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"La mia ultima lettera d'amore"


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Chiara Razzi Di Nunzio



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MessaggioInviato: Lun 30 Ott 2006 15:47    Oggetto: "La mia ultima lettera d'amore" Cita

La mia ultima lettera d’amore
di Chiara Razzi Di Nunzio
TRACCIA: Le zone oscure


La donna osservò i fogli. Le pagine erano fitte di una scrittura minuta, spigolosa, sfregiata qua e là da cancellature violente; lei, però, non faticava a decifrare la calligrafia che molti altri avrebbero trovato illeggibile. Si portò una ciocca di capelli dietro l’orecchio e la tirò con gesto assente mentre cominciava a leggere.
*
Sabato sera siamo usciti insieme; dopo cena mi hai portato da te e abbiamo fatto l’amore. Poi sono tornata a casa mia. La mattina presto sono passata da te e… ti ho trovato.
Questo è tutto ciò che ho potuto dire loro. Lo so, è assurdo condensare tutto in poche frasi – la realizzazione del mio sogno e la tragedia della tua morte – ma se avessi detto il resto, loro non avrebbero capito. Se avessi raccontato che sono rimasta a guardarti mentre dormivi, per loro non avrebbe significato nulla; per me ha significato tutto. Un sentimentalismo irrilevante, lo avrebbero chiamato. Ma io so che non era sentimentalismo e non era irrilevante; niente di te, niente di noi lo era.
Ho passato le dita fra i tuoi capelli, appena appena arricciati sulle punte – sai, avrei voluto che te li lasciassi crescere un po’, solo per poterci passare meglio le dita, ma immagino che ora non succederà, giusto? – e ho seguito con la punta dell’indice l’arco del tuo zigomo, piano piano, per non svegliarti.
Tu hai mormorato nel sonno e mi hai attirato stretta a te… sei così forte, eppure mentre dormivi sembravi così fragile! Col viso nascosto nell’incavo del tuo collo, ho respirato il calore della tua pelle e ho sentito contro la guancia le pulsazioni della vita che scorreva calda e regolare dentro di te.
Ricordi quando ci siamo conosciuti? Ero così eccitata al pensiero di trascorrere una settimana in montagna con la mia sorellona e i suoi amici, tutti più grandi, tutti bellissimi. Ma quando arrivasti tu, col tuo sorriso e la tua voce – calda come un bicchiere di cioccolata sotto quel cielo gonfio di neve – gli altri ragazzi smisero di esistere. Nei tuoi occhiali a specchio incontrai, riflessa, una nuova me, una sconosciuta che abitava i miei lineamenti familiari: la giovane donna che sarei diventata.
Poi ti sfilasti gli occhiali e io contemplai per la prima volta i tuoi occhi… Dio, i tuoi occhi! Se prima era rimasto anche un solo pezzetto di me che mi appartenesse, le tue iridi splendenti se ne impossessarono e… vuoi sapere una cosa? Non sono ancora libera. I tuoi occhi mi tengono prigioniera anche ora che te li hanno chiusi. Non so chi sia stato, forse il medico legale, forse qualcun altro; non importa. Ciò che conta è che quando ti ho trovato ce li avevi aperti. Dimmi, Marco, sei morto fissando il viso della tua assassina? O forse rivivendo la nostra notte insieme? Dimmi, quali sono state le tue ultime parole? Io ricordo bene le prime parole che mi hai rivolto.
«Tu devi essere Sonia, vero? Carla mi ha parlato di te. Io sono Marco.»
Mi porgesti la mano senza guanto, con le nocche scorticate per il freddo, e ci mancò poco che te la scaldassi a suon di baci, sai? Invece mi sfilai in fretta la muffola (perché diavolo avevo indossato qualcosa di così infantile?) e ti strinsi la mano pelle a pelle. Tu sorridesti e mi chiamasti «amore». Fossi morta in quell’istante, sarei morta felice.
Invece continuai a vivere perché l’istante successivo distruggesse tutto.
«Amore» avevi detto; le nostre mani erano ancora unite, ma il tuo sguardo scivolava lontano da me. «Amore» ripetesti, fissando un punto oltre la mia spalla.
«Marco, sei arrivato!» Davanti ai miei occhi feriti, increduli, rabbiosi, la nuova venuta s’interpose fra noi, ti avviluppò fra le braccia e ti baciò sulla bocca.
A lungo.
Come nei film.
Solo che non era un film: era un incubo.
Quando si staccò, mi vide impalata là e mise su un’odiosa aria di sopportazione.
«Hai già conosciuto quella rompiscatole della mia sorellina.» E sospirò.
«A me Sonia è simpatica» le rispondesti tu; il mio cuore si librò su ali di gioia trionfante. Poi ti chinasti per baciarla ancora.
Il resto della vacanza fu così: un alternarsi d’illusione estatica e di disperazione abissale. Un tuo sorriso bastava a scaldarmi in una tormenta di neve; quando la baciavi, gelavo anche se ero seduta davanti al fuoco.
Ricordi la volta che sono quasi morta? Mi svegliai a notte fonda per andare in bagno; avevo talmente sonno da non far caso a nulla, ma quando tornai in camera me ne accorsi: il letto accanto al mio era vuoto.
«Carla?» chiamai piano in corridoio. Il legno scricchiolava inquieto sotto i miei piedi nudi. «Carla? Dove sei?»
«Shh! Zitta, piccoletta, finirai per svegliare tutti.» Non era Carla: era il ragazzo che divideva la camera con te, Marco. Quando lo vidi là, sistemato con cuscino e coperte sul divano-letto, tutto diventò chiaro.
«Ehi, piccoletta, ti senti bene? Hai una faccia! Ti riaccompagno nella tua stanza, okay?»
Ma io fuggii la sua mano come fosse un serpente velenoso.
«Non mi toccare!» urlai. Mi slanciai verso la porta, nella neve, poi sul lago ghiacciato. I piedi scalzi mi tradirono e caddi sul sedere, ma non sentii il dolore. Non quello fisico, almeno.
Ti vidi con gli occhi della mente – ti vidi insieme a lei – e rigettai la cena in un mucchietto maleodorante.
Una finestra della baita si accese. La tua, Marco. Sarei corsa volentieri verso di te, ma tu eri con Carla, perciò mi allontanai dalla baita. Corsi verso il centro del lago, ma caddi di nuovo.
«Sonia, Sonia, sei impazzita? Torna qui!»
Era Carla. Dopo quello che mi aveva fatto, osava anche darmi ordini!
Mi rizzai con tenacia autodistruttiva. Forse pensavo che se fossi caduta ancora e ancora il mio cuore si sarebbe intorpidito e avrebbe smesso di soffrire.
«Sonia, torna subito indietro! Il ghiaccio è troppo sottile!»
[…]
Penso a come tutto è cominciato, quell’inverno di otto anni fa, e mi chiedo… come siamo arrivati a questo? A un cadavere chiuso nel sacco di plastica della polizia scientifica? Ma forse non poteva finire altrimenti che così.
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Lun 30 Ott 2006 17:24    Oggetto: Cita

