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La polemica di Ubik


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Marina



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MessaggioInviato: Mer 19 Gen 2005 14:36    Oggetto: Cita

ans ha scritto:
Marina, non sono d'accordo. Per come la vedo io, la pubblicazione delle specifiche per l'inoltro di opere a un editore è un di più per nulla dovuto agli autori che si propongono. Un di più sicuramente gradito, e indice di maggiore professionalità e correttezza, se vogliamo, e se l'editore è in cerca di nuovi autori. Ma che, a bene vedere, è più una pignoleria dell'editore stesso che un suo reale dovere.


Invece secondo me, se vuoi professionalità dagli altri devi essere il primo a dare il buon esempio. E puoi anche essere un colosso editoriale in termini di vendite, ma se non lo fai, umanamente, sei cmq un cioccolataio Smile Ovviamente questa è la mia personalissima scala di valori...
Cmq non è un caso che tutti i manager moderni abbiano capito che è importante 'formare': normalmente si parla di formazione del personale, ma non vedo perchè l'editoria moderna non debba prestare attenzione alla formazione dei propri interlocutori, visto che un domani qualcuno di loro portà esser parte della sua scuderia. Ne guadagnerebbe tutto il settore.
Il fatto è che questo costa tempo e fatica che solo pochi sono disposti a spendere, avendo l'intelligenza di capire che verranno ripagati nel lungo termine

ans ha scritto:
Le regole di formattazione di qualsiasi editore sono già sotto gli occhi di tutti. Basta sfogliare un qualsiasi volume edito dallo stesso per sapere già tutto..



non sono d'accordo: puo' essere una buona traccia, ma nulla piu'. Mi spiego con un esempio: solitamente si raccomanda di sottolineare le parti che andranno in corsivo. Ma se io apro un libro pubblicato, vedo solo il corsivo, che ne so che devo solo sottolinearlo? E allora scrivero' le mie parti in corsivo, salvo poi scoprire che non dovevo fare così. E di esempi di questo tipo se ne possono fare altri: i '#' che dovrebbero segnare lo stacco di una riga, gli endented, i margini ai lati della pagina.....


ans ha scritto:
Quanto al genere accettato dall'editore, idem, basta sfogliare il suo catalogo. .



ah, sul genere nulla quaestio. Non intendevo certo scusare lo scrittore che manda un giallo alla Harmony. Anche se cmq, la storia insegna che dei bestseller hanno fatto praticamnete questo: JK Rowling mando' la Pietra Filosofale a un agente letterario che trattava romanzi x adulti. Eppure...
Wink

ans ha scritto:
Per la sinossi da allegare ai romanzi, e altre cose del genere, queste regole sono universali, sempre valide per qualsiasi editore, e molto simili tra diversi editori.


Sì, ma di solito le trovi su siti in Inglese. E torniamo daccapo

ans ha scritto:
Il problema di cui si parla qui è di tutt'altra natura, e non coinvolge in nessun modo l'editore, che avrà pure delle colpe, chi non ne ha, ma non in questo contesto. Il problema, quando si parla di inoltro selvaggio, è solo dell'autore e nasce da una cultura contorta e sbagliata che porta la maggior parte degli esordienti a identificarsi puntualmente nell'artista geniaccio del secolo che certo non può perdere tempo in nessuna atività volta a maturare la sua professionalità di scrittore.


questo lo reputo anch'io sbagliato, ma il mio rilievo era su un aspetto secondario (e cmq parte del topic generale) dell'invio selvaggio e riguardava appunto le questioni di formattazione o dell'invio all'indirizzo al reparto vendite piuttosto che a quello preposto all'esame dei manoscritti. Anche qui, una piccola specifica sul sito degli editori, gioverebbe assai
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Vivi



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MessaggioInviato: Mer 19 Gen 2005 15:17    Oggetto: Cita

