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Giovanni Verga - Luigi Bonaro - Malaria e Zombie


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Luigi Bonaro



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 02:22    Oggetto: Giovanni Verga - Luigi Bonaro - Malaria e Zombie Cita

Una doverosa premessa.

Il racconto è scritto a quattro mani con un mio amico scrittore non morto di Catania che vive a Milano da diverso tempo. Si chiama Giovanni. Gli ho fatto leggere l'ultimo libro della Austen, scritto a quattro mani con Seth Grahame-Smith, Orgoglio e pregiudizio e zombie. Gli è molto piaciuto. Mi ha chiesto se si poteva fare la stessa cosa di alcuni suoi racconti, pubblicati tra il 1883 e il 1887 per poi mandare il tutto al contest The Tube Exposed. Tanto più che, ha aggiunto, le sue storie sono già, in qualche modo, contagiate dal morbo. L'ho vivamente scoraggiato ma insisteva. Così ho accettato, promettendogli che ci avrei provato e che avrei fatto del mio meglio. Dunque eccoci qui.

Un'ulteriore precisazione, leggendo vi capiterà di trovare il nome di due paesi, Francofonte e Leonforte, non sono riferimenti voluti al cognome di un illustre uomo del nostro tempo ma erano già presenti nei testi originali.

Luigi


Malaria e Zombie (3000 caratteri s.i.)

Vi pare di toccarlo con mano quel morbo malvagio, che fumi dalla terra grassa e dappertutto, intorno alle montagne che lo serrano in una morsa mortale. Vi sembra che ristagni nella pianura pregna dall'afa pesante di luglio. Là, in quella pianura dannata, dove muore il sole di brace, nasce la luna smorta e naviga la Puddara in un mare che sembra svaporare, il contagio si diffonde silenzioso tra gli uccelli e le margherite bianche della primavera, durante l'estate arsa, e ancora, nell'autunno nuvolo quando vi passano in lunghe file nere le anitre e il fiume sembra metallo. Allora, quell'oscuro flagello si nasconde fra le rive larghe e abbandonate, bianche, slabbrate, sparse di ciottoli, in fondo il lago di Lentini, calmo come uno stagno, con le sponde piatte, senza una barca, senza un albero sulla riva, liscio ed immobile.
Sul greto pascolano svogliatamente i buoi, infangati sino al petto, col pelo irsuto dal male. Le costole sono scarnificate, frammenti di filo spinato arrugginito misti a tendini, gli occhi fuori dalle orbite, pendono simili a grosse bacche di vischio. Il campanaccio della mandria risuona nel gran silenzio alternando versi orribili. Il pastore, giallo di febbre, bianco di polvere, trascina i piedi stanchi rigurgitando liquido nero, schiude un istante le palpebre gonfie, pupille vitree riflettono luce innaturale, tra cavernosi vagiti leva il capo fracassato all'ombra di giunchi secchi, cutrettole silenziose volano via lorde di cadavere.
Il morbo entra nelle vostre ossa come il pane che mangiate e, se aprite bocca per urlare perché qualcuno vi morde, mentre camminate lungo strade soffocanti di polvere e sole, vi sentite mancare le ginocchia o vi accasciate sul basto del mulo che va all'ambio con la testa bassa, vi rialzate emettendo versi gutturali, azzannate il dorso dell'asino per strapparne le carni in preda alla fame. È così che accade, è così che vi unite al corteo dei non morti.
Invano i vivi cercano di arrampicarsi per le strade di Lentini, Francofonte, e Paternò, come pecore sbrancate sulle prime colline che scappano dalla pianura, si circondano di aranceti, di vigne, di orti sempre verdi. Ma nulla è sufficiente per scampare al contagio, il morbo vi acchiappa per le vie spopolate, vi trasforma in morte vivente davanti agli usci delle vostre case scalcinate dal sole.
Tremanti di fame, da sotto il pastrano, i non morti si uniscono al branco berciante trascinandosi sanguinolenti.
Laggiù, nella pianura, le case sono rare, di aspetto malinconico. Lungo le strade mangiate dal sole, fra mucchi di concime fumante, appoggiate alle tettoie crollanti, cavalli di ricambio aspettano invano con l'occhio spento, legati alla mangiatoia vuota, hanno la testa divorata dagli insetti, la pelle che marcisce, croste di morte. Sulla sponda del lago, l'osteria, una frasca decrepita pende dall'uscio, grandi stanze vuote, l'oste sonnecchia barricato all'interno con lo schioppo, la testa stretta nel fazzoletto, spia a ogni risvegliarsi la campagna deserta, da (…)
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lia



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 09:57    Oggetto: Cita

Fantastico
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Diego Matteucci



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 10:55    Oggetto: Cita

Bellissimo, poesia intrecciata alla prosa, mescolato a sua volta alle tinte forti e immaginifiche di Poe.
Raffinato.
In bocca al lupo.

