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Una deludente vendetta - Noir


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depa



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MessaggioInviato: Sab 15 Set 2012 13:51    Oggetto: Una deludente vendetta - Noir Cita

Per vent’anni ho atteso di ascoltare questo suono: lo sferragliare delle chiavi della cella contro le sbarre e il rumore secco della porta che si chiude alle mie spalle.
L’agente di custodia mi accompagna lungo il corridoio fino alla postazione dove sta di guardia il suo collega, che mi restituisce documenti ed effetti personali. Poi metto la firma. Quella che sta per ridarmi la libertà.
Addio casa di reclusione. Varco la soglia di quel portone e, appena sono fuori, allargo il torace, inspirando più aria che posso. E’ il profumo della libertà e voglio assaporarlo fino in fondo. E’ una calda giornata di sole e tutta questa luce quasi mi acceca. Ma è la prima volta dopo tanto tempo che riesco a vedere un cielo azzurro fino alla linea dell’orizzonte. E non voglio perdermi quel senso di piacevole fastidio degli occhi abbagliati dal sole.
Dopo qualche decina di metri, mi volto a guardare il mostro di cemento per un’ultima volta.
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Sab 15 Set 2012 15:44    Oggetto: Cita

Interessante, ma di certo non esce da un carcere italiano. Perché ventanni filati non se li fa nessuno da noi.
Comunque in bocca al lupo!
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Salvo Andrea Figura
"Asparago siculo" Giallo24-Mondadori. gen. 2013.
"La neve di Piazza del Campo" Mondadori 3077 2013..
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m_iller



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MessaggioInviato: Sab 15 Set 2012 16:20    Oggetto: Cita

Uno stile ampio, non secco. Direi arioso. Non uno di quelli che mi attirano di più ma si fa leggere. E questo è importante.

@jpaulverlain: solo se rubi le galline ti danno più di venti anni! Smile
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Miller Gorini
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Recenso



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MessaggioInviato: Sab 15 Set 2012 16:25    Oggetto: Re: Una deludente vendetta - Noir Cita

depa ha scritto:
Per vent’anni ho atteso di ascoltare questo suono: lo sferragliare delle chiavi della cella contro le sbarre e il rumore secco della porta che si chiude alle mie spalle.

Scorrevole, chiaro, si vede che hai pratica. Good.
Solo alla prima frase mi sono inceppata perché mi sono chiesta: possibile che in vent'anni non sia mai uscito da quella cella, nemmeno per l'ora d'aria? E mi sono venute in mente immagini del Conte di Montecristo (il bello sceneggiato RAI con Andrea Giordana, che chissà se mai ritrasmetteranno)
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Yanez



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MessaggioInviato: Sab 15 Set 2012 17:10    Oggetto: Cita

Un inizio alla Blues brothers, interessante e ben scritto.
Di chi vorrà vendicarsi, adesso?
L'unica cosa che mi lascia un po' perplessa è il titolo, che mi sembra un po' troppo esplicativo; ma magari, dopo aver letto tutto il racconto, mi ricrederei.
Wink
In bocca al lupo!
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Liudmila

«In meno di dieci minuti, la volpe aveva strangolato sette galline e due galli. Nove volte omicida!» (A. Dumas padre)


Ultima modifica di Yanez il Sab 15 Set 2012 17:24, modificato 1 volta in totale
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PaulMc



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MessaggioInviato: Sab 15 Set 2012 17:14    Oggetto: Cita

Quoto totalmente Recenso Cool

In bocca al lupo Wink
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Paolo C. Leonelli
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(Andrea Camilleri, La tripla vita di Michele Sparacino)
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depa



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MessaggioInviato: Sab 15 Set 2012 22:06    Oggetto: Cita

Ringrazio tutti per l’attenzione dedicata all’incipit di questo mio racconto, per i gentili commenti espressi, gli in bocca al lupo e anche per le perplessità espresse con garbo e sincerità.
Naturalmente il protagonista ha visto il cielo durante l’ora d’aria, nei suoi vent’anni di reclusione.
Ma il cielo visto dal cortile, attraverso la delimitazione delle quattro mura di un penitenziario è limitato, sa di chiuso.
Il sole, quando c’è, rimane spesso nascosto da mura e recinzioni. Perciò il protagonista non può aprire lo sguardo fino alla linea dell’orizzonte, assaporando quel senso di libertà che solo un cielo “aperto” può dare. Naturalmente questo è il mio pensiero, ma capisco che le espressioni da me usate nel’incipit generino effettivamente qualche dubbio al riguardo.
Che in qualche modo abbia evocato le immagini del Conte di Montecristo per me è un grandissimo complimento. Il legame tra la parola vendetta e il personaggio nato dalla penna di Dumas è tanto forte che si pensa subito a lui quando si immagina una vendetta attesa per molto tempo.
Ma, ahimè, temo che il mio racconto possa solo ricordarlo molto lontanamente, da ogni punto di vista.
Altro punto debole: i vent’anni di galera. Effettivamente sono in pochi a farli in Italia. Però qualcuno li fa. Un po’ dipende dai reati commessi. Molto dipende dagli avvocati. Moltissimo dipende da chi ti protegge fuori dalla galera. Ma qui il discorso si farebbe lungo e porterebbe fuori contesti narrativi.
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jpaulverlain



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MessaggioInviato: Sab 15 Set 2012 23:56    Oggetto: Cita

