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L'ESERCIZIO DI LUGLIO (E DI AGOSTO)


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vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Gio 02 Lug 2009 13:26    Oggetto: L'ESERCIZIO DI LUGLIO (E DI AGOSTO) Cita

Il minimo che posso fare è scusarmi per non aver tenuto fede all'impegno di giugno, e per questo non addurrò scuse di nessun tipo, mi spiace di non esserci stato e spero che questa assenza non venga fraintesa con scarsa attenzione nei confronti di chi si impegna e suda nella nostra palestra.
Passiamo oltre, per luglio ( e agosto) ho intenzione di percorrere la stessa strada cambiando ovviamente location: che ne pensate di qualcosa di più recente e che ha cambiato la storia? La data del 9 novembre 1989 vi ricorda niente?
Bene al lavoro, questa volta con dei piccoli cambiamenti alle regole:
2000 battute invece delle solite 1500, ma cercate di essere rigidi perché gli spazi sulla rivista sono tiranni e travalicarli potrebbe riservare brutte sorprese.
Sopra ho scritto che l’esercizio si estende anche ad agosto, ma in realtà si tratta di un doppio esercizio:
In Luglio il punto di vista della storia sarà di uno o più personaggi che vivono con entusiasmo la liberazione.
In Agosto il punto di vista si rovescia e i protagonisti saranno i tiranni battuti, se preferite i nostalgici del regime a vario titolo.
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Vincenzo Vizzini
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Claudio Costa



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MessaggioInviato: Lun 06 Lug 2009 08:48    Oggetto: Cita

[versione 0 (idee senza colla)] Wink

1989

Da est a ovest, Marion Segler percorre la striscia della morte.
Oggi, i cecchini la inquadrano nei mirini, ma non possono spararle. Non più.
Un muro alle spalle e un altro da raggiungere e superare.
Pochi passi senza fretta. Passi importanti per chi, a sessanta anni, sa che due figli sono morti in quel lembo di terra. Una fuga per la libertà conclusa in tragedia.
Marion può sentire l’odore del sangue che impregna il fango.
Suo marito l’ha arrestato la STASI per interrogarlo sul perché i figli fossero dei sovversivi.
Non è meraviglioso vivere nel paradiso comunista?
Suo marito non è mai tornato e per Marion è rimasto solo un vuoto riempito da dolore.

Correvano veloci i maschi. Erano quasi entrati, anche loro, nella squadra d’atletica della DDR.
Solo Gertrude, la loro sorellina, c’era riuscita.

Sembra lei: la donna che salta e urla, aspettandola sulle macerie della Friedrichstraße.
Steroidi e ormoni maschili avevano trasformato Gertrude in una macchina da medaglie. Medaglie per la gloria della repubblica democratica tedesca. Medaglie che uccidono il fisico e l’anima.
Una volta all’estero, nonostante la sorveglianza, era scappata.

Sembra proprio Gertrude che tiene per mano un bel bambino biondo.

Sulla breccia nel muro di Berlino ovest, infine, le due donne s’abbracciano.
─ Mutter! ─ singhiozza Gertrude.
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Claudio Costa
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Stefano Conti



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MessaggioInviato: Mer 15 Lug 2009 15:01    Oggetto: Cita

