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SETTEMBRE E OTTOBRE 2009


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Autore Messaggio
vincenzo.vizzini



Registrato: 16-10-2007 13:36
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MessaggioInviato: Dom 06 Set 2009 09:01    Oggetto: SETTEMBRE E OTTOBRE 2009 Cita

IL 3 SETTEMBRE di qualche, troppi anni fa, in una Palermo chiusa in se stessa, veniva compiuto l'ennesimo delitto di mafia, ma questa volta le vittime non fanno parte della manovalanza.
Alberto Dalla Chiesa, sua moglie e un uomo di scorta vengono uccisi perché la mafia doveva dimostrare la propria forza, e chissà per quanti altri perché.
Per l'esercizio di questo mese (SETTEMBRE) prenderemo spunto da questa ricorrenza:
nelle solite 2000 battute dovrete cercare di rappresentare il momento dell'agguato.
Per il mese prossimo (OTTOBRE) altre 2000 battute per raccontare la condanna a morte del generale.
Buon lavoro a tutti
_________________
Vincenzo Vizzini
vicedirettore Writers Magazine Italia
curatore della collana Delos Crime
www.vincenzo-vizzini.it
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Cristiana Bartolini



Registrato: 27-07-2009 14:38
Messaggi: 192

MessaggioInviato: Mar 22 Set 2009 19:29    Oggetto: Cita

Mammamia, non ho postato mai nulla e qui non ha risposto niente nessuno. Mi ci è voluto un bel coraggio, spero nella vostra comprensione.

UN UOMO BUONO

- Tu al predicatore lo conosci?
- Chi, quello che ha ammazzato Dalla Chiesa? No, a me mi hanno beccato dopo, per tentata rapina. Lui era già qui, c’ha l’ergastolo lui, io invece tra tre anni esco con la condizionale. Però quella sera che dal paese gli era arrivato il vino novello c’era anch’io, quando ha raccontato il fatto a tutti quanti.
- E come è stato?
- Dice che era pronta ogni cosa già da un mese. Quando si sono appostati ognuno conosceva la parte sua. Solo la scorta non sapevano se sarebbe andata insieme o se veniva con un’altra macchina come gli altri giorni. Quando l’A 112 è sbucata erano soli, il Generale e la moglie che guidava. Russo, quello della scorta, veniva dietro col furgone, c’ha pensato Scarpuzzedda a sistemarlo, un colpo al volo dalla moto non c’ha avuto nemmeno il tempo di dire “ahi”. Il Generale invece era roba di Madonia, del predicatore, lo aspettava nella BMW e portava un kalashnikov. L’hai mai visto quello che ti fa un kalashnikov?
- No, che dici, io sono dentro per spaccio.
- Io l’ho visto sotto le armi. Se ti becca da vicino è capace di falciarti in due pezzi la colonna vertebrale. Ha sparato prima alla femmina. Il finestrino si è polverizzato e la testa gli è scoppiata come una cucuzza. Ma lei guidava e la macchina ha sbandato e il Generale era ancora vivo e per poco non lo perdevano di mira. Dice Madonia che prima di tirare il grilletto ha fatto in tempo a guardarlo negli occhi. Dice che secondo lui è quello il momento che s’è convertito.
- Vuoi dire pentito.
- No, testa di minchia, pentiti sono tutti qua dentro. Convertito: quelli che vanno in giro rompendo l’anima con le faccende sulla religione, Gesù Cristo, quella roba lì.
- Ah, per questo lo chiamano il predicatore.
- E perché sennò? Il Generale urlava alla moglie e lo sapeva di morire. Poi ha fissato l’assassino, ma non c’era odio dentro a quegli occhi. Era lo sguardo di un uomo buono. Il cannone è esploso un’altra volta e ha fatto lo scempio. Ma un secondo prima di morire, Madonia ha detto che l’ha capito da quegli occhi… Un secondo prima di morire il Generale al predicatore l’aveva perdonato.
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Claudio Costa



Registrato: 27-11-2006 16:50
Messaggi: 413
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MessaggioInviato: Gio 24 Set 2009 12:29    Oggetto: Cita

3 settembre 1982

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa scese i gradini della prefettura. L’uomo era tranquillo. Domenico Russo agente della scorta, invece, si preoccupò: il generale non l’aveva avvisato dell’uscita.
L’A112 si accostò al marciapiede e Dalla Chiesa salì a bordo. Diede un bacio alla moglie. Al volante c’era lei, Emanuela.
Russo cercò la propria macchina e corse. Porca… Perché fa ‘ste minchiate?
L’agente mise in moto l’alfetta e partì sgommando. Sapeva. Un desiderio di normale quotidianità per la famiglia del generale. Ma l’Italia non considerava più quell’uomo come una persona comune: aveva rotto le palle a troppa brava gente pericolosa. In molti gliel’avevano giurata.
Russo guidava al limite per le strade di Palermo. Poco dopo, avvistò l’auto dei coniugi, l’inseguì e s’accodò senza rispettare la distanza di sicurezza. Russo sudava freddo per il nervoso.
Imboccarono Via Carini. Il generale si voltò e salutò l’agente con un gesto della mano. Russo sorrise e sbuffò.
Una BMW affiancò l’A112 e per l’agente rimontò la preoccupazione.
Una distrazione: non distinse subito il rombo della moto. Accortosi, nello specchietto retrovisore riconobbe il volto di Pino Greco dietro la spalla del guidatore e rallentò. La moto scartò e nelle mani di Greco comparve un AK47. Russo non fece in tempo a estrarre la beretta.
Davanti a loro, dal finestrino posteriore della BMW s’abbassò e spuntò la canna di un fucile mitragliatore identico.
I proiettili dei due AK47 tracciarono una costellazione sconosciuta nei vetri delle macchine, prima che questi si frantumassero di schianto, polvere di cristallo sul sangue di persone che desideravano, per sé e per gli altri, vivere una vita normale, felice e onesta.
L’A112 sbandò scontrandosi con un’auto in sosta. L’alfetta semplicemente si fermò.
Dalla BMW scese Antonino Madonia per controllare se tutto era a posto.
S’accese una sigaretta e pronunciò un rapido epitaffio. ─ Amen!
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Claudio Costa
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Silvia L.