Leggendo questa discussione io sono rimasta molto stupita.
Mi spiego. Non mi stupisce sapere che gli aspiranti scrittori sono tanti e che in gran parte hanno un approccio un po' presuntuoso verso il mondo dell'editoria e che quindi poco si curano degli aspetti più formali e professionali della loro attività. Non mi stupisce perchè sono cose che ho sempre sentito dire in giro e che coincidono un po' con una certa cultura che vede il lavoro intellettuale e artistico come qualcosa di "puro", slegato dalla pratica, dal rispetto della forma e delle regole.
E' un atteggiamento che personalmente non condivido ma che so essere diffuso.
Quello che invece mi ha stupito moltissimo è il fatto che ci siano tanti che scrivono senza leggere!
In primo luogo perchè non capisco da dove possa nascere il desiderio di scrivere. A me pare naturale che nasca dalla lettura, ma a quanto pare così non è. Alla fine mi è venuta una curiosità: ma succede solo per gli aspiranti scrittori o è così anche tra pittori, musicisti, attori, disegnatori, sceneggiatori ... cioè: esiste gente che aspira a fare il compositore senza ascoltare musica, attori che non vanno al cinema e a teatro, pittori che non frequentano le mostre ecc. ecc.?
Magari sarà una domanda stupida, ma davvero questo aspetto mi incuriosice. E' un malcostume diffuso solo tra gli aspiranti scrittori o fa parte di una modalità di concepire il lavoro creativo e artistico in tutti i campi? Qualcuno ne ha idea?
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ans



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MessaggioInviato: Mer 19 Gen 2005 17:07    Oggetto: Cita

Marina ha scritto:
Cmq non è un caso che tutti i manager moderni abbiano capito che è importante 'formare': normalmente si parla di formazione del personale, ma non vedo perchè l'editoria moderna non debba prestare attenzione alla formazione dei propri interlocutori, visto che un domani qualcuno di loro portà esser parte della sua scuderia. Ne guadagnerebbe tutto il settore.

Perché i propri interlocutori non sono i propri dipendenti. I manager formano i loro dipendenti, non tutti gli interlocutori che un giorno potrebbero forse diventare loro dipendenti. Questi ultimi si formano da soli, innanzitutto, frequentando scuole, università, corsi, e via dicendo. Quello che gli editori chiedono è che questo stesso atteggiamento, normalissimo e scontato per qualsiasi settore, sia fatto proprio anche dagli aspiranti scrittori.

Del resto, quando poi diventi un best seller, anche l'editore ti dedica un'attenzione particolare, come un manager fa con i suoi dipendenti. E, tutto sommato, quelli in cerca di nuovi autori lo fanno anche con chi è ancora sconosciuto, se però vedono almeno la buona volontà da parte dell'aspirante, e un minimo di potenziale e talento.

Quando, però, arriva un'email in cui l'autore si presenta dicendo: - Ho letto che voi i dialoghi li volete col trattino, però a me il trattino non mi tira proprio e ho lasciato le virgolette. Spero vivamente per voi che non sia una simile banalità a farvi bocciare il mio lavoro.

Ecco, quando arrivano cose così, e ne arrivano a iosa, uno rimane un po' sconcertato. Lo si legge lo stesso quel lavoro, se si è, come noi, una casa editrice in cerca di nuovi autori (ma non lo dite in giro, vi prego). Però è indubbio che l'autore parte svantaggiato e se nelle prime 10 pagine vengono scovate tutte le altre 20 cose che maggiormente fanno saltare i nervi all'editor, lo si cestina e basta. Mentre a un aspirante meno riottoso magari gli si scrive, e si instaura un dialogo, e gli si parla di quei 20 peccati mortali scovati nelle prime 10 pagine, e si fa quella formazione di cui parli, Marina. Provare per credere.

Poi, quello che dici tu pure è vero. Non tutti gli editori sono uguali, non stiamo parlando di buoni da una parte (gli editori) e cattivi dall'altra (gli aspiranti scrittori). Anche io, tra gli editori in cerca di nuovi autori, preferisco quelli che hanno un bel sito e una ricca informativa su come lavorano, su quali sono le loro regole e tutto il resto.

