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autoritratto di un omicidio


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Autore Messaggio
palladineve



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MessaggioInviato: Gio 31 Ago 2006 18:39    Oggetto: autoritratto di un omicidio Cita

Premessa

Il mio nome non ha importanza, dirò solo che non sono stato un grande investigatore. In questo giorno di festa, me ne resto abulico al centro dell'attenzione, mentre mi affretto a festeggiarmi. Indosso il mio solito completo marrone, quello che mi fa sembrare un burocrate di provincia.
Anzi, direi che sono stato piuttosto scarso, come investigatore. Alla fine ciò che dovrebbe distinguere me da un burocrate di provincia è lo scoprire il colpevole, fare centro.
E quindi, sono poco diverso da un passacarte dei tanti, perché di successi ne posso contare davvero pochi. Anzi, direi nessuno. Intendiamoci: nessun successo considerevole, fatti di sangue, omicidi, roba seria.
Il resto, sì va bene, ma il resto cosa conta?
A quarant’anni sono passato alla omicidi ed è lì, proprio lì, che ho fallito. Nel luogo dove avevo da sempre voluto essere, quello che ti porti da tutta la vita come un'immagine in filigrana negli occhi. Giovane promettente, avevo fatto gavetta e, come in un’irresistibile ascesa, superato il corso, arrivato dove volevo arrivare: alla omicidi.
Ho visto di tutto tanto da arrivare quasi all’indifferenza rispetto alla morte, ma le morti violente mi perseguitavano, l’uomo che si accanisce sull’altro uomo, che non lo uccide sull’impeto del momento, ma dilania il corpo, lo squarcia, ne massacra i resti.
Volevo essere l’angelo vendicatore che porta giustizia.
Ho sempre mancato, la frustrazione mi ha distrutto a livello fisico e psichico.
Attorno al letto vedevo i miei morti che mi fissavano, come dei fantasmi, in piedi, immobili, con gli occhi sbarrati e con i loro flagelli, con il sangue ancora vivo che colava lungo i corpi.
A sessant’anni andai in pensione, chiudendo in netto passivo il mio bilancio con la polizia di stato.

Alla festa della mia pensione, mi chiamò mio padre per dirmi della morte di mio zio, suo fratello. Intorno c'era la festa. Colleghi, amici, si sforzavano di essere allegri, in quello strano imbarazzo delle feste di pensionamento. Tutti festeggiavano il mio finalmente meritato riposo, ma con tristezza: che vai via e non ti vediamo più, e la pensione, in fondo, vuol dire che sei diventato vecchio. Mentre ero vecchio, in quel momento, fu un colpo durissimo.
Ero molto legato a lui e appena mi fu possibile lo raggiunsi a casa dello zio.
Mio zio era di Cesena e a Cesena ha sempre vissuto, ma non stava mai fermo, era sempre in viaggio. Da ragazzino lavorava la terra con suo padre e suo nonno, perché chi aveva la fortuna di avere dei campi ci impiegava tutta la famiglia.
Ma poi gli hanno proposto di fare il corriere che ancora non era maggiorenne e lui ha detto Sì.
Per trentacinque anni l’ha fatto. Prima il corriere e poi il camionista. Trentacinque anni.
Aveva moltissimi amici e altrettante donne, appena poteva andava a far loro visita.
Andava spesso in Francia, diceva di voler morire lì, in un paesino in cui era capitato navigando la Saone e dove tornava sempre.
Aveva una donna che si era innamorata di lui, sulla Saone, di molti anni più giovane. Lo voleva sposare.
Le altre donne sapevano che a mio zio non gli potevi mettere il sale sulla coda, ma lei no. Lo voleva sposare. Lui sorrideva, al matrimonio non ci aveva mai creduto e non sapeva cosa dirle.
Ogni anno però tornava da lei.

