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L'ESERCIZIO DI LUGLIO (E DI AGOSTO)


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fra66



Registrato: 14-08-2009 23:07
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MessaggioInviato: Dom 16 Ago 2009 18:51    Oggetto: COMPITO DI LUGLIO Cita

Nadjeschda, si vergognava del suo nome russo. Quando la chiamavano, il volto le s’infiammava di porpora e, per quanto cercasse di nascondere l’imbarazzo, non riusciva a controllare quel calore che le arroventava il viso. Questo era accaduto la prima volta che il bell’ufficiale Eckart Voigt l’aveva fermata per un controllo documenti. Si sentiva impacciata. Era lì per far visita al padre che aveva lasciato anni prima, per scappare dalla sua città nella sua stessa città: Berlino. Già, questa era la sua storia segreta. L’avevano portata fuori all’età di otto anni, nascosta su una Bmw Isetta nell’estate del ’62. Di quella sera ricordava solo che per poco non rimaneva soffocata, nascosta com’era sotto il pianale dell’auto. Ed ora, per entrare a Berlino Est, come accadeva ormai da anni, aveva dovuto fare domanda sei mesi prima, tramite suo padre che aveva specificato il periodo di soggiorno. Quando aveva attraversato a piedi il ponte aveva provato come sempre un forte disagio, che non si era spento davanti ai Vopos della dogana. Ma Eckart le era piciuto immediatamente e suscitato una certa simpatia con il ciuffo biondo che gli attraversava la fronte come una ferita. Aveva occhi grigi, il suo Eckart, freddi come i racconti della notte, tristi come le piccole stalattiti che pendono dagli alberi quando la temperatura scende molti gradi sotto lo zero. Suo padre era ormai troppo anziano per poter immaginare una vita differente da quella che viveva, anche se nè aveva sognata un’altra ed aveva rischiato tutto per poter regalare il suo sogno a Nadjeschda, per cui lei non ebbe il coraggio di confessargli che nonostante tutto il suo coraggio, il destino sermbrava riportarla a Berlino Est. Aveva iniziato a frequentare Eckart; erano soliti incontrarsi alle nove in Bornholmer Strasse, sulla linea di confine, ma quel freddo mattino di novembre Nadjeschda aveva nei piedi una danza che la faceva camminare veloce. Il giorno prima, il 9 novembre 1989, era accaduto l’impensabile e nel suo cuore nuovi progetti avevano preso forma: pensò a suo padre libero e poi ad Eckart. Pregò a bassa voce, guardando le mattonelle del marciapiede che man mano accorciavano le distanze, mentre camminava controcorrente verso un muro che, probabilmente, non ci sarebbe stato più.
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Briacco



Registrato: 28-08-2009 00:31
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MessaggioInviato: Ven 28 Ago 2009 19:33    Oggetto: Esercizio di luglio Cita

Il piccolo ha fame, ha freddo, piagnucola. Hanna si tiene al braccio libero, con l’altro tengo il piccolo. Siamo qua, tutti e tre, davanti a poit Charlie che aspettiamo di passare. C’è tanta gente.
Dicono che possiamo passare. Chi lo dice? L’hanno detto alla radio. Cosa hanno detto? Che aprono i posti di blocco. Quando? Sono già aperti. Scherzi? No.
Avevo lasciato la birra a metà ed ero corso a casa. Hanna stava preparando la cena, Klaus giocava.
Hanno detto che aprono i posti di blocco… che sono già aperti. Hanna mi guardava come si guarda un pazzo. Vestilo, indicavo Klaus, andiamo.
Voglio andare a casa. No Klaus, dobbiamo andare di là. Ho fame. Resisti. Ho freddo. Resisti. Cosa c’è di là? La libertà. Che cos’è la libertà? Avere fame e avere freddo se ne hai voglia.
Klaus mi guardava poco convinto.
Klaus, oggi siamo un pezzo di storia, non possiamo stare a casa, non possiamo stare al caldo, dobbiamo andare e vedere. Dobbiamo scegliere di avere fame e freddo e di stare qui in piedi, in questa notte fredda.
Klaus? Dimmi. Ti ricordi la sera che cadde il muro? Si. Com’è stata? Fredda, la gente applaudiva quando passammo e mio padre piangeva e rideva, libero, tra i palazzi grigi e la notte.

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Briacco



Registrato: 28-08-2009 00:31
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MessaggioInviato: Ven 28 Ago 2009 19:35    Oggetto: Esercizio di agosto Cita

-Eccole la, le formiche impazzite-
Aveva sentito alla radio che aprivano i posti di blocco, si era versato un cognac. Ora se ne stava alla finestra e guardava tutta quella confusione di gente che passava sotto la sua finestra verso il maledettissimo Ceckpoint Charlie. Erano passate due ore dalla comunicazione e tutti correvano a vedere. Portò la bottiglia di cognac alle labbra. Era nell’aria, certo, era nell’aria. Si sentiva che qualcosa scricchiolava, prima i bastardi Ungheresi, e adesso guarda… Cambierà tutto, maledetti bastardi, farete cambiare tutto.
La moglie lo guardava nascosta dietro la porta della cucina. Non l’aveva mai visto bere così, solo.
State distruggendo tutto, maledette formiche impazzite, tutto il mio mondo.
La stanza buia rifletteva lo stato d’animo del suo padrone, i mobili erano appoggiati alle pareti come ombre. La luce arancio dei lampioni, entrando dalla finestra, disegnava le ombre del suo volto tirato, iracondo, impaurito, ubriaco.
Non si vince contro le formiche, te ne scappano sempre più di quelle che ammazzi. Ma le formiche sono piccole, questi stravolgono il senso delle cose.
Fu un momento prendere la vecchia Luger, la moglie non ebbe nemmeno il tempo di aprire la porta, il lampo porto via tutto dalla sua mente. Rimasero la stanza buia e il grido di sua moglie che si perdeva nel vociare che saliva dalla strada verso Ceckpoint Charlie.

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