Però noi, con la WMI, e con questi forum, e con tutte le altre iniziative della nostra casa editrice, stiamo cercando di dare dei consigli agli aspiranti scrittori, non agli editori. Gli editori non li possiamo cambiare, e per la verità neanche gli scrittori. Quello che possiamo fare è fornire qualche consiglio che aiuti i più furbi tra gli aspiranti scrittori a scoprire le regole del mondo dell'editoria, le tecniche di scrittura, e tutto ciò che può essere utile a chi aspira a fare della scrittura la sua professione. Tra questi può esserci senz'altro anche qualche consiglio su come evitare le pecche degli editori, o difendersi da quelli meno seri, o imparare a individuare quelli più affidabili. Ma senz'altro non possiamo consigliare gli aspiranti scrittori su come forzare gli editori più cioccolatai a un cambiamento. Semplicemente non ne hanno la possibilità. A questo punto meglio evitarli, quelli più cioccolatai, anzicché sobbissarli di manoscritti.
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MessaggioInviato: Mer 19 Gen 2005 17:27    Oggetto: Cita

Vivi ha scritto:
Quello che invece mi ha stupito moltissimo è il fatto che ci siano tanti che scrivono senza leggere!
...
E' un malcostume diffuso solo tra gli aspiranti scrittori o fa parte di una modalità di concepire il lavoro creativo e artistico in tutti i campi? Qualcuno ne ha idea?

Non lo so per certo, ma un'idea ce l'ho.
Ascoltare musica, andare per mostre a vedere quadri o foto, o film al cinema, e altre cose simili è bello e divertente quasi per chiunque. Leggere, di contro, è faticoso, richiede molto più tempo e impegno, soprattutto se devi leggere anche cose che non ti piacciono (e un bravo scrittore legge anche quelle).
Scrivere, di nuovo, è facilissimo. Basta pigiare dei tasti e dare libero sfogo a qualche sentimento represso. Forse hai appena litigato col capufficio, e giù a scrivere il tipico racconto del capufficio idiota, così, di getto, come ti viene. Da qui a considerarsi il genio del secolo che con i suoi scritti rivela il malessere della società contemporanea e le angherie dei potenti che reprimono i deboli, il passo è brevissimo. Ed ecco che sei scrittore.
Oh, ovvio che non è solo il capufficio. Il cane appena morto, la storia d'amore finita, il viaggio con l'amico andato male. Eh, ce n'è, ce n'è.
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mikimago



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MessaggioInviato: Mer 19 Gen 2005 20:52    Oggetto: Cita

ans ha scritto:
Oh, ovvio che non è solo il capufficio. Il cane appena morto, la storia d'amore finita, il viaggio con l'amico andato male. Eh, ce n'è, ce n'è.


Il che, ans, ci porta a un'altra questione di non poco rilievo: la storia da raccontare.
A quanto ho letto, un'altra cosa che infastidisce non poco gli editori (poi magari tu e gli altri ragazzi dello staff Delos potrete confermarcelo) è ricevere gli sproloqui di chi si limita a mettere su pagina la propria vita, ritenendo che se è interessante per lui lo debba - conseguenzialmente - essere anche per il resto del mondo.
In altre parole, molti romanzi inviati non hanno una storia da narrare; solo solo lo specchio del desiderio di chi ritiene che "scrivere" (uso il termine nell'accezione cui si faceva riferimento sopra: pigiare sui tasti) possa garantire fama, denaro, magari un passaggio televisivo.
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ans



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MessaggioInviato: Gio 20 Gen 2005 00:24    Oggetto: Cita

mikimago ha scritto:
Il che, ans, ci porta a un'altra questione di non poco rilievo: la storia da raccontare.

Sì, ci porta a quest'altro discorso. E' un argomento molto più complesso della semplice polemica di Ubik. E' senz'altro da affrontarsi anche lui, in parte stesso su questi forum, prevalentemente in modo più approfondito sulla rivista. Soprattutto, per voce di qualcuno più bravo e competente di me. Quindi qui mi limito alle poche cose che può dire un editor.

mikimago ha scritto:
A quanto ho letto, un'altra cosa che infastidisce non poco gli editori (poi magari tu e gli altri ragazzi dello staff Delos potrete confermarcelo) è ricevere gli sproloqui di chi si limita a mettere su pagina la propria vita, ritenendo che se è interessante per lui lo debba - conseguenzialmente - essere anche per il resto del mondo.

E' vero, è una lamentela diffusa tra gli editor, ma per sua natura è parecchio suscettibile di fraintendimenti. Capiamoci, non esiste una storia che a priori è sbagliato o corretto raccontare. Il successo di uno scritto è legato a un numero sconfinato di fattori, parecchi dei quali, grazie al cielo, sono semplicemente imperscrutabili e incomprensibili. Di fatto scrivere è un'attività creativa. In queste cose, più che esistere delle regole per realizzare il capolavoro, esistono delle tecniche e dei trucchi per evitare l'obbrobrio, e per raggiungere comunque un livello più che accettabile.

