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L'ESERCIZIO DI MARZO


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vincenzo.vizzini



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MessaggioInviato: Ven 13 Mar 2009 09:23    Oggetto: L'ESERCIZIO DI MARZO Cita

Marzo 2009
Restando nell’ambito delle descrizioni, questa volta non focalizzeremo la nostra attenzione verso un ambiente, oggetto di descrizione sarà un personaggio presente in molte case: il compagno di molti momenti intensi della nostra vita, colui a cui confidiamo i nostri segreti con la sicurezza assoluta che non saremo traditi, l’animale di casa che abbiamo introdotto fra le nostre mura domestiche. Qualcuno parlerà del suo gatto, altri del cane, del criceto, del pappagallo, ma anche del crotalo o del ragno velenoso o della colonia di formiche, e chi non ne ha uno ha l’occasione per dare vita a un sogno o anche a un’antipatia.
Solite regole, 1500 battute circa, diciamo tendenti a 1800, ma costringetevi a non sforare più di tanto.
Per questa volta faremo un esercizio diviso in due sezioni che prenderanno il mese di marzo e di aprile:
Marzo: da oggi fino al 5 aprile: un animale domestico così come si comporta nella realtà.
Aprile: dal 5 aprile fino a fine mese: un animale domestico che sia raffigurazione di un carattere, una metafora degli umani vizi o delle virtù. Sono ammessi persino animali fantastici o fantascientifici
Attenzione i tempi non sono tassativi e ho preparato lo spazio per entrambi gli esercizi, il tutto serve solo a dare un metodo di lettura per gli interventi.
Buon lavoro a tutti
V.
_________________
Vincenzo Vizzini
vicedirettore Writers Magazine Italia
curatore della collana Delos Crime
www.vincenzo-vizzini.it
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Andrea Cavallini



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Località: Bologna

MessaggioInviato: Sab 14 Mar 2009 18:48    Oggetto: Cita

Per una volta sono il primo a postare. La prossima settimana impegni di lavoro non mi consentiranno di accedere al forum, per cui ho fatto in fretta.
Mi sono preso due libertà: la prima è che l'eserczio è una sorta di continuazione di quello di Febbraio (la cucina), la seconda è nel significato di domestico, inteso come... appartenente alla casa.
Scusate la lungaggine.


Anche le formiche nel loro piccolo…
-Signor Guidi, a cosa pensa?- L’ispettore quasi si vergogna per la domanda banale, ma cosa può chiedere a chi ha ridotto la famiglia una poltiglia di carne e sangue e se ne sta seduto al centro del suo studio in mezzo a centinaia di formiche schiacciate?
Il respiro regolare e tranquillo si interrompe. -Non sto pensando. Aspetto.-
-Cosa?-
Dirige il braccio verso un punto preciso. - Eccole!-
Nel muro di fronte, in basso, c’è una formica. Avanza per pochi centimetri, si ferma. Dal battiscopa ne escono altre. Come ubbidendo ad un comando misterioso, si dirigono verso l’angolo tra le pareti e, in fila indiana, lentamente salgono verso il soffitto. Dalla fessura ne sciamano di continuo.
- Tre mesi e dodici giorni fa mi sono accorto dela loro presenza. Ne avrò schiacciate a migliaia. Ho provato di tutto: talco, sale, insetticidi. Niente: tornavano sempre. Nulla le può fermare. Usano le nostre case per i loro scopi. Di notte le sentivo sghignazzare. Ci deridono, ci disprezzano. Sanno che non riusciremo a fermarle. Ho eliminato ogni tipo di rifiuto, e mantenuto pulita tutta la casa, per non attirarle. Ogni settimana sostituivo la tastiera del computer, non immagina quanta sporcizia si annida tra i tasti.-
Un respiro profondo.
-Ieri sera, dopo l’ennesima battaglia, sono andato a letto esausto. Ho visto una formica che usciva dall’orecchio di mia moglie.-
Mi guarda.
-Lo capisce! Sono entrate dentro a mia moglie. Non potevo permetterlo.-
Si gratta la testa.
- Non potevo.-



Buona lettura e scrittura a tutti.
Andrea
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Cile



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Località: Salerno

MessaggioInviato: Mar 17 Mar 2009 11:44    Oggetto: Cita

eccomi con Joy!