Mi scuso per la mia battuta forse fuori luogo, ma ero una jena. Avevo appena ascoltato la notizia che omar ed erika dopo aver "piazzato" 97(novantasette) coltellate alla madre e al fratellino, se la sono cavata con appena 10 anni di cui solo 7 effettivi e che adesso Don Mazzi li vuole redimere e usciranno di galera! Scusate, sarò off topic ma certe cose fanno girare le... anche a "un santo di legno" si dice da noi.
Poi è arrivato il tuo incipit e allora...
Scusami ancora e ti rinnovo l'in bocca al lupo.
Salvo
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Salvo Andrea Figura
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ErreTi



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MessaggioInviato: Dom 16 Set 2012 00:04    Oggetto: Cita

Ciao Very Happy

Un incipit di questo genere, è il caso di dirlo, lascia aperte molte porte.
L'ho trovato molto "ancorato" ai dettagli, l'unica cosa che sistemerei è questa:

Varco la soglia di quel portone e, appena sono fuori, = Varco la soglia del portone e, appena fuori,

Che il portone sia proprio quello lo si sa già, che sia importante lo si capisce dal contesto e che è un "io sono" pure... E' comunque un nonnulla, ma la seconda versione mi sembra più incisiva perché più breve.

In bocca al lupo.
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~ Romina T. ~

365 Storie d'amore: Un matrimonio senza valore - 31 gennaio
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depa



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MessaggioInviato: Dom 16 Set 2012 10:27    Oggetto: Cita

Salvo, nulla di cui scusarti, ciao.
Romina, credo tu abbia ragione riguardo al dettaglio che hai segnalato, ciao.
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Fernando Nappo



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MessaggioInviato: Dom 16 Set 2012 10:36    Oggetto: Re: Una deludente vendetta - Noir Cita

depa ha scritto:
Addio casa di reclusione.
Aggiungo, ai commenti già espressi, questa mia piccola perplessità: forse casa di reclusione è un modo un po' troppo letterario per definire la galera in bocca a uno che c'é stato per vent'anni e che presumibilmente sarà piuttosto incarognito.
Comunque lo trovo buon incipit, che apre la strada a mille soluzioni diverse.
In bocca al lupo.
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depa



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MessaggioInviato: Dom 16 Set 2012 10:52    Oggetto: Cita

Ciao Fernando, giusta osservazione.
Il problema è che nel racconto ho dovuto variare spesso questo termine (es. galera, penitenziario, casa di reclusione) per non ripetere troppe volte galera.
Però forse hai ragione, in questo caso ci sarebbe stato meglio rispetto a casa di reclusione.
Ne terrò conto per il futuro, perhè ormai ho già spedito il plico col racconto.
Grazie, ciao
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armandino



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MessaggioInviato: Dom 16 Set 2012 12:28    Oggetto: Cita

mi hai fatto ricordare un giallo di luciano Lutring, il solista del mistra, il titolo L'assassino non sciopera, Longanesi 1970, comprato per ben 350 lire, pensa un po'. Il prologo e la prima parte del primo capitolo di quel romanzo danno più o meno lo stesso "sguardo" che dai tu in questo racconto (solo che là pioveva e c'era nebbia, qui c'è il sole). Anche là si iniza con il sonoro (la pesante porta che si richiude) e il protagonista del romanzo in questione, appena uscito dalla prigione (Lutring la chiama, in effetti, prigione) ha avuto l'istinto di voltarsi indietro (appena giunto all'angolo della strada) e di considerare l'obbrobia struttura di cemento. Mi fa capire che la materia in cui a volte attingiamo deve risiedere in quella sorta di spirito collettivo, o archetipo che sia, che Jung tanto disserta nei suoi libri.


Il tuo racconto, dicevo, me lo ricorda, per certi aspetti, quindi tradotto in parole mie significa che mi ha in parte intrigato, istigato al commento. Un'osservazione, il termine sole è ripetuto troppo presto. modifichereii quell'"abbagliato del sole". Ma questo è un mio parere.
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Carlo Ragonese
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depa



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MessaggioInviato: Dom 16 Set 2012 13:22    Oggetto: Cita

Ciao Carlo, sono abbastanza d’accordo con quello che dici sullo spirito collettivo.
Non ho letto il libro di Lutring a cui fai riferimento, ma la scena del detenuto che esce di prigione è stata spesso raffigurata in modo simile anche nella cinematografia.
D’altronde, nella fattispecie, descrivendo un uomo che esce di prigione, quel rumore, tanto atteso, della porta in ferro della cella che si richiude definitivamente alle sue spalle, costituisce un momento topico che non è possibile ignorare.
Allo stesso modo, il voltarsi indietro per rivedere un’ultima volta “il mostro di cemento” dove sei rimasto rinchiuso per vent’anni.
Per la psicologia del personaggio e del momento descritto, sarebbe molto strano se il protagonista tirasse dritto, senza voltarsi per quell’ultimo sguardo.
Grazie, ciao.
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armandino



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MessaggioInviato: Dom 16 Set 2012 13:43    Oggetto: Cita

sì, ma infatti non voleva essere una critica, la mia, solo una considerazione. Per la psicologia del tuo personaggio, hai ragione; anche se ci sono individui che preferiscono non voltarsi, insomma lasciarsi tutto alle spalle. Ma è evicente che il personaggio lo conosci tu, quindi sai come introdurlo. Auguri per la selezione. Ciao. Wink
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Carlo Ragonese
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