Non so… forse l’estratto è poco rappresentativo del racconto integrale, ma non mi ha convinta: gli accenni alla futura tensione sono pochi; ripeto, forse è da imputarsi alla scelta dell’estratto. Aggiungo che non mi fido molto dell’espediente della lettera per aggirare l’infodump: se la persona a cui si sta scrivendo, certe scene già le conosce perché le ha vissute, si finisce per peggiorare la situazione… ma magari non è il caso di questi personaggi. Rolling Eyes
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Casanunda



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MessaggioInviato: Lun 30 Ott 2006 17:56    Oggetto: Cita

Appuntino: secondo me l'incipit funzionerebbe meglio se parti direttamente con la lettera per poi, dopo un paio di frasi, aprire una sorta di inciso e inserire il tuo inizio originale ("La donna osservò i fogli(...)); in questo modo il lettore viene buttato direttamente in mezzo alla vicenda e aumenta la tensione. Wink
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Federico Storni

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Queen



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MessaggioInviato: Lun 30 Ott 2006 18:20    Oggetto: Cita

Sono d'accordo con Irene.
E' tutto troppo raccontato e non c'è tensione, anche se si capisce che lui è morto.

Naturalmente la storia, letta per intero, avrà sicuramente un senso e sarà sicuramente interessante. Very Happy

Il suggerimento che ti ha dato Federico non è male.
Un incipit più “tosto” ti catapulta più facilmente nella storia e ti mette il desiderio di proseguire nella lettura. Very Happy
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Lina Anielli
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Malanima



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MessaggioInviato: Mar 31 Ott 2006 12:05    Oggetto: Cita

Piace anche a me l'idea di Federico, anche se come sempre la parzialità del testo non permette di valutare la scelta appieno.