Suite

La sinistra si muove inquieta, come percorsa da un fremito convulso; è così veloce che si direbbe mossa dal caso, più che dall’arte. La destra regge l’archetto e lo sposta avanti e indietro con un gesto ampio e gentile. Il suono che produce è quello di una suite di Bach in maggiore.
Rostropovich è lì nel mezzo, seduto accanto a un brandello di muro ricoperto di graffiti. Intorno a lui il mondo corre verso una nuova era, e lui lo accompagna con le sue note. Gli occhi sono chiusi, ma sa benissimo che la musica ora è libera di andare, alla sua destra come alla sua sinistra. Non accadeva da tempo e a ricordarglielo c’è il lieve peso del passaporto nella tasca della giacca. E’ ancora lì, perché la sorte con lui è stata magnanima e non è stato costretto a metterlo all’asta. Fino a ieri pesava come un macigno, oggi invece è solo il talismano di un sopravvissuto. Ma ieri era a Parigi, e la TV gli ha portato le immagini delle ruspe e della gente che ballava sulle macerie. Come è ironico il destino: era a Parigi anche nel ’79 quando vennero da lui gli uomini dell’ambasciata sovietica per privarlo di una patria e per capovolgere la sua vita. Da quel giorno la sua musica si era andata ad infrangere contro la faccia occidentale del muro, anziché contro quella orientale. Da quel giorno, sino ad oggi.
La suite finisce. Attorno a lui si è raccolta una piccola folla, che applaude, come si fa con un artista di strada. Lui non suona per loro né per se stesso. Suona per ringraziare Dio di quanto è successo. Continua con un’altra suite, questa volta in minore, perché neppure la gioia di oggi può cancellare lo strazio per tante vite annientate da uno sparo.
L’ultima nota si perde nell’aria, mentre gioia e dolore insieme si fanno lacrime.
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hornblower



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MessaggioInviato: Ven 24 Lug 2009 12:10    Oggetto: Re: L'ESERCIZIO DI LUGLIO (E DI AGOSTO) Cita

vincenzo.vizzini ha scritto:

In Agosto il punto di vista si rovescia e i protagonisti saranno i tiranni battuti, se preferite i nostalgici del regime a vario titolo.


Ciao,
due domande:
1)Posso già postare il punto di vista degli aguzzini?
2)Lo posto qui o aprirai un post specifico?

grazie

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vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Gio 30 Lug 2009 00:23    Oggetto: Cita

tranquillo, a breve post dedficato
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Vincenzo Vizzini
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BARBAGI



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MessaggioInviato: Ven 31 Lug 2009 13:41    Oggetto: Cita

mMuro

- Maximilian riusciva a vedere la gente che vive al di là del muro, per questo ce l’ha fatta.
Iroda era sempre ubriaco, eppure qualcosa mi spinse a dargli retta, quella sera. Ero annoiato dei soliti commenti avviliti che ci scambiavamo tra coetanei. Avevo voglia di novità e mi andavano bene persino le fantasie di un vecchio alcolizzato.

Mi sedetti accanto a lui, sulla strada. - Cosa significa che vedeva oltre i muri? – domandai.
- Non oltre i muri, oltre il Muro – biascicò, dando enfasi all’ultima parola. – Ecco, se mio fratello ti avesse guardato oggi, per esempio, avrebbe detto “Hai una giacca nuova, mi piace, ne voglio una anche io”. E sta pur certo che entro un paio di giorni l’avrebbe avuta, più bella della tua.
Mi batté una mano sudicia sul bavero e io rabbrividii. La mia giacca nuova me l’aveva regalata la madre di Dariusz, morto quella notte di febbri; non c’era nulla di bello nell’averla ottenuta, quasi mi vergognavo di essere stato più fortunato del mio compagno.
Iroda continuava a blaterare dondolandosi in compagnia della bottiglia - Max non scambiava sguardi con noi, lui vedeva nel Muro, e vedeva la gente ricca, libera, sorridente. Per questo ce l’ha fatta. “Voi istituzionalizzate l’errore sistematico” ripeteva. Me lo disse anche quando prese l’aereo.
Al ricordo di quell’addio una lacrima gli scese sulla guancia, portandosi via un po’ di sporcizia. Il vecchio bevve un ultimo sorso e cadde addormentato. La notte non lo restituì.

Ripensai spesso alle sue parole, di più alle parole del fratello. Forse era troppo istruito per me, o forse era un alcolizzato pure lui, conclusi, dopo aver inutilmente cercato di comprenderle.

Passarono anni. Ma ciò che disse Maximilian continuò a stuzzicarmi, fino a che non vidi, attraverso la prima breccia del muro, la bella giacca che volevo indossare. E la cercai, orgoglioso del mio desiderio.