Tutto questo comunque non ha molta importanza, ho divagato inutilmente.
È che non capisco.
Ho ammesso di non aver mai fatto faville a intuito, ma stavolta non so proprio dire da dove vengano i fogli che allego a queste mie righe.
Li aveva lo zio, in un suo porta documenti di pelle, li ho trovati dopo la sua morte.
Io mi chiedevo come si potesse morire di noia, cosa si provasse a scoprire il cadavere di un uomo morto di noia. Poi in quel porta documenti, ecco questo scritto.
So che non può essere suo, perché lo zio aveva un’altra calligrafia e poi non può essere lui.
Chissà chi glielo deve aver lasciato. Non so dire neppure se sia scherzo o verità.
Ecco, io non saprei dare una chiave di lettura, non saprei come considerare questa cosa.
Mi sento solo di dire che a me ha lasciato un’impressione di disperazione e pietà.
Lascio parlare il testo che riporterò come l’ho trovato.


Lo scritto (i primi tre fogli)

Non pretendo che questa idea ti abbia sempre accompagnato, sarebbe sciocco ritenerlo. Non saprei neanche dire il momento in cui questa ti abbia avvinghiato e sia penetrata in te senza possibilità di ritorno. Magari studiando e proprio sulle pagine devi aver pensato Eh, ma qui manca qualcosa, non tutto è stato fatto, bisogna che mi ci metta io. Forse invece è la noia che ti ha condotto a questa soluzione, stavi fumandoti la pipa sotto un pergolato e a poco a poco, prima lentamente poi sempre con più decisione, con violenza, si è fatto strada il Pensiero. L’unico pensiero che distingue l’uomo dalla bestia, l’azione suprema dell’uomo vero che riscatta la massa. Oppure per te né uno né l’altro, forse solo conversando e così, per pura ipotesi, per rendere più vivace la conversazione hai tirato fuori questa posizione un po’ originale, per il solo gusto - che ti deve appartenere, ne sono convinto - di provocare, di sconcertare i tuoi amici. Ma poi col passare dei giorni, questo tuo “azzardo” si è fatto più concreto, hai iniziato ad innamorarti di quelle tue parole, a pensare che qualcuno forse potrebbe provarci, potrebbe metterle in pratica, fino poi a persuaderti che se non lo fai tu, non lo farebbe nessun altro. Devi spiccare dal mucchio. E per far questo devi realizzare l’Idea.
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Gio 31 Ago 2006 19:03    Oggetto: Re: autoritratto di un omicidio Cita

palladineve ha scritto:
ho divagato inutilmente


Ecco... Embarassed per tutto l'estratto ho rincorso divagazioni matrioska senza riuscire a capire cosa è successo. Il guaio è che, a vedere dal titolo e da quel lovecraftiano allegare documenti misteriosi ad altrettanto misteriose confessioni che paiono le ultime, ho il vago terrore di aver già capito come andrà a finire, e per me sarebbe una delusione. Dimmi che mi sbaglio...
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Alco99



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MessaggioInviato: Lun 04 Set 2006 10:30    Oggetto: Cita

Ho fatto molta fatica a concentrarmi, impegnato com'ero nell'inseguire una storia che insisteva nello sfuggirmi da tutte le parti.
Molto dispersivo.

Alberto
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melisandra



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MessaggioInviato: Mer 06 Set 2006 19:13    Oggetto: Cita

Alco99 ha scritto:
Ho fatto molta fatica a concentrarmi, impegnato com'ero nell'inseguire una storia che insisteva nello sfuggirmi da tutte le parti.
Molto dispersivo.

Alberto


confermo: premessa troppo lunga.
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un saluto
Biancamaria Massaro/melisandra
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palladineve



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MessaggioInviato: Gio 07 Set 2006 17:26    Oggetto: difesa Cita

Finalmente riesco a scrivere e ad impostare un minimo di difesa.
Ecco, personalmente non stravedo per quest'idea di inserire l'incipit e di commentarlo. Un racconto breve, forse più ancora di un romanzo, ha bisogno della sua (pur breve) totalità per esser giudicato. Così non possono essere altro che impressioni.
Questo racconto, poi, ha estremo bisogno di qualche cartella in più per carburare, essendo la sua struttura una climax ascendente.

