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Ma servono davvero?


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Vivi



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MessaggioInviato: Mar 25 Lug 2006 00:20    Oggetto: Cita

Ladro d'Anime ha scritto:
Che li semplicismo, la scorrevolezza tocchi maggiormente i cuori?


Non voglio fare riferimento agli autori citati perché non li ho letti.
Questa affermazione secondo me contiene una verità. La scrittura semplice, diretta e scorrevole, è quella maggiormente apprezzata.
Ma... saper scrivere in questo modo non è per niente facile nè spontaneo. Quello che è scorrevole e facile per il lettore, non lo è altrettanto per lo scrittore.
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Marina Innorta
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Ladro d'Anime



Registrato: 10-09-2004 01:10
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MessaggioInviato: Mar 25 Lug 2006 09:02    Oggetto: Cita

Puo' essere senz'altro ma francamente non credo...quello che volevo evidenziare è quella che io ritengo una logica distorta.
Non sempre, almeno in italia, chi pubblica lo fa con merito...almeno imho (accetto con piacere smentite). Quindi la pubblicazione come meta e premio di un corso ben assimilato non mi sembra la carota giusta Wink
Intendiamoci, non voglio tirare fuori astruse logge massoniche editoriali: semplicemente la gente non legge, non è abituata a farlo e i prodotti offerti devono accasciarsi su certi standard. Non voglio tediarvi oltre, quindi chiudo.
Piccola postilla:
Soldi, tempo e logistica permettendo sarei felice di farlo anch'io questo corso. La scrittura è un mezzo che può sempre essere utile, anche non scrivendo romanzi Very Happy
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Fabrizio Bianchini



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MessaggioInviato: Mar 25 Lug 2006 10:07    Oggetto: re Cita

non capisco cosa c'entri la storia del corso con chi pubblica senza merito.
né capisco come la mancanza di conoscenza delle tecniche narrative (per esempio infodump epunti di vista), possa dare una sensazione di maggiore scorrevolezza al lettore.
semmai è il contrario.
immagina una storia piena di infodump, di frasi tirate giù alla come viene, di salti di punti di vista senza riferimenti per il lettore...
come ha già detto vivi, la scorrevolezza, l'apparente semplicità di scrittura, è un qualcosa che si acquisisce.
basti pensare a carver: i suoi racconti, scarni fino all'osso, erano frutto di revisioni al limite della paranoia.
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Vianghì, gnec gnec gnec
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Gabriella Saracco



Registrato: 03-03-2005 09:19
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MessaggioInviato: Mar 25 Lug 2006 10:48    Oggetto: Cita

Scusate: ho l'impressione che ci siamo annodati.
Il ragionamento è semplice.
Siamo convinti che per fare una professione qualsiasi è necessario studiare? sì
Siamo convinti che per imparare a fare la cosa più banale, per esempio cucinare, è necessario prima capire come si fa (da un ricettario, con l'affiancamento, ecc.)? sì
E' evidente che, pur gustando una bellissimo piatto, sarebbe estremamente difficile replicarlo senza indicazioni? sì
E allora perché dovremmo essere in grado di scrivere per gli altri, senza studiare ma semplicemente in base alla nostra esperienza di lettori?
Possiamo studiare in molti modi: manuali, scrivendo e facendo revisionare ad altri, frequentando i corsi di scrittura...
In fondo, le lezioni in presenza sono un sistema che funziona dalla prima elementare all'università. E, in questo modo, è molto, ma molto più facile che in autoapprendimento.
Se poi, uno riesce da solo perché ha un talento innato... beato lui... Neutral
La pubblicazione non è la carota del corso di scrittura. La vera meta è la consapevolezza di essere in grado di scrivere per gli altri e non solo per se stessi. Da qui iniziano i passi per pubblicare e le alterne fortune.
Ciao, scusate. Mi sono lasciata prendere la mano.
Gabriella
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BACIAMO LE MANI

Gabriella Saracco
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Franco Forte



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MessaggioInviato: Mar 25 Lug 2006 11:41    Oggetto: Cita

Ladro D'Anime, guarda, in realtà le cose sono molto semplici, basta esserne consapevoli.

Per pubblicare bisogna passare per le forche caudine degli editori. E per ottenere attenzione da loro (prima ancora di parlare di successo, di grandi vendite o cose del genere, che sono tutte a posteriori), ci sono sono due modi: o hai conoscenze tali da riuscire a imporre attenzione, oppure ciò che scrivi deve meritare il loro interesse.

Nel primo caso, puoi scrivere ciò che ti pare, tanto quello che conta è ciò che ci sta dietro (se sti chiami Faletti vale la forza del nome, te l'assicuro. Se ti chiami Paolini, vale il fatto che il tuo primo editore sono i tuoi genitori), e quindi te ne freghi (almeno in parte) di editing, infodump e tutto il resto.

Ma se non rientri in questa categoria e non hai appigli di altro tipo, oltre alla qualità di ciò che scrivi... mi dispiace ma devo avvisarti: gli editori sono terribilmente bravi a fare selezione e a scartare i mediocri. E ai loro occhi questioni come l'editing, l'infodump, il modo in cui scrivi la stessa lettera di presentazione, sono elementi fondamentali per capire chi hanno di fronte e fare selezione.

I corsi, quindi, dovrebbero avere valore aggiunto proprio per questo, se sono fatti bene. Non dovrebbero mirare a spiegare come scrivere un capolavoro (segreto che nessuno conosce, altrimenti se lo terrebbe per sé), ma raccontare agli iscritti come funziona il mondo editoriale, quali sono i trucchi per mettersi in risalto e quali le cose da evitare per essere scartati. Un intero mondo di conoscenze che si apre agli occhi del semplice autore/lettore, che non può conoscerle se qualcuno che vive nel mondo dell'editoria non gliele spiega.

