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MARZO: i commenti.


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Carlo Vicenzi



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MessaggioInviato: Gio 11 Mar 2010 10:53    Oggetto: Cita

e perchè qualcuno dovrebbe? se non siamo qui per migliorare....
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Rozzo scribacchino, Inutile e malvagio idiota Mentecatto imbrattamuri - Epiteti del sottoscritto.
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paolino66



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MessaggioInviato: Gio 11 Mar 2010 10:59    Oggetto: Cita

Matteo Mascheroni ha scritto:
[...]
Simonetta, credo che se si tratta di un soldato italiano, come mi pare di aver capito, il Vietnam non sia un punto di riferimento, non appartenga al suo immaginario. Ci sarebbe stato meglio, secondo me, una Libia, o altro...


Non sono affatto d'accordo. Il protagonista è relativamente giovane, può avere fra i quaranta e i cinquanta. Conosce il Vietnam o per ricordi diretti (io ho ricordi d'infanzia dei telegiornali, dei discorsi degli adulti, delle canzoni tipo "C'era un ragazzo che come me..."), o per aver visto tutti i film che ne parlano.

E come conosce la Libia? Forse sui libri di storia, o da qualche documentario. Forse dai racconti dei nonni, riferiti a un periodo non proprio simpatico della storia italiana. Insomma, roba da bisnonni, da ventennio, da passato colonialista.

Come italiano, vorrei dimenticare la Libia, altro che averlo come riferimento istintivo di contesto militare!


Paolo
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Paolo Costantini
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Claudio Costa



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MessaggioInviato: Gio 11 Mar 2010 11:35    Oggetto: Cita

Paolino66:

Haiti (1.948 battute)

Durante il volo parlo molto con Salvatore e Carlo, miei compagni di missione, specialmente su come impostare al meglio l'attività nell'ospedale da campo. Sembra che sia già operativo. Mi sento tranquillo, pensando di riuscire ad affrontare al meglio la situazione grazie all'esperienza maturata in tante missioni di guerra.
Ecco, l'Hercules perde quota, siamo vicini all'atterraggio. Dai finestrini vediamo una Port au Prince sempre più simile alle immagini televisive. Ora parliamo poco, e mentre la jeep ci conduce in città non parliamo affatto. Nonostante la grande esperienza, Salvatore e Carlo hanno sguardi smarriti, che sfuggono il mio. Mi aggrappo nervosamente alla sponda e mi guardo intorno, sballottato assieme ai bagagli. Preferirei una guerra alla presenza silenziosa di quell'odore, che - lo so bene - mi accompagnerà durante tutta la missione. ODORE DI...? MORTE?
– Siamo arrivati – dice l'ufficiale che ci scorta. Stacco a fatica la mano dalla sponda e la sgranchisco: è tutta dolorante per la tensione della stretta. Scendiamo ed entriamo nella grande tenda, piena di feriti, di lamenti, di infermieri frenetici. Uno di questi ci accoglie. Mentre prendiamo familiarità con l'ambiente vedo un volto noto. – Philippe! – esclamo. – Chi? – dice Salvatore. – Philippe, il ragazzo che è stato estratto dalle macerie dopo quattro giorni. Era su tutte le televisioni – E mi accosto. Sentendo pronunciare il proprio nome il ragazzo, disteso su una branda vicino all'ingresso, rivolge lo sguardo verso di noi. Non riesce a parlare e con gesti impercettibili indica davanti a sé. – Come va? – gli chiedo in francese. – ...ambe... – sussurra appena, e chiude gli occhi. Mi accerto che respiri e getto uno sguardo sul lenzuolo, che nella parte inferiore del corpo presenta un solo rilievo allungato. – Ça va – dico, e torno dagli altri colleghi, scuro in volto. – Cosa c'è, Walter? – mi chiede Carlo. – Non so se ancora se ne rende conto. – Di cosa? – Non rispondo.
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Paolo Costantini


