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La mia Canzone


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Autore Messaggio
Fabio Cicolani



Registrato: 01-08-2006 23:16
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MessaggioInviato: Mar 15 Ago 2006 14:00    Oggetto: La mia Canzone Cita

"La mia Canzone"
di Fabio Cicolani
traccia: vittime

Non avevo mai visto una stanza così inquietante. E se ve lo dico io, fidatevi, perché prima di risvegliarmi lì, avevo trascorso gli ultimi due mesi in terapia intensiva dell’Ospedale San Giovanni di Roma, per una sospetta pleurite.
Ma adesso tutto questo non ha molta importanza, visto che sono morto.
Da quassù vi vedo come tante formiche affaccendate, schiave di una vita che porta sofferenze, proprio come quelle che mi sono state inflitte dal momento che ho messo piede in quella maledetta stanza.
Ma quale stanza poi? Probabilmente era un magazzino abbandonato, magari dell’ospedale in cui ero stato ricoverato. La definizione più fedele che mi venne allora fu “lo studio di uno scienziato pazzo”.
Sapevo di trovarmi ancora in centro, sentivo le voci concitate di un corteo in strada. Era il corteo Pro Libano che si tenne il 27 luglio a Roma, per dire “no” al rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan. Adesso lo so, ma non sono sicuro che mi importi davvero, ormai è un problema vostro.
Chiunque stesse pensando che da morti non si può essere cinici, è chiaro che si sbaglia.
Ma tornando al giorno della mia morte e allo studio dello scienziato pazzo, capii che mi trovavo ancora in centro anche perché potevo distinguere le colonne in stile ionico, che circondano i Fori Imperiali, dai lucernai.
Non che ne fossi certo. Il telo in polietilene che isolava il mio spazio dal resto del magazzino, unito al sudore che grondavo copiosamente, annebbiavano le mie capacità di analisi.
Di sicuro c’era che non ero guarito. Dolorosi e violenti attacchi di tosse mi assalivano ancora. La gola mi bruciava sempre di più, ma non riuscivo a smettere. Mi sentivo come se avessi corso per chilometri senza mai fermarmi per riprendere fiato. Maledicevo il sistema sanitario, che cazzo, avrebbero dovuto curarmi!
Invece stavo male ed era ancora steso su uno scomodo lettino. Avevo freddo e una nausea schifosa.
Sentii dei passi avvicinarsi.
La porta si spalancò ed entrarono due uomini. Uno portava un camice da dottore sopra un completo grigio spento, l’altro era vestito di nero, un maglione pesante sopra un paio di pantaloni sgualciti, credo.
La prima cosa che mi venne da dire fu – dottore ho freddo –.
Il ragazzo vestito di nero si avvicinò, mi fissò un momento e mi diede un ceffone. La guancia mi brucia ancora. Quasi quanto la gola.
Io presi a tossire, come se fosse stata l’unica cosa che fossi in grado di fare in quel momento. Sentivo l’amaro sapore del sangue invadermi la bocca.
– Non toccarlo – rimproverò l’uomo con il camice.
Aprì una valigetta e ne estrasse due paia di guanti di gomma. Ne porse uno al becchino.
Avrei voluto chiedere cosa stesse succedendo, ma ebbi paura, la faccia mi si era addormentata. Non la avvertivo più.Al suo posto c’era solo un inquietante formicolio.
L’uomo col camice estrasse dalla valigetta una piccola siringa con un liquido biancastro. Si sistemò la mascherina che portava al collo.
– Legalo – ordinò.
Non feci in tempo a scendere dal lettino. Il ragazzo si avventò su di me e mi torse il braccio. Credo di aver urlato di dolore, ma non ne sono sicuro, quello che ricordo furono gli attacchi violenti di tosse che seguirono quel gesto. Il becchino mi trascinò su una sedia di metallo. Era gelida.
Mi torse anche l’altro braccio.
Mi incrociò le mani dietro lo schienale della sedia e le fermò con una fascetta di plastica. Non sentivo più i miei arti superiori.
L’uomo in camice mi si avvicinò puntandomi la siringa contro. Io lo fissai terrorizzato. Per tutta risposta, lui fece un cenno al becchino e quello mi diede un altro pugno. Un dolore amaro mi pervase fino alla punta dei piedi. Ricordo solo la tosse, sempre più violenta, sempre più bruciante. Lampi e scintille mi annebbiavano la vista, ma non so se fosse il formicolio o il gonfiore all’occhio.
Quasi non sentii l’ago che mi penetrava la vena collassata del braccio. Avvertii un forte calore pervadermi fino alla spalla. Divenne bruciore e si sparse nell’area dei polmoni.
Le ultime parole che sentii – Tra mezz’ora sparagli. Andiamo –.
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«Solo per me è arabo quello che dice?» chiese Katrina spaesata
«Io ho capito tutto. Con le bacchette ci si fanno le lampade le fate su Saturno» sentenziò Sabrina


