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Racconto Canto alle stelle - Narrativa


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Ainu



Registrato: 18-09-2014 21:55
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MessaggioInviato: Lun 06 Ott 2014 18:28    Oggetto: Racconto Canto alle stelle - Narrativa Cita

Salve a tutti, spero di aver ben inteso le indicazioni nel regolamento. Posto questo breve racconto. Grazie per ogni indicazione che vorrete darmi.


La terra era umida e il suo odore ricco di vita si univa a quello dell'erba tagliata. Una madre camminava mano nella mano con la figlia, risalivano la collina, in cima gli anziani stavano allestendo un grande falò.
La figlia si muoveva silenziosa, osservava il cielo terso e cercava di non bagnare il vestito nuovo.
-Questi sono i nostri anziani, loro sono i custodi della nostra storia, sii rispettosa verso di loro.-
Alcune coperte erano state sistemate intorno al falò, formavano un cerchio. Un secondo anello venne formato da sedie improvvisate. Chi arrivava si recava da tre uomini, portava loro una ciotola oppure un sacchetto quindi ricevevano il permesso di sedere; la madre attese il proprio turno, insieme con la figlia si avvicinò al più anziano dei tre, dalla borsa estrasse un involucro e lo porse all'anziano.
L'anziano ammirò per lungo tempo il lavoro della madre, poi con il consenso degli altri due indicò il posto alla propria sinistra. Entrambe si sedettero, una di fianco all'altra.
-Questo è un grande onore, il dono che abbiamo portato è piaciuto.-
-Cosa ne sarà della nostra coperta?-
-Verrà portata in dono ad una famiglia che ne avrà bisogno-
-Mamma, perchè non ci sono bambini?-
-Non tutti i giovani possono ascoltare i canti e le leggende. Per te è stata fatta un'eccezione. Ora resta in silenzio e ascolta-
Gli ultimi raggi del sole stavano lentamente scomparendo dal cielo lasciando una scia di colori, il crepuscolo accompagnava gli ultimi preparativi. Vennero gettati nel fuoco altri ciocchi di legno, le fiamme si alzarono verso il cielo e le scintille volarono nell'aria.
La notte calò intorno a loro, il cielo era terso, le stelle avevano già intonato il loro canto. In lontananza si udiva il richiamo dei coyote.
Gli anziani si sedettero su dei sgabelli di legno intagliati, alla loro destra avevano lasciato vacante un posto.
-Questa è la prima notte di luna nuova, come è nostro costume in questa notte cantiamo le antiche leggende, affinchè la storia non sia dimenticata, affinchè i giovani imparino. Io sono Piccolo Lupo e questa sera vi parlerò del canto alle stelle e alla luna-
Piccolo Lupo lanciò una manciata d'erbe nel fuoco, un fumo denso e sottile si innalzò verso il cielo.
Madre e figlia guardarono le spirali grigie scomparire nell'aria. Un bisbiglio si propagò tra i presenti, accanto a Piccolo Lupo aveva fatto la sua comparsa un lupo vero in carne ed ossa. Il manto era grigio come le nuvole cariche di pioggia mentre i suoi occhi erano chiari come il ghiaccio. Piccolo Lupo sorrise al lupo come se fosse un vecchio amico.
La madre disse alla figlia -Il grande spirito ci ascolta- la figlia annuì, ma era troppo concentrata nell'amirare quell'animale che aveva visto sempre e solo nei suoi libri, avrebbe voluto accarezzare quel pelo e sentirne la consistenza sotto le dita.
Piccolo Lupo si schiarì la voce e si alzò, per permettere a tutti di vederlo
-Questa sera ricorderemo il sacrificio di una madre e di una figlia, ricorderemo di un periodo antico in cui non c'era l'abbondanza che abbiamo oggi. Ricordate e pregate, affinchè quei giorni non si presentino ancora. Le guerre proliferavano nella vana speranza di conquistare cibo ed acqua. Gli amici divennero nemici, persino nella propria famiglia si insinuò il tradimento.
Fu un periodo di oscurità, la speranza cedette il posto alla disperazione e al sospetto, l'amore fu dimenticato in favore dell'odio.
Sulle rive di un fiume, in una notte limpida come questa, una giovane donna guardava la terra arida intorno a sè, tra le sue braccia giaceva la figlia. La fame e la sete avevano debilitato la bambina, ed ora stava morendo.
La quiete di quella notte venne interrotta dal canto della giovane donna, ella cullava sua figlia, sapeva che presto il suo spirito avrebbe abbandonato quel giovane corpo. Il dolore e l'amore erano la musica che accompagnava la sua diperata preghiera: Grande Spirito, la tua voce è nel vento, tu nutri ogni forma di vita nel mondo, ti prego ascoltami! In questa notte, sono qui con il mio sangue e la mia carne, mi mostro nel mio dolore a Nonna Luna. Oh! Grande Spirito, non so cosa abbiamo fatto per farti adirare, sono solo una madre che vede la propria figlia lasciare queste terre prima ancora che possa averle calpestate. Nonna Luna, intercedi per me, ti offro la mia vita e quella della mia bambina, affinchè nessun'altra madre debba soffrire come me ora.
Il Grande Spirito è sempre stato giusto. Quella notte inviò un messaggero, un lupo dal manto d'argento che parlò alla donna.
Donna il tuo dolore e quello della tua bambina sono doni degni. Nonna Luna vi accoglierà in cielo, così potrete restare sempre insieme. Non temere le tue sofferenze sono terminate e con esse quelle del tuo popolo. Che il tuo sacrificio non venga mai dimenticato.
In ogni notte limpida come questa, alzando gli occhi al cielo, possiamo vedere la Grande Orsa con la sua Piccola Orsa, illuminare il nostro cammino. Il dolore di una madre e di una figlia hanno salvato un'intero popolo. Questa sera noi ricordiamo, questa sera noi onoriamo quel sacrificio.-
Piccolo Lupo si sedette, il lupo che fino a poco prima era seduto ai suoi piedi era scomparso.
La madre strinse la mano a sua figlia, la quale la guardò.
-Ho capito mamma, sai stavo origliando quando il dottore ti ha detto che la chemio non funzionava. Vuol dire che farò come Piccola Orsa, ti aspetterò tra le stelle.-
La figlia si strinse alla madre cercando di infonderle coraggio.
-Sono così orgogliosa di te, sei degna del tuo nome e io sarò degna del mio. Un giorno noi due staremo di nuovo insieme ed illumineremo la terra con la nostra luce-
La luna era alta nel cielo stellato, del grande falò erano rimaste soltanto le braci, quasi tutti erano ritornati alle proprie case, soltanto i tre anziani erano rimasti.
Piccolo Lupo prese il fagotto che gli era stato donato, era una coperta patchwork al centro della quale c'era una foto che ritraeva una bambina dai lunghi capelli corvini ridere di gusto.
-E' un vero peccato che Grande Orsa Bianca debba dire addio a sua figlia così presto, non è possibile che i dottori si siano sbagliati?-
-No, Piccola Orsa presto non sarà più con noi. I genitori non dovrebbero mai sopravvivere ai propri figli. Purtroppo non ci è dato di scegliere. -
_________________
Maddalena Cafaro
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