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Messaggi: 59
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MessaggioInviato: Dom 04 Ott 2009 13:29    Oggetto: Cita

Poi venne la pioggia

Nel sole della campagna palermitana, il contadino osservava l’albero carico di arance, piccole e verdi. Nulla sfuggiva al suo sguardo, nemmeno il fiorino bianco del compare che parcheggiava sgommando nel piazzale di casa sua.
- Frati corri!
L’amico scendendo dall’auto agitava la mano destra, impugnando la copia di un giornale.
- Che è successo? - Lo incalzò l’uomo.
- U mortu comincia a cantare. Lo dicevo io che erano guai cu chistu!
- Che ha fatto?
- Pigghia, lieggi.
Il quotidiano riportava a grandi lettere Un uomo solo contro la mafia e una colorita intervista rilasciata dal generale Dalla Chiesa sulla sua condizione di prefetto.
Il contadino leggeva attento. Poi pensieroso disse:
- Minchia, viene a casa nostra senza che nessuno lo ha invitato, noi, con onore, lo lasciamo stare e iddu passa il tempo a fare la vittima con i giornalisti?
E riflettendo, tirò fuori il pacchetto di sigarette, ne prese una e la accese.
Il compare chiese perplesso:
- Frati, che ce lo hanno mandato a fare chistu a Palermo?
Il contadino non rispose ma gli gettò addosso uno sguardo agghiacciante. Dopo qualche istante concluse:
- Di tempo per rifare le valigie n’ha avuto tropp’assai. Qua non ci può ristare, abbiamo troppe cose da sistemare e io di scassa palle attorno non ne voglio. L’infame ha paura e sa che lo teniamo d’occhio. A Roma di chistu, per ora, se ne fregano, perciò la situazione va aggiustata subitu. Raduna gli altri, Pino, Giuseppe…tutti. Dobbiamo parlare.
- Conosco uno che lavora con il tritolo, frati. Gli regaliamo i fuochi d’artificio al generale?
- A casa nostra il piombo si regala amicu miu, una bella pioggia di chiummu.
- E a chi lo facciamo fare il lavoretto? Al figghiu di Raffaele?
- Bravo, potremmo farlo fare a Calogero. E pure a Vincenzino.
Salutando l’uomo col fiorino si riprese il giornale e come un lampo se ne andò.
Il contadino guardò la cicca consumata fra le dita, la gettò a terra, la pestò con forza e riprese a camminare verso l’aranceto.

Silvia Lisi
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Claudio Costa



Registrato: 27-11-2006 16:50
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MessaggioInviato: Dom 25 Ott 2009 08:33    Oggetto: Cita

Segreti (esercizio d'ottobre)

L'omone, presidente del consiglio, bussò alla porta.
Nessuna risposta.
Entrò.
Tenebre nascondevano gli affreschi di soffitto e pareti. Oscurità: avvolgeva l'immenso studio sull'unica lampada accesa.
S'avvicinò alla scrivania, spostò la sedia d'epoca rinascimentale e si lasciò cadere su di essa.
L'omino, seduto di fronte a lui, era ingobbito, intento a studiare un documento; sullo sfondo del volantino c'era una stella a cinque punte dentro un cerchio.
Il gobbo sollevò il capo e s'aggiustò gli occhiali sul naso.
Nuove rughe preoccupate erano sorte sul viso porcino dell'omone dal loro ultimo incontro accaduto quella stessa mattina.
L'omino scrutò il presidente del consiglio: una domanda muta.
– Il generale sa dove sono gli originali dell'interrogatorio di Moro – sbuffò l'omone.
– Non gli è bastato trovare le copie nel covo di via Monte Nevoso? – sorrise amaro l'omino.
– Vuol vedere se coincidono.
L'omino strinse gli occhietti dietro il vetro della montatura, aprì un cassetto, prese un foglio e lo girò al presidente del consiglio.
– Firma.
– Che c'è scritto?
– È il nuovo incarico: l'ordine per il prode generale di prendere il comando della prefettura di Palermo.
– Ce l'ha fatta con le BR...
– E 'mo, se ferma lì! – cantilenò l'omino.
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Claudio Costa
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