Per porre almeno una base di discussione accettabile, devo dire qual è l'Idea, di cui parla lo scrittore dei fogli trovati dal protagonista: l'omicidio senza colpevole, senza movente, senza rimorso. Poi tutto viene spiegato passo per passo più avanti e credo emerga meglio la tensione e l'angoscia del protagonista nel leggere quei fogli.

Il racconto completo sarebbe ben più lungo di quello che poi è la versione spedita, ho dovuto comprimere e tagliare barbaramente per rimanere nei 30.000 caratteri (ho odiato questo limite).
Non è vero, come dice il protagonista, che sta divagando inutilmente. D'altra parte la letteratura ci insegna a leggere tra le righe e a guardare con sospetto certe voci narranti, magari viene scritta una cosa e se ne pensa un'altra. Il contrasto e il "dialogo" fra la voce narrante e questi fogli è importante nell'effetto che mi premeva rendere. Sia pure che tutto questo non si può ancora dedurre da questo scarno incipit, ma a me non è sembrato così dispersivo: è una sorta di introduzione alle due figure dominanti del racconto. L'azione, la trama vera e propria si svilupperà in un secondo momento...
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Ven 08 Set 2006 08:57    Oggetto: Cita

Scusami: al contrario di Irene, io non ho capito. Mi limito dunque a commentare la forma.
Ho trovato la lettura faticosa, anche per le ripetizioni. Saranno anche volute, ma tre feste e un festeggiamento in quattro righe sono un po’ troppe... Naturalmente, opinione personale. Wink
Ti auguro ottime pagine.
Ciao
Gabriella
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Gabriella Saracco
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palladineve



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MessaggioInviato: Sab 09 Set 2006 13:45    Oggetto: difesa (2) Cita

La festa in realtà sarebbe una, quella del pensionamento, che però si scontra con la sua non-festa interiore, l'insoddisfazione per se stesso (che a breve si sommerà alla faccenda della morte di suo nonno). L'idea era cercare di rendere il tutto un po' intrigante, alla fine i nodi verranno tutti gordianamente sciolti, per quanto si chieda al lettore di sforzarsi un minimo a capire la psicologia della voce narrante.

In ogni caso, io cerco di spiegare, ma nel momento in cui quattro persone mi dicono che non è chiaro ed è dispersivo e ripetitivo e confuso, colpa mia, così non dovrebbe essere e cercherò di stare più attento in futuro.

Riguardo alla prima lettrice, Irene, conosco Lovecraft di nome, ma non ho letto nulla. Magari è lui mi ha copiato venendo prima Smile
No, scherzi a parte, il mio modello di riferimento di questo racconto è molto più il Raskol'nikov di Delitto e castigo e Dostoevskij in generale. Nella parte dello "scritto" (nello scritto) i richiami al Dosto verranno fuori e forse già si intuiscono adesso. Tu cosa intendevi Irene?
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Andrea Delle Sedie-1



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MessaggioInviato: Sab 09 Set 2006 23:36    Oggetto: Cita

spiacente di ripetere quanto detto da altri ma credo che una revisione del testo sia necessaria (ripetizioni, interruzioni di paragrafi quando invece non ci dovrebbero essere e viceversa, troppa dispersione di fatti)... comunque tutti (o almeno alcuni tra cui me) siamo qui per ascoltare i commenti altrui e cercare di migliorare, quindi coraggio, per lo meno tu hai già postato qualcosa, io sono ancora indietro e mi limito soltanto a leggere per il momento!
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Dom 10 Set 2006 09:33    Oggetto: Cita

Intendevo proprio quello che ho scritto:

Irene Vanni ha scritto:
lovecraftiano allegare documenti misteriosi ad altrettanto misteriose confessioni che paiono le ultime…


E cioè che l’espediente un po' troppo abusato e dunque scontato.
Mi auguro per te che l’apparenza inganni. Wink
In bocca al lupo! Smile
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Dom 10 Set 2006 10:07    Oggetto: Re: difesa (2) Cita

palladineve ha scritto:
La festa in realtà sarebbe una, quella del pensionamento, che però si scontra con la sua non-festa interiore,

... ma questo l'avevo capito... Confused
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