Perciò qualsiasi storia è potenzialmente valida da raccontarsi. Scrivere del proprio capufficio idiota o del cane appena morto, di per sé - così ne approfitto anche per spezzare una lancia in favore di quegli aspiranti scrittori che finora ho bistrattato - non è sbagliato sempre e per forza. In realtà, quanto a scrivere, va bene buttare giù qualsiasi cosa passi per la testa, se uno ne ha voglia, anche di getto, così come viene. Il problema sorge dopo. Quando ha finito di scrivere, lo scrittore deve profondere altro impegno nella sua opera, non prendere ciò che ha scritto e spedirlo di corsa a cento editori. Il lavoro che deve fare è di valutare con quanta più obiettività possibile (uno strumento che deve maturare, quindi), ciò che ha buttato sul foglio e deve essere pronto a disfarsi di tutto quello che non raggiunge certi livelli. Eventualmente anche disfarsi di intere storie, se vede che proprio non riesce a farle evolvere in qualcosa di valido.

Infatti ciò di cui si lamentano realmente gli editor è che il 99% di questi lavori sono tutti uguali tra loro, identici, scontati e banali, triti e ritriti, letti milioni di volte. Uno scrittore deve essere anche un grandissimo osservatore della realtà che lo circonda. Se la sua storia è identica a quella che sente raccontare dai suoi amici, dai conoscenti, per strada, dal barbiere, o a quelle pubblicate da altri scrittori, magari già illustri, be', se è così, deve subito scattargli un campanello di allarme: la storia è scontata e stantia, non va bene così com'è, va buttata o modificata di brutto, inutile spedirla in giro. E fa niente che lì si parla della sua vita, anzi meglio non farlo sapere in giro quanto questa sia banale, è anche un fatto di pudore.

"Un bravo scrittore non si riconosce tanto da quello che pubblica quanto da quello che butta nel cestino della carta", disse una volta Gabriel Garcia Marquez. Charles Bukowski, di tanto in tanto, descrive come è solito lavorare. La sera, tra i fumi dell'alcol, si mette a scrivere e butta già 30 cartelle di getto. La mattina si sveglia e rilegge tutto. La mattina è lucido: di quelle 30 cartelle, 25 finiscono nel cestino.

Ma buttare non è l'unico rimedio, ovviamente. Prima di arrivare a quell'estremo bisogna comunque cercare di capire cosa non funziona e perché, e provare a correggere il tiro. A volte basta cambiare un punto di vista, o aggiungere pochi elementi esotici alla storia, e all'improvviso tutto diventa più interessante. Il solito cane appena morto è una noia insopportabile, povera bestia, eppure, guardate tutto con gli occhi di un quindicenne affetto da autismo, e supponete che il cane non è solo morto, ma è stato ucciso a mezzanotte con un forcone (Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte), ed ecco che magicamente vi trovate tra le mani una storia che forse vale davvero la pena di raccontare.
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coca



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MessaggioInviato: Gio 20 Gen 2005 12:04    Oggetto: la polemica di ubik, per forte Cita

Ahiiiii, beccata!Eccomi:una pseudo-scrittrice che rompe in redazione e non ha ancora acquistato la rivista!Giustificazioni valide?Nessuna in verità, poichè la pigrizia non può essere addotta immagino.Il mio problema è appunto questo...fare il versamento!Fortunatamente il Bianchini può testimoniare il mio interesse...e ahimè la pigrizia!se potessi pagare in contrassegno avrei già l'abbonamento, se la vendessero al supermercato,dal giornalaio o almeno in libreria la comprerei puntualmente.Ma non ho ancora trovato la forza di andare alla posta!
A me un cilicio!A parte gli scherzi,il massimo è che invidio chi l'ha letta...faccio proprio schifo, però ciò non vuol dire che non legga!Certo non più come quando ero "Schitta" e non avevo altri pensieri che me stessa, ma leggo e i libri li compro...quelli che mi chiamano dal bancone, quelli(a proposito fabri)a cui do un'occhiata veloce, un paio di frasi qua e là(proprio come il fantomatico editore,in corsa) e mi pare amore a prima vista(e in genere è così).Dunque perdono,rimedierò alla prossima bolletta e ...farò l'abbonamento(sennò sono punto e a capo!).
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Marina