E’ l’alba. Un sottile raggio di luce squarcia il buio della stanza puntando dritto su Joy. Lui sembra non accorgersene poi strizza un po’ gli occhi e spalanca le fauci per sbadigliare. Salta dal letto del padrone e si sgranchisce le zampe anteriori dandosi subito una decisa grattata dietro le orecchie. Accosta il muso tremante al letto e resta lì a scodinzolare, aspettando che l’uomo della sua vita apra gli occhi. Non abbaia, Joy.
E’ un cane educato e rispetta il sonno del padrone. Con le orecchie abbassate dondola tra letto e comodino per un po’. Saltella verso la cucina. Ancora buia. Girovaga tra le sedie annusando in terra e vede la persiana semi-aperta; ci si infila e va in giardino. Scuote il pelo per liberarsi dall’aria pesante di casa e lascia un rivolo di pipì sul solito albero. La sotterra con le zampe posteriori e rientra.
La signora è in piedi e lo saluta, stanca. Lui le scodinzola carezzandole le gambe col dorso ma lei non lo coccola, stamane.
Joy annusa l’aria e abbaia alla porta di casa poco prima del suono del campanello. Entrano tre persone.
Joy è un cane educato. Si avvicina per sentirne l’odore e poi va in stanza da letto. Il suo padrone non si è mosso. Joy mugola un po’ leccandogli la mano e si alza sulle gambe posteriori per guardarlo da vicino. Le tre persone sono lì e carezzano anche loro il padrone. Joy salta sul letto e si accoccola ai suoi piedi.
Resterà così fino al pomeriggio quando la bara porterà via il signore della sua vita.
Joy è un cane educato.
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Cinzia Leo
Hai mai ascoltato il silenzio del destino quando esplode? (A. Baricco )
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Claudio Costa



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MessaggioInviato: Mar 17 Mar 2009 12:23    Oggetto: Cita

Amore senza risposte

Wilbur è rosso splendente.
Carlotta è argento brillante.
Wilbur potrebbe essere femmina. Carlotta potrebbe essere maschio. Forse sono dello stesso sesso.
Li cerco nella nebbia della vaschetta e distinguo a malapena le forme.
Al cambio dell’acqua e con le briciole del mangime, Wilbur muove la bocca, navigando quasi a baciare la pinna di Carlotta. Fanno il trenino sottomarino.
Lei nuota velocemente nella piccola scatola di plexiglas cercando di sfuggirgli. È un gioco di squame. Si divertono come delfini, saltando fuori dall’acqua, sbattendo la testa sul coperchio e ridendo.
È puro amore primordiale?
Dove nascondono le uova?
Le mettono sotto i sassi di plastica ultraleggeri che spostano di continuo oppure le divorano come caviale?
Se muore Carlotta, Wilbur si suicida?

Come comunicano?
Leggono il labiale?
Non hanno bisogno di suoni: le parole rimbalzano nel cuore.

Mangiano, crescono e ridono.

Oggi, mia figlia li ha rinominati.
Non so se sentivano l’esigenza di un cambiamento nella monotonia, ma Cosmo è rosso splendente e Wanda è argento brillante…
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Claudio Costa
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Erania Pinnera



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MessaggioInviato: Sab 21 Mar 2009 18:31    Oggetto: Cita

Premessa.
Sono almeno 4 anni o più che non esercito la mia penna creativa; sono caduta in un serio vortice di saggistica e di indagini socioantropologiche che mi ha mandato in letargo. Poi ho scoperto - per sbaglio - questo forum. E ci voglio provare, subito. Spero che con il vostro aiuto possa risvegliare un lato di me che scalpita, ma che non trova gli strumenti per esprimersi. Quindi attendo le vostre critiche impietose all'acerbo tentativo di cui sotto. E scusate la prolissità Smile

- Ahia, mamma, mi fai male!
- Scusa, non l'ho fatto apposta, questi denti sono tropo stretti. Tra una ventina di minuti dovrebbe essere pronto.
Giuliano guardava quella scena in bianco e nero, sentendo un odore acre e fastidioso provenire dalla ragazza dolorante.
Le due donne sembravano chiacchierare come se nulla fosse, e Giuliano si avvicinava a loro, le osservava curioso, buttando, però, sempre un occhio alla sua sinistra.
- Ahia! Mamma, ma lo vuoi capire che mi fai male, o no? - esclamò stizzita Francesca.
La madre non rispose, e Giuliano seguì con lo sguardo le gocce scarlatte che cadevano, dall'alto, sul bianco pavimento. Una carezza lo colse di sorpresa, tanto che trasalì.