Una cosa che mi è saltata subito all'occhio è la frase:

"Dimmi, Marco, sei morto fissando il viso della tua assassina?"

Rivelare che sia una Lei mi sembra un problema per due motivi:

- il primo è che se la narratrice sà che è stata una donna, conosce anche l'assassina. Ed essendo un personaggio dovrebbe comportarsi di conseguenza ( nella mia testa, chiama la pula, finita la storia ). Oppure, oppure........non dico altre idee che mi frullano in mente.

- il secondo è dal punto di vista del lettore. Mettendo un accenno di questo tipo, ecco che mi vado a scannerizzare ogni personaggio femminile che presenti.

Magari invece potrebbe essere un'ottima soluzione che si sviluppa nel seguito.

Vedremo...in bocca al lupo.
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Marcello Calisti
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Chiara Razzi Di Nunzio



Registrato: 04-09-2006 15:24
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MessaggioInviato: Ven 03 Nov 2006 15:51    Oggetto: Per Irene Cita

Grazie per il benvenuto, gli auguri e soprattutto per la tua critica. Ammetto di avere ancora molta strada da fare nell'ambito della scrittura, e penso che le osservazioni negative aiutino a migliorare molto più di quelle positive.
Sì, sono convinta che sia riduttivo giudicare un racconto di 30000 battute sulla base di un estratto di meno di 6000, soprattutto perché, proprio per non svelare troppo, ho cercato di tener fuori da questo estratto i colpi di scena più significativi. Comunque, terrò conto della tua opinione! Anche se devo ammettere che non ho capito bene a cosa ti riferisci con il termine "infodump"...
Irene Vanni ha scritto:
non mi fido molto dell’espediente della lettera per aggirare l’infodump: se la persona a cui si sta scrivendo, certe scene già le conosce perché le ha vissute, si finisce per peggiorare la situazione… ma magari non è il caso di questi personaggi. Rolling Eyes
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Chiara Razzi Di Nunzio



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MessaggioInviato: Ven 03 Nov 2006 15:56    Oggetto: Cita

Casanunda ha scritto:
Appuntino: secondo me l'incipit funzionerebbe meglio se parti direttamente con la lettera per poi, dopo un paio di frasi, aprire una sorta di inciso e inserire il tuo inizio originale ("La donna osservò i fogli(...)); in questo modo il lettore viene buttato direttamente in mezzo alla vicenda e aumenta la tensione. Wink


Sai, nella prima versione della storia avevo fatto esattamente come mi consigli. Però la breve scena iniziale non è semplicemente una cornice messa là "tanto per", ma assumerà un significato preciso alla luce della conclusione della storia. Lo so, magari l'incipit - estrapolato dal resto della narrazione - può apparire un po' banale, ma nei racconti, e soprattutto nei racconti di genere thriller, niente è quello che sembra!
Ad ogni modo, grazie per la tua opinione! Spero che mi aiuti a migliorare!
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Chiara Razzi Di Nunzio



Registrato: 04-09-2006 15:24
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MessaggioInviato: Ven 03 Nov 2006 15:59    Oggetto: Cita

Queen, ti ringrazio per la tua critica, i tuoi suggerimenti e soprattutto per la tua fiducia!
Queen ha scritto:
Naturalmente la storia, letta per intero, avrà sicuramente un senso e sarà sicuramente interessante. Very Happy
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Chiara Razzi Di Nunzio



Registrato: 04-09-2006 15:24
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MessaggioInviato: Ven 03 Nov 2006 16:02    Oggetto: Cita

Malanima ha scritto:
Una cosa che mi è saltata subito all'occhio è la frase:

"Dimmi, Marco, sei morto fissando il viso della tua assassina?"

Rivelare che sia una Lei mi sembra un problema per due motivi:

- il primo è che se la narratrice sà che è stata una donna, conosce anche l'assassina. Ed essendo un personaggio dovrebbe comportarsi di conseguenza ( nella mia testa, chiama la pula, finita la storia ). Oppure, oppure........non dico altre idee che mi frullano in mente.