Haiti

Durante il volo, chiacchiero con Salvatore e Carlo, miei compagni di missione. Voglio impostare al meglio l'attività dell'ospedale da campo: sembra che sia già operativo. Sono tranquillo: riuscirò ad affrontare la situazione grazie all'esperienza maturata in tante missioni di guerra.
L'Hercules scende di quota: siamo vicini all'atterraggio. Dai finestrini, Port au Prince è più simile alle immagini televisive.
Parliamo poco e mentre la jeep ci conduce in città il silenzio diventa totale: nonostante la grande esperienza, Salvatore e Carlo hanno sguardi smarriti come il mio. Sballottato insieme ai bagagli, mi aggrappo nervoso alla sponda e mi guardo attorno. Preferirei una guerra alla presenza dell'odore che mi accompagnerà durante tutta la missione.
– Siamo arrivati – annuncia l'ufficiale di scorta.
Stacco a fatica la mano dolorante per la tensione. Scendiamo ed entriamo nella grande tenda piena di feriti, di lamenti, di infermieri frenetici. Uno di questi ci accoglie, mentre prendiamo familiarità con l'ambiente.
Riconosco un volto noto. – Philippe! – esclamo.
─ Chi? ─ domanda Salvatore.
─ Philippe è stato estratto dalle macerie dopo quattro giorni. Era su tutti i canali.
Mi accosto, perché, il ragazzo, sentendo pronunciare il proprio nome, disteso su una branda vicino all'ingresso, ha voltato la testa su di noi. Non parla, ma con gesti impercettibili indica il fondo del letto.
─ Come va? – gli chiedo in francese. – ...ambe... – sussurra appena, e chiude gli occhi. Mi accerto che respiri e guardo il lenzuolo: nella parte inferiore del corpo manca un arto. – Repose – dico e torno dai colleghi, sconfortato.
─ Che c'è, Walter? – domanda, Carlo.
─ Forse, se ne rende conto.
─ Di cosa?
Non rispondo.
Wink


Missi: per la prima persona al tempo presente, può esserti utile, recitare come Amelia Sachs, percorrere la griglia della scena del crimine, raccontando tutto ciò che vedi, fai, odori e senti a Lincoln Rhyme?
Wink
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Claudio Costa
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Missi



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MessaggioInviato: Gio 11 Mar 2010 12:25    Oggetto: Cita

Con i capelli rossi o sottoforma di Angelina Jolie? Very Happy

Mi piace come hai trasformato il racconto di Paolo. E senza offesa ma così lo preferisco al tuo. E lo so che vado fuori tema però complimenti per le pubblicazioni sulla WMI.
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Simonetta Brambilla

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Ultima modifica di Missi il Gio 11 Mar 2010 12:32, modificato 2 volte in totale
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paolino66



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MessaggioInviato: Gio 11 Mar 2010 12:30    Oggetto: Cita

Infatti, è preferibile questa riscrittura. Accidenti, quante ripetizioni e quante possibilità di miglioramento!

Paolo
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Paolo Costantini
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Claudio Costa



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MessaggioInviato: Gio 11 Mar 2010 13:29    Oggetto: Cita

Very Happy Wink
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Cile



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MessaggioInviato: Mar 16 Mar 2010 16:01    Oggetto: Cita

Ciao ragazzi...
scusate l'assenza di Febbraio ma il mese è corto e le cose da fare me lo hanno fatto scappare prima del... tempo Wink
Mi cngratulo con Claudio Costa per i commenti agli esercizi... e sono d'accordo con lui sull'uso della prima persona. Va usata per avvincere di più il lettore e farlo immedesimare quindi invece che raccontare i pensieri (sapevo che etc) vanno detti e vissuti a mano a mano... non so se ho reso l'idea Confused
Bravi tutti comunque, mi è piaciuto leggere gli esercizi, sono dei miniracconti molto intensi... e siete rimasti tutti nelle 2000 battute..io ho sforato di 600 Sad (ma avete contato anche gli spazi Rolling Eyes ) Wink

Veniamo a noi e alle mie PERSONALI opinioni sugli esercizi:
- MILLER: mi piace far parlare la morte ma c'è meno emozione... anch'io penso che potevi ben sfruttare i sentimenti di uno dei medici. E' comunque bello e scorre bene. Una nota: "la umanità"... elidi!