Sembrava il suono dell'acqua che scorre, quello che avvertiva, ma Giuliano era troppo piccolo per vedere, per capire; dentro quella stanzetta senza finestre accadevano sempre cose incomprensibili: a volte Francesca si chiudeva dentro per ore.
La rabbia lo colse all'improvviso. Sapeva che quell'oggetto maledetto avrebbe iniziato a rombare, violento, incessante. Non lo stava tenendo d'occhio a caso. Aveva paura, Giuliano, e gridava, urlava contro quell'aggeggio diabolico, ma era troppo terrorizzato per rimanere dentro quelle piccole quattro mura. Correva da una parte all'altra, lungo la soglia della porta, inquieto, senza sosta, squarciando l'aria con quanto fiato aveva in gola. Francesca lo guardava e sorrideva, beffarda.
Poi il rumore si arrestò, tutto insieme, restituendo alla casa la pace del silenzio.
- Hai visto, Francesca? Dà sempre retta alla tua mamma; così rossi, i tuoi capelli sono molto meglio di quel biondo scialbo che avevi prima. - disse, soddisfatta, la madre.
- Odio darti ragione. E tu, Giuliano, fai da bravo, vai a cuccia.


Edit: se è troppo lungo, lo accorcio.
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Angelo F.



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MessaggioInviato: Dom 29 Mar 2009 13:29    Oggetto: Cita

− Non credevo anche i canarini perdessero i capelli.
− Tecnicamente sono piume.
− In ogni caso ha la chierica!
− Ormai Titti è un vecchietto.
− L’hai chiamato Titti? Come nei cartoni animati?
− Dai, Silvia, avevo dieci anni!
Cip. Il canarino, cinguettò, rivolgendo al padrone uno sguardo curioso.
− Antonio, non credi che soffra dietro quelle sbarre?
− Ha vissuto così a lungo solo perché ha goduto di un ambiente protetto.
− Meglio un giorno da leone che cento da pecora.
− Se lasciassi libero un canarino nato in cattività, sopravivrebbe un solo giorno e lo passerebbe da preda e non certo da predatore.
− Sarà. A me, comunque, lui non sembra felice.
Cip, la interruppe Titti.
− Non sa nemmeno cantare. Emette sempre la stessa nota triste − concluse Silvia.
− Quand’era giovane avresti dovuto sentire che cinguettii melodiosi. Trascorrevo giornate intere ad ascoltarlo.
− Uccello in gabbia…
− Scommetto che nel corso di frasi fatte sei la più brava.
Silvia si voltò imbronciata. Antonio le accarezzò una guancia.
− Scusa, Silvietta.
− In fondo poteva capitargli un destino peggiore. Poteva essere il canarino di un minatore.
− Già! − confermò Antonio, pur non essendo sicuro di ciò che intendeva Silvia.
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Angelo Frascella
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Elenco delle mie pubblicazioni: http://alterminedelgiorno.blogspot.it/2014/01/elenco-delle-pubblicazioni.html
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gattaccio



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MessaggioInviato: Lun 30 Mar 2009 00:49    Oggetto: Cita

Ciao a tutti, questa è la mia prima partecipazione agli esercizi e vi confido di ritenere il mio scritto a un livello inferiore di quelli che ho letto. Che faccio ora, non lo mando? Sarebbe insensato, perderei l’occasione di ricevere commenti e quindi di migliorare. Vinco le inibizioni e vi propongo il gatto (anzi la gatta). Grazie in anticipo per la pazienza.

