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SCRIVERE NARRATIVA 2: IL PUNTO DI VISTA


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Kenji



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MessaggioInviato: Mar 19 Lug 2016 15:46    Oggetto: Cita

Ho già un quesito, ti spiego: settimane fa ho fatto editare un mio incipit da Franco Forte. Protagonista dello scritto, Mario Rossi, mercenario originario di Pavia. Il PdV è del protagonista ed è tutto narrato in terza persona. Premesso questo, scrivo "Mario disse...", "Rossi fece...". Benissimo fin qua. Poi, invece di ripetere sempre "Mario" e "Rossi", scrivo "L'italiano disse" oppure "Il pavese fece...". Ebbene Franco Forte ha detto che queste due ultime opzioni sono un errore: violo il PdV. Ma il perché non l'ho capito! Non gliel'ho chiesto perché, immagino, riceve tanti messaggi. Così, per capire, ho comprato il tuo libro. Fino ad ora ho letto solo due capitoli, negli ultimi giorni mi sono fermato perché mi sono concentrato su un esame. Ma che, se continuo a leggere il tuo eBook capirò il motivo dell'errore? Oppure, tanto per tagliare la testa al toro, mi risponderai qui sul forum?
Un'ultima cosa: il protagonista non si chiama Mario Rossi. Si chiama in un altro modo, ma preferisco non riportarlo sul forum. Top secret.
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Antonino Fazio



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MessaggioInviato: Mar 19 Lug 2016 18:15    Oggetto: Cita

Se continui a leggere il testo di Marco sicuramente ti sarà chiaro. Nel frattempo, visto che Marco non è in linea al momento, provo a dirti qualcosa io. Sicuramente lui poi ti darà la sua risposta.
Per cogliere la differenza tra l'uso del nome o del cognome e l'uso di altre locuzioni che si riferiscono al personaggio di cui si usa il PdV, bisogna pensare che usare il PdV di Mario Rossi (in ipotesi) significa che, se si scrivesse in prima persona, si userebbe sempre e soltanto il pronome "Io" (che è un "deittico": chiunque lo usi fa riferimento a se stesso).
Quando si scrive in terza persona non si può usare il pronome "Io", perciò si usa il nome (o il cognome) che il pronome sostituisce (è questa infatti la funzione di un pronome: stare al posto di un nome). Qualunque altro modo di fare riferimento a un personaggio è indiretto, perciò rimanda immediatamente a un personaggio diverso da Mario Rossi (o direttamente al narratore esterno) cioè a chiunque sappia (a parte lui stesso) che lui è un italiano di Pavia. Ecco perché così esci dal PdV di Mario.
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Mar 19 Lug 2016 19:14    Oggetto: Cita

Stavo per risponderti io, ma Antonino, dinanzi alla cui preparazione mi inchino Embarassed, mi ha preceduto.
In effetti potresti usare gli appellativi(il Corso, il lombardo etc) solo se usassi il narratore onniscente. E anche in questo caso... cum grano salis. Ma la terza persona col PdV del personaggio che parla e che ne è titolare, non consente l'uso di altre forme.
La spiegazione di Antonino è perfetta.
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Salvo Andrea Figura
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Kenji



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 00:07    Oggetto: Cita

Antonino, Salvo, vanno bene tutte e due le spiegazioni. Penso che, a questo punto, dovrò mettermi di buona lena nel capirli fino in fondo. Adesso è notte... meglio domani mattina.
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Marco P. Massai



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 07:09    Oggetto: Cita

Scusa il ritardo!
Scegliere il PdV di un personaggio è legare noi lettori a quel personaggio, narrarlo in terza persona è metterci al suo fianco, renderlo "nostro amico". Quando parli di un amico, quando pensi a un amico, lo pensi come Mario. Lo puoi pensare anche come Rossi (i miei amici, per esempio, mi chiamano spesso per cognome dai tempi delle superiori). Ma non pensi mai a un tuo amico come a "l'italiano", o "l'impiegato delle poste". Nella tua testa le figure familiari hanno un nome e un cognome, non una locuzione identificativa. Ecco, per il lettore è lo stesso col tuo protagonista: se glielo fai conoscere, se lo segui per tutto il racconto chiamandolo per nome e a un certo punto lo chiami "L'italiano", nella testa del lettore qualcosa stona, perché lo allontani improvvisamente dalla "distanza narrativa" che hai scelto.
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Antonino Fazio



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 07:37    Oggetto: Cita

Magnifica, la spiegazione di Marco! Very Happy
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supergum



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 09:27    Oggetto: Cita

Ciao a tutti,
ammetto di avere un dubbio al riguardo.
Se al lettore viene presentato come personaggio il maresciallo Rossi dell'Arma dei Carabinieri, a me sembra di aver notato in più di un racconto (anche tra quelli pubblicati) l'uso intercambiabile dei pronomi.
Cioè "disse Rossi", "disse il maresciallo" o "disse il carabiniere" mi sembrano tutte e tre corrette e non mi pare che generino dubbi o distanza nel lettore.
Dove sbaglio? Very Happy
Grazie in anticipo per l'attenzione e buona giornata.
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Nessun tramonto sul mare, scogliera a picco o lussureggiante foresta potrà mai eguagliare la maestosa bellezza di un bonifico in entrata.
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HafuKissu



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 09:55    Oggetto: Cita

Marco P. Massai ha scritto:
Scusa il ritardo!
Scegliere il PdV di un personaggio è legare noi lettori a quel personaggio, narrarlo in terza persona è metterci al suo fianco, renderlo "nostro amico". Quando parli di un amico, quando pensi a un amico, lo pensi come Mario. Lo puoi pensare anche come Rossi (i miei amici, per esempio, mi chiamano spesso per cognome dai tempi delle superiori). Ma non pensi mai a un tuo amico come a "l'italiano", o "l'impiegato delle poste". Nella tua testa le figure familiari hanno un nome e un cognome, non una locuzione identificativa. Ecco, per il lettore è lo stesso col tuo protagonista: se glielo fai conoscere, se lo segui per tutto il racconto chiamandolo per nome e a un certo punto lo chiami "L'italiano", nella testa del lettore qualcosa stona, perché lo allontani improvvisamente dalla "distanza narrativa" che hai scelto.