- il secondo è dal punto di vista del lettore. Mettendo un accenno di questo tipo, ecco che mi vado a scannerizzare ogni personaggio femminile che presenti.

Magari invece potrebbe essere un'ottima soluzione che si sviluppa nel seguito.

Vedremo...in bocca al lupo.

Be', nella mia intenzione *è* un'ottima soluzione che si sviluppa nel seguito. Spero solo che avrete la possibilità di leggerlo.
Grazie per gli auguri!
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Irene Vanni



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Località: Pontedera (PI)

MessaggioInviato: Ven 03 Nov 2006 16:02    Oggetto: Cita

Ciao Chiara,
se fai un giro del forum (e soprattutto se ti procuri il Prontuario di Franco) troverai un sacco di discussioni relative all'infodump (in breve = Eccesso d'informazioni).
Non è questa la sede per dilungarsi sull'argomento dunque ma, perlomeno in relazione al tuo estratto, si potrebbe dire: se lui era presente alle scene da lei descritte, che senso ha descrivergliele nei minimi particolari? Per informare il lettore, no? Sono trucchi che il lettore avverte... ma siccome non sappiamo per ovvi motivi i particolari che potrebbero spiegare questa faccenda (magari non scrive a lui ma a un diario... oppure chissà cosa), non possiamo essere precisi e definitivi in una critica del genere. Era questo il senso del mio intervento. Wink
Bye
Ire
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Chiara Razzi Di Nunzio



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MessaggioInviato: Ven 03 Nov 2006 16:06    Oggetto: Cita

Grazie, Ire, vado subito a documentarmi!
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Orlando



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MessaggioInviato: Sab 11 Nov 2006 17:31    Oggetto: Cita

Mettendo da parte i soliti problemi dovuti al "taglio" dell'estratto, a me sembra un buon racconto, anche se con poca tensione perchè "tutto è troppo detto". Mi piace però l'idea della sorellina-assassina innamorata del cognato-vittima.
Bella la parte in cui lui dice "amore" ma guarda la sorella dietro di lei.

Benvenuta nel forum e in bocca al lupo! Wink
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"Je suis l'Empire à la fin de la décadence"
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Chiara Razzi Di Nunzio



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MessaggioInviato: Ven 17 Nov 2006 17:53    Oggetto: Cita

Grazie, Orlando. Terrò conto della tua critica e dei tuoi complimenti!
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valdam



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Località: Roma

MessaggioInviato: Gio 30 Nov 2006 15:54    Oggetto: Cita

Orlando ha scritto:
Mettendo da parte i soliti problemi dovuti al "taglio" dell'estratto, a me sembra un buon racconto, anche se con poca tensione perchè "tutto è troppo detto". Mi piace però l'idea della sorellina-assassina innamorata del cognato-vittima.
Bella la parte in cui lui dice "amore" ma guarda la sorella dietro di lei.

Cito Orlando perché anche io ho trovato il racconto non del tutto maturo, però non mi è dispiaciuto, continuerei la lettura. Per l'infodump è vero che un po' si avverte, però trattandosi - se ho ben capito - di una lettera scritta a un morto, la persona che scrive non fa che ricordare ciò che è successo, non sta davvero rivolgendosi a un'altra persona.
Trovo giusti gli appunti che ti sono stati fatti sull'inizio (meglio partire direttamente dal testo) e sull'assassina.
_________________
Valentina M. D'Amico
http://valentinadamico.altervista.org/
Se non puoi uscire dal tunnel, arredalo. - Aforisma letto nel forum.
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Chiara Razzi Di Nunzio



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MessaggioInviato: Lun 04 Dic 2006 19:33    Oggetto: Cita

Citazione:
anche io ho trovato il racconto non del tutto maturo

Lo so, ne ho di strada da percorrere, ma è per questo che la vita è interessante, no? Wink
Citazione:
però non mi è dispiaciuto, continuerei la lettura. Per l'infodump è vero che un po' si avverte, però trattandosi - se ho ben capito - di una lettera scritta a un morto, la persona che scrive non fa che ricordare ciò che è successo, non sta davvero rivolgendosi a un'altra persona.
Trovo giusti gli appunti che ti sono stati fatti sull'inizio (meglio partire direttamente dal testo) e sull'assassina.

Grazie per i consigli e per non avermi demolito completamente! Spero che tu possa avere l'occasione di leggere il resto. Very Happy
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