Domani tornerò, per mostrarla ai miei vecchi compagni. Io posso farlo. Maximilian, che mi insegnò come riconoscerla, dovette tenerla per sé.
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delia



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MessaggioInviato: Sab 01 Ago 2009 06:54    Oggetto: Cita

IRREPARABILE

Da qualche giorno respiravo nervosismo misto a eccitazione. La mamma continuava a parlare del Papa, e di Khol. Ripeteva che le notizie non erano certe e si aggirava per casa pregando febbrile. Per la fine della settimana aveva preparato una borsa leggera: - per una gita – aveva detto con il viso stravolto – di poche ore, o forse pochi giorni. –

Non fu il rumore a distogliermi da quello che stavo facendo, ma l’improvviso silenzio che era sceso nella stanza. Papà stava in piedi, le mani sul viso e gli occhi fissi sul monitor. La mamma lo aveva raggiunto con lo strofinaccio dei piatti ancora in mano.
Il giornalista non parlava e le immagini scorrevano silenziose.
Non capivo, ma era la prima volta che li vedevo piangere.

Iniziai ad avere paura. Capii che qualcosa di irreparabile stava accadendo ed ebbi paura.
Quando la mamma se ne accorse, mi prese, e tra le lacrime mi sorrise: - sei molto, molto fortunata, e non puoi rendertene conto. –
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vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Mar 04 Ago 2009 17:51    Oggetto: Cita

Idea
SINTITI, SINTITI, SINTITI...
Vista la scarsa affluenza di questo primo esercizio e considerato che sono due facce della stessa medaglia,
a maggioranza Cool
ho deciso che potete postare qui anche gli esercizi di agosto.
Non prendete troppo sole, e buone vacanze a chi può.
Vincenzo
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Vincenzo Vizzini
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delia



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MessaggioInviato: Mar 04 Ago 2009 21:34    Oggetto: Normalità Cita

Voilà.

NORMALITA'

Batteva i piedi, un po’ per il freddo, un po’ per l’imbarazzo.
Il giovane soldato che aveva di fronte lo guardava negli occhi e sembrava non volesse mollare: - Che fa Krugg non apre? -
Krugg si strinse nel cappotto: - Non abbiamo ordini di aprire –
Il ragazzo continuava a fissarlo duro: - Hanno detto che non dobbiamo sparare –
- Solo questo, non di farli entrare –
Il ragazzo non si mosse e Krugg continuò: - Tornate dentro, adesso gli parlo io.

Uscì. La gente era tanta, gridava e spingeva. Diceva che avevano già aperto Brandeburgo. I vecchi volevano passare, i giovani volevano vedere.
“Trent’anni ai piedi di questo muro e vogliono spazzare via tutto con un colpo di spugna. Come avessimo scherzato?”
- Tornate a casa! – gridò – non abbiamo ordini di lasciarvi passare. –

Il giovane soldato non si era mosso. Continuava a guardarlo ma Krugg non voleva cedere. Sentiva andare in frantumi anni di un orizzonte di cemento alto pochi metri.
Alzò la voce: – Si torna alla normalità! Allontanatevi dal muro! –
I giovani gridavano, i vecchi lo guardavano, nessuno si muoveva.
- Krugg, hanno aperto Brandeburgo- Il ragazzo gli parlava lentamente - non abbiamo l’ordine di non lasciarli passare. –
Era stanco. – Hanno solo detto di non sparare – tentò.
Ma erano troppi per combatterli tutti, da una parte e dall’altra. E li lasciò fare.