A questo mirano i nostri corsi. Non a spiegare come si scrive il bestseller del secolo, ma a dare agli autori che vogliono raggiungere un traguardo tutti gli strumenti utili per potersela cavare con le proprie gambe. Questo, naturalmente, a patto che abbiano il talento necessario.

E poi c'è un secondo intento che ci prefiggiamo, che non è da poco. La nostra casa editrice sta crescendo in fretta, si sta facendo conoscere e apprezzare, e di conseguenza aumenta il lalvoro, aumentano i titoli che pubblichiamo ogni anno, aumentano le iniziative che mettiamo in campo, e quindi siamo alla continua ricerca di validi collaboratori e di autori di qualità da pubblicare. E ti assicuro che non c'è niente di meglio, per me, che trascorrere una settimana insieme agli aspiranti autori, per capire chi vale e chi ha le caratteristiche necessarie per entrare a fare parte della nostra squadra.
Come i corsi tenuti fino a oggi hanno ampiamente dimostrato.
Ciao
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Franco Forte
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Ladro d'Anime



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MessaggioInviato: Mar 25 Lug 2006 20:33    Oggetto: Cita

Il tuo intervento, Franco, è stato assai chiarificatore. Per il resto magari apriro' una nuova discussione per evitare la deriva dell'off topic. Ribadisco che sarebbe interessante chiedersi come mai chi spregia la tecnica viene apprezzato dai piu'.
Tv e giornali possono molto ma non fanno miracoli
Wink
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Franco Forte



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MessaggioInviato: Mer 26 Lug 2006 10:24    Oggetto: Cita

Ladro d'Anime ha scritto:
Ribadisco che sarebbe interessante chiedersi come mai chi spregia la tecnica viene apprezzato dai piu'.
Wink


Ma non è assolutamente così, scherzi?
"Io uccido" di Faletti non sarà granché come romanzo, e lo stile non è certo impeccabile, ma tecnicamente è ben fatto (anche perché non ci ha lavorato da solo).
"Il codice da Vinci" ha tutti i pregi e i difetti del mondo, ma nessuno si potrà mai permettere di mettere in dubbio la tecnica con cui è scritto.
Tutti i bestseller americani, cioè i libri più venduti e apprezzati al mondo, possono avere difetti di stile, di concetto, etici, di plot, quello che vuoi... ma tecnicamente sono esemplari. Magari gli scrittori italiani avessero la tecnica degli americani.
Da questo punto di vista, quindi, la tecnica è forse il solo parametro, fra quelli che compongono i libri di maggiore successo, che si dimostra unanime e compatto nell'apprezzamento dei lettori (e degli editori). Poi ci sono altri fattori imperscutabili che bisognerebbe approfondire uno per uno, come il talento, la capacità affabulatoria, la sospensione dell'incredulità che si riesce a trasmettere, la potenza dei personaggi, il nome dell'autore, il battage pubblicitario, le strategie di marketing, il passaparola più o meno guidato, il semplice "culo"... insomma, sono tantissimi fattori ben poco controllabili e individuabili.
L'unica certezza è che ai libri più venduti e apprezzati la tecnica non difetta di certo. Anzi.
Ciao
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Franco Forte
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Demonfly



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MessaggioInviato: Mer 26 Lug 2006 10:38    Oggetto: Cita

Franco Forte ha scritto:

"Io uccido" di Faletti non sarà granché come romanzo, e lo stile non è certo impeccabile, ma tecnicamente è ben fatto (anche perché non ci ha lavorato da solo).


A parte il discorso della manina (ci sarebbe da parlarne a lungo Twisted Evil ), cosa intendi esattamente per tecnica? Il modo in cui Faletti (o chi per lui) si e' organizzato il lavoro? Tutto cio' che non e' talento e stile personale, ma semplice "mestiere"?

PS Fermo restando che se in copertina non c'era scritto Faletti, non so se qualcuno si sarebbe accorto di quel libro... Rolling Eyes
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Alessandro Maiucchi
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Ladro d'Anime



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MessaggioInviato: Mer 26 Lug 2006 11:14    Oggetto: Cita

Forse sarà la mia ignoranza a parlare, ma con tecnica ho sempre più l'impressione che si intenda "romanzo all'americana"...e leggendo scrittori americani solo in ambito fantasy direi che non è il modello a cui mi piacerebbe rapportarmi.
Forse e' proprio il caso di aprire un altro thread, che dite?
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Franco Forte



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MessaggioInviato: Mer 26 Lug 2006 17:44    Oggetto: Cita

Sì, direi che il problema di fondo in questa discussione è uno solo: che cosa intendete per tecnica?

Evidentemente, qui ognuno ha la sua opinione, eppure nel mondo editoriale non è così: lì l'opinione è una sola, consolidata, e non si scappa. Se la conoscete, bene, potete difendervi o attaccare consapevolmente. Se non la conoscete... allora andrete avanti all'infinito ad attorcigliarvi su questi discorsi che non servono a nulla. Laughing

Adesso però non mi chiedete che cosa si intende per tecnica nel mondo editoriale. Altrimenti ai miei corsi io che cosa insegno? Wink

Ciao
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Franco Forte
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Ladro d'Anime



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MessaggioInviato: Mer 26 Lug 2006 22:43    Oggetto: Cita

In realtà stavamo attorcigliando te, ma tu sei uscito dalle spire del Pitone con un no comment Very Happy
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