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MessaggioInviato: Gio 20 Gen 2005 12:21    Oggetto: Cita

ans ha scritto:
Perché i propri interlocutori non sono i propri dipendenti.


no, xo' sono una via di mezzo. Non sono nemmeno semplici clienti/acquirenti della casa editrice. Sono una figura ibrida (che a volte riassume in se' anche la personalità del cliente/acquirente) ma si tratta cmq di 'interlocutori privilegiati'

ans ha scritto:
E, tutto sommato, quelli in cerca di nuovi autori lo fanno anche con chi è ancora sconosciuto, se però vedono almeno la buona volontà da parte dell'aspirante, e un minimo di potenziale e talento.


non ci piove sul fatto che questo sia ammirevole. Ma lo fanno solo i piccoli purtroppo. E qui scatta un altro dei (per me) misteri dell'editoria: se un piccolo è disposto a investire su esordienti, perchè un colosso è così refrattario? Il suo budget gli permetterebbe di rischiare di piu' no? E io, se fossi un editore, preferirei il nuovo all'ennesimo clone di Harry Potter (e purtroppo in giro ne vedo tanti, e son boiate pazzesche che prima di HP non avrebbero avuto UNA chance di essere pubblicati). Perchè col clone di HP avro' qualche migliaio di copie vendute assicurate, ma non è con una scopiazzatura che avro' un bestseller nella mia scuderia. E' solo il nuovo (o un mostro già sacro come King che se anche fa uno sputazzo su un foglio vende un botto Smile) che mi puo' dare un bestseller. O mi sbaglio?

ans ha scritto:
Mentre a un aspirante meno riottoso magari gli si scrive, e si instaura un dialogo, e gli si parla di quei 20 peccati mortali scovati nelle prime 10 pagine, e si fa quella formazione di cui parli, Marina. Provare per credere.


torno a dire che il mio intervento non intendeva di sicuro giustificare i boriosi. I cioccolatai esistono da ambo le parti Smile


ans ha scritto:

Però noi, con la WMI, e con questi forum, e con tutte le altre iniziative della nostra casa editrice, stiamo cercando di dare dei consigli agli aspiranti scrittori, non agli editori. Gli editori non li possiamo cambiare, e per la verità neanche gli scrittori.


io invece penso che stiate lavorando, inconsapevolmente, x tutti. Perchè state cercando di 'allevare' scrittori che un domani potrebbero anche appartenere ad altri editori, e perchè dando il buon esempio ai colleghi editori non è detto che non scatti un meccanismo imitativo. Specialmente se le vs inziative avranno successo. Perchè allora gli altri non vorranno essere da meno e si ingegneranno a 'copiarvi le ricette'
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Alessandra Gallo



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MessaggioInviato: Lun 24 Gen 2005 12:16    Oggetto: Cita

Quel che trovo preoccupante, francamente, non è tanto che gli scrittori non leggano quanto che non amino leggere. Uno può non leggere quanto vorrebbe per mancanza di tempo, ma io credo che qui la questione sia diversa. Vorrei precisare che non credo sia un difetto solo italiano. Io scrivo anche in lingua inglese (soprattutto poesie) e faccio parte di molti gruppi di discussione, soprattutto americani, ma anche inglesi, canadesi, italiani. E' impressionante vedere la scarsa attenzione dedicata alle regole di grammatica basilari, allo spelling, alla presentazione di uno scritto 'pulito'. Significa che gli scrittori non rileggono nemmeno se stessi. Lo scrittore moderno (italiano e non) non ama leggere. Figuriamoci rileggere. Forse dovremmo capire cosa sta alla base di tutto ciò.

Che si legga poco in Italia (nel mondo?) credo sia vero. Sicuramente è vero che si compra poco il libro di lettura. (Nella mia famiglia ci sono certi giri di libri! Lo stesso volume fa il giro di almeno quattro famiglie, questo però nelle statistiche non rientra.) Non credo sia una questione di costi. Conoscendo piuttosto bene le regole del marketing so che il prezzo è sempre l'ultimo dei fattori determinanti la scelta d'acquisto. Allora cos'è che non scatena la passione per la lettura? Sicuramente non è nemmeno questione di offerta, perchè quella tende ad adeguarsi naturalmente alla domanda. Allora cos'è?