Ciao

Diego
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Marco Writer



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 11:16    Oggetto: Cita

In una parola sola: sublime. In bocca al lupo Very Happy
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Missi



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 11:43    Oggetto: Re: Giovanni Verga - Luigi Bonaro - Malaria e Zombie Cita

Luigi Bonaro ha scritto:


Un'ulteriore precisazione, leggendo vi capiterà di trovare il nome di due paesi, Francofonte e Leonforte, non sono riferimenti voluti al cognome di un illustre uomo del nostro tempo ma erano già presenti nei testi originali.

Luigi



E allora forse è solo destino. Very Happy

p.s. non so perché, ma leggendolo ho pensato a Gesù bambino. o.O
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 11:56    Oggetto: Cita

Ciao Luigi. Ho capito bene o il tuo amico NON è il mio stesso cortese amico di una ventina di giorni fa?
Salvo
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 13:09    Oggetto: Cita

Molto , molto bello. Davvero. L'ho letto adesso e mi ero stupito del tuo collega di scrittura, ora capisco che è il Verga dei Malavoglia.
Molto realistico e fai veddere davvero bene le campagne siciliane del catanese e dell'ennese(Leonforte.) Post5i bellissimi. Michela ne ha visto le foto un mese fa.
Unica cosa che mi è saltata agli occhi:; Francofonte è in totale pianura.
M'è saltato agli occhi perché parlavi di arrampicarsi... ma è una sciocchezza, la mia nota;l'ho notato perché conosco i posti, abbastanza vicini a Ragusa.
Un in bocca al lupo grandissimo e ai tarocchi di Francofonte.
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lia



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 13:35    Oggetto: Cita

jpaulverlain ha scritto:
Molto , molto bello. Davvero. L'ho letto adesso e mi ero stupito del tuo collega di scrittura, ora capisco che è il Verga dei Malavoglia.
Molto realistico e fai veddere davvero bene le campagne siciliane del catanese e dell'ennese(Leonforte.) Post5i bellissimi. Michela ne ha visto le foto un mese fa.
Unica cosa che mi è saltata agli occhi:; Francofonte è in totale pianura.
M'è saltato agli occhi perché parlavi di arrampicarsi... ma è una sciocchezza, l'ho notato perché conosco i posti, è abbastanza vicino a Ragusa.
Un inb bocca al lupo grandissimo e ai tarcocchi di Francofonte.


Riprende il testo di Verga, questo è l'originale:
"Invano Lentini, e Francofonte, e Paternò, cercano di arrampicarsi come pecore sbrancate sulle prime colline che scappano dalla pianura, e si circondano di aranceti, di vigne, di orti sempre verdi;"
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 14:29    Oggetto: Cita

lia ha scritto:
jpaulverlain ha scritto:
Molto , molto bello. Davvero. L'ho letto adesso e mi ero stupito del tuo collega di scrittura, ora capisco che è il Verga dei Malavoglia.
Molto realistico e fai veddere davvero bene le campagne siciliane del catanese e dell'ennese(Leonforte.) Post5i bellissimi. Michela ne ha visto le foto un mese fa.
Unica cosa che mi è saltata agli occhi:; Francofonte è in totale pianura.
M'è saltato agli occhi perché parlavi di arrampicarsi... ma è una sciocchezza, l'ho notato perché conosco i posti, è abbastanza vicino a Ragusa.
Un inb bocca al lupo grandissimo e ai tarcocchi di Francofonte.


Riprende il testo di Verga, questo è l'originale:
"Invano Lentini, e Francofonte, e Paternò, cercano di arrampicarsi come pecore sbrancate sulle prime colline che scappano dalla pianura, e si circondano di aranceti, di vigne, di orti sempre verdi;"
Very Happy


@Giusta osservazione, Lia, ma altrettanto lo è la mia. Nel testo di Verga, sono le città che si arrampicano su per le colline, nel testo di Luigi sono i vivi che si arrampicano, ed è diverso, perché Francofonte è in pianura a differenza di paternò, Leoforte e lentini e Vizzini.
Comunque sia, il testo di uigi è molto bello, l'idea è davvero grandiosa(accoppiare Verga(QUESTO VERGA!) a un racconto zombie e la mia era solo una noticina senza nessun intento particolare Laughing Laughing , solo quello di un conoscitore dei luoghi Wink Laughing Laughing Laughing
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Salvo Andrea Figura
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Diego Matteucci



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 15:43    Oggetto: Cita

jpaulverlain ha scritto:
Ciao Luigi. Ho capito bene o il tuo amico NON è il mio stesso cortese amico di una ventina di giorni fa?
Salvo


Io pensavo invece che fosse proprio lui.