MISSI: dinamico e veloce. Prende il lettore. Ben rispettato e usato il punto di vista.

CLAUDIO COSTA: bell'esercizio. Rispettato e ben usato il punto di vista. Forse c'è poca suspance, magari un accorgimento in più per catturare il lettore ci stava bene.

CARLO VICENZI: Mi piace, crudo e toccante, lo apprezzo forse perché hai visto e inventato HAITI dalla stessa mia angolazione

LAURA POELTTI: ho vissuto il volo col tuo protagonista ma l'atterraggio? Non dovevamo descrivere COSA trovavano i medici?
Hai scelto di fermarti prima e secondo è un peccato perché ERO nella storia come lettore e ti avrei seguita.... Wink

PAOLINO 66: la seconda parte l'ho trovata più dinamica e veloce, forse troppo descrittiva e meno avvincente la prima.

Complimenti a tutti!
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Cinzia Leo
Hai mai ascoltato il silenzio del destino quando esplode? (A. Baricco )
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Carlo Vicenzi



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MessaggioInviato: Mer 17 Mar 2010 12:01    Oggetto: Cita

@ Chiara Razzi di Nunzio: Mi piace il simbolismo della nascita, anche se, a mio parere, c'è qualcosa che non mi convince...
Citazione:
– Médecins? J’ai besoin d’un médecin!
– Cosa dice? – chiede uno dei miei colleghi.
Jacques traduce in un italiano approssimativo:
– Lui bisogno di medico. Ma noi deve andare ospedale.
– Ma femme est enceinte!

Qui il marito della donna parla nel suo linguaggio, sente la dottoressa parlare italiano, dopo di che risponde sempre nel suo idioma.
Improvvisamente, qualche riga dopo:
Citazione:
Faccio per allontanarsi, ma l’uomo mi stringe forte la mano, trattenendomi.
– La prego! Se non mi aiuta, mia moglie e il bambino moriranno

sfoggia un italiano perfetto... La mia opinione è che all'interno della stessa opera, se cominci a scrivere la parti nella loro lingua senza tradurle, sia il caso di mantenere coerenza e non tradurle in da francese a italiano, come hai fatto nella versione di gennaio. In questa non hai specificato che la dottoressa parla francese, ed è in grado di capire ciò che dice l'uomo. Questo rompe l'atmosfera e il realismo del racconto.
Ovviamente sono critiche personali e costruttive. Very Happy
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Chiara Razzi Di Nunzio



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MessaggioInviato: Mer 17 Mar 2010 15:58    Oggetto: Cita

Ciao, Carlo. Grazie per le segnalazioni, mi fa piacere che ti sia preso la briga di indicarmi i passaggi che risultano malriusciti.
Riguardo al primo dialogo, non mi sono spiegata bene nel racconto: il marito della donna incinta parla francese, la dottoressa si rivolge in italiano all'autista e il marito della donna incinta, quando parla di nuovo in francese, non sta affatto rispondendo alla protagonista, sta semplicemente cercando di convincere l'autista haitiano a "prestargli" un medico. Non sa ancora se sulla jeep c'è qualcun altro che parla francese, a parte il suo connazionale.
Riguardo alla seconda "nota stonata" che mi segnali, la mia idea era di calare il lettore nella mente della protagonista - che capisce benissimo il francese - trasmettendo il senso delle parole, piuttosto che la loro forma. L'italiano è perfetto perché è come se fosse una "traduzione simultanea" operata dalla dottoressa, personaggio che costituisce il filtro di tutto il racconto, dato che la narrazione è in prima persona.
All'inizio, le parole sono riportate in francese perché lei, non ancora calata nella situazione, le interpreta coscientemente. Poi, quando la dottoressa è completamente coinvolta, anche il minimo sforzo d'interpretazione cosciente scompare: a quel punto la frase francese arriva al suo cervello direttamente, senza bisogno di traduzione, talmente chiara che lei la capisce come se fosse in italiano, ed è in italiano che la registra, senza nemmeno rendersene conto. E in italiano la riporta al lettore.
Ci ho riflettuto parecchio, prima di decidere se tradurre o meno, e alla fine ho scelto di accompagnare il lettore e la mia protagonista in una graduale immersione nell'ambiente circostante, che dapprima è percepito come "straniero" e poi man mano diventa sempre meno estraneo. Se ho sbagliato, almeno imparerò la lezione!
Ciao,
Chiara