Lo trovarono il giorno dopo, riverso sul tavolo della cucina, e la notizia passò del tutto inosservata.
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Claudio Costa



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MessaggioInviato: Sab 08 Ago 2009 18:16    Oggetto: Cita

L’utopia disintegrata (esercizio d'agosto)

Bert punta il fucile, nel mirino inquadra una donna anziana che attraversa la striscia della morte da est a ovest.
Vorrebbe ucciderla. Un’ultima tacca sul calcio. Un altro segno da aggiungere alle venticinque incisioni già presenti.
Può permettere a un giovane di passare: i ragazzi sono abbagliati dalle luci del mondo di là dal muro. Sono giovani, ma quella vecchia no. lei deve sapere com’era prima: il comunismo. La repubblica democratica tedesca dava poco a ciascuno, ma un poco per tutti.
Il capitalismo: un ricco che gode, sfruttando i poveri.
Bert aggancia il grilletto col dito. Vuole premere, prima che la donna raggiunga la Friedrichstraße.
Il sogno non è più realtà.
Un rivolo di sudore freddo scorre sulla tempia.
L’utopia è stata tradita. Ma lui non può farlo. Il suo cuore è rosso. La sua anima diventerà nera: sta per disobbedire all’ordine di via libera.
Sparerà alla vecchia.

Una mano afferra la canna e la alza.
Riconosce il guanto. Appartiene al giovane ufficiale.

─ C’è il cambio, soldato.
─ Ja, herr leutnant.
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MessaggioInviato: Lun 10 Ago 2009 14:04    Oggetto: Cita

9 novembre 1989 (esercizio di agosto)

Berlino est – ore 18.34

Giornata schifosa oggi, come sempre del resto.
Credevo che lavorare negli uffici della Stasi mi avrebbe dato un vantaggio sui miei concittadini e al tempo stesso, un brivido di potere. Conoscere i loro segreti e magari approfittarne per gioco o tornaconto, protetto dalle fauci del demone statale.
Purtroppo sono solo un ragioniere, così mi hanno sbattuto nella cantina del Palazzo. Come un topo d’archivio catalogo montagne di rapporti, seppellendoli in polverosi dossier: sospetti di sedizione o spio-naggio, perlopiù irreali .
La noia è mortale!
Quanto freddo fa stasera. Il passo rapido non mi scalda.
Ho fretta di arrivare a casa: c’è la diretta della conferenza di Schabowski. Voglio rassicurazioni, il governo ha il dovere di proteggermi. Non voglio pensare che non sia così.
Entro in casa, la casa del popolo, lo stato me l’ha data e senza togliere il cappotto vado direttamente in sa-lotto, accendo la tv.

Berlino est – ore 18.50

C’è aria di cambiamenti e temo che non potrò più godere delle mie sicurezze, cosa faremo di questa libertà, del capitalismo? Come ci occuperemo di noi stessi?
E’ pura follia!
Un giornalista del blocco ovest chiede la parola.
— Quando entreranno in vigore le nuove misure?
Il mio cuore accelera i battiti, pendo letteralmente dalle labbra di Schabowski che esita, si guarda attorno e dichiara:
— Per quanto ne so, immediatamente.
Non credo alle mie orecchie, mi manca l’aria: il mondo, il mio mondo è crollato. Non esiste più.
In TV scoppia il finimondo, alcuni giornalisti urlano, altri corrono a dare la notizia.
Sento delle voci per strada. Mi avvicino alla finestra tenendomi di lato. Osservo il vicino check-point, nascosto dalla tendina di cotone, è un’abitudine consolidata,.
I militari che mi davano sicurezza non sanno come arginare la marea di gente che vuole attraversare il mu-ro, vuole raggiungere l’ovest, la libertà.
Pazzi!
Nessuno lo impedisce, qualcuno scavalca. Prendono a calci il muro, lo picconano.
Ho paura: il mio mondo non esiste più.

FINE
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fra66



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MessaggioInviato: Dom 16 Ago 2009 17:49    Oggetto: COMPITO DI AGOSTO Cita