(esce di scena la scrittrice ed entra mamma-profia)

Provo ad azzardare un'ipotesi? I bambini (futuri adulti) imparano per esempi. Se non hanno in casa, a scuola, fra gli amici, l'esempio di qualcuno che legge e
guarda un po' si diverte pure, non ne avranno mai curiosità e non vi si appassioneranno. Il problema è che la lettura non sembra divertire quanto dovrebbe. E' su questo punto, forse, che autori ed editori dovrebbero lavorare un po' di più.

Anche qui, in questo thread, ho letto alcuni commenti che parlavano della 'fatica' della lettura. La cosa, francamente mi ha lasciato a bocca aperta: la lettura è una fatica? E lo dice uno scrittore (o una scrittrice non ricordo)?

C'è qualcosa che non funziona, no?
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ans



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MessaggioInviato: Lun 24 Gen 2005 13:58    Oggetto: Cita

Alessandra Gallo ha scritto:
Anche qui, in questo thread, ho letto alcuni commenti che parlavano della 'fatica' della lettura. La cosa, francamente mi ha lasciato a bocca aperta: la lettura è una fatica? E lo dice uno scrittore (o una scrittrice non ricordo)?

C'è qualcosa che non funziona, no?

L'ho detto io, qualche messaggio più su.
Però paragonavo la lettura a cose come ascoltare musica, vedere una foto, un quadro, un film.
Leggere, ovviamente, richiede un impegno differente e sostanzialmente maggiore, rispetto a quelle altre attività.
Quando vedi un film, una foto e via dicendo, fruisci dei contenuti in modo abbastanza passivo, non devi fare alcuno sforzo. La lettura, di contro, ma in genere tutto ciò che è legato al linguaggio, richiede un impegno da parte del cervello niente affatto trascurabile. Esistono aree del cervello appositamente dedicate a tutto ciò che ha a che fare con il linguaggio, e per la lettura le cose si complicano ancora di più. Presa una medesima scena, la sua visione diretta, e la sua fruizione tramite uno scritto che la descrive, implicano una mole di lavoro completamente differente per il cervello. Nel caso della lettura, oltre a dover interpretare cosa sta accadendo nella scena, devi aggiungere tutte le elaborazioni del cervello necessarie per il riconoscimento dei caratteri, delle parole, per l'interpretazione delle stesse, e via discorrendo. Solo dopo aver fatto questo lavoro, puoi vedere la scena nel suo complesso, e valutarla, infine, allo stesso modo in cui faresti se la vedessi direttamente nella realtà.
Questo volendo tralasciare il fatto che una scena vista in prima persona è più semplice da interpretare anche perché non è mediata dal modo di vedere di qualcun altro, lo scrittore nello specifico. Quindi, leggendo, il lavoro di interpretazione richiesto è triplo: i segni scritti, il modo di vederla dello scrittore, la tua interpretazione finale. Quando vedi una foto c'è solo l'ultima fase: il cervello lavora meno, o, se preferisci, fa meno fatica.
Tutto ciò vale per la lettura in genere. Quando poi ci riferiamo alla lettura di cose che non piacciono, o, peggio, scritte molto male, l'impegno richiesto al cervello cresce esponenzialmente, perché la fase dell'interpretazione talvolta deve spingersi verso vere e proprie acrobazie della fantasia, nel tentativo di cogliere il significato che lo scrittore intendeva comunicare. Quindi la fatica aumenta.

Ovvio, poi, ma su questo chiunque ami la lettura non ha nessun dubbio, che il piacere che ti può dare un buon libro, difficilmente può essere eguagliato da quello che può darti un quadro, una foto, un film o altre forme di fruizione meno faticose, fosse anche solo per una mera qustione di durata del piacere. Però, vallo a spiegare a chi rifiuta il maggior impegno richiesto.
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Marina



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MessaggioInviato: Mer 26 Gen 2005 23:27    Oggetto: Cita

Alessandra Gallo ha scritto:
Non credo sia una questione di costi. Conoscendo piuttosto bene le regole del marketing so che il prezzo è sempre l'ultimo dei fattori determinanti la scelta d'acquisto.