Ehehe assomiglia molto a quei termini che usavano nei testi storici di cinquant'anni fa dove sentivi i personaggi essere definiti "L'Arpinate".."Il Borgia"..
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"Il giovane virgulto appena sbocciato e lo stelo che inizia ad avvizzire sono erbe dello stesso campo. Giunto l'Autunno.. nessuno dei due verrà risparmiato"
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Luca Di Gialleonardo



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 10:00    Oggetto: Cita

Ti hanno già risposto gli altri, quindi ho poco da aggiungere. Io di solito cerco anche di differenziare il modo in cui chiamo gli altri personaggi in base a chi porta il punto di vista in quel momento.
Esempio. Alfio Abba e Berto Bobbo sono due personaggi molto amici. Se scrivo con il punto di vista di Alfio, quando nomino Berto cerco di usare sempre il suo nome di battesimo, perché è così che Alfio chiama l'amico.
Carlo Cocco, invece, non conosce Berto. Se scrivo dal pdv di Carlo, evito di nominare Berto con il suo nome di battesimo, ma tendo a usare Bobbo o il signor Bobbo e così via.
Penso sia un buon modo che caratterizzare anche lo stile del testo, per far sentire ancora di più il lettore accanto al personaggio.
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Luca Di Gialleonardo

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Antonino Fazio



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 10:15    Oggetto: Cita

L'utilizzo della qualifica (ad esempio) non genera alcun dubbio, ovviamente, ma compromette (in modo sottile) il legame tra personaggio e lettore che viene stabilito attraverso l'uso del PdV. Molti autori non ci fanno caso, per il semplice motivo che non conoscono la teoria del PdV, ma solo quella del Point of View (che sembra la stessa cosa ma non lo è: vedi in proposito il mio articolo "Narratore onnisciente e narratore inaffidabile", contenuto nel n. 43 della WMI e poi inserito anche in "Tecnica e Stile").
Il motivo di ciò lo ha spiegato in modo molto chiaro e intuitivo Marco. Anche Luca ha spiegato bene che il PdV interviene pure nel modo in cui si nominano gli altri personaggi. Quanto a me, ho fatto un'analisi più di tipo linguistico, forse meno intuitiva ma spero precisa.
In sostanza, se nomini il personaggio di cui usi il PdV per mezzo di una locuzione, fai emergere la presenza del narratore. Questo non produce confusione, ed è in effetti una pratica comune. Tuttavia noi usiamo il PdV proprio per non usare il punto di vista del narratore (Point of View) ma quello del personaggio. Perciò, sotto questo aspetto, tale pratica sarebbe da evitare.
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Antonino Fazio



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 10:36    Oggetto: Cita

Giusto per precisare, della distinzione tra Point of View e Punto di Vista parlo anche in "Il narratore invisibile: Alcune note sul Punto di Vista" (contenuto in WMI 41, e anch'esso inserito in "Tecnica e Stile").
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Kenji



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 13:08    Oggetto: Cita

All'inizio mi sembra una cosa ostica. Poi, a rifletterci, è più chiaro. Terrò conto dei vostri suggerimenti e spero di finire al più presto l'eBook di MPM.
Quante cose da imparare!
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Kenji



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 14:08    Oggetto: Cita

Ora, però, a ripensarci mi sorge un dubbio: se devo scrivere soltanto "Mario disse..." e "Mario fece...", e non uso termini come il mercenario, l'italiano, il pavese, non c'è il rischio che mi ripeta? Come evitare, secondo voi, questo trabocchetto?
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Massimiliano Giri



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 14:47    Oggetto: Cita

Kenji ha scritto:
Ora, però, a ripensarci mi sorge un dubbio: se devo scrivere soltanto "Mario disse..." e "Mario fece...", e non uso termini come il mercenario, l'italiano, il pavese, non c'è il rischio che mi ripeta? Come evitare, secondo voi, questo trabocchetto?


A volte è implicito che sia lui a parlare. Se, per esempio, in un capitolo usi il PDV di Mario, al lettore sarà chiaro che è lui il protagonista, questo ti permette anche di scrivere dialoghi del tipo:

- Chi è? - domandò.
- Sono io. - La voce di Marzia lo raggiunse ovattata da dietro la porta.
- Entra - ordinò lui.

Questo permette di non dover indicare tutte le volte che è Mario a parlare. Altre volte, in caso di dialogo a scansione diretta, se hai un personaggio ben caratterizzato anche nel modo di parlare (es. usa un dialetto) non serve nemmeno indicare che è lui a parlare.
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Antonino Fazio



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MessaggioInviato: Mer 20 Lug 2016 15:30    Oggetto: Cita

Giustissime le osservazioni di Massimiliano. Più in generale, il nome va citato solo in caso di dubbio, e per l'appunto spesso si può usare il pronome.
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