Cos’è la vita senza le donne? Si chiedeva Eckart mentre camminava a passo veloce verso Bornholmer Strasse. Ah, le donne! Sospirò, alzando la testa e guardando in alto il cielo che scuriva di minuto in minuto. Sembrava che si stesse preparando una tormenta di neve e pioggia, ma apparentemente il cielo non accennava a crollare sotto i colpi del freddo. Eckart aveva il viso pallidissimo, le mani affondate nelle tasche del cappotto e il bavero alto che copriva in parte le guance chiare, pallide. Gli sembrava assurda tutta quella storia, non riusciva ad accettarla. Bornholmer Strasse era il passaggio più a nord tra i sette all’interno della città ed era lì, per assurdo, che quella mattina era destinato ad arrivare. Lei gli aveva promesso che si sarebbero incontrati alle nove. Lei poteva attraversare: era di quelle che lui considerava ricche, che abitava dall’altra parte, che poteva scegliere. Anche Eckart sentiva di poter scegliere, che vivere a Berlino Est fosse la cosa migliore nella sua vita e credeva sinceramente che quell’amore fosse impossibile da realizzare, almeno sino a quel mattino in cui il cielo si era rivoltato contro le sue idee, contro tutto ciò in cui aveva fermamente creduto. Il giorno prima era rimasto di ghiaccio sulla sua sedia simil pelle verde, gli erano cadute addosso come pietre le parole dell’ufficiale di turno che lo aveva informato con un aria alquanto preoccupata ed un viso che tradiva tutto il suo sconcerto. Che Günter Schabowski si fosse bevuto il cervello? Aveva appreso dal fornaio, in cui era solito fermarsi come sua abitudine, che Bornholmer Strasse era stato il primo passaggio ad essere preso d’assalto da tutti quelli “scheiße”, come gli chiamava Eckart con un certo disprezzo e che sino a quel momento aveva cercato di tenere sotto controllo organizzando i pattugliamenti vicino al ponte Bösebrücke. Eckart era davvero arrabbiato. Questa era la cosa più inaudita che gli potesse accadere, una notizia che forse avrebbe cambiato la sua vita, fatto crollare le sue idee e messo in bilico il suo lavoro di ufficiale della Kampfgruppen. Respirò profondamente, alzò ancora una volta gli occhi al cielo e quando gli ricaddero sulla strada, si accorse che non camminava solo. Una moltitudine si andava affollando creando un’imbuto. Solo allora Eckart si rese conto della gravità, ma il cielo quel mattino si era rivoltato. Sentii come un rumore di cristalli rotti dentro sé e le sue idee che tremavano come foglie secche mosse dal vento gelido del nord. Lei lo attendeva alle nove del mattino.
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fra66



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MessaggioInviato: Dom 16 Ago 2009 18:51    Oggetto: COMPITO DI LUGLIO Cita

Nadjeschda, si vergognava del suo nome russo. Quando la chiamavano, il volto le s’infiammava di porpora e, per quanto cercasse di nascondere l’imbarazzo, non riusciva a controllare quel calore che le arroventava il viso. Questo era accaduto la prima volta che il bell’ufficiale Eckart Voigt l’aveva fermata per un controllo documenti. Si sentiva impacciata. Era lì per far visita al padre che aveva lasciato anni prima, per scappare dalla sua città nella sua stessa città: Berlino. Già, questa era la sua storia segreta. L’avevano portata fuori all’età di otto anni, nascosta su una Bmw Isetta nell’estate del ’62. Di quella sera ricordava solo che per poco non rimaneva soffocata, nascosta com’era sotto il pianale dell’auto. Ed ora, per entrare a Berlino Est, come accadeva ormai da anni, aveva dovuto fare domanda sei mesi prima, tramite suo padre che aveva specificato il periodo di soggiorno. Quando aveva attraversato a piedi il ponte aveva provato come sempre un forte disagio, che non si era spento davanti ai Vopos della dogana. Ma Eckart le era piciuto immediatamente e suscitato una certa simpatia con il ciuffo biondo che gli attraversava la fronte come una ferita. Aveva occhi grigi, il suo Eckart, freddi come i racconti della notte, tristi come le piccole stalattiti che pendono dagli alberi quando la temperatura scende molti gradi sotto lo zero. Suo padre era ormai troppo anziano per poter immaginare una vita differente da quella che viveva, anche se nè aveva sognata un’altra ed aveva rischiato tutto per poter regalare il suo sogno a Nadjeschda, per cui lei non ebbe il coraggio di confessargli che nonostante tutto il suo coraggio, il destino sermbrava riportarla a Berlino Est. Aveva iniziato a frequentare Eckart; erano soliti incontrarsi alle nove in Bornholmer Strasse, sulla linea di confine, ma quel freddo mattino di novembre Nadjeschda aveva nei piedi una danza che la faceva camminare veloce. Il giorno prima, il 9 novembre 1989, era accaduto l’impensabile e nel suo cuore nuovi progetti avevano preso forma: pensò a suo padre libero e poi ad Eckart. Pregò a bassa voce, guardando le mattonelle del marciapiede che man mano accorciavano le distanze, mentre camminava controcorrente verso un muro che, probabilmente, non ci sarebbe stato più.
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Briacco



