca per sentenziare
Lascia queste cose del mondo a chi non ricerca la vita



Presta attenzione a quanto ti è attorno
Impara dalla natura, dagli animali, dalle stelle, dalla luna e dal sole
Dal vento, dall’acqua, dal fuoco e da quanto esiste
Ascolta le loro voci, ascolta il loro spirito
Perché portino seme fertile in te
Comprendi la parola che più che sentire percepisci e diventalo tu stesso
Per te e per gli altri, perché così il mondo diventi armonia




«Questo è quanto» concluse Ghendor
«È stupendo!» esclamò Lerida assorta dalle parole.
«Sì, è molto bello» convenne il Messaggero.
Periin sbuffò. «Ora che vi siete trovati d’accordo sulla sua bellezza, possiamo andare? Avremmo fretta e molta strada ancora da fare.»
Ripresero a inoltrarsi nei ruderi, passando accanto ai resti di muri e giardini, dove panche e tavole scolpite erano ricoperte da muschio. Superati i gruppetti d’alberi che affiancavano l’ingresso, si ritrovarono in una vera e propria cittadella; la natura si stava riappropriando di quanto era suo, ma l’impronta di chi era vissuto in quei luoghi era ancora evidente.
«Dev’essere stato splendido quando la gente viveva qui» disse Lerida. «Sarei curiosa di sapere com’era questo luogo quando era intatto.»
«Sarebbe interessante avere il tempo di studiare questi reperti: dall’antichità si rivelano cose sorprendenti, pezzi mancanti della storia che permettono di capire meglio il presente» disse Ghendor camminandole accanto. «Secondo studi archeologici, le zone dei santuari avevano una disposizione predefinita. Vicino ai cancelli si trovavano le sale per dare accoglienza ai pellegrini; accanto a esse erano situati gli edifici del personale che si occupava dei servizi per persone e strutture» si voltò a guardare indietro. «Il grande spiazzo appena superato era la piazza dove la gente s’incontrava per discutere e rilassarsi all’ombra delle piante. Nei nostri tempi non si usa quasi più, ma nell’antichità non c’era solo la parola e la scrittura per insegnare la morale, l’etica o altro: erano usati quadri, melodie, rappresentazioni teatrali. I piedistalli che abbiamo incontrato erano supporti di statue: aiutavano le persone a riflettere e a capire meglio quello che erano venuti a cercare in questo luogo. Non so se sei stata a Nhal: nel tempio della città c’è un antico dipinto che ha la stessa funzione. Questa metodologia non è stata portata avanti e si può affermare che rispetto al passato abbiamo fatto un passo indietro. Quel periodo può essere ritenuto un’età dell’oro, una fonte immensa di saggezza, dove da tutto si poteva imparare qualcosa; gli artisti in quell’epoca avevano gran rinomanza e un certo peso anche nell’insegnare.»

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MessaggioInviato: Mer 03 Mag 2017 00:50    Oggetto: Cita

La cultura dell’antica Grecia è affascinante, oltre che ricca, e ha dato un contributo notevole ad architettura, scultura, pittura, tragedia, commedia, filosofia, mitologia, politica. Un’influenza che si è fatta sentire non solo per quanto riguarda il passato, ma anche nel presente, basta vedere quanto i miti su dei ed eroi hanno contribuito negli studi di psicologia; per chi segue il genere fantastico, non possono essere sfuggite le opere letterarie di Rick Riordan dedicate a Percy Jackson o i film che hanno visto come protagonisti Perseo (Scontro tra Titani e La furia dei titani), Teseo (Minotaur), Ercole (Hercules: Il Guerriero e Hercules. La leggenda ha inizio) (questo per citare solo le pellicole più recenti).
Personalmente il mondo dell’antica Grecia mi ha colpito e affascinato fin da quando l’ho conosciuto ai tempi delle elementari. Inutile dire che da bambino quello che mi coinvolgeva di più erano le storie degli eroi e degli dei: come non farsi prendere dalle scappatelle di Zeus, dalle imprese di Ercole, Teseo e Perseo, dalla guerra di Troia, dal lungo viaggio di Ulisse. Per non parlare delle guerre con i Persiani, delle strategie usate per fermarli, degli atti di eroismo (basti pensare a Leonida) e di come i greci riuscirono a fermare una forza numericamente superiore alla loro. Crescendo ho saputo poi apprezzare la filosofia, il teatro, elementi che richiedono più tempo, sono meno immediati specie per un bambino; l’architettura, come i miti, mi ha invece preso fin da subito. Nelle linee delle statue, delle colonne e dei capitelli di templi e palazzi, c’è qualcosa che mi ha sempre colpito: sicuramente c’è bellezza, grandezza, ma anche qualcosa che comunica a livello inconscio, che fa riecheggiare di cose che vanno oltre il conosciuto, che sanno di epicità, di scoperta, di mistero. Non posso non pensare alla magnifica Acropoli di Atene, con il Partenone, l’Eretteo, i Propilei, il tempio di Atena Nike; è stata proprio la bellezza di questo luogo, la sua grandezza, il suo essere simbolo di una cultura ricca di saggezza e sapienza, che mi ha ispirato nel creare l’antico luogo dove Ariarn, Periin, Reinor, Ghendor e Lerida giungono nel loro lungo viaggio alla scoperta di che cosa sta colpendo le regioni da dove provengono. Un luogo che lascerà un segno importante sia in loro, sia nelle vicende della storia.
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MessaggioInviato: Mar 03 Ott 2017 01:43    Oggetto: Cita

Per tutto il mese di ottobre Strade Nascoste, L’Ultimo Potere, L’Ultimo Demone e Jonathan Livingston e il Vangelo saranno in promozione sugli store con uno sconto del 50%, ovvero potranno essere acquistati a 0.99 E anziché 1.99 E.
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MessaggioInviato: Sab 23 Dic 2017 02:50    Oggetto: Cita

Dal 23 dicembre al 6 gennaio Strade Nascoste, L'Ultimo Potere, L’Ultimo Demone, Jonathan Livingston e il Vangelo saranno in promozione sui vari store con uno sconto del 50 % (ovvero saranno in vendita a 0.99 E).
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