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POETARE


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LailaC



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MessaggioInviato: Sab 06 Ott 2012 17:23    Oggetto: POETARE Cita

Dopo lunghe vicissitudini, e traversie inenarrabili, eccomi nuovamente qui: buongiorno a tutti gli amici di WMI! Per ricominciare a chiacchierare con i nostri lettori, una riflessione sulla POESIA.
Sappiamo tutti chi fossero le Muse, nel Pantheon greco. Parlando di Zeus, Esiodo dice nella “Teogonia”: “Amò poi Mnemosine dalla bella chioma: da lei gli furono generate le nove Muse dagli aurei diademi, alle quali piacciono i conviti e le gioie del canto”. E un tempo il CANTO, dagli antichi Greci agli Aztechi, era tutt’uno con la musica la danza la poesia. Così, non esiste neppure una Musa dedicata genericamente a quella che noi chiamiamo “poesia”. La “mia” Erato era la musa della poesia amorosa, scelta perché persino un poeta sicuramente civile come Goffredo Mameli ha scritto “anche” d’amore. Non era certo la sua principale fonte di ispirazione, ma “una” delle sue fonti, sì. In realtà, non esiste nessuno più egocentrico di un poeta. Forse, pochi hanno anche un ego più ricco. Dopo tutto, il pensiero è pensiero di linguaggio, è c’è qualcosa di vero nell’idea superstiziosa e primitiva che si “possegga” veramente qualcosa solo quando la si sa indicare col nome o, meglio ancora, col linguaggio. Il poeta, parlando molto chiaro, parla d’amore morte vita natura uomini donne, ma parla in realtà di sé stesso. Perché è il nostro ego, a essere rinchiuso “dentro” a quelle mura fisiche che tengono fuori tutti gli altri.
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Euridice



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MessaggioInviato: Sab 06 Ott 2012 18:53    Oggetto: Cita

Che bello reincontrarti, Laila! Parliamo di poesia, di musica, d'amore... di vita. La poesia è onnivora e cannibale. Anche se si verseggia di patria, l'energia dei versi è eros, altrimenti è pura tecnica. Ti abbraccio e spero di rivederti presto Smile M.M.
_________________
E sognai talmente forte che mi usci' il sangue dal naso (Fiume Sand Creek di Faber)
Marcella Testa
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Salvatore Stefanelli



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MessaggioInviato: Sab 06 Ott 2012 21:07    Oggetto: Cita

Bello ritrovarti qui.
_________________
Tace la notte, piena di parole, al vento gelido del nord. Le stelle vibrano nel buio e l'anima non sembra più così sola. Ti parlo, Vuoto, perché tu possa riempirti d'amore.

Vorrei camminare per il mondo, nudo, e sentirmi vestito di Creato.
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Sab 06 Ott 2012 21:55    Oggetto: Cita

Ben trovata Laila. Spero che ci incontreremo spesso su questa pagina.
Un sincer, affettuoso e stimato abbraccio.
Salvo
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Salvo Andrea Figura
"Asparago siculo" Giallo24-Mondadori. gen. 2013.
"La neve di Piazza del Campo" Mondadori 3077 2013..
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OrchideaSelvaggia



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MessaggioInviato: Ven 26 Ott 2012 23:02    Oggetto: Re: POETARE Cita

LailaC ha scritto:
Il poeta, parlando molto chiaro, parla d’amore morte vita natura uomini donne, ma parla in realtà di sé stesso. Perché è il nostro ego, a essere rinchiuso “dentro” a quelle mura fisiche che tengono fuori tutti gli altri.


in effetti è vero il poeta scrive sempre in qualche modo di se stesso...o quanto meno io faccio così.
miei versi infatti metto sempre qualcosa di me, che profondamente mi appartiene....
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LailaC



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MessaggioInviato: Dom 25 Nov 2012 18:06    Oggetto: poeti Cita

E' per questo che i poeti stentano a far leggere le proprie poesie e ad accettare critiche costruttive: si sentono essi stessi criticati, nel loro io più profondo. E non è vero. Non è mai vero. La poesia non è solo uno sfogo psicanalitico, la poesia è una forma d'erte. Ed è come tale, come forma, che può e deve essere criticata.
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Mer 28 Nov 2012 12:13    Oggetto: leopardi Cita

Volevo proporvi una dolce poesia di Giacomo Leopardi, il mio preferito..." e il naufragar m'è dolce in questo mare!"

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA
Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo à suoi studi intende?
O torna all'opre? O cosa nova imprende?
Quando dè mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! Assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.
-- Giacomo Leopar
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