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MessaggioInviato: Ven 28 Ago 2009 19:33    Oggetto: Esercizio di luglio Cita

Il piccolo ha fame, ha freddo, piagnucola. Hanna si tiene al braccio libero, con l’altro tengo il piccolo. Siamo qua, tutti e tre, davanti a poit Charlie che aspettiamo di passare. C’è tanta gente.
Dicono che possiamo passare. Chi lo dice? L’hanno detto alla radio. Cosa hanno detto? Che aprono i posti di blocco. Quando? Sono già aperti. Scherzi? No.
Avevo lasciato la birra a metà ed ero corso a casa. Hanna stava preparando la cena, Klaus giocava.
Hanno detto che aprono i posti di blocco… che sono già aperti. Hanna mi guardava come si guarda un pazzo. Vestilo, indicavo Klaus, andiamo.
Voglio andare a casa. No Klaus, dobbiamo andare di là. Ho fame. Resisti. Ho freddo. Resisti. Cosa c’è di là? La libertà. Che cos’è la libertà? Avere fame e avere freddo se ne hai voglia.
Klaus mi guardava poco convinto.
Klaus, oggi siamo un pezzo di storia, non possiamo stare a casa, non possiamo stare al caldo, dobbiamo andare e vedere. Dobbiamo scegliere di avere fame e freddo e di stare qui in piedi, in questa notte fredda.
Klaus? Dimmi. Ti ricordi la sera che cadde il muro? Si. Com’è stata? Fredda, la gente applaudiva quando passammo e mio padre piangeva e rideva, libero, tra i palazzi grigi e la notte.

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Briacco



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MessaggioInviato: Ven 28 Ago 2009 19:35    Oggetto: Esercizio di agosto Cita

-Eccole la, le formiche impazzite-
Aveva sentito alla radio che aprivano i posti di blocco, si era versato un cognac. Ora se ne stava alla finestra e guardava tutta quella confusione di gente che passava sotto la sua finestra verso il maledettissimo Ceckpoint Charlie. Erano passate due ore dalla comunicazione e tutti correvano a vedere. Portò la bottiglia di cognac alle labbra. Era nell’aria, certo, era nell’aria. Si sentiva che qualcosa scricchiolava, prima i bastardi Ungheresi, e adesso guarda… Cambierà tutto, maledetti bastardi, farete cambiare tutto.
La moglie lo guardava nascosta dietro la porta della cucina. Non l’aveva mai visto bere così, solo.
State distruggendo tutto, maledette formiche impazzite, tutto il mio mondo.
La stanza buia rifletteva lo stato d’animo del suo padrone, i mobili erano appoggiati alle pareti come ombre. La luce arancio dei lampioni, entrando dalla finestra, disegnava le ombre del suo volto tirato, iracondo, impaurito, ubriaco.
Non si vince contro le formiche, te ne scappano sempre più di quelle che ammazzi. Ma le formiche sono piccole, questi stravolgono il senso delle cose.
Fu un momento prendere la vecchia Luger, la moglie non ebbe nemmeno il tempo di aprire la porta, il lampo porto via tutto dalla sua mente. Rimasero la stanza buia e il grido di sua moglie che si perdeva nel vociare che saliva dalla strada verso Ceckpoint Charlie.

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