Si accovaccia sulle mie gambe distese, per il sonnellino del dopo pranzo. Accarezzo il morbido manto striato, dalla testa lungo la schiena incurvata fino alla coda sottile.
Si stiracchia, sbadiglia spalancando le fauci e mostrando piccoli denti aguzzi; poi ritorna in posizione acciambellata. Ronfa felice. Una tigre in miniatura è la mia Zephyr.
Un ronzio: la mosca sventurata entra dalla finestra. Fine del riposo, è già al lavoro. Scatta in piedi, incassa la testa. Immobile, solo la punta della coda tradisce una nervosa eccitazione. Poi il balzo. Il ronzio si spegne sotto quelle zampine tanto graziose quanto letali. Una piccola killer è la mia Zephyr.
Soddisfatta, gioca un po’ con l’insetto morente, poi si stufa; volubile potrebbe essere il suo secondo nome. Vuole tornare a riposare. Si arrampica su di me, ritrova il calduccio nel posto dov’era sdraiata poco prima. Inclina la testa, chiude gli occhi verdi. Dorme? Sogna? Poco importa, lei è appagata in braccio a me. La sfioro delicatamente, per non disturbarla. Riprende a fare le fusa.
Ma stai dormendo o fai la carina perché ti piacciono le coccole?
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Alessandro A. Gatti
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Claudio Costa



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Località: Milano

MessaggioInviato: Mar 31 Mar 2009 18:36    Oggetto: Cita

Amore senza risposte (versione 2)

Wilbur è rosso splendente.
Carlotta è argento brillante.
Wilbur potrebbe essere femmina. Carlotta potrebbe essere maschio. Forse sono dello stesso sesso.
Li cerco nella nebbia della vaschetta e distinguo a malapena le forme.
Al cambio dell’acqua e con le briciole del mangime, Wilbur muove la bocca, navigando quasi a baciare la pinna di Carlotta. Fanno il trenino sottomarino.
Lei nuota velocemente nella piccola scatola di plexiglas cercando di sfuggirgli. È un gioco di squame. Si divertono come delfini, saltando fuori dall’acqua, sbattendo la testa sul coperchio e ridendo.
È puro amore primordiale?
Dove nascondono le uova?
Le mettono sotto i sassi di plastica ultraleggeri che spostano di continuo oppure le divorano come caviale?
Se muore Carlotta, Wilbur si suicida?

Come comunicano?
Leggono il labiale?
Non hanno bisogno di suoni: le parole rimbalzano nel cuore.

Oggi, mia figlia gli ha cambiato i nomi di nuovo, non so se sentivano l’esigenza. Ignari, mangiano, crescono e ridono come sempre.
Cosmo è rosso splendente e Wanda è argento brillante...
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Andrea Marini



Registrato: 19-05-2004 14:35
Messaggi: 24

MessaggioInviato: Mer 08 Apr 2009 14:00    Oggetto: micia Cita

Ciao a tutti,
purtroppo faccio fatica a seguire...ecco infatti che posto in ritardo marzo...
Smile

Uno strofinaccio sul cuscino è sufficiente per chiarire fin da subito che le cose a casa mia sono cambiate. Non sono più io il padrone di casa.
Lei arriva, dà una rapida occhiata dalla porticina, vede il mangiare pronto, entra.
Entra sì, ma cercando di farsi toccare il meno possibile dalla porta che si richiude sopra di se, inarcando il corpo, passando un pezzo alla volta. Poi, una volta dentro, si stiracchia tirando fuori le unghie sul tappeto della cucina, sbadiglia, muove la coda pigramente.
Una volta mangiato si guarda attorno e se ti vede, salta sulla sedia, si gira verso di te, supina, con le zampe di fianco alle orecchie. Ti guarda.
Crr crr crr
Non puoi resisterle, puoi solo ricordarti di chiudere la porta della cucina se tu non ci sei, così almeno sei sicuro che le tue tende e il tuo divano, perché quelli devono essere tuoi, non vengono toccati, non vengono usati per affilare le unghie. Oppure, puoi solo mettere uno strofinaccio sui cuscini delle sedie in cucina, così, adesso che è primavera, non devi solo sbattere quelli per togliere i peli che perde per la muta. Per il resto, è lei che comanda. Tu sei suo ormai, hai il suo odore addosso.


Ciao a tutti,
andrea
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