Alessandra, io il marketing non lo conosco per niente, ma ho idea che gli esperti si fissino sull'albero perdendo di vista il bosco, per così dire Wink. Forse quel che dici sarà vero per un singolo volume, nel senso che se vale la pena, allora il consumatore chiude un occhio sul caroprezzo. Ma IMO non è un criterio applicabile sistematicamente, e questo lo dico da semplice acquirente: posso chiudere un occhio sul costo di un volume o due che mi stan particolarmente a cuore, ma quando si parla in generale, il costo incide eccome. Altrimenti mi porterei a casa carrettate di libri Wink E così tante altre persone
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Emanuela Zini



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MessaggioInviato: Sab 29 Gen 2005 12:50    Oggetto: Cita

Molto interessante questa discussione.
Non mi stupisce il fatto che molti aspiranti scrittori non leggano; purtroppo è un dato di fatto, visto le modeste percentuali di vendita dell'editoria nostrana, e gli errori di ortografia che incontro troppo spesso.
Leggere è faticoso, un libro può richiedere settimane di lettura, e poi magari scopri che faceva pure schifo.
Devi fare un atto di fede comprando un libro; e a volte ti fidi delle pubblicità, del nome dell'autore ecc. ecc. E poi spesso rimani fregato, perchè in quel libro l'autore ha fatto proprio schifo, oppure quel nuovo nome così ben recensito in realtà è una boiata pazzesca, e hai pure speso tempo e soldi. E così il lettore medio compra solo best sellers, e stop. Almeno, cerco di interpretare così lo scarso amore per la lettura; io in realtà continuo a comprare e leggere centinaia di libri all'anno! Cool
Ho fatto l'editor "casalingo" per alcuni conoscenti (e mi hanno detto che sono brava, mi rivolgo a voi di WMI, se avete bisogno di un editor, io sono qui!!! Very Happy) , ed è vero, molti scrivono esperienze della propria vita che durano centinaia di pagine e non se ne può più; poi magari altri prendono solo spunto e invece scrivono qualcosa di carino.
Forse non è questione di "argomento", ma di "talento".
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Elly83



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MessaggioInviato: Sab 29 Gen 2005 19:51    Oggetto: Cita

Non ho ancora capito bene come si usa la funzione "cita", quindi mi scuso anticipatamente se menzionerò frasi che ho letto su questo thread senza accompagnarle col nome dell'autore... cenere sulla testa.

Ho letto l'articolo di Ubik (che tra l'altro prende il nome da uno dei miei romanzi preferiti Very Happy ) proprio l'8 dicembre alla presentazione della rivista.

Premesso che purtroppo non posso che convenire sul fatto che la maggior parte delle persone che scrivono non leggono (e secondo me bisognerebbe considerarsi lettori prima ancora che scrittori), vorrei spezzare una lancia a favore dei più giovani...
Non che sia una giustificazione valida, ma è pur vero che i prezzi dei libri sono diventati un pò eccessivi. L'ultima volta che sono stata in libreria ci ho lasciato quasi 50 euro. Cosa ho comprato? Tre romanzi e un saggio. Tralasciando l'ironico dettaglio che erano pure edizioni economiche (per quelle non economiche posso pagare direttamente ipotecando la casa?).

Ora, è vero che tutti a casa avranno dei libri da leggere gratis (ma ci sono anche famiglie in cui l'unica carta stampata che si trova è quella di Panorama o riviste simili); però credo che il calo dei lettori fra i giovani sia dovuto anche a questo fattore.

Poi volevo dire una cosa riguardo a un'affermazione di qualcuno (non ricordo chi, scusate... Embarassed ) secondo il quale scrivere è più facile che leggere.
Penso che l'impegno minimo che serve per scrivere sia il triplo di quello massimo che serve per leggere. Non so, forse sono io che sono particolare... Ma il tempo e la fatica che mi servono per scrivere un romanzo e correggerlo mi basterebbero per leggere mille romanzi altrui!
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MessaggioInviato: Sab 29 Gen 2005 20:01    Oggetto: re Cita

infatti, elly, c'è scrivere e scrivere. per qualcuno è molto facile nel senso che butta giù qualsiasi cosa gli passi per la testa e così come capita credendo di scrivere l'ennesimo capolavoro dell'artista incompreso; per altri, che come te si impegnano a fondo perché vogliono migliorare, la scrittura è passione e sacrificio.
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