Ciao

Diego
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 15:55    Oggetto: Cita

Diego Matteucci ha scritto:
jpaulverlain ha scritto:
Ciao Luigi. Ho capito bene o il tuo amico NON è il mio stesso cortese amico di una ventina di giorni fa?
Salvo


Io pensavo invece che fosse proprio lui.

Ciao

Diego

@Dapprincipio anche io. Per fortuna è il VERO giovanni Verga, quello de "I Malavoglia", il VERO scrittore di Vizzini, mio conterraneo, grandissimo scrittore. Laughing Laughing Laughing
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Recenso



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 16:27    Oggetto: Cita

Trovata geniale, Luigi Very Happy
In bocca al tubo. Che gli zombie siano con te <3
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Michela P.



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 17:29    Oggetto: Cita

Davvero ben scritto e molto belli i posti!!! Very Happy
Mi piace!
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 18:29    Oggetto: Cita

Michela P. ha scritto:
Davvero ben scritto e molto belli i posti!!! Very Happy
Mi piace!

@ Laughing Laughing Laughing
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Diego Matteucci



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MessaggioInviato: Sab 07 Dic 2013 23:49    Oggetto: Cita

Diego Matteucci ha scritto:
Bellissimo, poesia intrecciata alla prosa, mescolato a sua volta alle tinte forti e immaginifiche di Poe.
Raffinato.
In bocca al lupo.

Ciao

Diego


Mi sento MOLTO ignorante perché non avevo mai letto questa novella di Verga. Mi sono letto l'originale e confermo che è molto bella e che non c'entra nulla con Poe.

Per chi è interessato, ecco una parte della novella originale:

"E' vi par di toccarla colle mani - come dalla terra grassa che fumi, là, dappertutto, torno torno alle montagne che la chiudono, da Agnone al Mongibello incappucciato di neve - stagnante nella pianura, a guisa dell'afa pesante di luglio. Vi nasce e vi muore il sole di brace, e la luna smorta, e la Puddara, che sembra navigare in un mare che svapori, e gli uccelli e le margherite bianche della primavera, e l'estate arsa, e vi passano in lunghe file nere le anitre nel nuvolo dell'autunno, e il fiume che luccica quasi fosse di metallo, fra le rive larghe e abbandonate, bianche, slabbrate, sparse di ciottoli; e in fondo il lago di Lentini, come uno stagno, colle sponde piatte, senza una barca, senza un albero sulla riva, liscio ed immobile. Sul greto pascolano svogliatamente i buoi, rari, infangati sino al petto, col pelo irsuto. Quando risuona il campanaccio della mandra, nel gran silenzio, volan via le cutrettole, silenziose, e il pastore istesso, giallo di febbre, e bianco di polvere anche lui, schiude un istante le palpebre gonfie, levando il capo all'ombra dei giunchi secchi.
È che la malaria v'entra nelle ossa col pane che mangiate, e se aprite bocca per parlare, mentre camminate lungo le strade soffocanti di polvere e di sole, e vi sentite mancar le ginocchia, o vi accasciate sul basto della mula che va all'ambio, colla testa bassa. Invano Lentini, e Francofonte, e Paternò, cercano di arrampicarsi come pecore sbrancate sulle prime colline che scappano dalla pianura, e si circondano di aranceti, di vigne, di orti sempre verdi; la malaria acchiappa gli abitanti per le vie spopolate, e li inchioda dinanzi agli usci delle case scalcinate dal sole, tremanti di febbre sotto il pastrano, e con tutte le coperte del letto sulle spalle.
Laggiù, nella pianura, le case sono rare e di aspetto malinconico, lungo le strade mangiate dal sole, fra due mucchi di concime fumante, appoggiate alle tettoie crollanti, dove aspettano coll'occhio spento, legati alla mangiatoia vuota, i cavalli di ricambio. - O sulla sponda del lago, colla frasca decrepita dell'osteria appesa all'uscio, le grandi stanzucce vuote, e l'oste che sonnecchia accoccolato sul limitare, colla testa stretta nel fazzoletto, spiando ad ogni svegliarsi, nella campagna deserta, se arriva un passeggiero assetato."

Ciao

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