Ultima modifica di Fabio Cicolani il Mar 15 Ago 2006 21:27, modificato 2 volte in totale
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melisandra



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MessaggioInviato: Mar 15 Ago 2006 16:35    Oggetto: Cita

incipit troppo breve da giudicare. Errore/svista nella prima riga. In poco spazio si sottolinea più volte che il protagonista è morto: un colpo di scena ripetuto non sorprende più; annoia.
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un saluto
Biancamaria Massaro/melisandra
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Heian



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MessaggioInviato: Mar 15 Ago 2006 16:49    Oggetto: Cita

E'vero, l'estratto è troppo breve, ma quel poco che c'è non mi è piaciuto molto. Lo spunto di far parlare il morto è fin troppo abusato, e lo stile non mi sembra molto fantasioso: un po' troppo retorico e paternale, soprattutto nel rigo in cui parli delle formiche.
Spero che il resto del racconto mi smentisca Sad
(Ma perché non postare di più?) Question
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Leonardo P.
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Mar 15 Ago 2006 17:54    Oggetto: Cita

Mi associo ai commenti precedenti. Sviste, trovate inflazionate e brevità eccessiva finiscono col lasciare il lettore disorientato e deluso. Confused
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Fabio Cicolani



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MessaggioInviato: Mar 15 Ago 2006 21:25    Oggetto: Cita

Scusate la brevità, non ero sicuro della lunghezza in proporzione. Adesso l'ho allungato.
Per quel che riguarda la storia delle formichine, volevo solo dire che il personaggio che narra non ha una grande cultura e usa spesso luoghi comuni (tutto il racconto li prende in giro).
La sua morte non è e non vuole essere un colpo di scena è solo un dato di fatto. Non voleva essere un espediente innovativo Very Happy
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Irene Vanni



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MessaggioInviato: Mer 16 Ago 2006 14:29    Oggetto: Cita

Ora quadra certo di più, anche se mi pare si tratti di uno di quegli estratti comunque difficilmente giudicabili anche dai caratteri consentiti; il fatto che poi già si sappia che il protagonista è morto non mi fa avvertire tensione. Sorry, ma non m'incuriossisce molto neppure adesso... Confused
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Gabriella Saracco



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MessaggioInviato: Mer 16 Ago 2006 22:11    Oggetto: Cita

M'incuriosisce questa descrizione così puntigliosa della tosse: c'entra con il seguito? Se non ho capito qualcosa che è chiaro a tutti, scusatemi. Shocked Magari non carburo per il troppo sole.
E scusa, Fabio, ma si va in terapia intensiva per una sospetta pleurite? Sono un'ossessiva per certi dettagli e vorrei comprenderne il significato...
Sì, smetto subito...
In bocca al lupo.
Gabriella
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Fabio Cicolani



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MessaggioInviato: Mer 16 Ago 2006 22:16    Oggetto: Cita

C'entra qualcosa con il seguito. E' una macchinazione.
La pleurite è l'infiammazione della membrana che avvolge i polmoni. E' abbastanza grave, ma nel caso del protagonista era ricoverato perchè "sospetta" non sapevano cosa avesse di preciso... Rolling Eyes
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