PS: Carlo, non ho capito se nell'esercizio di gennaio, a tuo parere, ho mantenuto la coerenza o meno.
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Cile



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MessaggioInviato: Mer 17 Mar 2010 16:48    Oggetto: Cita

Ciao Chiara, ora che lo spieghi è evidente cosa volevi fare, però sai, credo anch'io sia meglio usare solo una lingua o limitarsi a poche battute in altre per non confondere.
E' solo un'opinione però, non lo trovo affatto male il tuo esercizio Wink
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paolino66



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MessaggioInviato: Mer 17 Mar 2010 18:28    Oggetto: Cita

Chiara,

la mia logica di stampo matematico non riesce a convincersi di quello che dici. Come fa il lettore, senza indicazioni metalinguistiche, a capire che si tratta di traduzione simultanea nella testa della protagonista, e non di parole pronunciate da un altro personaggio?

Oppure non ritieni importante chiarire questo aspetto, mantenendo l'ambiguità?

E come pensi che il lettore possa leggerti nel pensiero (e quindi andare oltre le convenzioni linguistiche contenute in un testo narrativo del tipo di quelli che siamo abituati a frequentare) interpretando il primo utilizzo del francese come interpretazione cosciente di un personaggio non interamente calato nella situazione?

O almeno: io, come lettore, non ci riesco.


Paolo
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Carlo Vicenzi



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MessaggioInviato: Mer 17 Mar 2010 21:12    Oggetto: Cita

Intendevo che a mio parere non sia coerente: capisco quello che vuoi sostenere, ma la sensazione che mi viene trasmessa è strana e dissociante. Mal che vada puoi inserire una specifica descrittiva... Ma credo che il tutto funzioni meglio mantendendo una sola lingua e far tradurre mentalmente alla protagonista.
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Missi



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MessaggioInviato: Lun 22 Mar 2010 11:37    Oggetto: Cita

Grazie Cile per il tuo benevolo commento. Se evito di commentare il tuo è perché (già l’ho detto) l’azione pensata non è il mio forte e preferisco di gran lunga il tuo esercizio di gennaio (ma non è colpa tua). Contenuti ottimi.

E mi è piaciuto l’esercizio di Virlata per l’impostazione che ha dato. “Scaglia potenza” Ma anche qui manca Haiti. Altro piccolo handicap l’ultima frase: ma perché passi da giorni a mesi? Perdonami, ma non l’ho capita Shocked

2° versione:
Ho inserito una seconda versione del mio racconto cercando di seguire i consigli di tutti.
Spero che vi piaccia. Very Happy

Ho recuperato Jeffrey Deaver e Italo Calvino: per ora ho dato solo una scorsa (tanto per farmene un’idea) ma come finisco Asimov, Forte e una sfilza di leggi e regolamenti di cui farei volentieri a meno, di sicuro li leggerò.
E tanto per citare Calvino…
… cosicché nessuno saprà di vivere nel rovescio del tempo come neppure io adesso sono sicuro di qual è il senso in cui si muove il tempo in cui mi muovo…

Grazie a tutti!
Missi
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Simonetta Brambilla

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